Un premio all'unità
dal nostro inviato GIANNI MURA
DORTMUND -Fiorisci bel fiore. Supplementari anche stavolta, ma senza altalena di gol. Tutti nella stessa porta, quella di Lehmann, negli ultimi tre minuti utili: prima Grosso, poi Del Piero. È stata durissima, ma è stata bella da vedere, da vivere ai bordi.
L'Italia ha giocato una strepitosa partita con tutti i suoi difensori, che hanno concesso pochissimo alla Germania, tre tiri pericolosi in due ore di gioco. In questo stadio di Dortmund la Germania non aveva mai perso, e a un certo punto si è temuto che la buona sorte fosse ancora dalla parte dei tedeschi. Dopo novanta minuti molto prudenti, anche da parte loro, con più attenzione a non prendere gol che voglia di segnarne, l'Italia si era ripresentata con maggior condizione atletica, maggior convinzione, e la voglia di farla subito finita.
E ci sarebbe anche riuscita, se un bellissimo numero individuale di Gilardino, che ha rimpiazzato Toni, stanchissimo ma lottatore, non fosse finita contro un palo. E dopo meno di due minuti un gran tiro di Zambrotta contro la traversa. Segnali negativi, in genere la squadra che si strozza in gola il grido del gol subisce contraccolpi negativi. L'Italia no, ha insistito, rischiando.
Nei supplementari ha attaccato molto più dei tedeschi, che hanno avuto due occasioni con Podolski, un colpo di testa fuori bersaglio e un forte tiro deviato in angolo da Buffon. Molto più impegnato Lehmann, sia nelle uscite alte, sia nelle parate (Pirlo è andato vicino al bis).
E' stata una partita tra due squadre che si rispettavano, con fondati motivi. Una partita cordiale già prima dell'inizio, con Lippi che spiegava a Klinsmann "noi non c'entriamo" a proposito della squalifica di Frings, con Klinsmann che sorrideva e abbracciava il ct azzurro. Lo stesso abbraccio si è ripetuto alla fine, coi tedeschi distrutti ma molto sportivi: strette di mano, scambi delle maglie.
Meno sportivo il pubblico, che prima dell'inizio ha fischiato il nostro inno. Bella risposta dei tifosi italiani, quando è stato il loro turno non hanno fischiato quello tedesco. Il fattore-campo, tanto temuto, non ha pesato più di tanto. L'arbitro messicano Archundia ha fischiato con esemplare equidistanza. Due ammoniti per loro, uno per noi (Camoranesi). Non era tra i diffidati, quindi sarà disponibile per la finale e tornerà disponibile anche De Rossi, che avrà finito di scontare la sua lunga squalifica.
La partita comincia con una mossa a sorpresa di Klinsmann: Kehl per Frings era ampiamente previsto, Borowski sulla sinistra al posto di Schweinsteiger un po' meno. Uno o l'altro, fa lo stesso: andava a sbattere comunque contro uno Zambrotta mostruoso. E intanto, nelle fasi d'attacco dei tedeschi, si aveva modo di apprezzare l'apporto di Grosso, sempre più disinvolto sulla sinistra sia quando ha marcato Schneider sia quando ha dovuto prendere le misure al più veloce Odonkor. Cannavaro, ma anche l'angelico Materazzi di questo Mondiale, ormai non fanno più notizia. A Klose non hanno lasciato un solo pallone alto.
Intelligentemente, Klose è arretrato, cercando lui l'assist per i compagni. Ma Podolski non era in serata e le uniche due conclusioni di Ballack (arginato in modo commovente da Gattuso) sono finite alte.
Una piccola sorpresa, non nella formazione ma nella posizione degli uomini in campo, è venuta da Lippi. Per almeno un'ora, non il 4-4-1-1 ma piuttosto un 4-5-1 che ricordava moltissimo la Francia vista col Brasile.
Totti ha giocato più arretrato, diciamo alla Zidane, e si è cercato molto con Pirlo: il milanista ha avuto una partenza non delle migliori, perdendo qualche pallone di troppo, ma poi si è ripreso alla grande, ed è stato determinante nei supplementari. Suo l'assist per il gol di Grosso, un diagonale imprendibile per Lehmann, suo l'avvio del contropiede che ha portato al raddoppio di Del Piero, servito al bacio da Gilardino.
Questa Italia alla francese ha molto abbassato la cresta dei tedeschi, che non hanno trovato gli spazi sognati e a un certo punto, loro, proprio loro, si sono rassegnati a giocare in contropiede. Se la prima parte del lavoro era riuscita, restava la seconda. Cioè, fare gol. Qui, pur non giocando in modo rinunciatario, l'Italia ha scontato la mediocre serata di Camoranesi, l'unico al di sotto dell'eccellente rendimento dei compagni. Per battersi si è battuto, ma ha fatto molta confusione e in più di una circostanza si è scordato di Lahm.
All'inizio dei supplementari Lippi lo ha cambiato con Iaquinta, che ha portato più velocità, non altrettanta precisione. Si è avuta ancora una volta la conferma che tutti in questa Nazionale servono, e vanno anche in gol, e nessuno è indispensabile.
E' comunque da applaudire a lungo, l'Italia. Intanto, ha fatto un favore a se stessa, uscendo ingigantita da questo stadio che doveva essere la sua fossa. Lo ha fatto, merito anche maggiore, nel giorno in cui sono uscite le richieste di condanna per lo scandalo del calcio made in Italy. Per farla corta, questa fretta di comunicarle non l'ho capita. Mezza giornata in più andava bene lo stesso. Non so come abbia fatto la squadra a restare concentrata solo su questo impegno. A non andare, anche involontariamente, con la testa altrove, ad altri problemi, ad altre grane.
Questa sera l'Italia saprà il nome dell'altra finalista: Francia o Portogallo, sembra più probabile la Francia. Quale che sia, l'altra finalista avrà un giorno di riposo in meno nelle gambe e, quanto alla mezz'ora di supplementari, una vittoria così cancella tutto, anche la fatica, la fatica vera, pesante, di giocare in uno stadio al 90 per cento ostile e con una cappa di umidità incredibile. E' cresciuta un po' alla volta, l'Italia. E si ritrova ad aver fatto un cammino che non molti la ritenevano capace di fare.
Della finale ci sarà tempo per parlare. Adesso godiamoci questa vittoria, i cuori forti erano stati avvisati, questa volta nessuno potrà parlare di vittoria all'italiana. Non ci sono sospetti, episodi dubbi, per gli azzurri oltre ai due gol ci sono anche il palo e la traversa di cui ho già detto. E ' il segno di una squadra in salute, così matura da tirare la stoccata al momento buono, quando già i tedeschi, e Lehmann soprattutto, già pensavano ai calci di rigore. E' andata bene, molto bene, ma non per caso. Questa è una vittoria molto voluta ed è una vittoria di tutta la squadra. Ieri sera nessuno ha cercato il numero personale, la piccola vetrina da egoista, tutti hanno giocato con e per la squadra. Ed è davvero difficile individuare il migliore. Bravi tutti, una volta si diceva così, e grazie.
(5 luglio 2006)
http://www.repubblica.it/2006/07/spe...mio-uniti.html





Rispondi Citando
