In perfetta sintonia con lo spirito di 'Bella Ciao!' e spronati dall'appello dell'ex-procutarore Generale Francesco Saverio Borrelli a '...resistere, resistere, resistere!...', i Giudici della Corte di Cassazione non hanno perso l'occasione della ricorrenza del 25 aprile, per ribadire a tutto il mondo che l'avversione al nazismo è insito nel Dna della Giustizia del nostro Paese.
Erik Priebke, condannato all'ergastolo, dopo un mostruoso processo, per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, non potrà ottenere l'applicazione dell'amnistia emanata nel 1966 per estinguere i reati commessi dai militi della Rsi e da quanti altri si opponevano alla sacrosanta 'lotta di Liberazione dal fascismo'. Dopo la Corte Militare d'Appello di Roma, anche la Corte di cassazione ha infatti respinto la richiesta di Priebke. Secondo la Suprema Corte l'atto di clemenza invocato non si applica ai cittadini stranieri ma solo a quelli italiani, per i reati perpetrati dal 25 luglio '43 al 2 luglio '46 contro i partigiani e le forze alleate da chi con ‘movente o fine politico’ cercava di contrastare il crollo del regime di Mussolini. In proposito è stato osservato che l'amnistia del '66 non vale per Priebke, sia perchè egli è cittadino straniero, sia perchè nel delinquere ha agito come portatore, quale ufficiale delle forze armate tedesche, di interessi politici di uno Stato estero. Puntualizza inoltre la Cassazione che obiettivo dell'amnistia del '66 e di quella del 1946, voluta dal Guardasigilli Palmiro Togliatti nell'immediato dopoguerra, era quello di ‘porre fine agli effetti della guerra civile che aveva insanguinato l'Italia, mediante concessione del provvedimento di clemenza per i reati commessi, sia dagli appartenenti al Movimento di Liberazione Nazionale che da coloro che vi si erano opposti, in relazione agli eventi bellici interni, seguiti alla caduta del regime fascista e alla nascita della così detta Repubblica Sociale Italiana’.
Non vi è dubbio alcuno, cari amici...Erik Priebke, ottantottenne, malato di ischemia cerebrale, posto sotto accusa con motivazioni aberranti per reati da cui tutti gli altri commilitoni, subordinati come lui a Kappler, erano stati assolti oltre cinquant'anni fa con sentenza passata in giudicato, deve continuare a marcire in carcere per mostrare al mondo quanto alto è il nostro grado di civiltà!...
disgustati saluti!...
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato




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