La festa arriva in Parlamento «Ora clemenza dai giudici» La richiesta di Fassino e Bonaiuti per le squadre sotto processo. No di D'Alema. Bertinotti: «Non tradirela passione del popolo»
ROMA — L'ondata d'amore travolge gli azzurri per le vie di Roma, ma a trasformare l'entusiasmo popolare in richiesta di amnistia sono rimasti in pochi. Almeno nel mondo politico, che sulla sorte di Juve, Fiorentina, Lazio e Milan si divide tra perdonismo e giustizialismo. La novità è che il luccichìo della Coppa nelle mani di Cannavaro sembra aver suggerito una terza via: niente colpo di spugna, ma una sentenza mite che tenga conto dell'umore del Paese per una vittoria imprevista e travolgente. Restano isolati insomma i pasdaran dei due fronti. I durissimi come Fausto Bertinotti, che dice «assolutamente no» all'amnistia perché «non può essere tradita la passione di tanta parte del popolo», o come l'udc Bruno Tabacci, secondo il quale «non ci vuole né amnistia né amnesia». Non ha dubbi anche Massimo D'Alema: «c'è bisogno di fare pulizia, non può finire tutto a tarallucci e vino». «La penso come Gattuso, si vada avanti senza guardare in faccia nessuno: se un'amnistia è da fare è per i tifosi delle curve ingiustamente criminalizzati», si arrabbia il verde Paolo Cento, mentre Antonio Di Pietro avverte: «Niente atti di simil-amnistia verso coloro che sono implicati in calciopoli». Ma appunto, di amnistia vera e propria ormai parlano in pochi. Continua a farlo l'azzurro Maurizio Paniz, presidente dello Juve Club Montecitorio: «Si può lavorare per un provvedimento di amnistia ad hoc. Bertinotti dovrebbe evitare commenti del genere, considerato che dovrebbe rappresentare tutti i parlamentari». E insiste anche Gianfranco Rotondi: «L'amnistia ristabilirebbe un garantismo che una certa Italia ha perso con Tangentopoli». e, sotto, Bonaiuti e La Russa Teorie di pochi appunto, che nella trasmissione tv «In Breve» fanno sbottare il portavoce di Prodi Silvio Sircana: «Grazia sportiva? Sinceramente no». E però, come nota il sottosegretario allo Sport diessino Giovanni Lolli, «mi pare che in queste ore stia crescendo il popolo dei "condonisti"». Chiaro, non si riferisce al suo leader Piero Fassino, che pure «da tifoso» invoca «la clemenza della corte» per poi aggiungere che «non ci si pronuncia sull'attività dei magistrati e ci si limita a prenderne atto». Ma è vero che a destra come a sinistra sono in molti a chiedere una sentenza comunque più mite rispetto alle richieste dell'accusa. Un romanista come Giulio Andreotti regala un paragone storico: «La Juve in C è come il re a Cascais: se c'è qualcosa da perdonare si perdona, ma un dazio va pagato». Un interista accanito come Ignazio La Russa ha pronta una soluzione: «Squalifichiamo i dirigenti, penalizziamole squadre in punti, ed escludiamole dalle coppe anche per più di un anno, ma teniamole tutte in serie A».
E poi, come dice poeticamente il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti, tifoso «moderato» di Fiorentina e Milan, «non si possono far soffrire i tifosi, pieni d'amore: anche Dante mostrò commozione per chi, pur all'Inferno, amava, come Paolo e Francesca...». Più prosaico il vice presidente della Commissione Europea Franco Frattini: «Niente amnistie, anche i miei colleghi a Bruxelles hanno apprezzato la forza e la serenità dell'Italia, ma si potrebbe pensare a penalizzazioni alternative alle retrocessioni», perché come dice il forzista nonché presidente del Milan Club Antonio Verro «la pena deve avere funzione rieducativa». Senza arrivare a quelli che sembrano più desideri che previsioni dei milanisti-berlusconiani, anche nella spesso giustizialista Lega e nei Ds c'è chi invoca un atteggiamento più morbido. Come l'ex ministro Roberto Castelli: «I tifosi si attendono sentenze giuste, non vendicative né clementi». O come il diessino, pure milanista, Giuseppe Caldarola: «Spero in una sentenza mite: i mondiali ci hanno fatto capire che le squadre coinvolte avevano i calciatori migliori. Però, non mandare la Juve in B mi sembra e Cento francamente impossibile».
Paola Di Caro
Lorenzo Salvia
11 luglio 2006
www.corriere.it




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