Grande coalizione antidoto alle lobby

A Berlino la Grosse Koalition esclude i gruppi di pressione (che frignano)

Immaginate un mondo senza lobby. Senza gruppi di potere a tirar giacchette di qui e di là. Senza interessi da assecondare, magari evitando di dare nell’occhio. Senza ultimatum del tipo “o con me o contro di me”. Senza taxisti che premono di qui, farmacisti che scioperano di là, avvocati che si ribellano di su, spazzini che non puliscono di giù. Ecco, questo mondo sta nascendo in Germania, è la Grosse Koalition bellezza. Noiosa invero, ché se non si può dire che un politico è schiavo di questa o quell’altra lobby metà del divertimento è cancellato, i liberal d’America – per fare un esempio – perderebbero gran parte della loro verve se non potessero più dire che Bush fa guerre per i suoi amici petrolieri e venditori di armi. Ma anche molto pratica: si riducono le polemiche, si va dritti al sodo delle riforme. Certo, poi bisogna pure fare i conti con il piagnisteo. Ieri il Financial Times ne ha dato conto, lobbisti anonimi lì ad alzare gli occhi al cielo e frignare “non sappiamo più niente di quel che succede” e come si fa a fare pressioni se sono tutti coinvolti nel governo, se le sfumature delle alleanze, delle correnti, delle antipatie si schiantano contro il muro del “non abbiamo bisogno del vostro consiglio, grazie”?
Tutta colpa di Angela Merkel, dicono i lobbisti infuriati, che ha creato “una scatola nera” del governo cui nessuno può più accedere. E tra chi decreta la fine del corporativismo e chi cerca di intercettare le tendenze della Grosse Koalition, c’è chi s’accorge che, se le lobby si lamentano, è sempre un bel segnale.