LA NUOVA, 26 settembre 2006
Riforme. Il direttivo, con Pisanu, decide di non partecipare. Anche Fortza Paris verso l’Aventino
Forza Italia: «No alla Consulta»
L’ex ministro: «Lo Statuto non è urgente, discutiamo di lavoro»
di Filippo Peretti
CAGLIARI. Anche Forza Italia, dopo An e Riformatori, dice «no» alla Consulta: l’organismo che dovrebbe nascere il 2 ottobre per riscrivere lo Statuto ò a rischio. E il Centrosinistra lancia nuovi appelli all’opposizione.
Oggi si pronuncerà l’Udc (che sino a qualche giorno fa sembrava favorevole a partecipare ai lavori della Consulta), domani sarà la volta di Fortza Paris, che appare contraria.
A quel punto si vedrà se la maggioranza se la sentirà di andare avanti da sola.
Il segretario dei Ds, Giulio Calvisi, ha dichiarato ieri: «Il Centrodestra ci faccia sapere se il no ò alla Consulta o alle riforme, perché le due cose sono diverse».
Il direttivo regionale di Forza Italia, con Beppe Pisanu, è stato esplicito. Il no più forte è sicuramente alla Consulta. Ma c’ò anche un no a trattare ora le riforme. Lo ha spiegato l’ex ministro: «La Consulta così com’ò appare come una brutta copia e piuttosto costosa del Consiglio regionale.
Ma soprattutto l’idea stessa della Consulta è in radicale contraddizione con lo stile di governo centralista e autoritario che Soru e la maggioranza hanno in Sardegna, mortificando gli enti locali, le organizzazioni sindacali e l’iniziativa privata». Per di più , ha detto Pisanu, «non si capisce perché fanno andare avanti in Consiglio regionale una legge statutaria che è la riforma istituzionale vera. Insomma, chi le fa le riforme? La Consulta o la commissione consiliare a colpi di maggioranza?». Secondo Pisanu «stanno usando il tema delle riforme in modo strumentale per nascondere le difficoltà
politiche che nascono dal rapporto conflittuale tra presidente e maggioranza e dalle divisioni tra gli alleati». Quindi «Forza Italia dice no anche per ribadire il primato della questione economica e sociale sulle riforme istituzionali». In conclusione, «primo lo sviluppo e il lavoro - ha detto l’ex ministro - poi le riforme istituzionali».
Il documento approvato dal direttivo rispecchia l’opinione di Pisanu e la linea dura portata anche dal coordinatore Piergiorgio Massidda e dal capogruppo Giorgio La Spisa.
Massidda ha spiegato: «Abbiamo apprezzato le aperture fatte dai Ds, che ci hanno offerto anche la presidenza della Consulta, ma diciamo no. Se c’ò la disponibilità a dialogare, siamo disponibili anche
noi. Ma diciamo che la priorità è un’altra: discutiamone in Consiglio regionale e chiamiamo a raccolta i cittadini e gli stati generali delle forze sociali per discutere dello sviluppo, della sanità, dell’occupazione. E cerchiamo di dare risposte immediate ai novemila che hanno perso il lavoro nell’industria e ai settemila che lo hanno perso nell’edilizia».
Al 2 ottobre (seduta fissata per eleggere la Consulta) manca meno di una settimana.
Ma forse non c’ò piè tempo per trovare una soluzione unitaria.
Aggiornamento del 27 settembre 2006
Gds
Riforme. Neppure l'Udc parteciperà all'elezione dei componenti dell'organismo. No anche dall'Udeur
Consulta statutaria a rischio l'opposizione diserta in massa
La replica dell'Unione : è un fatto molto grave che crea incertezza e confusione
Alessandro Zorco
Alessandro.zorco@epolis.sm
Rischia di non nascere o di nascere zoppa la Consulta statutaria.
La sorte dell'organismo destinato a elaborare il nuovo Statuto Speciale dell'Isola infiamma lo scontro tra maggioranza e opposizione.
Dopo il nodi FI, An e Riformatori, anche l’Udc (che finora si era tenuta in una posizione moderata) ha deciso ieri di non partecipare all'elezione dei componenti della Consulta che si terrà lunedì. E pure l'Udeur ha annunciato che non sarà della partita se la Consulta sarà “monca”. Ma il resto dell'Unione si compatta: in un comunicato congiunto Ds, Margherita, Progetto Sardegna, Rifondazione Comunista e gruppo Fed stigmatizzano il comportamento della Cdl: «un fatto grave che proietta sulle riform e sul lavoro del Consiglio regionale incertezza e confusione».
NONOSTANTE SI DISCUTESSE di un argomento delicato come la sanità ieri l'affluenza in Aula è stata molto scarsa (la seduta è stata sospesa più volte per mancanza di numero legale). Saltata la riunione allargata che nelle intenzioni dei capigruppo avrebbe dovuto contribuire a trovare un'intesa (proprio la mancanza di un'interlocuzione formale - nonchè uno squilibrio tra i membri indicati da Crel, Consiglio delle Autonomie, Università e Consulta degli emigrati a favore della maggioranza - è il motivo che ha determinato il no dell'Udc), ieri è stato il giorno degli appelli e delle polemiche. Anche se la legge consente di andare avanti senza l'opposizione, la maggioranza spera in un ripensamento della Cdl e considera un “grosso errore” la scelta di sottrarsi al confronto.
La maggioranza – spiega il segretario dello Sdi Peppino Balia - è disponibile a una ridiscussione degli equilibri nel caso in cui questi risultassero stravolti dalle scelte delle associazioni, ma in ogni caso invita la Cdl a non sottrarsi ai suoi impegni.
Dal canto suo, l'opposizione - con il capogruppo di FI Giorgio La Spisa - ribadisce l'esigenza di un'ampia mobilitazione delle forze sociali ed economiche «che porti all'elaborazione di una riforma organica e completa». Riforma - per La Spisa - ora disegnata «non dal nuovo Statuto, ma dalla legge
Statutaria, in discussione nella prima commissione consiliare, sulla base di un disegno di legge proposto dalla Giunta». Rammarico per il no alla Consulta dell’opposizione arriva infine dall'assessore alle Riforme Massimo Dadea. «Affondare la Consulta significa assumersi una pesante responsabilità con il rischio di vanificare il percorso delle riforme».
LA NUOVA
Statuto. Nell’Unione l’Udeur dice «stop», nel centrodestra i Riformatori rilanciano la Costituente
Anche l’Udc dice no, salta la Consulta
Dadea: «E’ un grave errore, ma le riforme non devono fermarsi»
di Filippo Peretti
CAGLIARI. Non ci sarà neanche l’Udc. E la Consulta per lo Statuto, secondo il calendario del Consiglio regionale, dovrebbe nascere lunedì prossimo, è già naufragata dopo che l’intero Centrodestra ha scelto l’Aventino. L’assessore alle Riforme, Massimo Dadea, ha espresso «rammarico» ma ha comunque rilanciato l’esigenza di aprire la stagione delle riforme istituzionali.
Dopo il «no» pronunciato due giorni fa da Forza Italia, in linea con i pronunciamenti di An e Riformatori, nel Centrosinistra era rimasto un barlume di speranza: l’Udc, dicendo «sì», avrebbe potuto trascinare altri (Fortza Paris, Uds, Psd’Az) ad aderire, in modo da convincere poi le principali forze del Centrodestra a ripensarci. Invece l’Udc si è schierata con le altre sigle della Cdl. E ieri, dopo la riunione del vertice regionale, il segretario Giorgio Oppi ha comunicato che «non sussiste la possibilità di fare una Consulta equilibrata». Il segretario ha spiegato: «Avevamo lanciato segnali di apertura ma non abbiamo avuto interlocuzioni formali con la maggioranza».
Riferendosi alla proposta del segretario dei Ds, Giulio Calvisi, Oppi ha spiegato: «E’ lui che ha parlato di Consulta paritaria. Ce lo dimostri, ma alle parole non ha fatto seguire i fatti. Dov’è la parità? 34 consultori a 13 è una sproporzione». Il calcolo è fatto considerando non solo i membri che dovranno essere eletti dal Consiglio, ma anche quelli indicati dal Crel, dagli enti locali e dalle Università. «Praticamente abbiamo appena 4-5 nomi. Gli altri sono tutti di Centrosinistra», ha concluso il segretario Udc.
Immediata presa di posizione dell’Udeur, con il segretario Sergio Marracini: «E’ inutile costituire la Consulta se non c’è la partecipazione di tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio. Comunque, l’Udeur non vi prenderà parte. Sia il Consiglio a occuparsi del nuovo Statuto.
Dadea è intervenuto nel dibattito: «Mi rammarico profondamente - ha detto - per il no alla Consulta statutaria venuto da Forza Italia e da altri gruppi dell’opposizione. Disimpegnarsi sul nuovo Statuto ed affondare la Consulta significa assumersi una pesante responsabilità, con il rischio di vanificare il percorso delle riforme. Noi restiamo in ogni caso del parere che occorre, dentro il Consiglio e nella società sarda, ricercare la massima condivisione politica e sociale sulle riforme istituzionali.
Il carattere di questa legislatura dipenderà molto dalla capacità di riformare e ammodernare la Regione, le sue istituzioni, tutti i settori dell’amministrazione pubblica. Ritengo, inoltre, un grave errore politico-
culturale contrapporre o anche scindere l’impegno sulle riforme da quello sullo sviluppo e l’occupazione. Una economia del tutto separata dallo Stato e dalla pubblica amministrazione non esiste più da oltre un secolo, se mai è esistita. Anche le più efficaci politiche economiche e sociali richiedono istituzioni moderne, amministrazioni pubbliche efficienti, regolazioni pubbliche incisive. In tal senso le riforme istituzionali e amministrative sono una precondizione fondamentale per una nuova politica di sviluppo».
A questo riferimento di Dadea, rivolto a Forza Italia, ha replicato il capogruppo azzurro Giorgio La Spisa. «E’ necessario - ha detto - rilanciare il confronto con gli stati generali della società sarda, per discutere delle emergenze ecomiche e sociali e per impostare un quadro di riforme coerenti.
Noi non andiamo sull’Aventino, vogliamo le riforme, mentre il Centrosinistra fa solo propaganda».
Infine il coordinatore dei Riformatori, Michele Cossa: «La Consulta è ormai sepolta – ha detto - ci rivolgiamo di nuovo a tutti coloro che avevano sostenuto l’idea dell’Assemblea costituente».
L’UNIONE SARDA
Anche lo scudocrociato resta fuori. Dadea: «La Cdl si assume una pesante responsabilità»
Dall’Udc un altro siluro per la Consulta
Fuori anche l’Udc. Lo scudocrociato ha deciso ieri di non partecipare alla Consulta per il nuovo Statuto, come Forza Italia, An e Riformatori (e oggi potrebbe aggiungersi Fortza Paris). Quasi sicuramente l’organismo non vedrà la luce.
LA CDL. Giorgio Oppi, segretario regionale dell’Udc, annuncia: «Non sussistono le condizioni» per entrare nella Consulta. La composizione paritaria di cui parla la maggioranza «non è più possibile, dopo le nomine di Università, Crel, Consiglio delle autonomie locali». E poi «non c’è stato un contatto formale con l’opposizione, la proposta Ds l’abbiamo appresa dai giornali». Ora la Cdl è tutta sull’Aventino: per Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia, la Consulta avrebbe «un compito limitatissimo», le vere scelte arriverebbero con la legge statutaria, scritta dalla Giunta. Si deve «rilanciare il confronto con gli stati generali della società sarda». Il coordinatore regionale dei Riformatori, Michele Cossa, riparla di Costituente: «Torneremo tra la gente per mandare avanti in tutti i Comuni un’assemblea che nasca direttamente dal popolo sardo».
Mariano Delogu, leader di An, è soddisfatto, come il capogruppo Ignazio Artizzu: loro dissero subito no alla Consulta, «e questa scelta - commenta Delogu - è stata apprezzata dagli alleati. Quell’organismo distribuirebbe solo qualche poltrona». Sulla Costituente però il senatore è perplesso:
«Il Consiglio regionale ha, tra i suoi compiti, anche le riforme. An ha già presentato un’ipotesi di nuovo Statuto, su cui si può discutere».
L’UNIONE. Il segretario dell’Udeur Sergio Marracini annuncia: «Non parteciperemo a una Consulta monca, ora sia il Consiglio a occuparsi dello Statuto». L’assessore alla Riforme Massimo Dadea esprime «profondo rammarico» per il no della Cdl: «Disimpegnarsi sul nuovo Statuto e affondare la Consulta significa assumersi una pesante responsabilità, col rischio di vanificare le riforme. Ritengo inoltre un grave errore scindere l’impegno sulle riforme da quello sullo sviluppo».
Una nota dei gruppi consiliari di Ds, Margherita, Progetto Sardegna, Prc e Fas ribadisce l’impegno ad avviare riforme condivise, anche con soggetti come atenei, enti locali e così via: «È in particolare con questi soggetti che intendiamo avviare una riflessione su quanto accade e valutare quale iniziativa assumere».
Dall’UNIONE SARDA di oggi, 29 settembre 2006
Consulta, il nuovo Statuto si allontana
La strada verso la Consulta si fa tortuosa, il giro di boa della consiliatura mette sempre più a rischio la riscrittura dello Statuto. Il centrodestra punta i piedi, il centrosinistra continua la sua marcia in avanti ma senza troppa convinzione.
La conferenza dei capigruppo convocata per oggi alle 13 difficilmente regalerà sbocchi positivi alla vertenza istituzionale, anche perché la convocazione - alle 11- dei potenziali rappresentanti delle parti sociali nella Consulta da parte della maggioranza ha indispettito l’opposizione.
A questo punto sarà impresa quasi impossibile rispettare la scadenza di lunedì prossimo in Consiglio regionale per l’elezione dei rappresentanti della Consulta.
Ieri il coordinatore regionale della Margherita Francesco Sitzia ha fatto notare che «il rifiuto delle forze politiche del centrodestra di offrire il loro contributo alla formazione della Consulta pone un problema importante». Cioè «quello dell’opportunità di mantenere in vita la procedura individuata per consentire una partecipazione di tutte le forze politiche, delle istituzioni, delle forze sociali e della cultura per l’elaborazione del nuovo Statuto». Per Sitzia «non sembrano convincenti le giustificazioni addotte a sostegno del rifiuto, soprattutto quando si pone un’antitesi, non condivisibile, tra percorso delle riforme e impegno per lo sviluppo». Il coordinatore della Margherita si sofferma poi sulle spese di funzionamento della Consulta: «Dichiariamo da subito la nostra disponibilità ad abbatterle in modo significativo».
Dal centrodestra il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa fa sapere che sarà difficile arrivare a una conclusione positiva sulla Consulta: «Il giudizio complessivo sul sistema proposto dal centrosinistra è negativo. Non condividiamo quest’idea di Consulta, con un organismo ibrido che non è né Assemblea costituente né Consiglio regionale. Senza contare che anche le competenze sono tutte da verificare».
A sua volta Roberto Capelli (Udc) ribadisce che «non si può ridurre il tutto a una questione di poltrone. Noi bocciamo l’intero processo politico della Consulta».
Il Sardegna, 2 ottobre 2006
Consiglio. Annullata l'elezione dei componenti del nuovo organismo
Riforme, stop alla Consulta la Cdl vince il primo round
An: la partita deve tornare in commissione autonomia, ma senza la presidenza Pinna
A quanto pare l'ostruzionismo del centrodestra ha avuto la meglio. Oggi il Consiglio regionale non eleggerà i componenti della Consulta che dovrebbe ridisegnare lo Statuto speciale dell'Isola. Anzi: l'organismo potrebbe non nascere neppure, visto che - data la poca collaborazione dell'opposizione - la maggioranza ha manifestato la disponibilità a valutare una proposta alternativa alla Consulta. A patto che sia uno strumento autonomo dal Parlamento (quindi non la Costituente tanto vagheggiata dai Riformatori) e, soprattutto, sia condivisa dall'opposizione.
IL CAMBIO DI PROGRAMMA è stato deciso venerdì al termine di una riunione di tutti i capogruppo in cui comunque la Cdl ha espresso la volontà di procedere alle riforme. Nella stessa giornata c'era stato anche un incontro tra la maggioranza e una parte dei candidati delle associazioni al nuovo organismo che hanno espresso la necessità di non sciupare questa legislatura e andare avanti con il processo riformistico. Da qui la decisione della maggioranza di fare un passo indietro e non forzare la mano su un argomento così delicato. «Lo strumento non è la cosa più importante», spiega il capogruppo della Margherita Antonio Biancu che invita l'opposizione a formulare una proposta alternativa. Proposta che però in realtà ancora non c'è. Visto che i Riformatori sono ancorati all'idea della Costituente e Forza Italia e Fortza Paris non hanno ancora espresso un'alternativa concreta alla Consulta. Chi ha invece le idee chiare è Alleanza Nazionale che da subito ha chiesto che la partita delle riforme si giochi in Consiglio regionale. Anzi: in commissione autonomia. A patto - sottolinea il consigliere Matteo Sanna - che la guida sia tolta a Stefano Pinna, troppo vicino al governatore Soru, e affidata a un presidente super partes “alla Maninchedda”. Non vogliamo un nuovo carrozzone ma neppure procrastinare queste riforme indispensabili», dice Sanna che parla di «vittoria politica dell’intera coalizione» e chiede di «capire sin da domani quali azioni intenderà prendere la Regione per riprendere un dialogo costruttivo con la minoranza, che a differenza di questa maggioranza di Centro Sinistra si è dimostrata capace di dialogare nell’interesse della comunità sarda».
A.Z.
Il Sardegna, 4 ottobre 2006
La riforma dello Statuto
Ora eleggiamo la Costituente
Francesco Casula*
Sotterrata l’Assemblea Costituente, la scelta della Consulta rischia di rivelarsi un fallimento prima ancora che avvii i lavori.
Bene ha fatto perciò la Giunta regionale a soprassedere e a rimandare l’elezione dei componenti da parte del Consiglio. Pensare infatti a una composizione dell’organismo che escluda tutta l’opposizione di centro-destra significherebbe partire con una Consulta gravemente monca.
Si potrà obiettare che i Partiti dell’opposizione si sono autoesclusi e dunque peggio per loro. Bene, ma mi chiedo: che credibilità e che autorevolezza può avere uno Statuto voluto e scritto solo da una parte del Consiglio? Veramente si può pensare che la nuova “Carta costituzionale” della Sardegna possa essere confezionata da una “parte” dei suoi rappresentanti e non da tutti? Necessariamente le regole, le competenze e le potestà che il Nuovo Statuto dovrà contenere e prevedere devono essere condivise se non unanimemente almeno dalla stragrande maggioranza dei Sardi e dei suoi rappresentanti.
Se così stanno le cose, forse allora è il caso di mettere da parte la Consulta e disseppellire l’Assemblea Costituente che – guarda caso - aveva avuto un consenso maggioritario e trasversale nel precedente Consiglio regionale.
Sia ben chiaro: a monte della scelta dell’Assemblea Costituente c’era il proposito e il progetto ambizioso della riscrittura di uno Statuto su basi completamente nuove, come vera e propria Carta Costituzionale di sovranità della nazione sarda. Che come tale aveva la necessità di una “Costituente” appunto, che realizzasse un ampio e ubiquitario consenso popolare e di massa: di qui l’esigenza della mobilitazione, del protagonismo, della partecipazione diretta dei Sardi, per creare un grande e fecondo movimento di popolo che prendesse coscienza della sua identità e nel contempo fosse aperto alle culture d’Europa e del mondo. Se invece i propositi sono quelli di riscrivere lo Statuto per rimasticare e riproporre il vecchio e fallimentare autonomismo – il gatto insomma, invece che il leone lussiano - allora la Consulta basta e avanza. Ma la Sardegna e i Sardi si ritroverebbero con una macchina ormai inservibile: sia perché datata sia perché con meno poteri delle stesse Regioni a statuto ordinario.
* Storico
LA NUOVA, 11 ottobre 2006
Vertice serale tra Soru, il centrosinistra e le opposizioni: le posizioni restano ferme ma il dialogo riparte
Riforme, clima più sereno tra i due poli
L’Unione rinuncia alla Consulta, la Cdl ritorna in commissione
CAGLIARI. Nessun accordo, ma, dopo gli scontri delle ultime settimane, il clima politico sulle riforme istituzionali è più disteso. E’ il risultato di un vertice serale tra il Centrosinistra (Renato Soru e i capigruppo del consiglio regionale) e il Centrodestra. La Consulta per lo Statuto, respinta dalla Cdl, è ormai tramontata, ma le opposizioni tornano in commissione sulla legge statutaria.
A fine serata il capogruppo dei Ds, Siro Marrocu, si è limitato a dire: «Non è andata male, il clima si è rasserenato, prevale in tutti il senso di responsabilità». Nessuno si è sbilanciato.
Il Centrodestra non vuole lasciare intendere di aver fatto un passo indietro rispetto alla rigidità dei giorni scorsi (quella sulla Consulta in effetti è rimasta tanto è vero che il Centrosinistra ha dovuto rinunciarvi), mentre la maggioranza evita giudizi affrettati per non pregiudicare la positiva riapertura del dialogo.
Oltre a Soru e Marrocu, per il Centrosinistra c’erano Antonio Biancu (Dl), Peppino Balia (Fas), Antonello Licheri (Prc), Frau e Porcu per Progetto Sardegna.
Per l’opposizione c’erano Giorgio La Spisa (Fi), Ignazio Artizzu (An), Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Silvestro Ladu (Fp) e Andrea Biancareddu (Udc).
Questo, in sintesi, il risultato dell’incontro.
Il Centrodestra ha rimarcato il no alla Consulta, la maggioranza ne ha preso atto e ha detto di rinunciare allo strumento (Consulta addio, quindi) ma non all’obiettivo: riscrivere il nuovo Statuto con il contributo delle parti sociali. E ha annunciato - come del resto aveva già fatto l’opposizione - una serie di iniziative territoriali.
Rispetto allo Statuto («si può modificare con le norme di attuazione nella trattativa con il governo») Soru è parso privilegiare l’approvazione della legge statutaria: la maggioranza si è detta d’accordo anche se, anche come apertura alla Cd, ha precisato che il testo depositato dalla giunta «non è blindato». E grazie pure a questa apertura, l’opposizione ha annunciato che domani tornerà in commissione a discutere della legge statutaria «ma non perché ce lo avete chiesto ma perché è un preciso dovere discutere le leggi».
C’è chi dice che ci vorranno mesi per costruire un rapporto costruttivo, ma ieri sera, comunque, prevaleva l’ottimismo tra le forze politiche dei due poli.
Esplode lo scontro interno nell’Udc. Al vertice collegiale sulle riforme l’Udc era rappresentato da Biancareddu in quanto consigliere anziano. Il gruppo, infatti, ha detto di non riconoscere Roberto Capelli come capogruppo e a maggioranza ha chiesto al presidente dell’assemblea, Giacomo Spissu, la convocazione del gruppo per l’elezione degli organi interni.
(f. per.)