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Discussione: Grazie Indro

  1. #1
    VELTRONI DIMETTITI!
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    Wink Grazie Indro

    Anticipo di un giorno il ricordo di un grande nel quinto anniversario della sua scomparsa (22 luglio 2001).
    Ogni parola penso sia superflua e inutile, ma vorrei postare lo stesso l'articolo di Beppe Severgnini pubblicato sul Corsera dopo il decesso del giornalista. Mi sembra, forse, il meno retorico tra i tanti.

    UN ITALIANO VERO
    Dal "Corriere della Sera"


    Da vent'anni sapevo che, un giorno, avrei dovuto scrivere
    quest'articolo. Avrei preferito aspettare altri vent'anni: ma sono
    qui. Sto scrivendo in fretta, perché non mi è mai passato per la
    testa di preparare un "coccodrillo" su Montanelli. Se l'avesse
    saputo, la cosa l'avrebbe divertito moltissimo, e io non volevo
    dargli questa soddisfazione.
    A pensarci bene, non ho mai scritto niente su Montanelli, da
    quando lo conosco. Lo faccio adesso, alle otto di sera di una
    domenica d'estate, su un tavolo bianco di fronte al mare. Lo faccio
    volentieri. I giornalisti sono infatti come i medici e i pompieri:
    darsi da fare è un buon modo per rimandare il dolore.
    Ricordo il nostro primo incontro, vent'anni fa, nella direzione
    del "Giornale", al terzo piano di via Gaetano Negri. Montanelli aveva
    letto alcuni corsivi che pubblicavo da studente, e aveva chiesto di
    conoscermi. Mi ha detto subito che se avevo scritto per due anni un
    articolo alla settimana su Crema, scrivere del mondo sarebbe stato
    uno scherzo: in fondo, c'erano più argomenti.
    Ricordo quando gli ho portato il primo articolo: ha tolto cinquanta
    parole e l'articolo ha preso il volo. E' stata la prima di molte
    lezioni simili. Montanelli è stato il maestro delle parole da non
    usare, dei libri da non scrivere, dei commenti crudeli da non fare,
    della gente da non frequentare, delle tentazioni cui resistere. Era
    uno stoico pratico. Mi piaceva, ma - di nuovo - non potevo dirglielo.
    Volevo dimostrargli che i lombardi sanno essere poco sentimentali,
    proprio come i toscani. Non ci sono riuscito, ma non fa niente.
    Adesso che ci penso: anche lui era un po' sentimentale. Come gli
    inglesi e i gatti, non voleva darlo a vedere: ma so che amava
    teneramente Marisa Rivolta, la sua compagna d'autunno; e aveva pianto
    per Egisto Corradi e tutti gli amici che gli morivano intorno, e lo
    facevano arrabbiare, perché lo lasciavano solo come un monumento.
    L'ho visto appassionarsi in difesa della sua assistente di sempre,
    Iside Frigerio, con cui per decenni ha condotto una battaglia
    silenziosa: gareggiavano a chi riusciva a mostrare più durezza
    scabra. E' finita in parità. Perché, io lo so, si stimavano e si
    volevano bene.
    Ecco: se Montanelli sapesse che gli ho dato del sentimentale, si
    arrabbierebbe. Quindi, devo continuare.
    Non era solo sentimentale, Indro: era buono. Spesso, negli ultimi
    anni, scoprivo gente che aveva aiutato, incoraggiato, ricordato
    quando non se la ricordava più nessuno. Era sinceramente preoccupato
    che dall'avventura - e dallo spettacolare naufragio - della "Voce"
    (1994/5) qualcuno dei suoi ragazzi affogasse (professionalmente).
    Per questo, ogni volta che andavamo a mangiare insieme - o meglio: io
    mangiavo, lui testava piccoli campioni alimentari - gli ricordavo che
    quella della "Voce", per tutti noi, era una medaglia al valore. La
    medaglia di una battaglia perduta, quindi ancora più cara. Questo,
    devo dire, gli piaceva.
    Gli piacevano molte altre cose. Dare ordini, per esempio, sapendo
    di non essere obbedito. Il più grande giornalista che io abbia
    conosciuto è stato il capo più inefficiente che io abbia mai visto
    all'opera. Aveva troppa stima dell'indipendenza di giudizio e
    dell'iniziativa individuale, per essere un buon caposquadra. Se fosse
    stato un ammiraglio, non ho dubbi, si sarebbe congratulato con gli
    ammutinati. Lui sì era un po' anarchico, geniale romantico e
    inoffensivo - non gli spaventapasseri di Genova, convinti che il
    rumore sia un'idea.
    Questo non vuol dire che non sapesse condurre (un giornale, un
    gruppo, un'iniziativa): non sapeva comandare, che è un'altra cosa.
    L'unica volta in cui l'ho visto darmi un ordine con decisione è stato
    quando ha messo il sale sulla ricotta. Ha emesso un grido strozzato e
    mi ha intimato di non farlo mai più. Ho obbedito, stupito da tanta
    determinazione (poi ho capito: in materia di lingua e di cucina,
    Montanelli pensava che i lombardi non avessero titoli. Sono felice,
    perciò, d'essere stato redarguito per un formaggio e non per un
    congiuntivo).
    Uno dei motivi per cui Indro dava ordini malvolentieri era
    questo: sapeva che, in molti casi, era tempo sprecato. La sua
    opinione professionale era pressoché infallibile. Gli ho visto
    buttare un articolo dopo dieci righe, e pronunciare un giudizio
    sull'autore che al momento mi era sembrato impietoso. Anni dopo, ho
    scoperto che era stato perfino gentile.
    Anche sugli uomini sbagliava di rado. Aveva un'intuizione quasi
    paranormale - femminile, dunque - per leggere nel cuore della gente.
    Poi, però, non si comportava di conseguenza. Non soltanto era
    rispettoso di ruoli e istituzioni - era quasi ottocentesco, in
    questo - ma aveva una debolezza. Come molti uomini di qualità, era
    vulnerabile all'adulazione. Li riconosceva da lontano, gli adulatori,
    ma li lasciava avvicinare. Trovava riposanti le loro mollezze, e
    divertente la loro commedia. Qualcuno - purtroppo - è riuscito a
    strappargli più di un po' di tempo.
    Indro - che non ho mai chiamato Indro fino all'avventura della
    "Voce": su una scialuppa, gli avevo detto, è ridicolo darsi da lei -
    era piacevolmente vanitoso: rileggeva i suoi pezzi, e quelli che
    scrivevano su di lui. Non gli dispiacevano i riconoscimenti, né
    rifiutava i premi. Non li cercava, però. Li accettava, e li buttava
    nella sua misteriosa caldaia interna, dove avrebbero prodotto
    l'energia necessaria per andare avanti, e continuare a fare il lavoro
    che adorava: scrivere. La televisione - che usava con gigioneria,
    insultandola ma frequentandola, come fosse un'amante volgare -
    serviva solo per convincere qualcuno che valeva la pena leggerlo.
    Questo aspetto del suo carattere era molto umano. Un uomo
    intelligente che mangia poco, beve meno e fuma una sigaretta al
    giorno sarebbe stato perfetto e irritante come un teologo luterano.
    Invece Montanelli aveva questi lampi di normalità: la piccola
    dimenticanza voluta, l'occasionale finzione. Tra tutti i suoi vezzi,
    il mio preferito ero l'occhio sgranato. Quando Montanelli sgranava
    gli occhi, era il segnale che era stato colto in contropiede. Mi
    piacevano, quei momenti; al punto che ero tentato di dirgli qualcosa
    di sorprendente per vederlo spalancare gli occhi. Celesti grandissimi
    e abbaglianti: occhi che avrebbero dovuto essere regolamentati dal
    codice della strada.
    Credo che ora quegli occhi, da qualche punto del cielo, stiano
    guardando in basso, preoccupati. Montanelli era uno dei pochi ad
    avere capito perché il mondo è diventato così: temeva la mollezza che
    viene con la pace. Per le strade di Genova avrebbe visto, nei
    giovani, stupida voglia di guerra; e negli adulti, indulgenze
    pericolose. Vorrei rassicurarlo, perché sono sicuro che dovunque
    sia mi legge (per controllare che io non sia stato sentimentale).
    L'Italia è una bambina che ha bisogno di spaventarsi: e poi capisce
    che non bisogna farlo più. Una bambina che, come tutte le bambine,
    ha bisogno di esempi: magari di gente come lui.
    Spero di averlo dimostrato, in centoventi righe scritte di sera
    davanti al mare: Indro Montanelli era sentimentale, buono,
    individualista, intuitivo, intelligentissimo, un po' vanitoso. Un
    italiano vero. Solo la coerenza, il coraggio, la sintesi e la statura
    non era proprio italiane. Ma cosa ci volete fare: nessuno è perfetto.
    Dillo, Indro, quando scriverai tra le nuvole. Perché ti
    chiederanno di farlo, stai sicuro. Dio ama chi l'ha cercato, e poi è
    un talent-scout straordinario. E tu sei troppo bravo perché possa
    lasciarti tranquillo.
    Beppe Severgnini
    [SILVIA]
    GRAZIE INDRO
    [/SILVIA]



  2. #2
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    onore ad un grande giornalista che ha sempre rifiutato di piegarsi al monopolio berlusconiano.

  3. #3
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    Grazie Indro.

  4. #4
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    Ovviamente non condividevo tutto quel che diceva ma era un vero uomo, tutto di un pezzo, degno rappresentante di una vera destra politica.
    Vedeva oltre...

  5. #5
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky
    onore ad un grande giornalista che ha sempre rifiutato di piegarsi al monopolio berlusconiano.
    nulla di encomiabile ........è stato un servo dell'alta borghesia sino in fondo....... non si è mai piegato neppure ai parvenù....... figurati a quelli che venivano lasciati veri morti di fame......... anche grazie a lui
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #6
    FATTI PROCESSARE BUFFONE
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    Più che giornalista è stato un narratore dei fatti e cotumi dell'Italia dalla guerra ad oggi. Informare il cittadino era il suo scopo e questo faceva, senza "deviazioni" di nessun tipo.

  7. #7
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    Il più grande storico italiano, ho imparato la storia soprattutto da lui.
    Against all odds

  8. #8
    Speriamo non sia tardi
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    Montanelli è stato un grande giornalista, un antifascista ed un anticomunista, anche se lo ricordiamo soprattutto negli ultimi anni di vita:

    Da Wikipedia.it

    La sua prassi giornalistica fu influenzata dal praticantato che fece in America, tenendo presente ciò che gli aveva detto il direttore del giornale di allora: che ogni articolo deve poter essere letto e capito da chiunque, anche dal "lattaio dell'Ohio". Divenne membro onorario dell'Accademia della Crusca, per la quale si batté, sulle pagine del Giornale, cercando di coinvolgere direttamente i suo lettori, così che uno dei più antichi e importanti centri di studio sulla lingua italiana non scomparisse. Nel 1991 Francesco Cossiga, presidente della Repubblica, gli offrì la nomina a senatore a vita, ma Montanelli non la volle accettare, sostenendo che un giornalista dovrebbe stare a distanza di sicurezza dal potere, a garanzia della sua completa indipendenza.

    Montanelli, negli ultimi suoi anni, si distinse per la posizione profondamente critica assunta nei confronti del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, il suo ex editore, ritenuto gravemente antidemocratico, propenso alla menzogna, autore di un progetto politico che, diversamente da come veniva descritto, con la destra non avesse niente a che fare. Intendeva mettere in guardia gli italiani, ricordando la pericolosità di un nuovo "uomo della provvidenza" capace di risolvere tutti i problemi, facendo notare, riferendosi a Benito Mussolini, che ne avesse già conosciuto uno in passato e che gli fosse bastato. Fra le sue considerazioni più note, quella fatta poco tempo prima dell'elezioni politiche del maggio 2001, quando, ritenendo Berlusconi vicino alla vittoria elettorale, lo paragonò ad una malattia e disse che l'Italia ne sarebbe guarita, similmente all'azione di un vaccino, in seguito al suo esercizio del potere.

  9. #9
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    onore alla memoria di Montanelli.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso
    Montanelli è stato un grande giornalista, un antifascista ed un anticomunista
    montanelli antifascista??? sì, certo, quando il fascismo venne vinto sui campi di battaglia.
    negli anni '30 e nei primi '40 il buon indro - campione dell'antifascismo e della coerenza - scriveva su "primato", la rivista di bottai, inneggiando alle leggi razziali e alla guerra. e stava in ottima compagnia con altri che furono poi il gotha dell'intellighenzia comunista (maccari, malaparte, etc etc).
    invece di prendere informazioni balenghe su wikipedia consultate i libri di storia.

 

 
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