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Discussione: Grazie Indro

  1. #11
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    Il più grande storico italiano, ho imparato la storia soprattutto da lui.
    si vede a ochio nudo
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  2. #12
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da pantagruel
    montanelli antifascista??? sì, certo, quando il fascismo venne vinto sui campi di battaglia.
    negli anni '30 e nei primi '40 il buon indro - campione dell'antifascismo e della coerenza - scriveva su "primato", la rivista di bottai, inneggiando alle leggi razziali e alla guerra. e stava in ottima compagnia con altri che furono poi il gotha dell'intellighenzia comunista (maccari, malaparte, etc etc).
    invece di prendere informazioni balenghe su wikipedia consultate i libri di storia.
    Indro Montanelli
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    Indro Montanelli (Fucecchio, Firenze, 22 aprile 1909 - Milano, 22 luglio 2001) è stato una celeberrima figura del giornalismo italiano.

    Montanelli si laureò in giurisprudenza a Firenze, un anno prima della durata normale dei corsi, con una tesi sulla riforma elettorale del fascismo in cui v'era sostenuto che si trattava puramente di una abolizione delle elezioni, ottenendo come valutazione centodieci e lode. Successivamente frequentò uno stage a Grenoble in scienze politiche e sociali. Debuttò su Il Selvaggio di Mino Maccari, un quindicinale di cinquecento copie i cui autori, pur fascisti, furono fra i primi a rompere con il coro conformista del regime. Nel 1932 collaborò all'Universale di Berto Ricci, con una diffusione di circa millecinquecento copie.

    Esordì come giornalista di cronaca nera nel 1934 a Parigi, al Paris soir. Fu poi mandato come corrispondente in Norvegia, da lì in Canada e poi assunto alla United Press negli Stati Uniti, continuando anche nella collaborazione con il Paris soir. In questo periodo intervistò il magnate Henry Ford, facendone un ritratto molto originale. Si propose come inviato in Etiopia, ma l'agenzia non acconsentì, e così volle partire volontario verso l'Abissinia, preso dagli ideali fascisti, come comandante di un battaglione di Ascari. Qui iniziò a dubitare del regime constatando le incapacità, la disorganizzazione dell'esercito, l'abbondanza di medaglie futili e vane.

    Tornato in Italia, ripartì per la guerra civile spagnola, corrispondente per il Messaggero, dove le sue posizioni contro il regime si radicalizzarono. L'aver pubblicato un articolo sulla battaglia di Santander in cui la definì una passeggiata, con unico nemico il caldo, considerata offensiva dell'onore delle forze armate, gli costò, l'esclusione dall'albo dei giornalisti, il rimpatrio e la sospensione dal Partito fascista. Mentre la sua simpatia per gli anarchici spagnoli lo portò ad aiutare uno di loro (accompagnandolo fuori frontiera). Un gesto che verrà ricompensato da El Campesino, capo anarchico della 46° divisione nella Guerra di Spagna, con il dono di una tessera del partito anarchico, di cui Montanelli si sarebbe fregiato per tutta la vita.

    La presa di posizione contro il fascismo lo portò ai primi seri dissidi. Rifiutò la tessera del partito, così, per evitare il peggio, Giuseppe Bottai gli trovò in Estonia prima un lettorato di italiano nell'università di Tartu, poi lo fece nominare direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Tallinn. Ritornato in Italia, la sua rottura col Partito fascista si fece manifesta; ricevette sostegno dal Corriere della Sera, che lo assunse nel 1938, per occuparsi di articoli di viaggi e letteratura, con l'intenzione di porlo lontano da temi politici.

    Fece il reporter in giro per l'Europa, in Albania, in Germania, dove si parla di un leggendario incontro con Hitler, come egli stesso ebbe modo di raccontare nel libro intervista-biografica Il testimone, presente lì fino allo scoppio della guerra. Si spostò quindi al fronte: vide l'invasione della Polonia e della Norvegia ad opera dei tedeschi, e dell'Estonia ad opera dei russi. In Finlandia ebbe da raccontare il tentativo d'invasione della Russia e nei suoi articoli traspariva una certa propensione per la causa finlandese.

    Con l'entrata in guerra dell'Italia, Montanelli venne mandato in Francia, nei Balcani e poi avrà assegnato il compito di corrispondente dalla Grecia, per seguire la campagna militare italiana. Qui, racconta, di aver scritto poco, per malattia e per consternazione di fronte alle necessità di propaganda del regime rispetto ai seri danni subiti dall'esercito italiano.

    Finite le corrispondenze dal fronte, di nuovo in Italia, si sposò con Maggie De Colins De Tarsienne, un'austriaca, nel 1942. Nel 1943 visse lo sfascio dell'8 settembre e si associò a Giustizia e Libertà, il movimento partigiano. Divenne ricercato, e, scoperto dai tedeschi, fu incarcerato e condannato a morte. Dall'esperienza trascorsa nella prigione di San Vittore trasse ispirazione per il racconto Il generale Della Rovere, da cui Roberto Rossellini realizzò un film che venne premiato con un Leone d'oro a Venezia. Uscì

    Con la direzione di Piero Ottone del Corriere della Sera, iniziata nel 1972, dopo tanti anni di collaborazione Montanelli si sentì un estraneo e si dimise polemicamente nell'ottobre del 1973. La nuova linea del quotidiano di via Solferino, vicina alle posizioni radicalchic, lo portarono quindi a fondare un suo quotidiano, Il Giornale Nuovo, in seguito chiamato semplicemente Il Giornale. Lo seguirono molti colleghi che, come lui, non condivisero il nuovo clima del Corriere, per questo Piero Ottone ebbe a dire che Montanelli si stava portando via "l'argenteria di famiglia".

    Col Giornale, che sin dal principio concepì come una testata d'opinione, Montanelli ebbe l'opportunità di rappresentare con maggiore evidenza le sue posizioni, sempre poco conformiste e spesso originalissime; in guisa di interlocutore esterno alla politica, non schierato se non su orientamenti di massima e fautore di una destra ideale, si inserì nel dibattito politico, contribuendo alla creazione della figura dell'opinionista politico di provenienza giornalistica.

    Dinanzi alla crescita, che egli considerò pericolosa, del Partito Comunista Italiano, restò celebre la sua sollecitazione elettorale in favore della Democrazia Cristiana: "turiamoci il naso e votiamo DC".

    Fu vittima, nel 1977, di un attentato delle Brigate Rosse, che gli spararono contro quattro colpi, prendendolo due volte alle gambe (secondo una pratica definita "gambizzazione") mentre si stava recando, come ogni mattina, al giornale. Secondo la rivendicazione dei terroristi, perché "schiavo delle multinazionali". Il Corriere gli dedicò un articolo omettendo il suo nome nel titolo ("Milano [...] un giornalista è stato colpito [...]").

    Il Giornale conquistò un pubblico fedele negli anni, ma le crisi di bilancio non tardarono a farsi sentire, ma nel 1977 accettò l'offerta di finanziamento di Silvio Berlusconi, allora giovane imprenditore milanese, che ne divenne così l'editore. Il loro sodalizio durò fino al 1993, quando l'entrata in politica di Berlusconi generò i primi dissidi fra i due, con la conseguenza di dover abbandonare e poi di disconoscere il giornale da lui fondato, il quale, sotto la direzione di Vittorio Feltri, cambiò radicalmente la sua linea editoriale. Non ritenendo di poter accettare la direzione del Corriere della Sera offertagli da Paolo Mieli e Gianni Agnelli, decise di fondare una nuova testata insieme agli altri quaranta giornalisti dimissionari, La Voce, nome che scelse in omaggio a Giuseppe Prezzolini.

    La nuova impresa tuttavia non ebbe vita lunga, non riuscendo ad ottenere nel tempo un sufficiente volume di vendite, nonostante un esordio di 400.000 copie. Come egli stesso ebbe modo di dire, La Voce si proponeva un fenomeno troppo ambizioso: nella sua idea iniziale la nuova testata doveva essere un settimanale, o un mensile, sul modello de Il Mondo di Mario Pannunzio (di conseguenza la progettazione della "terza pagina", la sezione culturale, risultò particolarmente curata), ma il numero di giornalisti alle sue dipendenze lo spinsero verso un quotidiano.

    Dopo la chiusura della Voce, tornò così a lavorare per il Corriere della Sera, per curare la pagina di colloquo coi lettori, la "Stanza di Montanelli", posta in chiusura del giornale.

    Da molti considerato il più grande giornalista italiano, il suo lavoro giornalistico fu riconosciuto e premiato anche all'estero (Premio Principe delle Asturie 1996 in Spagna, una decorazione in Finlandia, dagli Stati Uniti gli arrivò il riconoscimento annuale come miglior giornalista internazionale). È stato autorevole cronista della storia italiana ed ha intervistato personaggi come Winston Churchill, Charles de Gaulle, Luigi Einaudi, Papa Giovanni XXIII.


    Chi disse: "In Italia ci sono 48 milioni di fascisti e 48 milinoni di antifascisti"?"

  3. #13
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    ....e purtroppo, per lavorare, anche Nilde Iotti ebbe per un periodo la tessera del partito.

  4. #14
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    alex, non so se hai notato qualche incongruenza nella ricostruzione di wikipedia:

    Debuttò su Il Selvaggio di Mino Maccari, un quindicinale di cinquecento copie i cui autori, pur fascisti, furono fra i primi a rompere con il coro conformista del regime.
    maccari, come tutti gli altri, fu fascista fino all'8 settembre, altro che dissidenza

    Qui iniziò a dubitare del regime constatando le incapacità, la disorganizzazione dell'esercito, l'abbondanza di medaglie futili e vane.
    non mise quindi in dubbio la bontà e la legittimità del fascismo come idea

    ... gli costò, l'esclusione dall'albo dei giornalisti, il rimpatrio e la sospensione dal Partito fascista ...
    ... La presa di posizione contro il fascismo lo portò ai primi seri dissidi. Rifiutò la tessera del partito, così, per evitare il peggio, Giuseppe Bottai gli trovò in Estonia ...
    dovrebbe essere evidente che se montanelli fosse stato espulso dal PNF non poteva poi rifiutare la tessera ... o no? ma poi sapete chi era bottai, vero? mica era un partigiano, anche se alla fine si arruolò nella legione straniera e combattè contro i nazisti in francia. bottai era un alto gerarca del fascismo, mica un lattaio che capitava a palzzo venezia per caso

    1943 visse lo sfascio dell'8 settembre e si associò a Giustizia e Libertà, ...
    ecco, appunto. fino alla fine montanelli fu fascista, altro che cazzi. ma basta leggere i suoi begli articoli su primato per vedere quanto fosse dissidente. la storia della "fronda" degli intellettuali sotto il fascismo è tutta una buffonata. gli intellettuali sotto il fascismo furono fascisti e tali si dichiararono apertamente. il libro truffa di zangrandi "il lungo viaggio all'interno del fascismo" (così più o meno il titolo) rappresentava un miserabile tentativo di riciclarsi, complice il pci e la strategia di togliatti. su maccari e malaparte il discorso è diverso: loro facevano parte dell'ala sinistra e radicale del fascismo. montanelli no.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso
    ....e purtroppo, per lavorare, anche Nilde Iotti ebbe per un periodo la tessera del partito.
    ... e c'è una bella foto di nilde iotti in divisa fascista in un libro di pisano, e anche di bencivegna (quello di via rasella) in divisa da ufficiale della gil.
    vabbè, tutti tengono famiglia, soprattutto gli italiani, ma non venissero a menarmela con la storia della resistenza e dell'antifascismo, soprattutto chi ha fatto il salto della quaglia per convenienza personale, plìs.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da pantagruel
    ... e c'è una bella foto di nilde iotti in divisa fascista in un libro di pisano, e anche di bencivegna (quello di via rasella) in divisa da ufficiale della gil.
    vabbè, tutti tengono famiglia, soprattutto gli italiani, ma non venissero a menarmela con la storia della resistenza e dell'antifascismo, soprattutto chi ha fatto il salto della quaglia per convenienza personale, plìs.
    Se il salto della quaglia è fatto per sola convenienza sono daccordo con te, se viene fatto perchè sono mutati i convincimenti personali è un altro discorso.

  7. #17
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    la cosa è piuttosto ardua da stabilire. però alcuni elementi dovrebbero essere tenuti da conto:
    1) che solo dopo l'8 settembre l'intellighenzia si è spostata sull'antifascismo
    2) che autogiustificarsi (leggi zangrandi) come "fronda" dissidente al fascismo mentre si scrivevano articoli inneggianti leggi razziali e guerra ... puzza.
    poi sicuramente ci sono stati casi di persone che hanno fatto una scelta sentita.

  8. #18
    .
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    Intellettualmente libero, è una dote che apprezzo sempre.

  9. #19
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    isabe' ... intellettualmente libero? ma se era fascista durante il fascismo e antifascista durante l'antifascismo! dove la vedi la sua libertà intellettuale? scusa ma devo essere mezzo guercio ...

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da pantagruel
    isabe' ... intellettualmente libero? ma se era fascista durante il fascismo e antifascista durante l'antifascismo! dove la vedi la sua libertà intellettuale? scusa ma devo essere mezzo guercio ...
    Nell'essersi dato la possibilità di cambiare idea, non era un servo.

 

 
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