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Discussione: Dichiarazioni di Gol!

  1. #1
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito Dichiarazioni di Gol!

    "La sinistra italiana ci odia" Ambasciatore Gol - 20 luglio 2006

    Niente da dire su questo?

  2. #2
    denty
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Nebbia
    "La sinistra italiana ci odia" Ambasciatore Gol - 20 luglio 2006

    Niente da dire su questo?
    si si...qst è il metodo col quale la sinistra vuole tornare a far rispettare l'italia all'estero...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Nebbia
    "La sinistra italiana ci odia" Ambasciatore Gol - 20 luglio 2006

    Niente da dire su questo?

    Oh poverini ! e come mai ?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Nebbia
    "La sinistra italiana ci odia" Ambasciatore Gol - 20 luglio 2006

    Niente da dire su questo?
    Essere odiati da Gol puo' solo essere un merito.

    Cristiano

  5. #5
    Nebbia
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da -Revo-
    Oh poverini ! e come mai ?
    diciamo odio antisemita?

  6. #6
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    Mi sembra che questa sia una buona analisi in merito:

    Il suicidio di Israele.

    Israele attacca, ma paradossalmente rischia come non mai di andare incontro
    ad una vittoria di Pirro capace di metterne in discussione l'esistenza, o
    almeno l'esistenza del suo attuale assetto e della percezione della sua
    immagine anche presso le opinioni pubbliche amiche; nonostante molti
    politici occidentali stiano infatti sostenendo l'azione israeliana, con una
    decisione un tempo sconosciuta e con l'adesione anche di vasti settori della
    sinistra, è evidente che le giustificazioni addotte per l'aggressione al
    Libano siano ancora meno sostenibili di quelle grazie alle quali Bush invase
    l'Iraq.

    Ogni guerra nasce dalla menzogna, dalla denuncia di un casus belli da
    prendere a pretesto e dalla costruzione dolosa di un nemico. L'invasione
    israeliana del Libano si giova della propaganda antislamica (o islamofobica)
    costruita negli ultimi anni dal mainstream globale da una parte e dalla
    menzogna sulla "minaccia" all'esistenza di Israele dall'altra, la falsa
    immagine di Israele "aggredito" dai cattivi musulmani che la"circondano".
    Cattivi che assediano questa autoproclamata, solitaria, oasi democratica nel
    Medioriente; poco importa che anche il Libano abbia un governo laico eletto
    democraticamente, così come la Palestina, tra poco gli apologeti d'Israele
    potranno ricominciare con la propaganda de "l'unica democrazia in
    Medioriente" perché i due governi non saranno più.

    Nulla accade per caso quando si arriva alla guerra e non è difficile vedere
    nell'attuale situazione mediorientale un passaggio di staffetta tra gli
    Stati Uniti in difficoltà e i loro alleati israeliani.
    Quanto accade ora è stato sicuramente pianificato e previsto da molto tempo
    e probabilmente concertato tra i più alti gradi militari e politici dei due
    paesi. Tutto è già stato scritto da tempo nei piani dei think tank
    neoconservatori parecchio tempo fa.

    Israele per parte sua non potrebbe comportarsi diversamente, poiché sono
    ormai parecchi anni che il paese è sotto il controllo di una diarchia
    militar-religiosa che può trovare il suo scopo solo nella guerra. Un filo
    ininterrotto lega il sabotaggio della pace di Oslo agli avvenimenti odierni.
    Nethanyau ponendo condizioni inaccettabili e al di fuori degli accordi ad
    Arafat sapeva di imboccare la via della prepotenza, paralizzando non solo il
    governo Clinton, ma ponendo le basi per il futuro intervento in Medioriente
    dell'amministrazione Bush allora alle porte.

    Lo stesso filo conduce all'assassinio di Rabin, attraversa la passeggiata
    sulla Spianata delle Moschee di Sharon, l'accantonamento della Road Map,
    fino ai fatti recenti: l'annuncio dell'annessione unilaterale di parte dei
    Territori Occupati annunciata da Olmert e il bombardamento di Gaza e del
    Libano. Si tratta di un filo legato da una parte alla superiorità militare,
    dall'altra dalla tenuta di un'immagine a lungo costruita attraverso una
    massiccia propaganda, un tipo di filo che però nella storia non si è mai
    dimostrato a prova di rottura e che quando ha ceduto ha attirato su chi vi
    faceva affidamento la sventura e la condanna della storia.

    Il problema principale di Israele è che il paese si fonda su un assetto
    costituzionale del tutto inadeguato alla situazione e allo stesso tempo si
    nutre di una cultura costruita su tre pilastri: una auto-rappresentazione
    dell'israeliano come di una vittima impegnata in un'eterna difesa da nemici
    che ne vogliono la distruzione attraverso una "soluzione finale" di tipo
    nazista; il totale disprezzo del diritto internazionale e dei diritti umani
    (degli altri) e infine la convinzione che Israele nasca ed esista per
    seguire un disegno divino.

    Da queste premesse alla conseguenza della creazione di un paese perennemente
    militarizzato e profondamente razzista il passo è breve, da qui alla
    commissione di atti illegali e veri propri crimini contro l'umanità è un
    passo che è già stato compiuto.
    Il "destino manifesto" ha sempre trascinato le nazioni alla catastrofe e il
    rischio che Israele percorra la strada già percorsa dalla Germania e da
    altri sfortunati paesi non è un paradosso, ma la conseguenza più incombente
    che quanti vivono il sogno sionista dovrebbero preoccuparsi di affrontare
    con urgenza.

    I governi che si sono succeduti da quello di Netanhyau a quello di Olmert
    hanno coltivato il sogno della soluzione di forza, aderendo al disegno dei
    neoconservatori americani con la speranza non troppo dissimulata di ottenere
    vantaggi territoriali e un dominio assoluto sul Medioriente. Purtroppo per
    Israele questo disegno è figlio di una destra occidentale non lontana da
    quella che tenne a battesimo ed allevò il nazismo. La propaganda americana
    non è molto diversa da quella nazista e pur coprendo le proprie azioni con
    alte dichiarazioni di principio è fondata principalmente sulla menzogna e
    sul razzismo.

    La menzogna ha permesso di giustificare lo scatenamento della guerra in
    Medioriente, il razzismo costruito spargendo a piene mani la peggiore
    disinformazione sugli "islamici" è diventato lo strumento attraverso il
    quale ottenere il voto ed il sostegno della parte più retriva e disinformata
    delle opinioni pubbliche occidentali. Una propaganda, ancora una volta,
    molto simile a quella nazista, non a caso i musulmani sono stati accusati di
    voler conquistare il mondo (già sentita?) e di voler sottomettere gli
    infedeli, così come è evidente la costruzione continua di un numero infinito
    di false notizie riguardo a complotti, attentati ed intenzioni criminali,
    costruite a tavolino tra le scrivanie dei servizi segreti e le redazioni di
    un mainstrem più che compiacente e disponibile a farsi acritico megafono
    della superiorità occidentale, una storia che va dalle balle sulle armi di
    distruzione di massa, passa per i numerosi Lincoln Group che hanno pagato la
    stampa irachena e termina ai giorni nostri con le sinergie tra i servizi
    segreti italiani e utili giornalisti e testate schierate sul fronte dello
    "scontro tra civiltà".

    Il problema per Israele è rappresentato dal fatto che questo schema non ha
    mai retto all'esame della storia e che, prima o poi, ha mostrato di essere
    irrealizzabile travolgendo chi vi aveva riposto fiducia e portando alla
    rovina le popolazioni che ne erano state sedotte. Non è la retorica del
    "pueblo unido que mas sera vencido" a condannare questo schema di dominio,
    ma una sua debolezza intrinseca, in quanto per realizzarsi e mantenersi
    richiede la mobilitazione perenne di una quantità di risorse, anche
    intellettuali, che si è dimostrata insostenibile.

    Oggi Israele si trova a dover coprire il fallimento statunitense e a dare
    nuovo impulso al piano di devastazione del Medioriente. Ci è arrivato perché
    lo ha voluto e progettato, non si può pensare che con la posta in gioco la
    dirigenza israeliana abbia navigato a vista. In questo senso non è difficile
    leggere un unico piano che va dall'omicidio di Hariri (che ha costretto la
    Siria ad abbandonare il Libano) all'escalation contro i palestinesi.
    L'ipocrita "piano di ritiro", che grazie alla compiacenza dei media
    globalizzati è stato spacciato come un passo verso la pace e non come
    l'arrogante annessione unilaterale che è in realtà, non è stato seguito
    infatti da gesti di distensione verso i palestinesi, ma al contrario da una
    escalation di aggressioni e di vessazioni.

    Nonostante la rinuncia dei palestinesi agli attentati contro i civili,
    Israele ha infatti trasformato Gaza in una prigione a cielo aperto, sulla
    quale ogni tanto lanciare missili per assassinare i dirigenti palestinesi e
    quanti si trovassero a passare di lì per caso. La gestione della propaganda
    israeliana chiama queste carneficine "esecuzioni mirate", così come chiama
    le colonie illegali "insediamenti" o il muro dell'apartheid "barriera
    difensiva. Al di là di questi artifici semantici la realtà sul campo ci
    racconta che gli ultimi avvenimenti non sono una reazione difensiva, ma
    un'escalation cercata e voluta. Il sistematico ricorso alla menzogna che ha
    sollevato indignazione anche recentemente, quando dopo aver provocato una
    carneficina tra le famiglie palestinesi in spiaggia una "inchiesta"
    israeliana ha concluso che la responsabilità fosse di una mina di Hamas. Un
    tentativo pietoso che ha retto giusto il tempo della pubblicazione nella
    "notizia" e dell'immediata smentita alla quale anche fonti israeliane sono
    state costrette dall'assurdità di un'invenzione del genere.

    Il lancio, che dura da anni, dei quasi innocui (sono proiettili poco potenti
    e precisi) razzi Kassam da Gaza ha determinato una rappresaglia sulla
    popolazione civile (che è vietata dalle leggi internazionali) che si è
    risolta in numerose stragi. Una conseguente azione militare dei palestinesi,
    che hanno attaccato i militari israeliani catturandone uno, ha determinato
    una rappresaglia ancora più violenta che ha portato all'invasione e alla
    devastazione di Gaza, un territorio nel quale ormai milioni di persone
    vivono recluse prive di elettricità e dei servizi minimi essenziali.

    A questo è seguita un'analoga azione degli aderenti ad Hezbollah alla
    frontiera Nord, che hanno attirato in territorio libanese le pattuglie
    israeliane e catturato (non si tratta di un rapimento, come non lo è stato
    il precedente) altri due militari. Questa azione, militarmente
    insignificante, è stata presa a pretesto per il bombardamento su larga scala
    del Libano, provocando anche qui una carneficina tra i civili e demolendo le
    infrastrutture di un paese sovrano che non aveva l'intenzione e ancora meno
    la possibilità di nuocere ad Israele.

    Mentre il conflitto minaccia a parole di allargarsi alla Siria e all'Iran,
    monta l'evidenza del fatto che Israele stia in realtà correndo verso il
    baratro. Mentre vince Israele si scava una scomoda fossa, nella quale il
    paese potrebbe ritrovarsi all'improvviso al primo scossone della storia.
    Israele al momento è uno stato confessionale che discrimina gravemente i
    suoi cittadini in base alla religione, che occupa illegalmente da decenni
    territori oltre i suoi confini, che attacca e distrugge le infrastrutture
    civili dei paesi vicini, viola il loro spazio aereo (anche quello della
    Siria) e gestisce ed amministra quello che a tutti gli effetti è il più
    vasto campo di prigionia del pianeta, composto dalla striscia di Gaza e dai
    Bantustan circondati dal Muro in Cisgiordania.

    Tutto questo sembra sostenibile perché esiste il supporto americano, ma è un
    sostegno che può essere considerato eterno?

    La risposta negativa a questa domanda apre scenari che la dirigenza
    israeliana, come quella ebraica nel mondo, sembrano non valutare affatto.
    Gli americani e i loro alleati sembrano determinati a mantenere una lunga
    permanenza militare in Medioriente, ma la loro determinazione potrebbe non
    essere sufficiente. Anche per gli Stati Uniti questa guerra diventa sempre
    più onerosa, e il fondo del barile è già stato raschiato da tempo. Ci sono
    già stati episodi che hanno segnalato come sia viva negli USA la
    consapevolezza di aver perso in Iraq e anche se vi verranno mantenute alcune
    basi militari sine die e il paese diventerà una polveriera, qualcuno sarà
    chiamato a rendere conto di questa avventura dai costi incalcolabili. Costi
    sostenuti prima di tutto dai contribuenti americani, poco sensibili ai
    civili morti altrui, ma molto sensibili al prezzo del gallone e al costo
    della vita o alle tasse necessarie per coprire i buchi lasciati dai voraci
    contractors e dagli amici di Bush.

    Il vero problema di Israele è che rischia di ritrovarsi con il Medioriente
    in fiamme e con il cerino in mano. Israele ha goduto dell'appoggio della
    destra globalizzata accogliendolo acriticamente, godendone i vantaggi
    temporanei, ma senza valutarne le possibili conseguenze.

    La conseguenza più grave è che, di fronte all'insostenibilità della guerra,
    le destre occidentali trovino proprio in Israele il capro espiatorio sul
    quale scaricare le responsabilità di questa ennesima carneficina di stampo
    colonialista. Già in occasione della condanna di alcuni funzionari americani
    accusati di aver spiato a favore di Israele e di aver diffuso notizie false
    in merito a presunti pericoli islamici c'è stato chi, nella destra
    americana, ha cominciato a dire che la guerra è stata cominciata per "colpa
    degli ebrei". Anche il recente studio di due professori di Harvard, che ha
    illuminato (enfatizzandola) l'influenza della c.d. Lobby Ebraica all'interno
    dell'Amministrazione USA è stato letto da molti commentatori come la posa
    del primo mattone di una prossima "exit strategy" fondata sull'esibizione
    del capro espiatorio ebraico.

    Cosa rimarrebbe di Israele in tal caso?
    L'immagine residua di Israele non potrebbe essere che quella di un paese
    "canaglia", fortemente militarizzato, autore di estesi e continuati crimini
    contro i diritti umani, tirannicamente impegnato a martirizzare i
    palestinesi e a vessare i vicini. Il capitale morale rappresentato dalla
    Shoà, il peccato originale dell'Occidente nei confronti dell'ebraismo,
    verrebbe azzerato ed Israele si troverebbe a dover gestire una percezione
    della sua immagine molto vicina a quella che fu del Sudafrica
    dell'apartheid, paese con il quale ha in passato condiviso molto, non solo
    le ricerche atomiche.

    Questo scenario non è improbabile, ed è confermato anche dall'entusiasta
    adesione delle destre al disegno di Olmert. Per le tradizionali destre
    venate di razzismo si tratta di una win-win solution, perché i piani
    israeliani possono portare al consolidamento del potere coloniale
    occidentale in Medioriente o alla definitiva diffamazione della visione
    sionista, accostando le pretese e le azioni ebraiche a quelle delle tanto
    vituperate dittature nazifasciste uscite sconfitte dalla Seconda Guerra
    Mondiale: una evenienza che in qualche maniera ne gratificherebbe la loro
    ostilità verso l'ebraismo, incapace di mostrarsi moralmente superiore ai
    fascismi europei e a quello neoconservatore.

    Con questo si spiegherebbe anche la scelta di campo di politici come
    Gianfranco Fini e di partiti come AN, che da un lato possono esibire la
    tradizionale muscolarità in politica estera, dall'altra godere del fatto che
    un fallimento delle loro politiche porterà a una parziale smacchiatura
    dell'album di famiglia e alla rovina delle aspettative ebraiche.

    Mai come ora il pericolo per Israele è rappresentato dagli interessi
    occidentali, mai come ora quello che sembra un trionfo destinato ad
    assicurare al paese la supremazia in Medioriente potrebbe rivelarsi una
    trappola verso la quale la dirigenza israeliana, formatasi alla scuola della
    guerra e cresciuta tormentata dalla sindrome dell'assedio, corre con suprema
    incoscienza ed arroganza.

    Il futuro per Israele non è roseo, se dovesse mancare il sostegno americano
    svanirebbe anche quello che ancora residua in Europa (tanto vistosamente in
    calo che il premier finlandese, presidente di turno dell'Unione ha
    dichiarato che Israele informa le sue rappresaglie a una legge peggiore di
    quella del taglione: " Questa è la legge di venti occhi per un occhio") e il
    paese si troverebbe isolato a fare i conti con una grave crisi economica, un
    saldo migratorio negativo, una composizione sociale nella quale è sempre più
    invadente la presenza di gruppi religiosi estremisti e fanatici; senza
    considerare che Israele non dispone di risorse naturali tali da renderlo
    autosufficiente.

    In questa prospettiva ad Israele toccherebbe sedere per la prima volta sul
    banco degli accusati dalla comunità internazionale, una eventualità finora
    evitata, ancora con arroganza, grazie alla protezione del diritto di veto
    americano, ma assolutamente plausibile, visto che fino ad ora negli ultimi
    decenni le risoluzioni ONU di condanna al paese hanno raccolto oltre un
    centinaio di voti a favore e qualche unità contro. Purtroppo come sempre in
    questi casi, le sirene della propaganda assordano le opinioni pubbliche e le
    voci delle persone sagge (che ovviamente esistono anche tra gli israeliani e
    tra gli ebrei) risultano flebili ed inascoltate, incapaci di fermare la
    macchina lanciata verso l'ecatombe.

    Nulla di nuovo sotto il sole, all'alba del nuovo millennio i popoli vengono
    ancora facilmente illusi che si possano imporre i propri disegni ad altri
    utilizzando la violenza e la menzogna, anche se fin dall'antichità si sa
    benissimo che violenza e menzogna non possono essere i pilastri sui quali
    fondare i progressi sociali e quelli della convivenza tra i popoli. Ancora
    oggi l'esercizio continuato della violenza ha costi insostenibili, anche per
    chi la pratica; ancora oggi le menzogne non sono eterne e prima o poi chi ne
    ha tratto vantaggio viene chiamato a pagarne il prezzo.

    Il prezzo che Israele sarà chiamato a pagare rischia di essere molto grande,
    più grande di quanto qualsiasi israeliano (come già è accaduto ad altri
    cittadini qualsiasi di paesi che hanno riposto la loro fiducia
    nell'esercizio della loro supremazia militare) abbia mai potuto immaginare.
    Tra le tante massime coniate da Von Clausewitz, quella meno ricordata è
    l'affermazione per la quale la guerra è sempre un evento impredicibile, un
    evento che è possibile pianificare, ma che ha sempre un esito assolutamente
    indipendente dalle aspettative che l'hanno generata. Purtroppo pochi in
    Israele riescono a capire che una guerra che li vede già vincitori potrebbe
    scivolare nell'imprevisto e presentare loro un conto molto più salato di
    quanto sarebbero stati disposti a pagare.

    http://liste.rekombinant.org/wws/arc.../msg00215.html

  7. #7
    Nebbia
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    diciamo che non e' che con le bombe sui civili, cristiani e non, in LIbano, facciano qualcosa che meriti amore.
    Da quando in qua vi preoccupate per i crsitiani? Suvvia non strumentalizzate.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Nebbia
    "La sinistra italiana ci odia" Ambasciatore Gol - 20 luglio 2006

    Niente da dire su questo?
    Si, che una meschina dichiarazione come questa poteva risparmiarsela.

  9. #9
    Vittima del proporzionale
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    La sinistra è stata stolta a buttare un rapporto privilegiato con gli ebrei a seguito del secondo conflitto mondiale, e la destra è stata brava a far finta di aver ricucito con loro.
    All'ultima manifestazione alla sinagoga di Roma, il politico piu applaudito è stato Fini, ex fascista. Direte voi: ha strappato col fascismo nel 2003 in merito alla questione. Dico io: ciò basta ?
    Livio

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Nebbia
    "La sinistra italiana ci odia" Ambasciatore Gol - 20 luglio 2006

    Niente da dire su questo?

    fosse solo la sinistra italiana che li odia!

    hanno il piccolo problema che almeno il 90% della popolazione terrestre li odia e se ci fosse un refendum sul continuare o meno il lavoro teorizzato dai nazisti non so proprio quale sarebbe l'esito

 

 
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