
Originariamente Scritto da
Libdx
Ritengo che sul processo sportivo si stia veramente sbagliando. Ora anche Berlusconi viene a dire che tutto deve restare così fermo, nessuna penalizzazione alle squadre e nessuna retrocessione. Può avere valore la parola di Berlusconi?No, non credo, perché come al solito giudica situazioni in cui sono direttamente in gioco suoi interessi. Io sono garantista, da sempre, e non smetterò di esserlo. Detto questo invoco pene severe e dure contro le persone e le società coinvolte e considero, da garantista ripeto, questo processo corretto. Contraddico il mio garantismo?No, anzi, lo confermo. Garantismo e pene severe in questo processo possono essere incompatibili solo se non si capisce, o non si vuole capire.., la vera questione di fondo: questo non è un processo ordinario, ma è giustizia sportiva. La differenza è enorme. Vediamo il perché. In questi giorni vediamo due fazioni contrapporsi: quelli favorevoli all’amnistia e i giustizialisti più beceri che vorrebbero intercettare tutti noi così risolviamo molti problemi di criminalità…beh..mi pongo nel mezzo, ma nonostante questo invoco pene severe e dure e ritengo questo processo corretto. Intanto penso sia eccessiva l’idea che i giocatori campioni del mondo non debbano essere penalizzati. Infatti non lo saranno perché andranno a giocare in altre squadre con dei bei contratti milionari.. quindi poco populismo per favore. Devono invece pagare i club e i dirigenti che hanno violato le norme federali. Devono pagare in duramente perché la giustizia sportiva è cosa diversa da quella ordinaria. Questo punto è fondamentale. I buonisti di oggi non riescono a capirlo invocando, a torto, garanzie e procedure della giustizia ordinaria. E’ un grosso errore concettuale secondo me. La giustizia sportiva cos’è? Non è altro che provvedimenti disciplinari presi, in modo autonomo, da una libera associazione che comprende individui (persone e società in questo caso) che condividono i medesimi valori che non hanno nulla a che fare con la legalità tutelata dal codice penale, ma che si basano su l’insieme di principi che quelle persone, associandosi, si sono impegnate a condividere, promuovere e rispettare. Un processo di questo tipo sarebbe scandaloso se fosse celebrato dalla giustizia ordinaria, ma questa giustizia associativa ha altri fini e obiettivi. In una giustizia di questo tipo, a pensarci bene, è proprio necessario comminare pene dure e pesanti per disincentivare gli illeciti. Diversa la situazione nella giustizia ordinaria dove è la minaccia della pena che deve disincentivare l’atto fraudolento e non tanto la pena in sé. Le pene severe servono, necessariamente, per ristabilire la validità e la “sacralità” di quei valori che gli associati hanno sottoscritto e si sono impegnati di difendere!
Magari mi sbaglio, ma credo che sia fondamentale capire che la giustizia ordinaria ha garanzie chiare e nette che renderebbero un processo simile inaccettabile, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad altro tipo di giustizia. Partendo da qui perdono di significato anche le parole di chi, Moggi per primo, sostiene che l’impianto accusatorio sia da dimostrare: in una giustizia associativa è compito di chi sbaglia dimostrare di non averlo fatto e non di chi lo accusa!
Detto questo è importante sottolineare che le regole della federazione devono essere riscritte e, in particolare, deve essere identificato un diverso status societario delle squadre. Da qui si deve partire per rifondare secondo me, ma senza voler equiparare un processo sportivo a quello ordinario. Si compie un grosso errore di metodo e concettuale.