Jesi: 13enne stuprata da tre 15enni
Arrestati dopo denuncia di un'amica
Tre quindicenni stranieri, sembra nordafricani, sono stati arrestati a Jesi con l'accusa di aver stuprato in gruppo una ragazzina di 13 anni. La polizia ha fermato i ragazzi dopo che un'amica della vittima ha raccontato a una funzionaria del commissariato jesino quanto era accaduto alla sua compagna. I tre sono stati posti in stato di arresto in comunità. La ragazza ha poi confermato agli agenti le violenze subite.
I tre giovanissimi componenti del "branco" conoscevano la tredicenne: la sera del 15 luglio scorso l' avrebbero avvicinata per poi abusare di lei nei pressi dei giardini pubblici di Jesi. La polizia non ha voluto confermare la loro nazionalità per non renderli riconoscibili. Il gip ha disposto che restino agli arresti in tre comunità di regioni diverse, perché non possano avere rapporti fra loro.
Erano già noti alla procura della Repubblica dei minori per episodi di bullismo commessi a scuola, maltrattamenti su altri compagni e intemperanze di vario genere.
Sotto choc per l'aggressione, e spaventata all'idea di doverla riferire ai genitori, la ragazzina non ha denunciato subito i suoi aggressori ma si è confidata con un'amichetta. Questa, dopo aver pensato a cosa fosse più giusto fare, ha raccontato tutto a suo padre e sua madre. Da lì è scattata la denuncia al Commissariato, formalizzata poi dai genitori della piccola vittima. Gli investigatori sono giunti rapidamente a individuare i tre violentatori, la cui posizione è ora al vaglio della magistratura minorile: sono accusati di violenza sessuale di gruppo e rischiano sino a 12 anni di carcere.
La ricostruzione
La sera di sabato 15 luglio la ragazzina e la sua amica erano andate al parco insieme, per il festival I Giardini del mondo. Lì avevano incontrato altri gruppetti di amici, e si erano separate, parlando un po' con gli uni un po' con gli altri. Verso le 23 l'agguato e la violenza, fra gli alberi del parco, con la tredicenne costretta a subire, in silenzio, le prevaricazioni del branco, cui nessun altro avrebbe assistito. Poi il tentativo di rimettersi in ordine, e il nuovo incontro con l'amica, cercando di far finta che niente fosse successo. L'amichetta però intuisce il peggio, capisce che la compagna è in stato di choc, e che ha una tremenda paura di raccontare ai genitori cosa le è capitato.
Allora è lei a confidarsi con suo padre e sua madre, i quali la mattina seguente si recano in commissariato a rendere testimonianza. La polizia informa subito i genitori della vittima, che sporgono denuncia formale. La ragazzina viene sottoposta a visite mediche che confermano la violenza subita, e comincia a collaborare con gli investigatori, forse spinta anche dalla solidarieta' e dalla determinazione dell' amica. Fornisce elementi precisi a chi deve rintracciare i tre violentatori; la macchina della giustizia si mette in moto, scattano controlli e interrogatori, e alla fine i tre sospettati finiscono agli arresti.
Per la delicatezza della vicenda, che coinvolge ragazzi giovanissimi di una piccola città dove tutti conoscono tutti, la polizia preferisce non divulgare informazioni che possano aiutare a riconoscere vittima e aggressori, ed è questo il motivo per il quale nemmeno la nazionalità di questi ultimi trova conferma ufficiale.




Rispondi Citando
STA' A VEDE' che gli danno pure la borsa di studio.....ke ka**o c'entra? se...., dico se , hanno sbagliato (lo faranno i giudici il processo,se ci sarà ) è giusto ke paghino
a parte il saluto che gradisco mi puoi spiegare che significa il tuo pensiero " sono dei proletari....poveracci "..........!!!!
l'alcol
ed il fumo ti fa male............
SHALOM.!
