«Non domandare: ‘Come mai i tempi antichi erano migliori del presente?’. Poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza». Sono i pagani ad aver connaturato un simile atteggiamento. I cristiani trovano il presente ed il futuro riposanti e sicuri quanto il passato. Essi sanno che non c’è niente di nuovo sotto il sole e ne hanno tratto un sostanziale disincanto rispetto agli entusiasmi progressisti di chi guarda all’apparenza e non al cuore. Hanno tuttavia imparato dal loro Signore a leggere i segni dei tempi, a riconoscere quando i rami del fico sono teneri e quando manca poco alla mietitura. “Segni dei tempi” non sono, per loro, soltanto gli eventuali incoraggianti indizi di positive potenzialità, più o meno forzatamente riscontrate, ma anche i sintomi allarmanti della dissoluzione della società, in favore della quale sono costituiti profeti «sia che ascolti, sia che non ascolti». Il loro atteggiamento di fronte al “nuovo che avanza” è quello dello scriba esperto che sa riconoscere nel suo tesoro le cose veramente nuove da quelle che nuove sono solo di nome. La loro lettura degli avvenimenti è, per lo più, diversa da quella di tutti gli altri uomini e per questo se ne attirano l’odio, come Giuseppe con i suoi sogni. Questi appunti, non “professionali” e presi da un laico, contano presuntuosamente di collocarsi in questo filone, più che in quello stucchevole del…“O tempora, o mores!”, che non appartiene alla cultura biblica, né a quella più autentica della Chiesa. Sperano di configurare, salvo errori ed omissioni, una forma di risposta, “leggera” quanto convinta, all’invito che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha rivolto in piazza San Pietro, nella vigilia di Pentecoste del 1998, ad aprire le porte allo Spirito Santo. Credono, infine. di poter facilmente dimostrare che di cristiano, sul finire del millennio, resta ben poco alle antiche nazioni “cristiane” e tuttavia che questo “resto” basta e avanza per portare la salvezza fino agli estremi confini della terra. Quanto ai sintomi di scristianizzazione della città, che l’eventuale volenteroso troverà sgradevolmente, non converrà “coprirli” con un probabile elenco di “cose buone”, del resto facilmente reperibili dal momento che Dio non ha cessato di operare, ma piuttosto converrà alzare gli occhi ai campi che già biondeggiano per la mietitura. Che “l’aspetto di questo mondo sia deforme” non è convizione derivante da cattiva digestione o da cattiva teologia, ma una dichiarazione solenne dei circa 2.000 vescovi cattolici, insieme alla confortante riflessione che è destinato a passare. Infine eravamo stati avvertiti: Quando vedrete succedere queste cose, sappiate che è proprio alle porte!” … Cosa si può dire di più gioioso a chi ama, pur senza averlo visto, Gesù Cristo e ora, senza vederlo, crede in lui?




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