Fatima, la dottrina cattolica e la Teologia della Storia (1)
Fatima 1916-2006
Il 90° delle Apparizioni dell’Angelo del Portogallo ai tre pastorelli.
Spunti-Luci sull’Est
Agosto 2006, pp.13-15
Ci è sembrato opportuno ricordare ai nostri lettori l’inizio della storia di questo avvenimento epocale, cioè le sei apparizioni della Madonna a Cova da Iria nel 1917. Come forse pochi ricordano, esse furono precedute dalle apparizioni dell’Angelo del Portogallo (o della Pace) ai piccoli veggenti Lucia, Giacinta e Francesco. Questo fatto è stato commemorato il 10 giugno scorso, nel Santuario di Fatima, con un pellegrinaggio di numerosissime bambine e bambini – circa 30.000 e provenienti da diverse zone del Portogallo, nonché dall’arcipelago di Madeira e delle Azzorre – ed ha avuto come motto: «Non abbiate paura, sono l’Angelo della Pace», cioè l’espressione utilizzata dal celeste inviato ai tre pastorelli. Anche questa soprannaturale preparazione a Colei «che è venuta dal Cielo» fa parte integrante del «più importante avvenimento del XX secolo», il quale deve essere per noi luce e speranza in mezzo al caos del mondo contemporaneo.
Prima delle apparizioni della Madonna, Lucia, Francesco e Giacinta – Lucia de Jesus do Santos e i suoi cugini Jacinta e Francisco Marto, tutti residenti nel villaggio di Aljustrel, parrocchia di Fatima – ebbero tre visioni dell’Angelo del Portogallo o della Pace.
Prima apparizione dell’Angelo
La prima apparizione dell’Angelo avvenne nella primavera o nell’estate del 1916, in un antro o grotta del colle di Cabeço, vicino ad Aljustrel, e si svolse nel modo seguente, come narra suor Lucia: « Giocavamo da qualche tempo, ed ecco che un vento forte scuote le piante e ci fa sollevare lo sguardo per vedere cosa succedeva perché la giornata era serena. Allora cominciammo a vedere a una certa distanza, sulle piante che si stendevano in direzione dell’Oriente una luce più bianca della neve, con l’aspetto di un giovane trasparente, più spendente di un cristallo attraversato dai raggi del sole. A misura che si avvicinava, ne venivamo distinguendo i tratti: un giovane dai 14 ai 15 anni, di una grande bellezza. Eravamo sorpresi e quasi rapiti. Non dicevamo parola. Giunto vicino a noi disse: “ Non abbiate paura. Sono l’Angelo della pace. Pregate con me”.
E, inginocchiatosi a terra, curvò la fronte fino al suolo. Spinti da un moto soprannaturale, lo imitammo e ripetemmo le parole che gli udimmo pronunciare: “Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano”.
Dopo aver ripetuto questo tre volte, si alzò e disse: “Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche”. E scomparve.
L’atmosfera soprannaturale che ci avvolse rea tanto intensa che quasi non ci rendevamo conto, per un lungo lasso di tempo, della nostra stessa esistenza, restando nella posizione in cui ci aveva lasciato, e ripetendo sempre la stessa preghiera. La presenza di Dio si sentiva così intensa e intima che non osavamo neppure parlare fra di noi. Il giorno seguente sentivamo lo spirito ancora avvolto in questa atmosfera, che andò scomparendo soltanto molto lentamente.
Di questa apparizione nessuno pensò di parlarne, né di raccomandarne il segreto. Essa lo impose da sé. Era così intima, che non era facile pronunciare su di essa la minima parola. Ci fece anche, forse, maggiore impressione, per il fatto che fu la prima manifestazione di questo tipo».
Seconda apparizione dell’Angelo
La seconda apparizione avvenne nell’estate del 1916, sul pozzo della casa dei genitori di Lucia, presso cui i bambini giocavano. Così narra suor Lucia ciò che l’Angelo disse loro – a lei e ai suoi cugini – in quella occasione:
« - “Che fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di Misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici”
- “Come dobbiamo fare a sacrificarci?” chiesi. “In tutti I modi possibili, offrite a Dio un sacrificio un atto di riparazione per I peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così sulla vostra Patria la Pace. Io sono il suo Angelo custode, l’Angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione la sofferenza che il Signore vi manderà”.
E scomparve.
Queste parole dell’Angelo si incisero nel nostro spirito, come una luce che ci faceva comprendere chi era Dio; come ci amava e voleva essere amato; il valore del sacrificio e come gli era gradito; come, per riguardo ad esso, convertiva i peccatori».
Terza apparizione dell’Angelo
La terza apparizione avvenne alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno del 1916, di nuovo nella grotta del Cabeço, e si svolse nel modo seguente, sempre secondo la descrizione di suor Lucia: «Appena vi giungemmo in ginocchio, con I volti a terra, cominciammo a ripetere la preghiera dell’Angelo: “Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo e vi chiedo perdono per tutti coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano”. Non so quante volte avevamo ripetuto questa preghiera, quando vedemmo che su di noi brillava una luce sconosciuta. Ci alzammo per vedere cosa succedeva, e vedemmo l’Angelo con un calice nella mano sinistra e sospesa su di esso un’Ostia, dalla quale cadevano nel calice alcune gocce di sangue. Lasciando il calice e l’Ostia sospesi in aria, si prostrò a terra vicino a noi e ripeté tre volte la preghiera:
“ Trinità Santissima, Padre, Figliolo e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per I meriti infiniti del suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori”.
Poi, sollevandosi prese di nuovo il calice e l’Ostia e diede l’Osita a me e ciò che conteneva il calice lo diede da bere a Giacinta e Francesco, dicendo nello stesso tempo: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Cristo orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro debiti e consolate il vostro Dio”.
Di nuovo si prostrò a terra e ripeté con noi altre tre volte al stessa preghiera: “Santissima Trinità….” E scomparve.
Portati dalla forza del soprannaturale, che ci avvolgeva, imitavamo l’Angelo in tutto, cioè prostrandoci come lui e ripetendo le preghiere che lui diceva. La forza della presenza di Dio era così intensa, che ci assorbiva e ci annientava completamente. Sembrava che per un tale lasso di tempo ci privasse perfino dell’uso dei sensi corporali. In quei giorni facevamo le azioni materiali come portati da questo essere soprannaturale che a ciò ci spingeva. La pace e la felicità erano grandi, ma soltanto interiori, con l’anima completamente concentrata in Dio. Anche la stanchezza fisica che ci prostrava era grande.
Non so perché , le apparizioni della Madonna producevano in noi effetti molto diversi. La stessa gioia intima, la stessa felicità e pace. Ma, invece, di questo abbattimento fisico, una certa agilità espansiva; invece di questo annientamento nella divina presenza, un esultare di gioia; invece di questa difficoltà nel parlare, un certo entusiasmo comunicativo. Ma, nonostante questi sentimenti, sentivo l’ispirazione a tacere, soprattutto alcune cose. Negli interrogatori, sentivo l’ispirazione interiore che mi ispirava le risposte che, senza mancare alla Verità, non scoprissero ciò che per il momento dovevo occultare». ( Cfr. Antonio Augusto Borelli, Fatima: messaggio di tragedia o di speranza?, Roma, Luci sull’Est, 2004, pp. 15 e 19)
I compiti degli Angeli
A questo proposito e molto utile conoscere quello che ci insegna San Roberto bellarmino, S.J. Dottore della chiesa nell’opera «De Ascensione mentis in Deum per scalas rerum creaturarum (Elevarsi interiormente a Dio utilizzando come scala le realtà create)»:
Cinque sono i compiti degli Angeli.
Il primo è quello di cantare in perpetuo lodi ed inni al Creatore. Ed affinché ci rendiamo conto di quanto Dio tenga in grande stima un tale servizio, va considerato che a quest’ufficio vengono destinati gli angeli superiori: essi, quasi precedenti nel canto, sono seguiti da tutti gli altri cori angelici all’unisono con gaudio incredibile […]
Impara da qui, anima mia, di quanta venerazione sia degno Iddio dal momento che anche quei supremi principi del Cielo, che pure lo assistono sempre e contemplano ininterrottamente il suo volto, non osano mai dimenticare, nel lodarlo, il timore e la riverenza, nonostante il loro eccelso grado e la loro familiarità. E tu, che sei polvere e cenere, cosa risponderai, quando, nel giudizio, verrai accusata di sonnolenza e divagazioni in un’opera così divina alla quale non eri neppure degna di esser assunta? Comincia almeno da adesso ad apprendere, lasciandoti ammaestrare da un esempio così elevato, ad innalzare – con timore e tremore, con attenzione e vigilanza, con amore e desiderio – le debite lodi e gli inni al tuo Dio.
L’altro compito degli Angeli è quello di presentare in offerta a Dio le preghiere degli esseri mortali e altresì raccomandarle al suo suffragio. Così difatti spiega l’arcgangelo Raffaele nel libro di Tobia: “ Quando er[i] in preghiera [in lacrime] e…tu seppellivi i morti…Quando, poi, tu non hai esitato ad alzarti ed ad abbandonare il tuo pranzo…io presentavo l’attestato della tua preghiera davanti alla gloria del Signore”; e nell’Apocalisse San Giovanni vede un angelo ritto davanti all’altare con un incensiere d’oro: “Gli furono dati – scrive – molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti I santi, bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al Trono [di Dio]” […]
Il terzo compito degli angeli è quello di essere inviati come messaggeri per comunicare le notizie che Dio vuole trasmettere, soprattutto se esse riguardano la redenzione e la salvezza eterna. Così insegna, infatti, l’Apostolo agli Ebrei: “Non sono essi [gli angeli] tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” […]
La ragione per cui Dio, che è dovunque e, di per sé, potrebbe senza ostacoli parlare direttamente al cuore degli uomini, voglia comunque inviare gli angeli, sembra essere questa: far comprendere agli esseri umani che le cose umane sono sotto la Provvidenza di Dio e da lui tutto viene retto e governato; gli esseri umani, difatti, potrebbero facilmente scambiare le ispirazioni divine per proprie valutazioni e riflessioni. Invece, vedendo o sentendo degli angeli mandati da Dio e verificando che i messaggi si realizzano appunto come essi avevano predetto, non possono più nutrire dubbi circa la verità che è Dio a provvedere alle cose umane e che, in particolare, da lui vengono dirette e disposte tutte quelle realtà relative alla salvezza eterna degli eletti.
Il quarto compito degli angeli è quello di proteggere gli esseri umani, sia i singoli che le moltitudini. Piacque, infatti, alla pietà di Dio Padre nostro di affidare ai suoi potentissimi servitori le infermità dei mortali e preporli ad essi quasi come degli educatori rispetto a bambini, oppure come quasi dei tutori per degli orfani, o anche come avvocati per I clienti, o come pastori per le pecore, o come medici per gli ammalati, o come difensori per I deboli, o infine come protettori per coloro che non sono in grado di difendersi da soli e si rifugiano sotto la protezione di chi ha più possibilità […]
L’ultimo compito degli angeli è quello di esser altresì dei soldati o dei capi armati “ per compiere la vendetta tra i popoli e punire le genti”. Sono degli angeli coloro che fanno ardere nel fuoco e nello zolfo città infami; che sterminano I primogeniti di tutto l’Egitto, che con un solo assalto sbaragliano molte migliaia di Assiri. Saranno altresì degli angeli che nell’ultimo giorno “separeranno I cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente”.
Ecco perché le persone pie debbono amare questi concittadini propri, cioè gli angeli santi, mentre le cattive dovrebbero aver terrore della potenza degli angeli ministri dell’ira di Dio onnipotente, dalle cui mani nessuno potrà mai sottrarle (cfr. op. Cit cap. VI, «Scritti spirituali». Brescia, Morcelliana, 1997, pp. 299; 301; 303; 305; 307; 309).
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