3+2=50
In seguito all'uccisione di tre loro soldati e al rapimento di due, gli israeliani hanno fatto fuori 50 civili libanesi. Operazione che non hanno esitato a definire "Giusta retribuzione"..Inecceppibile..anzi, perchè non osare con un: "Equa retribuzione".
BEIRUT - Il movimento sciita Hezbollah minaccia di bombardare la città di Haifa, nel nord di Israele, se gli israeliani bombarderanno Beirut sud e i dintorni, dei quali Tel Aviv ha chiesto l'evacuazione per attaccare la roccaforte di Hezbollah. "Haifa e i suoi dintorni saranno colpiti nel caso che Beirut e la sua periferia vengano aggrediti", è detto in un comunicato diffuso da Hezbollah.
Sono circa 300 mila, da Naharya sul mare fino a Kiryat Shmona nell'interno, gli israeliani dell'Alta Galilea che sono costretti a restare oggi nei rifugi per la estrema vicinanza al confine con il Libano. Sui loro insediamenti sono caduti finora una settantina di razzi. Anche a nord di Haifa, nella zona di S.Giovanni d'Acri (Akko), il comandante delle retrovie israeliane generale Gershon Yitzhak ha emesso nella tarda mattinata istruzioni particolari alla popolazione. Da questo momento, fino a nuovo ordine sono vietati gli assembramenti di ogni genere. Al suono delle sirene o nell'udire deflagrazioni chi si trova in una casa deve entrare nelle stanze di sicurezza, che hanno pareti rafforzate di cemento. Chi si trovi all'esterno deve cercare la protezione di un muro o di una parete. Chi fosse alla guida deve immediatamente accostare e cercare riparo. Istruzioni più dettagliate, zona per zona, sono diffuse agli abitanti via internet o mediante la televisione via cavo. Nel frattempo i razzi lanciati dai guerriglieri Hezbollah hanno provocato un grande incendio nella zona del kibbutz Saar, fra Naharya e il confine con il Libano. I vigili del fuoco sono impegnati a circoscrivere le fiamme.
Tre razzi sparati dal territorio libanese hanno centrato la città di Safed, in Galilea, distante 15-20 chilometri dal confine. Uno dei razzi ha colpito un centro di accoglienza per nuovi immigrati. Finora non si ha notizia di vittime, in questo attacco.
L'operazione "Giusta retribuzione", lanciata da Israele contro il Libano dopo il rapimento di due suoi soldati e l'uccisione di altri tre in un attacco di guerriglieri Hezbollah sul confine israelo-libanese, ha assunto oggi tutti i connotati di una guerra vera e propria. L'aviazione israeliana ha attaccato decine di obiettivi in Libano, arrivando anche a Beirut, dove è stato colpito l' aeroporto internazionale che è stato perciò chiuso. Sono state anche colpite le antenne di 'Al Manar', l'emittente televisiva degli Hezbollah al fine di porre fine alle sue trasmissioni ed il quartiere meridionale di Hart Hreik, roccaforte degli sciiti.
Aviazione, artiglieria e marina militare stanno inoltre martellando postazioni e comandi degli Hezbollah e hanno colpito ponti e strade al fine impedire spostamenti degli Hezbollah in sud Libano, sfiorando anche la città meridionale di Sidone. Fonti israeliane stimano che in questi attacchi sia stata uccisa una trentina di guerriglieri. Fonti ufficiali del governo libanese hanno reso noto che il bilancio delle vittime civili dei bombardamenti di oggi, fino a questo momento è salito a 47. Inoltre due soldati libanesi sono stati uccisi, secondo la tv di Dubai 'Al Arabiya'. Inoltre una ventina di ponti sono stati distrutti in vari punti del Paese. Ultimi sono stati due vicino a Sidone nell' ultimo raid aereo israeliano.
Israele ha intanto imposto un blocco marittimo e aereo del Libano e unità della marina militare sono entrate nelle sua acque territoriali. La chiusura del Libano al traffico marittimo e aereo, che ha imbottigliato nel Paese migliaia di turisti e visitatori stranieri, ha il fine, secondo le fonti militari israeliane, di impedire l'arrivo di "terroristi e di armi" agli Hezbollah, che sono riforniti dalla Siria e dall'Iran. A Beirut il primo ministro, Fuad Siniora, ha convocato gli ambasciatori di diversi stati ai quali ha chiesto di riferire ai rispettivi governo l'atmosfera che si respira nel Paese. Gli Hezbollah dal canto loro hanno pesantemente bombardato con decine e decine di razzi (almeno 60) i centri abitati israeliani in Alta Galilea, lungo tutto il confine col Libano, causando vittime tra la popolazione e danni.
A Nahariya, cittadina israeliana sulla costa mediterranea a pochi chilometri dal Libano, un razzo ha colpito un appartamento uccidendo una donna di 40 anni. Si stima che 29 persone siano state ferite nei bombardamenti, in maggioranza in modo lieve. Molti abitanti nei centri minacciati hanno cominciato ad abbandonare le loro case per trasferirsi in località più sicure. In tutti i centri minacciati dell'Alta Galilea la popolazione è scesa nei rifugi e negli ospedali i degenti sono stati trasferiti in aree protette.
Misure di precauzione sono stati inoltre adottate in centri situati a maggiore distanza dal confine in vista del possibile impiego da parte degli Hezbollah di razzi aventi un più ampio raggio d'azione. Secondo le fonti militari israeliane gli Hezbollah dispongono di 10 mila razzi, tra questi anche tipi che possono colpire obiettivi a sud di Haifa, arrivando oltre Hadera, dove c'é tra l'altro una grande centrale elettrica. Fonti militari hanno detto che Israele si deve preparare a un'operazione di lunga durata. Il ministro della difesa Amir Peretz, in una seduta con la commissione affari esteri e difesa della Knesset, ha dichiarato che Israele non permetterà più agli Hezbollah di dislocarsi in prossimità del confine israeliano.
Un ufficiale, secondo la radio di stato, ha detto che in futuro ogni persona armata che in Libano si avvicinerà a un chilometro dal confine sarà considerata nemica e uccisa. Il ministro degli esteri, signora Tzipi Livni, ha avviato una serie di contatti telefonici con i suoi colleghi di altri stati per spiegare le ragioni e gli obiettivi delle operazioni israeliane in Libano. A tutti ha ricordato che l'attacco degli Hezbollah è stato del tutto ingiustificato poiché gia dal maggio del 2000 Israele si è totalmente ritirato dal territorio libanese occupato, ripiegando sul confine internazionale, lungo una linea approvata dall'Onu.
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