La Voce della Patria
Giornale Nazionalpopolare
[/CENTER]
La redazione de “La Voce della Patria” a nome di “Insieme per una Pol sociale e nazionale” esprime il suo cordoglio per la prematura scomparsa del camerata forumista “W Leon” e si stringe attorno alla sua famiglia e ai fratelli di lotta a lui più vicini.
W Leon per mille anni!
È morto il camerata Fabio Marchetti
di Giò91
È morto pochi giorni fa il camerata della Fiamma Tricolore di Roma Fabio Marchetti, noto sul forum col nickname “Wleon”, a suo tempo candidato-congressista per la Destra Radical-sociale.
La triste notizia l’ha dovuta dare, ahinoi, Nolan, che ha avvisato tutti noi della grande perdita sul forum Destra Radicale.
Tutta (dal primo all’ultimo iscritto) Insieme per una POL Sociale e Nazionale e “La Voce della Patria”, rispettivamente spazio e giornale virtuale della destra radical-sociale e nazionalpopolare, esprimono le loro sentite condoglianze alla famiglia del camerata Fabio Marchetti.
Chi ha potuto conoscerlo nella vita reale testimonia che Fabio era veramente una brava persona e un ottimo camerata. Chi ha avuto modo di conoscerlo sul forum di POL lo ricorderà sicuramente come un ottimo forumista e camerata, orgoglioso delle proprie idee che ha sempre difeso in ogni discussione sul forum, ma, ed è ciò che conta, come testimoniano i suoi camerati del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, soprattutto nella vita reale, con la sua militanza.
Ciao Fabio, ciao Wleon.
Sarai sempre nei cuori dei tuoi camerati e nel cuore di tutti noi qua, per quel che può contare, su POL.
Camerata Marchetti…PRESENTE!
“Esplode” il centro-sinistra.
Il governo va avanti con le riforme.
di Giò91
Le trattative sembravano giunte al termine. L’accordo fra il portavoce del centro-sinistra, Estewald, il premier Liberal_ e il Ministro Giò91 era pronto.
A quel punto però è arrivata la “sorpresa”: la coalizione di centro-sinistra ha sfiduciato Estewald, reo di non aver trattato affinché il governo tecnico fra centro-destra e destra radicale rinunciasse al progetto di legge col doppio turno congressuale.
A quel punto, Estewald non ha dovuto fare altro che una cosa: dare la proprie dimissioni.
Questo ha cambiato molte cose. Le trattative fatte fino a quel momento andavano, di fatto, in frantumi.
I lavori della Commissione Riforme venivano bloccati, il governo aspettava un parere definitivo della sinistra sulla proposta fatta con Estewald, con l’incubo del ritorno della linea “dura” voluta nei mesi scorsi da Danny78.
A sostegno di Estewald è però intervenuto Seurosia, che ha appoggiato e apprezzato il lavoro svolto dall’ex portavoce della sinistra.
Dopo una richiesta di chiarimenti da parte del Ministro Giò91 a nome del governo e del suo partito, Enrico1987, leader della NFD, ha invece espresso rammarico per la decisione presa da Estewald, giudicando in modo positivo il compromesso raggiunto, promettendo che entro il 10 Agosto la NFD si sarebbe espressa sulla questione che tormenta la sinistra da tempo.
Danny78, smentita la linea del muro contro muro portata da lui, ha rassegnato le dimissioni, in seguito, da congressista e dal PDS.
Il governo, da parte sua, ha preferito rimandare la decisione sulla legge elettorale a Settembre, in attesa di un chiarimento definitivo all’interno del centro-sinistra.
Intanto, il divorzio fra il NFM, che continua a dibattere con il PDUM sul tipo di monarchia che dovrebbero sostenere le associazioni monarchiche, e i Conservatori si consolida.
Il Falco Conservatore, giornale fondato da Rex Regum (NFM), passa nelle mani di Templares, leader della Destra Conservatrice.
Il MCC si scioglie definitivamente per bocca del suo fondatore Celtic. Templares però ha dichiarato che in futuro si impegnerà per rifondare completamente il disciolto movimento.
In attesa di una presa di posizione dei, pochi, iscritti al MCC, Celtic ha deciso di aderire ad Insieme per una POL Sociale e Nazionale, assieme a Legionario Nero.
Il numero di iscritti di IPSN, nel frattempo, continua ad aumentare: ora il partito è arrivato a “quota” 45.
Intervista a Cristiano72
"Candidato alle prossime elezioni? Sto ancora riflettendo"
1)Presidente [della Corte Suprema, ndr], lei guida la Corte Suprema da più di cinque mesi. Come giudica l’operato della Corte svolto finora?
La Corte Suprema nei suoi primi mesi di attività si è impegnata soprattutto nell'individuare una prassi operativa che possa essere di giovamento anche ai futuri consessi.
Era infatti la prima volta nella storia di Pol che una Corte Suprema si insediava, dopo un tentativo fallito di più di un anno fa.
Ci siamo innanzitutto trovati di fronte al nostro primo processo penale occupandoci di istituire nella prassi una procedura che tenesse conto delle garanzie previste dalla Costituzione per l'accusato, e riteniamo di aver fatto un buon lavoro in questo senso che costituirà un modello per il futuro.
Abbiamo poi affrontato un importante procedimento di legittimità costituzionale relativo ai poteri di rinvio delle mozioni del Presidente di Pol. In questo caso piuttosto che procedere ad una sentenza affrettata abbiamo preferito procedere a una ricognizione di alcune tematiche strettamente connesse, quali il ruolo giuridico della mozione, la posizione del Regolamento della gerarchia delle fonti, e la legittimità costituzionale del regolamento stesso.
Ne è venuta fuori una sentenza complessa e articolata ma sicuramente importante, che verrà pubblicata tra pochi giorni, non appena uno dei membri tornerà dalle meritate vacanze.
Da qui alla fine del mandato la Corte si dovrà poi occupare di un altro paio di processi penali, la presenza di una procedura già definita sono certo ne assicurerà uno svolgimento entro i termini di scadenza del nostro consesso.
2)Presidente, in IPSN molti ribadiscono che vogliono candidarla ancora una volta alla Presidenza di POL. Lei se la sente di accettare oppure è ancora indeciso se accettare o meno la richiesta dei molti militanti ed esponenti di IPSN?
Sto ancora riflettendo intorno all'ipotesi, poichè accettare significherebbe troncare prematuramente l'incarico che sto attualmente svolgendo.
3)Come giudica l’attuale governo?
Preferisco non esprimere un giudizio di merito finchè svolgo questo ruolo, posso però dare una valutazione più che positiva della legge di riforma della Corte che è stata approvata e che ne garantisce una maggiore operatività.
4)La discussione sulla legge elettorale continua. Dopo un primo “muro contro muro” la situazione sembra che si sia calmata. Cosa ne pensa del pdl Giò91-Liberal_?
Penso che sia stato raggiunto un ottimo punto di mediazione tra le legittime aspirazioni delle due parti. Lo sbarramento al 40% per il primo turno rende le elezioni aperte a qualsiasi risultato e questo è sicuramente un fatto positivo per il gioco.
5)Parliamo di politica “reale”: IPNS, tramite Giò91 e Italianuova2, ha presentato una mozione che condanna fortemente l’attacco al Libano, mentre Progetto Liberale ne ha presentata una a sostegno di Israele. Secondo lei, la sinistra si schiererà con la mozione Giò91-Italianuova2 o con quella di PL?
Immagino ne farà una terza
Detto ciò, cosa ne pensa della questione israelo-palestinese?
Personalmente, mi sento molto vicino alla lotta palestinese. Credo in generale che l'innesto dello stato Israeliano in area medio-orientale sia stato parte di un criminale disegno di destabilizzazione dell'area mediterranea, ovviamente riuscito come la storia degli ultimi 60 anni ci dice.
6)Cristiano, lei è il coordinatore del primo partito di POL. Partito che, però, è stato messo più volte in discussione per via delle sue radici “fasciste”. Cosa ne pensa di questi tentativi di estromettere IPSN dal gioco, fatti soprattutto dal PQM?
Ricordo che all'università, ogni qualvolta la sinistra si trovava in difficoltà in un'assemblea pubblica qualcuno si alzava in piedi e proponeva una fantomatica "mozione antifascista" per togliersi d'impaccio. Questi fatti mi ricordano molto quei giorni.
7)Questi, al momento fallimentari, tentativi di far cacciare IPSN dal gioco sono stati fatti in nome del rispetto della democrazia. È un discorso complesso, ma lei che concezione ha della democrazia? Solitamente nell’area di destra radical-sociale si distingue sempre fra “democrazia liberale” e “democrazia organica”…
E' appunto un discorso complesso. Richiamo i più volonterosi alla lettura del testamento spirituale di Robert Brasillach, lettera a un soldato della classe '40.
Qui potete trovarne un interessante estratto
http://www.politicaonline.net/forum/...02&postcount=1
8)“La Voce della Patria” s’è occupata della figura di Adriano Romualdi e del suo “nazionalismo europeo”. Romualdi ha spesso criticato l’eccessivo “pseudo-patriottismo” di bassa lega presente nel M.S.I., partito di cui, tra l’altro, lei stesso ha fatto parte. Pensa che sia impossibile poter essere europeisti ma, allo stesso tempo, nazionalisti (italiani)?
Io mi sento insieme nazionalista italiano, nazionalista europeo, e fiero delle mie radici umbre e latine. Non credo si tratti di principi in contraddizione tra loro, anzi di diversi tasselli che vanno a comporre il puzzle della nostra weltanschauung.
Di Romualdi, che è stato e rimane, dopo Evola, l'intellettuale più lucido della Destra Radicale italiana del dopoguerra, non amo semmai alcune tentazioni nordicistiche mutuate dal pensiero evoliano. Ma vedeva giustissimo nell'individuare come castrante un patriottismo privo di respiro autenticamente europeo, così come sarebbe specularmente errato un europeismo che tenti di annullare le differenze.
Queste due tendenze, sono purtroppo entrambe presenti nel nostro ambiente, e tornano ciclicamente alla luce. La soluzione è ovviamente un equilibrato richiamo alle grandi e piccole identità, che sono entrambe componenti imprescindibili dei sogni di libertà e autodeterminazione che da 60 anni andiamo rincorrendo.
Attualità: la Destra Radicale, Alleanza Nazionale e il futuro dell'area
I rapporti fra Alleanza Nazionale e la Destra Radicale
di Giò91
Il rapporto fra le due parti è sempre stato complesso e difficile da ben definire.
Da un punto di vista prettamente ideologico, possiamo dire che la destra radicale c’è sempre stata anche all’interno di Alleanza Nazionale durante i suoi, finora, 11 anni di vita, non tanto perché, al suo interno, aderirono molti ex rautiani (che non seguirono il loro leader nell’avventura della Fiamma Tricolore, intesa come rifondazione missina e fascista) come Giovanni Alemanno o, al di là della vecchia corrente missina rautiana, uno come Francesco Storace con un passato di “duro e puro” del M.S.I. di Roma o il famoso “Er Pecora”, ossia Teodoro Buontempo, famoso attivista missino della sezione di Sommacampagna a Roma, ma perché all’interno di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani, soprattutto a livello locale, pur essendo ideologicamente e politicamente molto vicini a quelle persone che oggi militano in partiti come la Fiamma Tricolore o Forza Nuova, militano validi camerati che usano il partito sorto come evoluzione del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale per diffondere le proprie idee e battaglie politiche dandone più risalto dato che, in molti parti d’Italia, i partiti dell’area nazionalpopolare sono praticamente inesistenti (infatti non è un caso se alle elezioni politiche a Roma la somma di Alternativa Sociale e Fiamma Tricolore supera il 2%, mentre a Milano si arranca intorno all’1% o poco più). Insomma, dobbiamo fare una distinzione fra quel che è la Destra Radicale come vasta corrente di pensiero e quello che è la Destra Radicale come insieme di partiti e sigle.
Possiamo dire invece, tranquillamente, che i partiti che esplicitamente si richiamano alla Destra Radicale (e possiamo elencarli brevemente: il Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, Forza Nuova, il Fronte Nazionale Sociale, Azione Sociale con Alessandra Mussolini e il Movimento Idea Sociale-Lista Rauti) non hanno buoni rapporti con Alleanza Nazionale, ad eccezione del M.I.S. di Rauti che, fra quelli che abbiamo elencato, è quello che è meno “duro” nei confronti del partito di cui Gianfranco Fini è il Presidente.
Molti tendono a iniziare, per parlare delle diatribe fra Alleanza Nazionale e i partiti della Destra Radicale, dal 1995, dalla svolta di Fiuggi.
Secondo me, al contrario, le diatribe risalgono a prima.
Le radici della rivalità (che personalmente ritengo piuttosto sterile e improduttiva per entrambe le parti in causa) attuale fra A.N. e D.R. risalgono agli anni di piombo, ai famigerati anni ’70, quando spesso le diatribe politiche fra i militanti dei partiti e delle organizzazioni extraparlamentari di sinistra e i sostenitori del M.S.I. o degli altri gruppi anti-sistema nazionalpopolari si risolvevano con la violenza.
Durante gli anni ’70, come sapranno molti sostenitori di I.P.S.N. e molti lettori del nostro giornale, all’interno della cosiddetta “estrema destra” (che, come molti nostri elettori ritengono, forse non è il termine più adatto per descrivere l’intera area nazional-rivoluzionaria) ci fu una sorta di spaccatura fra chi, deluso dalla linea almirantiana, preferì la lotta senza quartiere all’estremismo comunista e al sistema fondato sul pentapartito e sul compromesso storico D.C.-P.C.I. tramite dei gruppi extraparlamentari piuttosto estremisti (per noi sostenere “idee” estreme non è di certo un male, anzi) e rivoluzionari, alcuni dei quali, addirittura, per vendicare le vittime della violenza rossa, ricorsero alla lotta armata, e coloro che, invece, pur mantenendo una certa intransigenza nei propri valori ed ideali e un’avversione verso il sistema e l’estremismo di sinistra, preferivano continuare a fare politica nel Movimento Sociale nonostante la linea di Almirante fosse, effettivamente, in certi casi compiacente verso lo Stato.
Il simbolo di questa spaccatura dell’epoca credo che possano essere due persone che oggi sono noti esponenti della Destra Sociale di A.N.: Gianni Alemanno, che preferì rimanere nel M.S.I. fra i rautiani, e Marcello De Angelis, fratello del defunto Nanni (Onore a lui!), che invece contribuì a fondare Terza Posizione.
Nonostante il forte cameratismo che legava, molto spesso, i militanti dell’una (M.S.I./F.d.G.) e dell’altra parte (prima del ’70 Avanguardia Nazionale, dopo il ’70 Terza Posizione, i N.A.R., ecc.), da un punto di vista politico c’erano più o meno le stesse accuse: i primi davano dei settari ai secondi, i secondi rimproveravano ai primi di essere troppo compiacenti verso il sistema. La differenza sostanziale con oggi è che, a mio parere, c’era un clima politico più esasperato all’epoca e quindi c’era maggior ideologizzazione e indottrinamento nei movimenti.
Al giorno d’oggi uno scontro simile, ma non uguale ci tengo a precisare, avviene fra i militanti, e in modo molto più aspro fra i dirigenti, di A.N. (che potremmo paragonare all’allora M.S.I. di Almirante) e dei partiti di Destra Radicale (che potremmo paragonare ai gruppi extraparlamentari di destra di allora, anche se nei partiti della D.R. c’è meno furore rivoluzionario).
Dopo questa premessa possiamo elencare i fatti che hanno portato ad una rivalità che esiste tuttora.
Nel 1995 Gianfranco Fini decise di cambiare denominazione al Movimento Sociale Italiano definitivamente. In nome dell’alleanza nazionale fra le forze sane della nazione uscite indenni da Tangentopoli auspicata da Fisichella pochi anni prima, Fini, forte del suo esser stato il delfino di Giorgio Almirante, annuncia la “democraticizzazione” del M.S.I. e la sua trasformazione in Alleanza Nazionale.
Nonostante qualche resistenza da parte di alcuni, lo seguirono Buontempo, Tremaglia, Storace e Alemanno. A loro si associarono anche Gasparri, La Russa, Tatarella e Urso.
Donna Assunta Almirante non s’oppose alla svolta.
Chi invece si oppose fortemente alla svolta fu Pino Rauti che di fronte ad una, a suo avviso, deriva liberista del partito, decise di fare una “rifondazione” missina fondando il Movimento Sociale-Fiamma Tricolore che dichiarò unico continuatore dell’esperienza missina.
Rauti riuscì a raccogliere il dissenso di una parte della base missina, conquistando poco più del 5% dei delegati al congresso del M.S.I. a Fiuggi e portando con sé personalità del calibro di Staiti di Cuddia, noto esponente del Movimento Sociale Italiano di Milano e ora “cane sciolto” nella destra radicale, e Giorgio Pisanò, altro esponente missino che giudicò Fini come un traditore.
Al gruppo della Fiamma Tricolore si unì Alessandra Mussolini, la quale, però, dopo poco tempo lascerà il partito di Rauti e tornerà in Alleanza Nazionale.
Avvenne la frattura. Al gruppo di Rauti si unì gran parte della galassia che, allora era al caso di dire, si collocava alla “destra” del M.S.I.
Entrarono dentro skin-heads, ex extraparlamentari di destra, militanti delle comunità estranee ai partiti, ma anche gran parte degli esponenti del nostalgismo e del reducismo fine a se stesso e quest’ultimo fatto fu, a mio parere, ciò che frenò lo sviluppo di una forte e concreta alternativa alla destra di A.N. e di Fini.
Mentre Alleanza Nazionale proseguiva il suo percorso, non senza problemi (infatti dopo l’iniziale “boom” del 1996 col 15,7% alle elezioni politiche, il partito alle elezioni Europee del 1999, a soli tre anni di distanza dalle Politiche ’96, crollò al 10,3%), la Fiamma Tricolore, pur ottenendo risultati abbastanza soddisfacenti (fu decisiva in molti collegi del Centro e del Sud Italia per la sconfitta del Polo per le Libertà, di cui A.N. faceva e fa parte, alle elezioni del 1996 che videro la vittoria del centro-sinistra) e di rilievo (alle elezioni europee del 1999 ottenne infatti l’1,6% incrementando i propri consensi rispetto al 1996 ed eleggendo l’On. Bigliardo, che qualche anno dopo passerà in Alleanza Nazionale, a Strasburgo), incominciò a “perdere” pezzi.
Infatti, la perdita maggiore fu quella di Adriano Tilgher, esponente dell’ala più laica, rivoluzionaria e di “sinistra” della Fiamma rautiana, che fondò, in aperta polemica con Rauti, il Fronte Nazionale Sociale.
Inoltre, sorsero varie sigle che si distinsero dalla Fiamma come linea politica. Portiamo l’esempio della nota “Base Autonoma” o anche dell’ex Terza Posizione di Roberto Fiore e Massimo Morsello, che poi fondarono il movimento tradizionalista fascista e cattolico “Forza Nuova”.
Incominciò, in questo modo, una progressiva frammentazione dell’area “alla destra di A.N.”
All’elezioni regionali del 2000 la Fiamma non ottenne grandi risultati e incise abbastanza dove si presentò apparentata col centro-destra, come in Abruzzo, dove vinse l’ex missino e aenniano Pace. In alcune zone Fiamma e Fronte Nazionale Sociale si presentarono insieme, come in Calabria, e in Basilicata esordì Forza Nuova.
Alle successive elezioni politiche del 2001, la Fiamma Tricolore, tra mille problematiche e polemiche fra Rauti e i dissidenti, fece alcuni accordi col Polo al maggioritario, candidando sotto il segno della Casa delle Libertà un esponente della Fiamma gradito al centro-destra, l’ex Senatore Caruso.
Al proporzionale però l’autonomia della Fiamma fu totale, anche se si presentò non in tutte le zone d’Italia, e ottenne lo 0,4%.
Il Fronte Nazionale Sociale ottenne quasi lo 0,2% e Forza Nuova prese circa lo 0,1%.
Con la vittoria del centro-destra e la conferma di Alleanza Nazionale come partito di governo, fondamentale per le sorti della coalizione, la Fiamma andò verso un avvicinamento al Polo tanto da appoggiare Totò Cuffaro alle elezioni regionali siciliane del 2001.
Anche alle successive elezioni amministrative la Fiamma fece accordi col centro-destra.
La Fiamma per rinnovarsi, nonostante i rapporti sempre tesi con Alleanza Nazionale, elesse Romagnoli come segretario nazionale e Rauti come Presidente del partito.
La rivalità con A.N. comunque non diminuì, soprattutto a livello nazionale, tant’è che Rauti, in occasione del congresso che elesse Romagnoli, attaccò Alleanza Nazionale dicendo che fra le forze di centro-destra era quella più ostile al suo partito.
Anche Romagnoli dopo la sua elezione a segretario della Fiamma alla domanda “Preferisce Storace o Fini?” optò per un sostanziale “nessuno dei due perché sono la stessa cosa”.
Lo stesso valeva per Forza Nuova e Fronte Nazionale Sociale, che a sua volta avevano intrapreso la “corsa” al recupero dei fuoriusciti dalla Fiamma Tricolore.
Infine, arrivò il Settembre del 2003: qualche mese dopo una sonora sconfitta per il governo di centro-destra in occasione delle Amministrative di Maggio, che videro la sconfitta totale di Alleanza Nazionale alle elezioni provinciali di Roma (dove a perdere fu proprio il “destrosociale” Silvano Moffa, che non aveva l’appoggio dell’estrema destra), Gianfranco Fini fa delle dichiarazioni che creano grande confusione all’interno di Alleanza Nazionale e dei suoi elettori.
Fini si esprime in modo favorevole alla concessione del diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati regolari, proprio lui che aveva varato una legge sull’immigrazione con Bossi fatta in nome della severità e della rigidità verso la gestione del fenomeno.
A sfruttare questa “sparata” di Fini, secondo i sondaggi di quei mesi, furono la Lega Nord e, in misura minore, la Fiamma Tricolore che, da parte sua, disse che le posizioni di Fini non la stupivano.
Lo stesso affermò Forza Nuova che s’oppose in modo chiaro e netto alla proposta.
A qualche mese da questa sparata, Fini durante il suo viaggio a Gerusalemme afferma, per ingraziarsi il premier israeliano Sharon e la diplomazia occidentale, che il Fascismo delle leggi razziali rappresenta il “male assoluto” ed esprime condanna per le idee che portò avanti la Repubblica Sociale Italiana.
Quelle dichiarazioni irritarono parecchio la base di A.N. e alcuni dei suoi dirigenti: Alemanno e Storace in primis.
Tremaglia, reduce dell’esperienza fascista repubblicana di Salò, e la Mussolini, nipote del Duce, furono fra i più amareggiati per le dichiarazioni di Fini.
In Alleanza Nazionale si sentiva odore di scissione e, dopo il convegno dell’Hilton a Roma del gruppo di Storace, la Destra Sociale si affermò come corrente d’opposizione interna al partito.
Chi voleva sfruttare questo grande malumore interno ad A.N.? Ovviamente i partiti della Destra Radicale. Infatti, Fiamma Tricolore, Forza Nuova e Fronte Nazionale Sociale incominciarono a contattarsi sempre di più in quei giorni per tentare di unire le forze della destra non conforme in modo da poter creare un blocco “alla destra” di A.N.
In contemporanea con la sua esclusione dalle liste di A.N. per le elezioni europee del 2004 che si sarebbero tenute in Giugno, Alessandra Mussolini abbandonò Alleanza Nazionale e decise di fondare “Libertà d’Azione”, un movimento femminista “di destra”.
L.d.A. si unì a Fiamma, F.N. e F.N.S. e costituirono insieme il cartello elettorale “Alternativa Sociale”.
Questo cartello dopo pochi mesi vacillò. All’interno della Fiamma Tricolore, Pino Rauti si rivoltò contro la decisione del segretario Romagnoli di aderire al cartello elettorale della Mussolini dicendo che non aveva senso avere a che fare con una (riferendosi ad Alessandra Mussolini) che già in passato era entrata nella Destra Radicale per poi tornare in Alleanza Nazionale, con posizioni simil-femministe.
Questo portò ad una serie di reciproche delegittimazioni fra Rauti e Romagnoli. Il primo, allora, decise di non riconoscere più l’autorità del secondo e fondò il Movimento Idea Sociale in aperta polemica con la Fiamma romagnolesca.
Nel frattempo, la Fiamma Tricolore di Romagnoli aveva fatto con la Casa delle Libertà degli accordi per le elezioni amministrative del 2004, che si sarebbero tenute insieme alle elezioni europee. Alessandra Mussolini pretese che questi accordi si rompessero. Romagnoli non ascoltò la Mussolini e ciò portò alla defezione della Fiamma da A.S.
Le elezioni europee 2004 videro i seguenti risultati: Alleanza Nazionale 11,5% (con un grande successo dei candidati della Destra Sociale di Alemanno e Storace), Alternativa Sociale con Alessandra Mussolini (Forza Nuova, Fronte Nazionale Sociale e Libertà d’Azione) 1,2%, Movimento Sociale-Fiamma Tricolore 0,7% e Movimento Idea Sociale-Con Rauti 0,1%.
La Destra Radicale non sfondò come i sondaggi dicevano e Alleanza Nazionale confermò sostanzialmente i suoi voti.
Lo scontro fra le due parti continuò in occasione delle elezioni regionali 2005.
La sfida è tutta fra la Casa delle Libertà, con in testa Alleanza Nazionale, e Alternativa Sociale, questa volta apparentata con la Fiamma Tricolore di Romagnoli, che si proponeva come forza di destra “anti-sistema” e come terzo polo.
Soprattutto nel Lazio lo scontro fu durissimo: lì si fronteggiarono tre candidati, cioè Francesco Storace, allora leader della Destra Sociale di A.N. nel Lazio, candidato della Casa delle Libertà, Piero Marrazzo, candidato da tutto il centro-sinistra, inclusa Rifondazione Comunista e i Consumatori, e Alessandra Mussolini, candidata di Alternativa Sociale.
La campagna elettorale nel Lazio fu molto tesa.
Lo scontro fra Alessandra Mussolini e Francesco Storace fu molto pesante, senza esclusioni di colpi.
Venne poi fuori lo scandalo delle firme false: esponenti della sinistra avevano autenticato delle firme false fatte dal cartello elettorale di Alessandra Mussolini per presentarsi nel Lazio.
Stessa cosa successe in Lombardia e in altre parti d’Italia.
Lo scandalo si allargò e venne fuori che per scoprire questo, gli uomini di Storace avevano consultato i dati custoditi nei computer degli uffici del Comune di Roma, senza alcun permesso.
Da una parte c’erano “er epurator” Francesco Storace e Pino Rauti, che decise di appoggiare Storace in funzione anti-sinistra e anti-Alessandra Mussolini, mentre dall’altra c’era Alessandra Mussolini insieme al trio Romagnoli-Fiore-Tilgher.
A questo si aggiunse un altro fatto: le OSA e Casa Pound, elementi di spicco all’interno della destra non conforme romana e di sicuro la parte più dinamica dell’intera destra radicale, decisero di candidare un loro esponente, Gerli, nella Lista Storace, cioè una lista civica fatta per portare voti al leader della Destra Sociale del Lazio, creando non poche polemiche fra i militanti dell’area.
Dopo la pesante sconfitta sia per la Casa delle Libertà che per Alternativa Sociale (che fallì completamente), lo scontro si attenuò.
Proprio perché, un anno dopo, si sarebbero tenute le elezioni politiche del 2006…
All’interno di Alleanza Nazionale si scatenò l’ennesima lotta fra le correnti interne. In particolare fra i finiani e gli alemanniani. Il motivo? Il referendum sulla fecondazione assistita. Alemanno e la stragrande maggioranza del partito erano schierati per il non voto, fatto apposta per far fallire il referendum promosso dall’estrema sinistra e dai radicali.
Fini invece era a favore del Sì.
All’assemblea nazionale del partito, successiva alla sconfitta del fronte referendario per il Sì, di cui anche Fini faceva parte, lo scontro fra la Destra Sociale di Alemanno e i finiani fu durissimo. La scissione si evitò solo grazie al fatto che Fini decise di fare qualche concessione alle richieste dell’opposizione interna.
La Destra Radicale commentò col dire che, come al solito, era finito tutto a tarallucci e vino. Mesi più tardi, incominciarono le trattative fra Alternativa Sociale e la Casa delle Libertà per un accordo alle elezioni politiche 2006. Stessa cosa riguardò la Fiamma Tricolore di Romagnoli.
Entrambi i partiti riuscirono, dopo mesi e mesi di trattative, a stringere un accordo separato con il centro-destra. Sorse un grande ostacolo però, proprio quando gli accordi s’erano conclusi: la polemica sugli “impresentabili”.
Molti sollevarono forti polemiche sul fatto che Alternativa Sociale era composta oltre che dal partitino della Mussolini, anche da Forza Nuova e dal Fronte Nazionale Sociale.
Anche per la Fiamma Tricolore si alzò un polverone: Romagnoli infatti, per le sue affermazioni sull’Olocausto, nelle quali affermò esplicitamente che non aveva elementi sufficienti per dire se le camere a gas fossero esistite o meno, fu accusato di anti-semitismo.
Gli accordi si fecero lo stesso, ma sia A.S. che Fiamma dovettero escludere coloro che, ingiustamente, furono tacciati di “impresentabilità”. Fra coloro che alimentarono questa campagna ci furono, paradossalmente, elementi interni alla stessa Casa delle Libertà: Gianfranco Fini, Francesco Storace, Pierferdinando Casini e Marco Follini. Alemanno e Buontempo preferirono mantenere un profilo più basso senza polemizzare sulle scelte del partito della Mussolini o sulla Fiamma.
Insomma, ci fu una riedizione delle vecchie polemiche fra Destra Radicale e Alleanza Nazionale.
Il fatto che di lì a pochi mesi si sarebbe andati alle urne placò qualsiasi tipo di polemica fra le due parti, senza però risolvere i motivi dei continui attacchi del passato.
Un gesto distensivo venne proprio dal segretario della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli che dichiarò in quei mesi che non avrebbe avuto problemi a stringere la mano a Gianfranco Fini, forse più per una questione di cortesia che per una affinità politica e ideologica.
La Fiamma Tricolore decise di accordarsi con le OSA e Casa Pound a Roma, mentre Alternativa Sociale schierò Guaglianone in Lombardia per ottenere i voti del suo gruppo e Caratossidis in molte circoscrizioni per prendere i voti dell’elettorato più intransigente della destra.
Alleanza Nazionale mantenne intatti i suoi consensi, con una leggera crescita (12,3%) mentre i risultati dei partiti dell’area nazionalpopolare furono assai modesti e fortemente al di sotto delle aspettative (0,7% per Alternativa Sociale e 0,6% per la Fiamma Tricolore) anche se al Senato in alcune regioni, i voti di A.S. e del M.S.-F.T. risultarono decisivi per la vittoria della Casa delle Libertà in quelle circoscrizioni. Ciò contribuì al sostanziale “pareggio” in termini di seggi al Senato, che tuttora crea problemi all’attuale, risicatissima, soprattutto da un punto di vista dei consensi, maggioranza di centro-sinistra.
Ora tutto è fermo. Le OSA e Casa Pound tentano di rinnovare la Fiamma Tricolore, il segretario fiammista Romagnoli punta alla riconferma al prossimo congresso dicendo che vuole costruire l’alternativa di destra ad Alleanza Nazionale anche collaborando con altre forze elettorali (ogni riferimento a Forza Nuova non credo che sia casuale), Forza Nuova tenta di riorganizzarsi tornando alla sua vocazione “movimentista” pur mantenendo intatti i suoi legami col Fronte Nazionale Sociale (ormai con sempre meno consensi) e con, nonostante i rapporti si siano incrinati, Azione Sociale con Alessandra Mussolini, che ha così cambiato la denominazione del suo piccolo partito.
All’interno di Alleanza Nazionale, Fini vuole far svoltare al centro il partito, proponendo l’ingresso del partito nel P.P.E. e facendo come proprio cavallo di battaglia la richiesta di concessione del diritto di voto agli immigrati regolari.
Allo stesso tempo però, Alemanno e la ormai disciolta, come tutte le correnti, Destra Sociale (con la sua funzione di opposizione interna) è riuscito ad ottenere ampie concessioni da Fini, che ha momentaneamente messo da parte il partito unico, ha accettato di far inserire l’Economia Sociale di Mercato come linea che A.N. deve tenere in politica economica ed ha deciso di non cambiare il simbolo del partito.
La domanda ora che molti si fanno è: ma è meglio militare e sostenere i partiti della Destra Radicale, nonostante i loro risultati pessimi (alle Amministrative di Maggio 2006 c’è stato un ulteriore crollo) dal punto di vista elettorale, oppure cercare di sfruttare lo spazio che concede Alleanza Nazionale, a livello locale in particolare, per portare avanti battaglie politiche che stanno a cuore all’area, come il Mutuo Sociale?
Perché ho scelto Alleanza Nazionale
di Avanguardista
In questi ultimi mesi ho affrontato un percorso politico che nell’ambiente “d’area” solitamente viene vissuto in maniera opposta. E’ molto frequente, infatti, conoscere persone dell’ambiente di destra radicale che sono passate prima da An e poi, dopo determinate scelte della dirigenza (Fiuggi nel 95 e non ultima la scelta di Fini di compiere il famoso viaggio in Israele), ne sono uscite approdando o alla cosiddetta “metapolitica” (tramite associazioni e comunità militanti slegate dai partiti) o ai partiti/movimenti nazionalpopolari.
Il mio percorso invece è stato proprio l’inverso, avvicinatomi in giovane età all’ambiente di Destra Radicale e alla simpatia verso i partiti che lo compongono (Fiamma Tricolore, Forza Nuova e Fronte sociale Nazionale), soprattutto attratto dai simboli e dall’orgoglio di un glorioso passato e dal sentimento di ribellione che affascina la stragrande maggioranza dei giovanissimi che si avvicinano alla politica, me ne sono allontanato successivamente per svariati motivi.
Innanzitutto per un motivo prettamente territoriale, sul mio territorio i suddetti movimenti sono praticamente inesistenti (non penso di dire un’eresia se sottolineo il fatto che questi partiti non possono sfoggiare una presenza capillare sul territorio italiano), e in secondo luogo per motivi di non condivisione delle modalità con cui questi movimenti/partiti affrontano la politica italiana e la società: mancanza di aderenza alla realtà in primo luogo, non è concepibile pensare di andare a chiedere il voto agli italiani per poi fare una politica su temi astratti e poco concreti e recitare il ruolo di sparuta avanguardia (senza seguito) o di eterni sconfitti traditi da tutto e da tutti (quando la sconfitta dei fascismi risale a 60 anni fa) e soprattutto non è concepibile basare tutta la propria politica sulla polemica con An (come l’area ha fatto nei suoi 10 anni di vita) quando poi non costruisci un’alternativa politica credibile che possa coinvolgere quella grossa fetta di popolazione che ha “voglia di Destra”, voglia di identità e di senso di appartenenza.
Per questo mi sono presto allontanato dalle chimere del “nè destra nè sinistra” o del “no agli opposti estremismi” oppure ancora del rifiuto sistematico del termine Destra che porta alcuni camerati a fantasticare di improbabili fronti comuni antimondialisti con una parte della sinistra radicale: sono ragionamenti, che a mio parere, portano solo ad isolarsi dal popolo…..perchè anziché capire in che direzione va il sentimento della gente comune (come ha saputo fare il fascismo) si va nella direzione opposta…si cerca lo scontro con un popolo che addirittura arriva nella mente di molti camerati ad essere odiato perché borghese, perché consumista, perché non combattivo…come se le colpe di tutto ciò siano da addossare al padre di famiglia che si fa un mazzo tanto per portare a casa la pagnotta.
E’ una scelta legittima quella di isolarsi e di autoghettizzarsi….ma è in piena contraddizione con il voler presentarsi poi alle urne con una lista e un simbolo di partito.
Questo motivo principale, insieme alla convinzione che i simboli di un periodo storico concluso e l’esibizione di un’ortodossia fascista in un’era che è, a tutti gli effetti, post-ideologica siano incompatibili con la volontà di incidere sulla società italiana, mi ha portato alla scelta di entrare in Alleanza Nazionale e in Azione Giovani.
An è un partito che ha dei difetti, e io stesso non stimo particolarmente Gianfranco Fini e la sua linea politica, ma soprattutto con la nuova svolta sancita dall’ultimo documento del presidente il partito si ripropone come un grosso contenitore in cui vincerà e riuscirà a spostare il partito sulle sue posizioni (nel nostro caso le posizioni di una destra sociale interclassista e identitaria) chi sarà più bravo ed abile nel conquistarsi spazi sul territorio. Questa è la nuova sfida, quella di far passare qualcosa di identitario e sociale nell’unico contenitore di Destra che ci può permettere di arrivare ad una larga fetta del popolo italiano. E’ ora di abbandonare le velleità pseudorivoluzionarie, le lotte contro i mulini a vento, la retorica da eterni sconfitti e lanciarsi nella nuova sfida di occupare spazi in questa società, di incidere nella politica italiana, di parlare ad una larga fetta del popolo italiano senza patemi e sensi di inferiorità nei confronti di nessuno.
Perché ho scelto di fare politica nell’Area
di C@scista
Il direttore della Voce della Patria mi ha chiesto di spiegare perché ho scelto di fare politica nell’Area e riflettendoci la risposta non è semplice. Forse sembrerà retorico ma io ho cominciato a fare politica non tanto per motivi pratici (che sono assolutamente legittimi) ma perché la intendevo come una scelta di campo, una scelta in cui si aderisce a determinati valori e nel proprio piccolo tutti quelli che ci credono cercano di ritradurli insieme in concreto, cosa difficilissima. La scelta di campo a cui ho sempre inteso riferirmi è quella delle correnti di pensiero che rivendicano la difesa della identità nazionali, sociali, comunitarie e delle tradizioni combattendo le spinte delle forze politiche (i progressisti ma anche i partiti moderati e liberali)che cercano di distruggere qualsiasi tipo di identità collettiva. Contro queste tendenze occorre reagire anche ricorrendo al populismo inteso nel senso migliore: il populismo è infatti la rivendicazione dell'autentica sovranità popolare in contrasto con il crescente distacco tra la massa dei cittadini e le classi dirigenti non solo distanti dal modo di vivere e di pensare dei cittadini, ma anche poco attenti alle loro reali necessità.
In passato avevo creduto che lo strumento per poter portarle avanti avesse un’importanza relativa per cui militavo dentro Alleanza Nazionale, un partito relativamente grande, pur riconoscendomi solo in una parte dei suoi programmi (quelli della destra sociale) ma, svolta dopo svolta, alla fine mi resi conto che agendo in tal modo mi ritrovavo in un movimento che all’esterno agiva in senso esattamente contrario rispetto alla direzione in cui volevo procedere. Per portare avanti le stesse battaglie di sempre non c’era quindi che una sola scelta: militare all’interno delle forze dell’Area, un gruppo di piccoli partiti litigiosi e con scarsissimo senso della politica che però sono l’unico strumento a disposizione nell’attuale panorama italiano per chi si riconosce in queste idee.
Lettera a "La Voce della Patria"
IL FALCO CONSERVATORE CAMBIA GESTIONE
Alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno staccato Nuovo Fronte Monarchico dalla Destra Conservatrice, la redazione (composta da membri di solo NFM) ha deciso che era un paradosso continuare con questo giornale dal titolo "Il Falco Conservatore - Il giornale dei Conservatori", perché si sarebbe velata dietro un vessillo conservatore che non le appartiene. Perciò, io, Direttore de Il Falco Conservatore, ho lasciato in mano il giornale a templares, segretario dei Conservatori, perché ne facesse ciò che vuole. Infatti, io non ho chiuso il giornale, ma credo che lo farà templares. Insieme a me viene la mia redazione composta da Andrea I Nemesi e Luca D., con cui fonderò un nuovo giornale prossimamente.
Chiedo a voi di pubblicare questo articolo perché non posso più neanche fare un'"ultima edizione" de Il Falco Conservatore perché appunto non posso "nascondermi" dietro a quel titolo.
Rex Regum
L'angolo della cultura: biografie interessanti
a cura di Giò91
La funzione di questa "sezione" del giornale è quella di riportare articoli e informazioni interessanti su personaggi ed importanti esponenti del vasto mondo politico della Destra Radical-sociale (anche se vi accorgerete che non tutti accettano questa etichetta) su POL.
In questo numero parleremo di Enrico Corradini, uno dei fondatori dell'Associazione Nazionalista Italiano e "padre" del nazionalismo rivoluzionario che poi confluirà nel Fascismo, tramite una piccola biografia tratta dal sito http://www.an-montelupo.it/Enrico%20Corradini.html con un discorso dello stesso Corradini.
Enrico Corradini
"Il nazionalista rivoluzionario"
Nato a S. Miniatello nel 1865 e morto nel 1931 a Roma.
Uomo politico e scrittore. Sostenitore della guerra libica, aderì poi al fascismo.
Tra i personaggi caduti nel dimenticatoio rientra Enrico Corradini, esponente nazionalista e intellettuale vissuto a cavallo tra l'ottocento e il novecento.Insieme a Pareto, Prezzolini e Papini fondo' e diresse la rivista il "REGNO" e divenne uno dei leader della corrente nazionalista, fondando nel 1910 l'Associazione Nazionalista Italiana, che ebbe un ruolo determinante per l'inizio della gloriosa impresa libica, con la quale l'Italia si impadroni' della Libia, di Rodi e del Dodecaneso. Nel 1911 con Alfredo Rocco ( futuro ministro fascista della giustizia) e Luigi Federzoni ( futuro capo del Partito Nazionalista Italiano) fondo' "L'Idea Nazionale". Corradini aderi', anche al fascismo, pur mantenendosi in una posizione marginale. Tra i suoi scritti si ricordano "Nazionalismo e Democrazia", "Il Nazionalismo Italiano", e "La riforma politica dell'Europa". Sostenne una politica espansionistica e imperialistica, dichiarando che il vero contrasto non era quello tra classi, ma tra paesi ricchi e paesi poveri, tra "nazioni capitaliste" e "nazioni proletarie", cioè con un'eccedenza di popolazione rispetto alle risorse economiche. Perciò l'Italia si doveva contrapporre alle democrazie occidentali, accrescendo la sua aggressività politico-militare e indirizzando le masse verso obiettivi"imperiali".
Quella che segue è una parte della relazione di Enrico Corradini al congresso costitutivo dell'Associazione nazionalistica a Firenze (Dicembre 1910). È interessante notare l'uso del concetto di "nazione proletaria" che illumina chiaramente i punti di contatto tra socialismo e fascismo sotto l'egida del nazionalismo. Da qui si possono intravedere i futuri sviluppi dell'idea nella forma del nazionalsocialismo di Hitler, del comunismo in un solo paese di Stalin, fino ad arrivare alle numerose varianti di protezionismo e di assistenzialismo statalista degli stati a democrazia rappresentativa.
Dobbiamo partire dal riconoscimento di questo principio: ci sono nazioni proletarie come ci sono classi proletarie; nazioni, cioè, le cui condizioni di vita sono con svantaggio sottoposte a quelle di altre nazioni, tali quali le classi. Ciò premesso, il nazionalismo deve anzitutto batter sodo su questa verità: l'Italia è una nazione materialmente e moralmente proletaria. Ed è proletaria nel periodo avanti la riscossa, cioè nel periodo preorfanico, di cecità e di debilità vitale. Sottoposta alle altre nazioni e debile, non di forze popolari, ma di forze nazionali. Precisamente come il proletariato prima che il socialismo gli si accostasse.
I muscoli de' lavoratori eran forti com'ora, ma che volontà avevano i lavoratori di elevarsi? Erano ciechi sul loro stato. Or che cosa accadde quando il socialismo disse al proletariato la prima parola? Il proletariato si risvegliò, ebbe un primo barlume sul suo stato, intravide la possibilità di mutarlo, concepì il primo proposito di mutarlo. E i1 socialismo lo trasse con sé, lo spinse a lottare, formò nella lotta la sua unione, la sua coscienza, la sua forza, le sue stesse armi, il suo nuovo diritto, la sua volontà di vincere, il suo orgoglio di stravincere, l'affrancò, lo portò a dettar la sua legge di classe alle altre classi, alla nazione, alle nazioni.
Ebbene, amici, il nazionalismo deve fare qualcosa di simile per la nazione italiana. Deve essere, a male agguagliare, il nostro socialismo nazionale. Cioè, come il socialismo insegnò al proletariato il valore della lotta di classe, così noi dobbiamo insegnare all'Italia il valore della lotta internazionale.
Ma la lotta internazionale è la guerra? Ebbene, sia la guerra! E il nazionalismo susciti in Italia la volontà della guerra vittoriosa.
È superfluo avvertire che la nostra guerra non è un precipitarsi alle armi, e che la nostra guerra vittoriosa non è un'ingenuità poetica, o profetica, ma un ordine morale. Noi insomma proponiamo un «metodo di redenzione nazionale» e con un'espressione estremamente riassuntiva e concentrata lo chiamiamo «necessità della guerra». La guerra è l'atto supremo, ma l'affermare la necessità della guerra comprende il riconoscere la necessità del preparare la guerra e del prepararsi alla guerra, cioè comprende un metodo tecnico e un metodo morale. Un metodo di disciplina nazionale. Un metodo per creare la ragione formidabile e ineluttabile della necessità della disciplina nazionale. Un metodo per creare la necessità inesorabile di ritornare al sentimento del dovere. Preme al cuore de' nazionalisti che le scuole e le ferrovie facciano il loro dovere. Un metodo per restituir credito soprattutto alle virtù e all'esercizio delle virtù (i mezzi del Giappone povero come noi) che i borghesi e la loro opinione pubblica e il loro buon senso e le classi dirigenti e gli uomini politici, o il parlamentarismo, come direbbe Vincenzo Morello, misero da banda per rispetto alla vita della nazione italiana. Un metodo finalmente per rinnovare un patto di solidarietà di famiglia tra le classi della nazione italiana. Un metodo per provare la necessità e l'utile di questo patto. Per anni e anni fu predicato ai lavoratori italiani dal socialismo, nostro maestro e nostro avversario, che era loro interesse rendersi solidali con i lavoratori della Concincina e del Paraguay e rompere ogni solidarietà con i loro padroni e con la nazione italiana. Bisogna rinchiodare nel cervello dei lavoratori che hanno un maggiore interesse a mantenersi solidali con i loro padroni e soprattutto con la loro nazione e a mandare al diavolo la solidarietà con i loro compagni del Paraguay e della Concincina.
Insomma l'Italia, da quando è costituita in libertà e in unità, ha perduto due guerre e non ha risolta la questione del Mezzogiorno. Nella politica delle alleanze è giunta ad essere nemica de' suoi alleati e arnica de' nemici de' suoi alleati, e senza credito presso gli uni e presso gli altri. Non ha sospettato neppure che si potesse imprimere all'emigrazione un moto verso una finalità nazionale ed ha ormai logore tutte le sue istituzioni ed esausti tutti i suoi partiti. Vale a dire, il resultato della nostra politica estera e della nostra politica interna è cattivo. Quali le cause? C'è bisogno d'un'opera di revisione generale. Il nazionalismo si propone quest'opera. C'è bisogno di mutar sistema, di trovare un miglior sistema d'uomini e di cose. Il nazionalismo vuol trovarlo. Questa è la sua ragione d'essere.
fonte: http://www.an-montelupo.it/Enrico%20Corradini.html




[/CENTER]

) che ognuno esprima la propria opinione, io l'ho detta. Non mi pare poi di aver alterato la "realtà". Anche perchè poi, per sapere certe cose si può essere anche semplicemente simpatizzanti e non necessariamente militanti. Chiaramente, non pretendo di saperne più di te o Avanguardista o C@scista che militate (seppur in differenti realtà) veramente
