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L’INTELLIGENZA POLITICA DI SORU È SARDISTA
di ATTILIO PINNA
Visto e considerato ciò che ha fatto fino ad ora, si potrebbe dire che la Giunta Soru Sia una buona giunta. Basti prendere ad esempio la tutela dell’ ambiente attraverso l’emanazione del decreto salva-coste o la vertenza con lo stato per lo smantellamento delle basi NATO. Anche in campagna elettorale Soru ha dimostrato di essere un candidato interessante: ha posto l’accento sul problema dell’identità, sulla coscienza di popolo che dovrebbe avere la popolazione sarda, sulla necessità di avere fiducia in se stessi, nelle proprie risorse e nelle proprie possibilità.
Soru ha lanciato un messaggio intelligente ai sardi: non vergognatevi di quello che siete, partite da quello che siete, perché solo partendo da quello che siete riuscirete ad essere cittadini del mondo con dignità e originalità. Siate portatori della vostra complessità e dei vostri valori, non limitatevi solo ad assimilare dall’esterno, ma contribuite con le vostre caratteristiche anche ad arricchire tutto ciò che si trova fuori dalla Sardegna. Credo però che questo non sia un messaggio nuovo, credo che sia un messaggio attinto da un’idea e da un movimento che viene da lontano, ovvero il movimento sardista. Non si può negare, Soru ha lanciato un messaggio sardista, ha fatto una campagna elettorale sardista, e anche per questo ha vinto. Ancora adesso sta attuando il suo programma di governo all’insegna del sardismo, nonostante il freno postogli dalle forze politiche che lo sostengono.
La domanda allora sorge spontanea: che ruolo gioca in tutto ciò il Partito Sardo d’Azione, ha fatto bene il Partito Sardo a presentarsi da solo alle elezioni? Ha avuto politicamente un senso non accettare l’ alleanza con chi si è fatto portatore dei suoi valori e del suo patrimonio di idee, con chi del sardismo ha fatto la sua bandiera? Credo di si, e ciò per un motivo fondamentale: il sardismo del Partito sardo d’azione va al di là del sardismo di Soru e della sua coalizione. Il sardismo del Partito di sardo non fa leva solo sull’identità, non fa leva solo sulla sardità, non significa solo un generico “Fare l’interesse dei sardi”, come qualcuno ingenuamente pensa. Connaturati al sardismo del Partito sardo d’azione sono due valori fondamentali, sconosciuti alla sinistra sarda e anche al partito di Soru, due valori che si compenetrano e interagiscono: l’indipendentismo e la libertà. Libertà significa prendere le decisioni in Sardegna, in piena autonomia, senza influenze esterne, da uomini appunto liberi e con una dignità, da uomini che decidono e si assumono delle responsabilità. la Convenzione del 18 luglio, durante la quale è stato illustrato il programma di “ Sardegna libera”, doveva servire proprio a sottolineare questo.
Lo si è detto: noi decidiamo, noi stabiliamo le alleanze e i programmi, noi scegliamo il candidato alla presidenza, noi siamo i leader, noi siamo la classe dirigente. Ma quel patto è stato tradito, sono intervenuti i vertici nazionali dei partiti, imponendo un candidato ed emarginando i dirigenti locali, i quali per disciplina di partito hanno dovuto chinare la testa ed obbedire agli ordini. Questo non è il sardismo che vuole il Partito sardo d’ azione, e Giacomo Sanna col suo strappo l’ha ribadito, ponendo l’accento sulla dignità, e sulla necessità di diventare finalmente uomini liberi. Indipendentismo significa fare dei sardi un popolo sovrano, con un proprio Parlamento ed un proprio Governo. Significa avere la possibilità dei legiferare su tutto, decidere la propria politica estera, avere dei propri rappresentanti nel Parlamento europeo e nella Commissione europea. Possono farlo Malta e Cipro e il Partito Sardo ritiene che possa farlo anche la Sardegna. La dirigenza della sinistra sarda è priva di una cultura indipendentista, non è nel suo dna, non fa parte del suo patrimonio culturale e di idee, per prendere le decisioni guarda a Roma, attende le direttive dei vertici nazionali e così si sente più “ aperta”, di più larghe vedute, cittadina del mondo, non rendendosi conto, ma sbagliare è umano, di cadere nel provincialismo e di alimentare il centralismo, rinunciando alla libertà, quella libertà che il Partito sardo d’azione, con la sua scelta, ha voluto difendere. Certo il Partito sardo non ha l’esclusiva di tutto il sardismo, non ha l’esclusiva del sardismo annacquato, o come qualcuno più nobilmente l’ ha definito, del “ sardismo diffuso”. Ma credo abbia l’esclusiva del sardismo libero, del sardismo nazionalitario, del sardismo indipendentista.