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Discussione: United Italy!

  1. #1
    gronk
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    Predefinito United Italy!

    LA CARBONERIA ITALIANA (1820-1848)
    Gli Stati italiani reagirono rabbiosamente alle disposizioni del Congresso di Vienna. In tutto il territorio italiano si diffusero, come nel resto d'Europa, delle società segrete, costituite da liberali. Questi presero il nome di Carbonari, poiché si avvalevano del gergo dei carbonai.
    Nel 1820 un insurrezione capeggiata dal generale Guglielmo Pepe scosse il Regno delle due Sicilie, e costrinse Ferdinando I a giurare la Costituzione, e ben presto, seguendo Palermo, un moto separatista guidato da Pietro Colletta si propagò in tutta la Sicilia.
    La Santa Alleanza reagì inviando truppe austriache, che riuscirono, sconfiggendo Pepe a Rieti, a restaurare almeno il regine di Napoli.
    Nel frattempo, i "federati" lombardi e piemontesi si accordavano per un'azione comune che espellesse gli Austriaci dalla Lombardia e che mirasse ad ottenere un regime costituzionale. Così, nel marzo del 1821, i Piemontesi capeggiati da Santorre Santarosa e appoggiati da Carlo Alberto ottennero una costituzione, condizionata dall'approvazione del re.
    L'intervento austriaco, però, restaurò prontamente la monarchia assoluta a Torino, e Carlo Alberto decise di ritirarsi in Toscana, mentre gli insorti vennero processati e condannati.
    Nel 1831, scoppiò la rivoluzione liberale di Parigi, la cosiddetta Rivoluzione di Luglio, che vide lo detronizzazione del re reazionario, Carlo X in Francia, e l'incoronazione, da parte del popolo, di Luigi Filippo d'Orléans. Questo evento stimolò i liberali dei Ducati di Modena, che prepararono un'insurrezione, fiduciosi nell'appoggio della Francia.
    A capo dei liberali si pose Ciro Menotti, un commerciante in contatto con i liberali francesi, il quale fu però tradito da Francesco IV, Duca di Modena, che, all'improvviso, aveva optato per una politica del non intervento. Ciro Menotti venne,poi, arrestato ed ucciso. Ma i moti dilagarono verso Bologna, in tutta la Romagna, nelle Marche ed in Umbria e in breve tempo, nonostante il duca fosse fuggito con Ciro Menotti in catene, gli insorti ebbero la meglio. Il 25 febbraio proclamarono lo Stato delle Province Unite.
    L'Austria, però, non mancò di inviare le sue truppe, che batterono quelle dei liberali, e permisero al duca di Mantova di rientrare e di dare vita ad una feroce reazione, la quale costò la vita, oltre che a Ciro Menotti, anche a molti degli insorti.
    Il movimento carbonaro uscì fortemente scosso da questi avvenimenti.
    I carbonari avevano commesso degli errori fondamentali, a loro era mancato un programma comune, la partecipazione attiva delle masse popolari ed un collegamento tra i moti, che si erano basati su un'eccessiva fiducia verso i sovrani e gli stranieri.
    Venne ben presto messa in luce l'esigenza di un programma politico chiaro e unitario, a farlo fu Giuseppe Mazzini, che dopo aver militato nei moti, nel 1831 fondò, a Marsiglia, la Giovine Italia. Questa era una società segreta, che sosteneva un programma unitario e democratico che si basava su alcuni punti fondamentali. Sulla necessità della partecipazione globale del popolo, ma in particolare delle giovani generazioni, al fine di costituire un Paese unito; perché l'unità era per Mazzini la condizione necessaria per la vita e la prosperità di una Nazione.
    Mazzini fu il primo a professare e sostenere la necessità dell'unità del paese.
    Gli ideali di Mazzini fomentarono alcune rivolte popolari, che però furono subito represse (rivoluzione di Genova (1833); Invasione della Savoia (1834); I Fratelli Bandiera (1844); Moto di Rimini (1845)).
    L'insuccesso dei tentativi repubblicani e la crisi del pensiero mazziniano favorirono l'affermazione di alcune correnti moderate.
    Vincenzo Gioberti, che inizialmente era stato un sostenitore di Mazzini, fu l'ispiratore del neoguelfismo. Sosteneva che Mazzini non avesse tenuto abbastanza in considerazione le radici storiche del popolo italiano, ossia il suo essere fondamentalmente cattolico e moderato. Il suo movimento, infatti, come il suo corrispettivo medievale, tese a dare una posizione preminente al papato nel Risorgimento italiano.


    Ma quella di Gioberti non fu l'unica corrente in Italia. Il conte Cesare Balbo e lo scrittore Massimo d'Azeglio, appartenevano alla cosiddetta corrente albertista o piemontese, che vedeva in Carlo Alberto e nel Piemonte il punto da cui sarebbe dovuto iniziare il Risorgimento italiano.
    Con premesse opposte a quelle neoguelfe, sorse anche il neoghibellinismo. Questa corrente vedeva nel papato l'ostacolo principale all'unità d'Italia, ed aspirava ad una separazione radicale della Chiesa dallo Stato.
    ___________________________________________

    E COSI' SIA NEI SECOLI DEI SECOLI DELLA NOSTRA AMATA PATRIA ITALIA!!

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da gronk
    LA CARBONERIA ITALIANA (1820-1848)
    Gli Stati italiani reagirono rabbiosamente alle disposizioni del Congresso di Vienna. In tutto il territorio italiano si diffusero, come nel resto d'Europa, delle società segrete, costituite da liberali. Questi presero il nome di Carbonari, poiché si avvalevano del gergo dei carbonai.
    Nel 1820 un insurrezione capeggiata dal generale Guglielmo Pepe scosse il Regno delle due Sicilie, e costrinse Ferdinando I a giurare la Costituzione, e ben presto, seguendo Palermo, un moto separatista guidato da Pietro Colletta si propagò in tutta la Sicilia.
    La Santa Alleanza reagì inviando truppe austriache, che riuscirono, sconfiggendo Pepe a Rieti, a restaurare almeno il regine di Napoli.
    Nel frattempo, i "federati" lombardi e piemontesi si accordavano per un'azione comune che espellesse gli Austriaci dalla Lombardia e che mirasse ad ottenere un regime costituzionale. Così, nel marzo del 1821, i Piemontesi capeggiati da Santorre Santarosa e appoggiati da Carlo Alberto ottennero una costituzione, condizionata dall'approvazione del re.
    L'intervento austriaco, però, restaurò prontamente la monarchia assoluta a Torino, e Carlo Alberto decise di ritirarsi in Toscana, mentre gli insorti vennero processati e condannati.
    Nel 1831, scoppiò la rivoluzione liberale di Parigi, la cosiddetta Rivoluzione di Luglio, che vide lo detronizzazione del re reazionario, Carlo X in Francia, e l'incoronazione, da parte del popolo, di Luigi Filippo d'Orléans. Questo evento stimolò i liberali dei Ducati di Modena, che prepararono un'insurrezione, fiduciosi nell'appoggio della Francia.
    A capo dei liberali si pose Ciro Menotti, un commerciante in contatto con i liberali francesi, il quale fu però tradito da Francesco IV, Duca di Modena, che, all'improvviso, aveva optato per una politica del non intervento. Ciro Menotti venne,poi, arrestato ed ucciso. Ma i moti dilagarono verso Bologna, in tutta la Romagna, nelle Marche ed in Umbria e in breve tempo, nonostante il duca fosse fuggito con Ciro Menotti in catene, gli insorti ebbero la meglio. Il 25 febbraio proclamarono lo Stato delle Province Unite.
    L'Austria, però, non mancò di inviare le sue truppe, che batterono quelle dei liberali, e permisero al duca di Mantova di rientrare e di dare vita ad una feroce reazione, la quale costò la vita, oltre che a Ciro Menotti, anche a molti degli insorti.
    Il movimento carbonaro uscì fortemente scosso da questi avvenimenti.
    I carbonari avevano commesso degli errori fondamentali, a loro era mancato un programma comune, la partecipazione attiva delle masse popolari ed un collegamento tra i moti, che si erano basati su un'eccessiva fiducia verso i sovrani e gli stranieri.
    Venne ben presto messa in luce l'esigenza di un programma politico chiaro e unitario, a farlo fu Giuseppe Mazzini, che dopo aver militato nei moti, nel 1831 fondò, a Marsiglia, la Giovine Italia. Questa era una società segreta, che sosteneva un programma unitario e democratico che si basava su alcuni punti fondamentali. Sulla necessità della partecipazione globale del popolo, ma in particolare delle giovani generazioni, al fine di costituire un Paese unito; perché l'unità era per Mazzini la condizione necessaria per la vita e la prosperità di una Nazione.
    Mazzini fu il primo a professare e sostenere la necessità dell'unità del paese.
    Gli ideali di Mazzini fomentarono alcune rivolte popolari, che però furono subito represse (rivoluzione di Genova (1833); Invasione della Savoia (1834); I Fratelli Bandiera (1844); Moto di Rimini (1845)).
    L'insuccesso dei tentativi repubblicani e la crisi del pensiero mazziniano favorirono l'affermazione di alcune correnti moderate.
    Vincenzo Gioberti, che inizialmente era stato un sostenitore di Mazzini, fu l'ispiratore del neoguelfismo. Sosteneva che Mazzini non avesse tenuto abbastanza in considerazione le radici storiche del popolo italiano, ossia il suo essere fondamentalmente cattolico e moderato. Il suo movimento, infatti, come il suo corrispettivo medievale, tese a dare una posizione preminente al papato nel Risorgimento italiano.


    Ma quella di Gioberti non fu l'unica corrente in Italia. Il conte Cesare Balbo e lo scrittore Massimo d'Azeglio, appartenevano alla cosiddetta corrente albertista o piemontese, che vedeva in Carlo Alberto e nel Piemonte il punto da cui sarebbe dovuto iniziare il Risorgimento italiano.
    Con premesse opposte a quelle neoguelfe, sorse anche il neoghibellinismo. Questa corrente vedeva nel papato l'ostacolo principale all'unità d'Italia, ed aspirava ad una separazione radicale della Chiesa dallo Stato.

    MORTE ALLA MASSONERIA !!!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da gronk
    LA CARBONERIA ITALIANA (1820-1848)
    Gli Stati italiani reagirono rabbiosamente alle disposizioni del Congresso di Vienna. In tutto il territorio italiano si diffusero, come nel resto d'Europa, delle società segrete, costituite da liberali. Questi presero il nome di Carbonari, poiché si avvalevano del gergo dei carbonai.
    Nel 1820 un insurrezione capeggiata dal generale Guglielmo Pepe scosse il Regno delle due Sicilie, e costrinse Ferdinando I a giurare la Costituzione, e ben presto, seguendo Palermo, un moto separatista guidato da Pietro Colletta si propagò in tutta la Sicilia.
    La Santa Alleanza reagì inviando truppe austriache, che riuscirono, sconfiggendo Pepe a Rieti, a restaurare almeno il regine di Napoli.
    Nel frattempo, i "federati" lombardi e piemontesi si accordavano per un'azione comune che espellesse gli Austriaci dalla Lombardia e che mirasse ad ottenere un regime costituzionale. Così, nel marzo del 1821, i Piemontesi capeggiati da Santorre Santarosa e appoggiati da Carlo Alberto ottennero una costituzione, condizionata dall'approvazione del re.
    L'intervento austriaco, però, restaurò prontamente la monarchia assoluta a Torino, e Carlo Alberto decise di ritirarsi in Toscana, mentre gli insorti vennero processati e condannati.
    Nel 1831, scoppiò la rivoluzione liberale di Parigi, la cosiddetta Rivoluzione di Luglio, che vide lo detronizzazione del re reazionario, Carlo X in Francia, e l'incoronazione, da parte del popolo, di Luigi Filippo d'Orléans. Questo evento stimolò i liberali dei Ducati di Modena, che prepararono un'insurrezione, fiduciosi nell'appoggio della Francia.
    A capo dei liberali si pose Ciro Menotti, un commerciante in contatto con i liberali francesi, il quale fu però tradito da Francesco IV, Duca di Modena, che, all'improvviso, aveva optato per una politica del non intervento. Ciro Menotti venne,poi, arrestato ed ucciso. Ma i moti dilagarono verso Bologna, in tutta la Romagna, nelle Marche ed in Umbria e in breve tempo, nonostante il duca fosse fuggito con Ciro Menotti in catene, gli insorti ebbero la meglio. Il 25 febbraio proclamarono lo Stato delle Province Unite.
    L'Austria, però, non mancò di inviare le sue truppe, che batterono quelle dei liberali, e permisero al duca di Mantova di rientrare e di dare vita ad una feroce reazione, la quale costò la vita, oltre che a Ciro Menotti, anche a molti degli insorti.
    Il movimento carbonaro uscì fortemente scosso da questi avvenimenti.
    I carbonari avevano commesso degli errori fondamentali, a loro era mancato un programma comune, la partecipazione attiva delle masse popolari ed un collegamento tra i moti, che si erano basati su un'eccessiva fiducia verso i sovrani e gli stranieri.
    Venne ben presto messa in luce l'esigenza di un programma politico chiaro e unitario, a farlo fu Giuseppe Mazzini, che dopo aver militato nei moti, nel 1831 fondò, a Marsiglia, la Giovine Italia. Questa era una società segreta, che sosteneva un programma unitario e democratico che si basava su alcuni punti fondamentali. Sulla necessità della partecipazione globale del popolo, ma in particolare delle giovani generazioni, al fine di costituire un Paese unito; perché l'unità era per Mazzini la condizione necessaria per la vita e la prosperità di una Nazione.
    Mazzini fu il primo a professare e sostenere la necessità dell'unità del paese.
    Gli ideali di Mazzini fomentarono alcune rivolte popolari, che però furono subito represse (rivoluzione di Genova (1833); Invasione della Savoia (1834); I Fratelli Bandiera (1844); Moto di Rimini (1845)).
    L'insuccesso dei tentativi repubblicani e la crisi del pensiero mazziniano favorirono l'affermazione di alcune correnti moderate.
    Vincenzo Gioberti, che inizialmente era stato un sostenitore di Mazzini, fu l'ispiratore del neoguelfismo. Sosteneva che Mazzini non avesse tenuto abbastanza in considerazione le radici storiche del popolo italiano, ossia il suo essere fondamentalmente cattolico e moderato. Il suo movimento, infatti, come il suo corrispettivo medievale, tese a dare una posizione preminente al papato nel Risorgimento italiano.


    Ma quella di Gioberti non fu l'unica corrente in Italia. Il conte Cesare Balbo e lo scrittore Massimo d'Azeglio, appartenevano alla cosiddetta corrente albertista o piemontese, che vedeva in Carlo Alberto e nel Piemonte il punto da cui sarebbe dovuto iniziare il Risorgimento italiano.
    Con premesse opposte a quelle neoguelfe, sorse anche il neoghibellinismo. Questa corrente vedeva nel papato l'ostacolo principale all'unità d'Italia, ed aspirava ad una separazione radicale della Chiesa dallo Stato.
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    E COSI' SIA NEI SECOLI DEI SECOLI DELLA NOSTRA AMATA PATRIA ITALIA!!
    Ma che cosa vieni a postare ste cose qui, massone? Questo post è buono per fora come Irredentismo o altri del genere.
    Ciò che hai postato è preso da un sussidiario da V elementare...

    Lascio per il momento qui questo 3d per darti la possibilità di leggere le mie parole. Stasera lo eliminerò.

  4. #4
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    Anzi... no... Non lo eliminerò...

    Che vedano tutti su cosa basi la tua 'italianità'..: sulla scuola elementare...

    Contento tu...

    In bocca al lupo per la prima media, l'anno prossimo...

  5. #5
    Gaeta resiste ancora!
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    ma come fanno a nn capire che la MASSONERIA è NEMICA dei POPOLI ?

    e la cosa bella è che si lamentano della globaliazzazione (o almeno di un suo effetto mlt vistoso: l'immigrazione!) , di garzia secondo voi da dove nasce qst fenomeno ?

  6. #6
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Unità d'Italia scritta in INGLESE????? E' il segno dei tempi, lo stato nazione non muore solo sotto i colpi di noi meridionalisti (al sud Italia) e di noi identitaristi (nel senso di tutti coloro che riaffermono e vivono l'appartenenza) d'Europa e del mondo. MA SOPRATTUTTO è sotto l'attacco della globalizzazione. Non c'è altra strada se si vuole essere veramenti italiani (come lo si è sempre stati in italia, cioè ognuno alla sua maniera) bisogna partire dalle radici e dall'appartenenza quindi a quei modi di vivere che lo stato nazione ha cercato di debellare. Non ha senso dirsi italiani e scrivere, parlare, pensare, combattere e morire per qualcosa che con l'italianità non ha nulla ha che vedere. Poverini! Quanto buon cuore sprecato , nelle fle del nemico di tutti.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Federico II
    Anzi... no... Non lo eliminerò...

    Che vedano tutti su cosa basi la tua 'italianità'..: sulla scuola elementare...

    Contento tu...

    In bocca al lupo per la prima media, l'anno prossimo...
    Mi fa piacere che sei ritornato sui tuoi passi.
    Con queste argomentazioni, che così sono a disposizione di TUTTI, si possono trovare i pro ed i contro ed anche interessanti spunti critici per capire come anche l'ex Regno delle Due Sicilie non fosse immune dalla massoneria.
    Tengo a precisare che io non sono massone.
    2010:

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    interessanti spunti critici per capire come anche l'ex Regno delle due Sicilie non fosse immune dalla massoneria.
    LIBORIO ROMANO
    LANDI
    LANZI
    SETTEMBRINI
    NICOTERA
    CRISPI
    E TUTT GLI ALTRI

    BASTARDI
    CHE TRADIRONO X MENO DI 30 DENARI, ERANO AFFILIATI !!!

  9. #9
    gronk
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    Citazione Originariamente Scritto da Federico II
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    Che vedano tutti su cosa basi la tua 'italianità'..: sulla scuola elementare...

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    In bocca al lupo per la prima media, l'anno prossimo...
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    Pagina delle Idee
    BRUGIA BENEDETTO
    Rispolverando la storia: risposta ai secessionisti
    Nel 1820 i Carbonari si inserirono nell'esercito napoletano. Due sottotenenti, Morelli e Silvati, sollevarono l'esercito borbonico, così il generale Guglielmo Pepe obbligò re Ferdinando di Borbone a concedere e a giurare la Costituzione. Questa vittoria fu cantata dal poeta-patriota Gabriele Rossetti. L'Austria, temendo che i moti si propagassero altrove, organizzò un congresso a Lubiana, dove fu invitato lo stesso re Ferdinando di Napoli, che vi partecipò con il consenso della Camera. Re Ferdinando fece ritorno con l'esercito austriaco, il cui comandante era il generale Frimont, che sconfisse l'esercito liberale napoletano. La Costituzione fu abolita e i più compromessi, come Pepe e Rossetti, si salvarono con l'esilio; molti furono i condannati a morte, tra di loro anche i sottotenenti Morelli e Silvati. Anche in Sicilia il movimento liberale, capitanato da Ruggero Settimo, fu represso dal generale Colletta. I moti del 1821 in Piemonte furono opera dei Carbonari e dell'esercito. Carlo di San Marzano, Ansaldo, Provena e Santorre di Santarosa speravano nell'appoggio di Carlo Alberto, di fama liberale, e provocarono i moti nel presidio di Alessandria e poi in quello di Torino. Così il re Vittorio Emanuele I abdicò in favore di suo fratello Carlo Felice; poiché questi era assente, cedette temporaneamente la reggenza a Carlo Alberto, il quale promulgò la Costituzione. Carlo Felice disapprovò l'opera di Carlo Alberto e gli impose di lasciare il Piemonte. Quindi, con l'aiuto di 15.000 soldati austriaci, i costituzionalisti furono battuti a Novara. Come logica conseguenza, furono istituiti processi che si conclusero con moltissime condanne a morte e centinaia di anni di carcere. I moti ebbero ripercussioni in Lombardia, dove l'Austria perseguitò i patrioti locali sospettandoli di relazioni con i liberali piemontesi e condannandoli al carcere perpetuo nella fortezza dello Spielberg. Tra di loro: Federico Confalonieri, Piero Maroncelli e Silvio Pellico il quale ne lasciò un'impressionante descrizione ne Le mie prigioni. Le rivoluzioni napoletana e piemontese si placarono con facilità perché erano state suscitate da gruppi elitari e da frange dell'esercito, senza una coscienza partecipativa di intervento popolare. I moti del 1831 furono rivoluzione di popolo, ma fallirono perché quel re che doveva proteggerla venne meno alla sua parola. Fu, questi, Luigi, duca d'Orléans, amico di tutti i liberali italiani che, divenuto re di Francia, in seguito alla rivoluzione parigina del 1830, promise di far rispettare il principio del "non intervento" in favore di quei popoli che si fossero sollevati a libertà, e invece non lasciò che anche questa volta intervenissero gli austriaci, ma denunziò alla corte di Vienna il duca di Modena, Francesco IV, come colui che era al corrente e partecipe di ciò che andava preparandosi in Italia. Questi, per togliere all'Austria qualsiasi sospetto, una notte sorprese Ciro Menotti in riunione con molti liberali, ne fece bombardare la casa e lo trasse prigioniero a Mantova. Contemporaneamente, lo stesso Francesco IV vi si rifugiò, essendo scoppiata la rivoluzione nei suoi territori. La rivoluzione si estese in Romagna e nelle Marche, tanto da provocare l'intervento dell'esercito austriaco che a Cattolica soffocò nel sangue la rivolta, sconfiggendo le truppe volontarie. Francesco IV tornò a Modena e perseguitò tutti i liberali, mandando a morte anche Ciro Menotti.
    La rivoluzione del 1831 fu seguita da altre insurrezioni, ma tutte soffocate nel sangue. Le speranze degli italiani si rivolsero allora verso Carlo Alberto divenuto re. Anche il repubblicano Mazzini, che mai fu liberale, gli indirizzò una lettera invitandolo a far sua la causa italiana.
    Tra le figure più belle e più ideali del Risorgimento ci furono i fratelli Bandiera, Attilio ed Emilio, già ufficiali della marina austriaca, i quali concepirono il disegno di sollevare l'Italia meridionale. Martiri, assieme ad altri ardimentosi, tentarono uno sbarco in Calabria, nei pressi di Crotone. Sorpresi e arrestati, morirono giustiziati con altri sette compagni al grido di “Italia!”.
    Il Risorgimento donava all'Italia figure come Giuseppe Mazzini. Mazzini è tra gli italiani che agitarono maggiormente il vessillo dell'unità e della libertà nazionale, dedicando tutta la sua esistenza ad attività di proselitismo fra i giovani. Costituì l'associazione segreta “Giovine Italia” che si estese in breve per tutta la penisola. Morì a Pisa, di morte naturale, sotto falso nome in quanto sul suo capo pendevano ben due condanne a morte.
    Tutta l'Italia propositiva era in movimento. Ricordiamo i Riformisti (fra di loro le nobili figure di Massimo D'Azeglio, Cesare Balbo e Vincenzo Gioberti), che mirando alla libertà proponevano riforme civili, miglioramenti nelle istituzioni e preparazione nel campo militare, necessaria per conquistare l'indipendenza.
    Il 4 marzo 1848, in seguito a una petizione popolare, Carlo Alberto concesse la Costituzione, come era avvenuto in Toscana e come avvenne nel Napoletano dove re Ferdinando II, in seguito alla trionfante rivoluzione in Sicilia, fu costretto a fare altrettanto.
    Durante le Cinque Giornate di Milano i milanesi, di qualsiasi estrazione sociale, cacciarono gli austriaci con tanto slancio e ardimento da provocare commozione in tutti i popoli d'Europa. Nello stesso giorno in cui Radetzky fu costretto a lasciare la città, Daniele Manin fu liberato dalle carceri veneziane in seguito a una sollevazione popolare. Un unico grido: “W l'Italia unita!”.
    Ci furono tre guerre d'indipendenza, altre migliaia di morti, altri impiccati, tutti al grido: “W l'Italia unita!”. Ci fu la quarta guerra d'indipendenza, la più cruenta, la più moderna, che affratellò tutte le genti d'Italia: nelle stesse trincee si battevano soldati siciliani e calabresi assieme a piemontesi e lombardi. La morte non teneva conto delle origini né sociali, né territoriali, provocando 650.000 caduti, un milione di dispersi, tre milioni di feriti, tutti al grido di “Trento e Trieste italiane”.
    Questi sono brevi episodi di un secolo. Dalla caduta dell'Impero Romano, avvenuta nel 472 d.c., fino al 1990 mi domando quanti milioni di uomini siano morti per riunificare l'Italia. Faccio mio questo passaggio di Mussolini del 1919: «Gioventù italiana! Sii degna del tuo passato e del tuo avvenire. I libri siano l’arma della tua intelligenza, non il veleno che la uccida. I tuoi santi sono Balilla e Mameli, gli adolescenti di Curtatone e Montanara, Oberdan e Rismondo e gli innumerevoli che dal ’15 al ’18 lasciarono le aule per le trincee, andarono all'assalto gridando Viva l’Italia e oggi dormono nei piccoli cimiteri dimenticati. Fa, o gioventù italiana, di tutte le scuole, e di tutti i cantieri, che la Patria non manchi al suo radioso avvenire: fa che il XX secolo veda Roma, centro della civiltà latina e faro di luce per tutte le genti

  10. #10
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    In bocca al lupo per la prima media, l'anno prossimo...
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    Jessie White -- An Englishwoman at the Court of Garibaldi
    by David Taylor At midday of the 7th of September, 1860, Garibaldi made his triumphal entry into Naples and set up headquarters at Palazzo d'Angri in the city centre. The Bourbon King of Naples, Francesco II, had fled two days previously to fight what was to prove a futile rearguard action from Gaeta. Thus the capitol of the Kingdom of the Two Sicilies fell to Garibaldi and his unstoppable redshirts, and the long reign of the Bourbons was at an end.
    Sitting in the carriage, and sharing in the triumph with Garibaldi as the procession of liberators made its way through the throng, was a young Englishwoman by the name of Jessie White Mario. Some tried to explain the privilege of her position by linking her romantically with the 'lady-killing' general. Jessie had, in fact, merited her place in the carriage in recognition of her 'patriotism' to a land not of her birth, and the hard work and sacrifices made in freeing Italy of foreign domination and achieving the dream of a united country.
    Jessie White began life in the village of Gosport, near Plymouth, on the 9th of May, 1832, the daughter of an American mother and a puritan father. She rebelled against the strictly religious life imposed by her father, but, none the less, developed a great concern for the poor, destitute and oppressed. Unlike her father, however, she was more concerned with their stomachs being full than with their souls. While still a young girl she was discovered distributing food from the family pantry to the poor of the area. Reprimanded by her father, who told her that the family was not in a position to look after the physical well-being of the poor but that she should dedicate herself to thier spiritual salvation, she expressed the view that it is too much to expect high morals from someone who is starving to death.
    By the age of twenty-two she was a confirmed feminist and had begun to write, albeit anonymously, for the feminist magazine Eliza Cook's Journal. In 1854, Jessie went to study Philosophy at the Sorbonne, and in the same year she was invited by one Emma Roberts to accompany her to Nice where they would meet a certain Giuseppe Garibaldi who had stolen the heart of Miss Roberts. This was a dream come true for Jessie. She was already familiar with the political writings of Mazzini, and now she found herself face to face with the man who would try to put that political theory into practice. Later, Jessie admitted that Garibaldi had captured her heart, but, nevertheless, it would be facile simply to say, tabloid style, that she was besotted. It was probably as much the political ideals and energy of the man as any profane passion for him, that enamored her and had her follow him on his campaigns through what was to become Italy.
    Unable to offer herself to Garibaldi as a soldier or general, Jessie offered her services as a field nurse. To this end she returned to England and applied to all the medical schools for training as a doctor or a nurse, roles from which women were excluded at that time. The authorities were not prepared to make an exception to the rule, so Jessie had to depend on the little experience she had gained in nursing her brother when the time finally came to accompany Garibaldi on his campaign of Italian unification.
    Before the military action actually began, Jessie was instructed by Mazzini to organise propaganda and fund-raising conferences in Britain. Mazzini then called her to Italy for the beginning of the campaign. In this period she met her husband-to-be, Alberto Mario, and was arrested with him when the conspiracy failed. After some months of imprisonment, Jessie and Alberto were able to leave for England, where they married on 19th December, 1857. The following year, the couple were in America on a fund-raising tour. Contacts made in there gave Jessie a useful future source of income as a journalist for American newspapers.
    The couple arrived back in Italy in the year before Garibaldi began his military campaign in 1860. As yhe general fought his way north from Sicily, Jessie busied herself with the care of the wounded. By such means did this young Englishwoman earn her place in the procession that wound its way through the streets of Naples on that historic day in 1860.

    The Misery in Naples
    Sixteen years later, Jessie White was back in Naples. This time her visit was for different if not unrelated reasons. At the instigation of Pasquale Villari, himself a constant critic of a civil administration that had allowed the poor of the city to remain in the depths of misery, she spent a month researching and experiencing in person the terrible conditions in many of the inner-city districts. She plumbed the depths of many of the worst areas, compiling statistics and notes on the grim realities of post-Bourbonic life in Monte Calvario, Porto, Pendino and Mercato; the almshouses, orphanages, hospices, schools and prisons. Her findings were published a year later in La Miseria in Napoli (1877) and she paints a terrible picture indeed of life for many thousands of the city's poorer inhabitants: people still living in the tufa caves which riddle the city; entire families renting not a room but a bed!; prostitution a widespread and 'noble' profession among destitute women who could at least feed their children by such means; cholera epidemics due to lack of fresh water, the scarce improvement in drainage and the unhealthy tradition of disposing of paupers in 'convenient' charnel houses that were little more than covered pits.
    White's book was strongly criticized for having concentrated on the negative aspects of the city, but those critics failed to realize how sad a task it was to write these things for a woman who had dedicated her life to the unification of Italy, and who had hoped that the reforms following the formation of the Republic would have eliminated, at least in part, the horrors of life in the alleyways and the squalid one-room hovels called bassi .
    Jessie White died in Florence on the 5th of March, 1906. After the death of her husband, she had accepted help from friends in Government in finding work to help her through her long widowhood, but when money was offered to her in recognition of the part she had played in helping to create modern Italy, she threatened to burn it rather than accept it. Her life had been that of a woman dedicated to a cause — not that of the mercenary.

 

 
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