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Discussione: Eccesso di difesa?

  1. #1
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    Predefinito Eccesso di difesa?

    Allora ditelo. Spiegate a tutti che in Italia la legittima difesa non esiste, abolita d’ufficio dai magistrati.
    Così almeno sappiamo, ci mettiamo il cuore in pace e non ci pensiamo più. Sì, perché se anche Remigio Radolli finisce indagato, significa che in questo Paese difendersi dai banditi, se non è ancora vietato, è quanto meno fortemente sconsigliato.
    Per capirci, Remigio Radolli è quel gioielliere di Cinisello Balsamo, nel Milanese, che il 16 aprile scorso reagì a una selvaggia aggressione a scopo di rapina sparando tre colpi di pistola che ferirono (non uccisero: ferirono) uno dei malviventi.

    Forse lo ricorderete: le foto del volto devastato e sanguinante di quest’omone di 59 anni finirono sulle primepagine di tutti i giornali.
    O meglio, di tutti meno tre: il manifesto e Liberazione decisero di non dare neppure la notizia; l’Unità scelse di non pubblicare l’immagine: troppo pericolosa, parlava più di mille articoli enonera funzionale all’automatica e implicita condanna dei negozianti- pistoleri.
    E poi, i rapinatori fossero almeno stati dei ragazzotti italiani figli di buona famiglia. Macché, erano albanesi.
    E per di più clandestini. Quindi, un pezzo a pagina 14 (con rituale attacco al centrodestra «che specula sulle paure della gente») e poi via, verso nuove e più esaltanti avventure.

    Non è noto se il pubblico ministero che ha iscritto Remigio Radolli nel registro degli indagati per eccesso di legittima difesa, la dottoressa Stefania Di Tullio, sia un lettore di uno di questi tre giornali. Magari no, magari li aborrisce. Ma è certo che nella magistratura italiana, cosìcomenellasinistra,ilconcetto che una persona ha diritto di difendere se stessa, i propri cari e i propri beni fa una maledetta fatica a trovare cittadinanza.

    Nel caso in questione, il gioielliere non ha inseguito i rapinatori fuori dal negozio per sparare loro alla schiena. Non ha neppure ingaggiato con loro una sfida, risultando il più veloce (cosa che peraltro, davanti a un’arma spianata, riteniamo perfettamente lecita). No, prima di fare fuoco, si è fatto massacrare. Il giovane albanese, Blerim Mani, 25 anni, l’ha ripetutamente colpito alla testa, al voltoeal torace con la pistola che brandiva.

    «Una violenza inaudita», come hanno scritto i carabinieri nel loro rapporto, che ha lasciato tracce vistose: 18 punti di sutura, un occhio tumefatto, uno zigomo fratturato, un paio di costole incrinate. Solo dopo (dopo) aver subito tutto questo, il commerciante è riuscito a mettere le mani sulla sua calibro 22, regolarmente denunciata, e a salvarsi la pelle. Se non è legittima difesa questa! E invece no: ha ecceduto, va indagato. Perché?

    Dice: ma il povero albanese aveva una scacciacani e Radolli colleziona armi, è un esperto,doveva rendersi conto chelapistoladelbandito era finta. Certo, semplicissimo. Vi stanno rovinando di botte e voi vi concentrate sulla canna della sputafuoco: «Ma guarda te, questa non è una vera Smith &Wesson. No, no: la zigrinatura è diversa. Beh, allora...». Allora, tranquilli. E che importa se quell’«arma giocattolo», come la definisce bonariamente l’Unità, viene adoperata come un martello per spaccarvi in due la testa.
    E qual è il problema se tra un attimo chi la impugna aprirà la porta del negozio al complice che è rimasto fuori e che è ansioso di menare un po’ le mani anche lui. Surreale? Magari. E comunque, nel dubbio si indaga. Caro lei, sembra legittima difesa, ma potrebbe esservi eccesso: vai con l’avviso , vai col marchio.

    «Un atto dovuto »,si affrettano a spiegare. Come no.
    «È per tutelare il gioielliere», aggiungono. E c’è bisogno di dirlo? Del resto anche voi non vi sentireste meglio garantiti una volta che il vostro nome figurasse nel mitico registro degli indagati? Beh,sì, c’è la seccatura della vostra reputazione, però in cambio siete salvaguardati.

    Ah già e poi quella cosuccia che dovreste prendervi un avvocato.
    E pagarlo, visto che siete persone perbene. Fa niente, no? E vi disturba se nel frattempo vi impediamo di lavorare? No, perché naturalmente la gioielleria resta sotto sequestro: siete un indagato, perbacco, mica un cittadino qualsiasi. Incredibile? Purtroppo no: le cose stanno esattamente così. E questo nonostante la legge in vigore, opportunamente modificata dal Parlamento nel febbraio 2006, durante il precedente governo Berlusconi, stabilisca che non è punibile chi usa «un’arma legittimamente detenuta al fine di difendere la propria o l’altrui incolumità e i beni proprioaltrui,quandovi è pericolo di aggressione».

    A Cinisello Balsamo non c’è stato «pericolo di aggressione». C’è stata un’aggressione talmente brutale che il responsabile è accusato di tentato omicidio. E Radolli è molto semplicemente quello che stava per essere ammazzato, la parte lesa come suggeriscono i giuristi, e solo a questo titolo dovrebbe entrare nel processo. Invece è indagato. E nei tribunali ti raccontano la favola bella che non si poteva fare altrimenti, che la legge non consente altro mezzo per compiere determinati accertamenti, che loro non ne hanno colpa e che casomai si dovrebbe cambiare il Codice. Finché non trovi un magistrato che esce dal coro e, come fa Maurizio Laudi intervistato in queste pagine, spiega che non è affatto vero. Che non c’è proprio nulla da cambiare se non a testa di qualche collega. Grazie, procuratore.
    Che il re fosse nudo, la gente che usa un po’ di buon senso l’aveva sospettato, per così dire. Ora sa che non era una allucinazione.

    M. De Manzoni su www.ilgiornale.it del 04 29 09

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Eccesso di difesa?

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Allora ditelo. Spiegate a tutti che in Italia la legittima difesa non esiste, abolita d’ufficio dai magistrati.
    Così almeno sappiamo, ci mettiamo il cuore in pace e non ci pensiamo più. Sì, perché se anche Remigio Radolli finisce indagato, significa che in questo Paese difendersi dai banditi, se non è ancora vietato, è quanto meno fortemente sconsigliato.
    Per capirci, Remigio Radolli è quel gioielliere di Cinisello Balsamo, nel Milanese, che il 16 aprile scorso reagì a una selvaggia aggressione a scopo di rapina sparando tre colpi di pistola che ferirono (non uccisero: ferirono) uno dei malviventi.

    Forse lo ricorderete: le foto del volto devastato e sanguinante di quest’omone di 59 anni finirono sulle primepagine di tutti i giornali.
    O meglio, di tutti meno tre: il manifesto e Liberazione decisero di non dare neppure la notizia; l’Unità scelse di non pubblicare l’immagine: troppo pericolosa, parlava più di mille articoli enonera funzionale all’automatica e implicita condanna dei negozianti- pistoleri.
    E poi, i rapinatori fossero almeno stati dei ragazzotti italiani figli di buona famiglia. Macché, erano albanesi.
    E per di più clandestini. Quindi, un pezzo a pagina 14 (con rituale attacco al centrodestra «che specula sulle paure della gente») e poi via, verso nuove e più esaltanti avventure.

    Non è noto se il pubblico ministero che ha iscritto Remigio Radolli nel registro degli indagati per eccesso di legittima difesa, la dottoressa Stefania Di Tullio, sia un lettore di uno di questi tre giornali. Magari no, magari li aborrisce. Ma è certo che nella magistratura italiana, cosìcomenellasinistra,ilconcetto che una persona ha diritto di difendere se stessa, i propri cari e i propri beni fa una maledetta fatica a trovare cittadinanza.

    Nel caso in questione, il gioielliere non ha inseguito i rapinatori fuori dal negozio per sparare loro alla schiena. Non ha neppure ingaggiato con loro una sfida, risultando il più veloce (cosa che peraltro, davanti a un’arma spianata, riteniamo perfettamente lecita). No, prima di fare fuoco, si è fatto massacrare. Il giovane albanese, Blerim Mani, 25 anni, l’ha ripetutamente colpito alla testa, al voltoeal torace con la pistola che brandiva.

    «Una violenza inaudita», come hanno scritto i carabinieri nel loro rapporto, che ha lasciato tracce vistose: 18 punti di sutura, un occhio tumefatto, uno zigomo fratturato, un paio di costole incrinate. Solo dopo (dopo) aver subito tutto questo, il commerciante è riuscito a mettere le mani sulla sua calibro 22, regolarmente denunciata, e a salvarsi la pelle. Se non è legittima difesa questa! E invece no: ha ecceduto, va indagato. Perché?

    Dice: ma il povero albanese aveva una scacciacani e Radolli colleziona armi, è un esperto,doveva rendersi conto chelapistoladelbandito era finta. Certo, semplicissimo. Vi stanno rovinando di botte e voi vi concentrate sulla canna della sputafuoco: «Ma guarda te, questa non è una vera Smith &Wesson. No, no: la zigrinatura è diversa. Beh, allora...». Allora, tranquilli. E che importa se quell’«arma giocattolo», come la definisce bonariamente l’Unità, viene adoperata come un martello per spaccarvi in due la testa.
    E qual è il problema se tra un attimo chi la impugna aprirà la porta del negozio al complice che è rimasto fuori e che è ansioso di menare un po’ le mani anche lui. Surreale? Magari. E comunque, nel dubbio si indaga. Caro lei, sembra legittima difesa, ma potrebbe esservi eccesso: vai con l’avviso , vai col marchio.

    «Un atto dovuto »,si affrettano a spiegare. Come no.
    «È per tutelare il gioielliere», aggiungono. E c’è bisogno di dirlo? Del resto anche voi non vi sentireste meglio garantiti una volta che il vostro nome figurasse nel mitico registro degli indagati? Beh,sì, c’è la seccatura della vostra reputazione, però in cambio siete salvaguardati.

    Ah già e poi quella cosuccia che dovreste prendervi un avvocato.
    E pagarlo, visto che siete persone perbene. Fa niente, no? E vi disturba se nel frattempo vi impediamo di lavorare? No, perché naturalmente la gioielleria resta sotto sequestro: siete un indagato, perbacco, mica un cittadino qualsiasi. Incredibile? Purtroppo no: le cose stanno esattamente così. E questo nonostante la legge in vigore, opportunamente modificata dal Parlamento nel febbraio 2006, durante il precedente governo Berlusconi, stabilisca che non è punibile chi usa «un’arma legittimamente detenuta al fine di difendere la propria o l’altrui incolumità e i beni proprioaltrui,quandovi è pericolo di aggressione».

    A Cinisello Balsamo non c’è stato «pericolo di aggressione». C’è stata un’aggressione talmente brutale che il responsabile è accusato di tentato omicidio. E Radolli è molto semplicemente quello che stava per essere ammazzato, la parte lesa come suggeriscono i giuristi, e solo a questo titolo dovrebbe entrare nel processo. Invece è indagato. E nei tribunali ti raccontano la favola bella che non si poteva fare altrimenti, che la legge non consente altro mezzo per compiere determinati accertamenti, che loro non ne hanno colpa e che casomai si dovrebbe cambiare il Codice. Finché non trovi un magistrato che esce dal coro e, come fa Maurizio Laudi intervistato in queste pagine, spiega che non è affatto vero. Che non c’è proprio nulla da cambiare se non a testa di qualche collega. Grazie, procuratore.
    Che il re fosse nudo, la gente che usa un po’ di buon senso l’aveva sospettato, per così dire. Ora sa che non era una allucinazione.

    M. De Manzoni su www.ilgiornale.it del 04 29 09

    saluti
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    No, non è un atto dovuto:
    «L’iscrizione del gioielliere di Cinisello Balsamo nel registro degli indagati poteva essere evitata».
    Maurizio Laudi, Procuratore della repubblica di Asti e segretario nazionale di Magistratura indipendente, è tranchant: «Il codice non impone al Pm alcun atto».

    E allora, dottor Laudi, perché la Procura di Monza ha inviato a Remigio Radolli un avviso di garanzia per eccesso colposo di legittima difesa?
    «Perché ha dei dubbi. Perché, in qualche modo, non è del tutto convinta che le cose siano andate proprio così».

    L’iscrizione non è un fatto solo tecnico, come ripete il difensore del gioielliere?
    «Assolutamente no».

    E che cosa è?
    «Una scelta. Una scelta dell’accusa che invece potrebbe procedere in tutt’altro modo».

    Come?
    «Un attimo: non conosco il caso nei dettagli».

    In astratto?
    «Se il Pm ritiene che il rapinatore si sia solo difeso, e l’abbia fatto in modo proporzionato all’offesa, può andare in una sola direzione».

    Quale?
    «Considerare il rapinatore come un rapinatore e il gioielliere come una vittima».

    Spesso in Italia vengono indagati tutti e due: aggressore e aggredito. L’agnello, almeno all’inizio, viene trattato come il lupo.
    «È una distorsione della nostra cultura giuridica. Il Pm non ha il coraggio di compiere subito una scelta chiara e allora per paura di sbagliare, per un eccesso di cautela, mette le mani avanti e apre un’indagine anche su chi ha subito i danni».

    L’atto dovuto?
    «Si ricorre spesso a questa espressione, ma è solo un’ipocrisia: in realtà si dà all’agnello la patente del lupo. Sia pure per un periodo limitato di tempo».

    Perché?
    «Perché in realtà il Pm non vuol difendere, come spesso si dice erroneamente, la vittima, ma vuole tutelare se stesso».

    Addirittura?
    «Sì, perché il magistrato prima di compiere alcuni accertamenti irripetibili si lascia afferrare da un retropensiero: forse non è andata così. Forse, quello che mi pare evidente è incerto. Posso fare un esempio?»

    Prego.
    «Accade qualcosa di simile quando il medico individua il male, ma poi, per non sbagliare ed essere accusato in seguito di aver sottovalutato il problema, prescrive una valanga di esami inutili. O, peggio, controproducenti».

    Ma l’avviso di garanzia dovrebbe essere a tutela della vittima. O no?
    «Ma no, si ripete retoricamente da parte di molti operatori che è a tutela, in realtà precipita la vittima nel girone dei cattivi. Con ricadute processuali anche gravi».

    A cosa si riferisce?
    «Le parole di un indagato hanno molto meno valore di quelle di una vittima. E poi il rischio è quello solito italiano: si resta indagati per mesi o per anni con patemi d’animo, ansia, stress, spese e tutto il resto».

    In conclusione?
    «Se il Pm è certo, divida i ruoli da subito: anche da un punto di vista tecnico la vittima, la parte civile, potrà essere tutelata e parteciperà all’attività investigativa. Ma, in compenso, le saranno evitate altre umiliazioni dopo lo choc della rapina».

    intervista di S.Zurlo sullo stesso www.ilgiornale.it

    saluti

  3. #3
    meno male che silvio c'è!
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    Predefinito Riferimento: Eccesso di difesa?

    pm di sinistra immagino , sono senza vergogna questi personaggi

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Eccesso di difesa?

    Personalmente sono favorevole, al contrario di quello che pensano molti magistrati, alla depenalizzazione dell'eccesso di legittima difesa.Perchè non può esserci una posizione paritaria tra chi aggredisce e chi si difende.
    "REPUBLICAN IN NAME ONLY"

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Eccesso di difesa?

    Credo che il vero problema sia la "vergognosa lentezza" della giustizia italiana.
    Se un pm nota un fatto che potrebbe essere "reato" non può che aprire una inchiesta.
    Quindi comunicare agli interessati questa sua iniziativa.
    Quindi anche "uno" che spara e ferisce per legittima difesa è indagato.
    Dev'essere indagato.

    Ma per quanto tempo?

    saluti

  6. #6
    meno male che silvio c'è!
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    Predefinito Riferimento: Eccesso di difesa?

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Credo che il vero problema sia la "vergognosa lentezza" della giustizia italiana.
    Se un pm nota un fatto che potrebbe essere "reato" non può che aprire una inchiesta.
    Quindi comunicare agli interessati questa sua iniziativa.
    Quindi anche "uno" che spara e ferisce per legittima difesa è indagato.
    Dev'essere indagato.

    Ma per quanto tempo?

    saluti
    non era un atto dovuto

  7. #7
    Vi tengo d'occhio
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    Predefinito Riferimento: Eccesso di difesa?

    Eccesso di difesa? Esiste solo la LEGITTIMA DIFESA,senza se e senza ma.Grazie a queste leggi che puniscono le vittime, i carnefici si sentiranno sempre più in diritto di andare a derubare la gente che lavora. Difendersi è un dovere.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

 

 

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