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Discussione: A beatiful world

  1. #1
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito A beatiful world

    Consiglio dei ministri
    Carta di soggiorno dopo 5 anni
    Un decreto legislativo per i "soggiornanti di lungo periodo". Potranno lavorare in tutti i Paesi hanno recepito, come l'Italia, la direttiva Ue

    ROMA - Per chiedere la carta di soggiorno basteranno cinque anni di residenza, uno in meno di quanto richiede oggi dalla legge Bossi-Fini. Un'agevolazione della quale potranno godere centinaia di migliaia di stranieri in Italia appena entrerà in vigore un decreto legislativo approvato stamattina dal Consiglio dei ministri.

    Il decreto recepisce, in ritardo, una direttiva europea (2003/109/CE) dedicata allo status dei cittadini di paesi terzi "soggiornanti di lungo periodo". Secondo le indicazioni dell'Unione europea, i cittadini extracomunitari che soggiornano regolarmente in un Paese membro da almeno 5 anni possono richiedere lo status di "soggiornanti di lungo periodo", venendo per molti versi equiparati ai cittadini degli altri stati dell'Ue. Tra i benefici principali ci sono il rilascio di un titolo di soggiorno di lungo periodo, come appunto la carta di soggiorno, e la possibilità di spostarsi liberamente, anche per lavorare, in tutti i Paesi dell' Unione.

    I termini per dare attuazione alla direttiva sono scaduti a gennaio scorso, ma a quella data avevano risposto all'appello solo Austria, Lituania, Polonia, Slovenia e Slovacchia. Oggi anche l'Italia ha fatto il suo dovere.

    "Il decreto - ha spiegato il ministro dell'Interno Giuliano Amato al termine del Consiglio dei Ministri - adegua la disciplina che avevamo alla tempistica comunitaria, che prevede che si arrivi ad avere il permesso di lungo soggiorno dopo cinque anni. Poi prevediamo altre norme coerenti con la direttiva comunitaria che riguardano le attività consentite al lungo soggiornante, comprese le attività di lavoro, che diventano più o meno le stesse del cittadino non italiano ma comunitario, cioè tutte le attività di lavoro che non sono per legge riservate al cittadino italiano".

    Secondo Amato il decreto sui soggiornanti di lungo periodo è "particolarmente importante", perché "fa da premessa della nuova disciplina della cittadinanza alla quale contiamo di arrivare al più presto". Il ministro dell'Interno ha infatti annunciato la presentazione di un disegno di legge secondo il quale "diventeranno 5 anni gli anni che determinano il radicamento e la volontà di rimanere in Italia su cui si può costruire la cittadinanza dell'immigrato [attualmente per la naturalizzazione servono 10 anni di residenza n.d.r.]".

    (28 luglio 2006)

  2. #2
    ardimentoso
    Ospite

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    Consiglio dei ministri
    Più semplici i ricongiungimenti
    Recepita una direttiva Ue: sarà più facile abbracciare figli e genitori. Ora bisogna aspettare che il decreto approvato dal governo arrivi in Gazzetta Ufficiale

    ROMA - I ricongiungimenti familiari diventeranno molto più semplici. Il Consiglio dei Ministri ha approvato stamattina un decreto che recepisce una direttiva europea, modificando diverse norme dell'attuale legge sull'immigrazione.

    Innanzitutto, un cittadino straniero regolarmente residente in Italia non avrà più bisogno di dimostare che il figlio minore rimasto all'estero è a suo carico per farlo venire in Italia. Cade quindi un requisito che, tra l'altro, allungava i tempi per il ricongiungimento a causa delle verifiche che andavano fatte sui documenti presentati dal genitore.

    Sarà anche più facile riabbracciare i genitori: basterà dimostare che sono a proprio carico. La Bossi-Fini prevede invece che si possa chiedere il ricongiungimento solo per i genitori a carico che non hanno altri figli nel Paese d'origine, "ma che importanza ha se un genitore ha un altro figlio se poi sono morti di fame entrambi?" ha commentato il min. dell'Interno Amato al termine del Consiglio del ministri. Favorire i ricongiungimenti con i genitori vuol dire portare in Italia tanti nonni pronti ad accudire i figli degli immigrati, "e io considero il diritto al nonno un diritto fondamentale di minori", ha aggiunto Amato.

    Il decreto approvato stamattina rende inoltre più flessibili le norme sull'idoneità dell'alloggio, anche questa richiesta per i ricongiungimenti. "Una alloggio ci deve essere, - ha spiegato ancora Amato - ma non è obbligatorio che corrisponda al metraggio dato dalla legge regionale", a quanto ha anticipato il ministro dovrebbero infatti bastare "i requisiti stabiliti dalla Asl per l'abitabilità".

    Viene infine data la possibilità di lavorare ai genitori che accompagnano un figlio in Italia perché si sottoponga a delle cure mediche: oggi, non avendo un permesso di soggiorno valido per stipulare un contratto di lavoro, vanno quasi inevitabilmente a ingrossare l'esercito del sommerso.

    Fin qui le anticipazioni sul decreto sui ricongiungimenti fornite da Amato al termine del Consiglio dei Ministri. Bisognerà adesso aspettare che venga reso noto il testo per scoprire le altre novità, e soprattutto che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiala perché queste entrino finalmente in vigore.

    (28 luglio 2006)

  3. #3
    ardimentoso
    Ospite

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    I Sindacati a Ferrero: "Evitare il passaggio per i Consolati"
    Cgil, Cisl e Uil convocati dal ministro per discutere le procedure, che rischiano di essere lunghissime. Possibile coinvolgimento dei Patronati

    ROMA - Saltare il passaggio dai consolati per il decreto flussi-bis: ai lavoratori stranieri che in buona parte, come è noto a tutti, si trovano già irregolarmente in Italia, non si dovrebbe chiedere di tornare nel loro Paese d'origine per poi rientrare regolarmente.

    Lo hanno chiesto oggi Cgil , Cisl e Uil al ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, che ha convocato i sindacati per discutere le procedure legate nuovo decreto. Se non verranno snellite, si rischia infatti di dover attendere molti mesi prima che le assunzioni programmate da famiglie e imprese possano essere portate a termine.

    Per gli Sportelli Unici per l'Immigrazione (e sopratutto per gli uffici della P.A. coinvolti nei flussi d'ingresso che riuniscono), si annuncia una mole di lavoro spropositata: sono chiamati a gestire 520mila domande, cioè le 170mila che rientrano nel vecchio decreto, e le altre 350mila, presentate entro il 21 luglio scorso, che si aggiudicheranno i nuovi ingressi. Se consideriamo che negli ultimi quattro mesi, come spiegava qualche giorno fa lo stesso min. Ferrero, solo qualche centinaio di domande ha concluso l'iter, le prospettive sono tutt'altro che rosee.

    "È una mole consistente di pratiche - scrivono in una nota congiunta i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Morena Piccinini, Oberdan Ciucci e Guglielmo Loy - che, con le attuali procedure, che il precedente governo ha improntato ad una filosofia di scoraggiamento, farraginosità e vessazione alla quale ha fatto riscontro una totale inefficienza della macchina burocratica, corre il rischio di rimanere inevasa per lunghi mesi, vanificando, in tal modo, la bontà e la giustezza del provvedimento, peraltro, atteso da tutti. Il sistema messo in piedi dal precedente governo ha sostanzialmente fallito e quindi c'é la necessità di affrontare una vera e propria emergenza".

    Tra le ipotesi sul tavolo per alleggerire il lavoro degli Sportelli unici c'è anche un coinvolgimento dei patronati. Durante l'incontro di oggi, spiegano infatti i sindacalisti, "il Ministro ha richiesto e ottenuto la disponibilità delle Parti Sociali ad approfondire le modalità di una loro attiva partecipazione, tramite i patronati, allo snellimento delle procedure e degli arretrati. Una disponibilità subordinata, come richiesto da tutte le organizzazioni, al chiaro indirizzo del Governo in merito al rispetto dei ruoli ed alla gratuità del servizio per l'utenza".

    Intanto, Piccinini, Ciucci e Loy chiedono di stringere i tempi "evitando il passaggio dei Consolati" definiti "una strozzatura esiziale anche per un numero ordinario di attività autorizzative", ed abbattere al massimo i costi per i lavoratori immigrati. Cgil, Cisl e Uil trovano "inconcepibile" che i lavoratori stranieri, già in maggioranza presenti sul nostro territorio, "debbano, in ossequio alle norme palesemente sbagliate della Bossi-Fini, ritornare nel proprio paese d'origine alla ricerca di un visto senza alcuna certezza né sui tempi, né sull'esito della pratica, ingenerando al contempo gravi disagi ad famiglie ed imprese italiane".

    (27 luglio 2006)

  4. #4
    ardimentoso
    Ospite

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    Spese di giustizia
    Costerà meno il ricorso al TAR
    250 € per i ricorsi presentati più frequentemente dai citatdini stranieri. Il Senato modifica il decreto Bersani, che prevedeva esborsi fino a 750 €

    ROMA - Uno "sconto" per chi presenta ricorso al Tar contro il diniego di un permesso di soggiorno o la mancata concessione della cittadinanza: dovrà versare 250 euro, anziché i 500 previsti per quasi tutti gli altri ricorsi.

    La buona notizia arriva con le modifiche al decreto Bersani approvate ieri sera dal Senato. In particolare, è stata introdotta una "clausola salva immigrati" nell'articolo 21 del decreto, dedicato alle spese di giustizia.

    Nella formulazione originaria, il testo recitava: "Per i ricorsi proposti davanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato il contributo dovuto è di euro 500; per le istanze cautelari in primo e secondo grado […] il contributo dovuto è di euro 250". Prima dell'entrata in vigore del decreto, presentare ricorso al Tar costava 340 euro, e non erano previsti altri versamenti in caso di istanze cautelari (ad esempio la richiesta di sospensiva).

    L' aggravio di spesa avrebbe pesato soprattutto sulle tasche degli immigrati. "Rientrano nella giurisdizione dei TAR - denunciava qualche giorno fa l'Asgi - i ricorsi relativi ai permessi di soggiorno, alle carte di soggiorno e all'acquisto della cittadinanza, e più del 50% del contenzioso davanti ai Tar riguarda proprio queste materie".

    Il Senato ieri ha riparato al danno modificando l'articolo 21 del decreto Bersani e ha fatto un ulteriore sconto rispetto agli originari 340 euro di spesa. Il nuovo testo approvato recita: "per i ricorsi aventi ad oggetto il diritto di cittadinanza, di residenza, di soggiorno e di ingresso nel territorio dello Stato […] il contributo dovuto è di euro 250", e non prevede inoltre alcuna spesa per le istanze cautelari.

    (26 luglio 2006)

  5. #5
    ardimentoso
    Ospite

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    Università
    Porte aperte a 50mila studenti stranieri
    Sono gli ingressi autorizzati per l'a.a. 2006/7 dal decreto flussi per gli universitari.

    ROMA - Saranno quasi 50mila gli studenti extraue che il prossimo anno accademico potranno venire in Italia a studiare in uno dei nostri atenei. Il via libera arriverà con un decreto flussi ad hoc, dedicato appunto agli universitari, che sta per terminare il giro dei pareri delle commissioni parlamentari.

    Per ogni anno accademico, i ministeri degli Esteri, dell'Università e dell'Interno, stabiliscono un numero massimo di visti d'ingresso e permessi di soggiorno che possono esser rilasciati a cittadini stranieri residenti all'estero che vogliono venire a studiare nelle università o nelle accademie italiane. Il tetto viene fissato sulla base dei posti riservati agli studenti non comunitari in ogni corso di laurea.

    Nel decreto relativo all'a.a. 2006/2007, che pubblichiamo in anteprima per i nostri lettori, si autorizzano complessivamente 47128 visti/permessi di soggiorno, 41351 dei quali per l'accesso a corsi universitari presso gli atenei e 5777 presso le Istituzioni di Alta Formazione artistica musicale e coreutica.

    Se li aggiudicheranno gli studenti che entro il 20 maggio scorso hanno presentato domanda di preiscrizione attraverso la rete dei consolati italiani e che supereranno gli esami di ammissione (obbligatorio quello di lingua italiana) previsti per settembre prossimo. Non dovranno invece rientrare in alcuna quota i cittadini stranieri già regolarmente residenti in italia che vogliono iscriversi all'università: possono accedere a tutti i corsi a parità di condizioni con gli studenti italiani.

  6. #6
    ardimentoso
    Ospite

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    Regione Lazio: stanziati oltre 800mila euro per gli immigrati
    Al via corsi di lingua e soggiorni estivi. Soddisfatto l'assessore Mandarelli

    ROMA - Oltre 430 mila euro destinati alla promozione e alla realizzazione di corsi di lingua, cultura ed educazione civica italiana per gli stranieri che vivono nel Lazio.

    E' questo il risultato ottenuto ieri dall'assessorato alle Politiche sociali della Lazio dopo l'approvazione della delibera in Giunta regionale.
    I soldi sono stati stanziati dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in cofinanziamento con l'assessorato alle Politiche sociali della Regione.
    Alla fine dei corsi i cittadini extracomunitari che li avranno frequentati potranno svolgere esami volti all'acquisizione del rilascio della certificazione. I corsi saranno totalmente gratuiti mentre il costo degli esami è per il 50% a carico dello studente. I fondi saranno distribuiti sui territori provinciali in base a tre criteri: numero immigrati sul territorio, percentuale immigrati sul totale della popolazione e condizione socio economica delle aree di riferimento.

    "La conoscenza della lingua e della cultura italiana è fondamentale per sostenere l'integrazione degli stranieri residenti in Italia" ha affermato Alessandra Mandarelli, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio.
    "Abbiamo - ha spiegato l'assessore - indetto un bando per individuare i soggetti che gestiranno i corsi. E' comunque necessario che si adeguino agli standard di qualità previsti dalla Regione Lazio nelle procedure e nei criteri di insegnamento. La formazione dovrà essere eseguita da soggetti con provata esperienza nel campo dell'insegnamento della lingua italiana in grado di garantire sedi idonee e personale docente qualificato prevedendo anche compatibilità di orario per le esigenze lavorative degli stranieri".

    "E' un'iniziativa - ha proseguito - in linea con i criteri europei di riferimento per le lingue; e anche gli standard qualitativi sono quelli previsti nella relativa Raccomandazione europea. Un extracomunitario residente regolarmente nella nostra regione avrà in questo modo la possibilità di integrarsi con maggiore facilità grazie alla lingua e all'apprendimento di nozioni di cultura italiana e di educazione civica di base".

    Non soltanto corsi. L'assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio si è battuto, ottenendolo, un finanziamento di oltre 380mila euro in favore dei soggiorni estivi con la partecipazione dei figli degli immigrati.

    "I soggiorni - ha spiegato l'assessore Mandarelli - continuano a rappresentare un utile strumento per un'integrazione degli stranieri, e dei loro figli, costruita nel rispetto e nelle reciproca conoscenza delle culture".

    L'iniziativa coinvolgerà 600 bambini e adolescenti, figli di immigrati regolarmente residenti nel Lazio. I soggiorni estivi avranno una durata di 15 giorni. "La più importante novità contenuta nella delibera - ha continuato l'assessore - è che da quest'anno abbiamo deciso di dare forza all'autonomia delle associazioni partecipanti facendo sì che decidano le destinazioni dei soggiorni. Le associazioni presenteranno i progetti realizzati in concertazione con i Comuni e la Regione ne vaglierà l'adeguatezza e la corrispondenza agli standard di qualità prefissati".

    (29 giugno 2006)

  7. #7
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito

    Milano: in 10 anni 30% di giovani in meno, gli immigrati colmano il gap
    Stranieri unica risorsa per contrastare il fenomeno

    MILANO - Diminuiscono i giovani milanesi.
    Negli ultimi dieci anni i cittadini di età compresa tra i 18 ed i 29 anni sono calati di oltre il 30%. L'unico contrasto al fenomeno arriva dagli stranieri: nella fascia dei 25-29enni stranieri l'aumento in soli due anni è stato del 54%.

    A sollevare la questione davanti alle autorità locali ed esperti la Fondazione Ambrosianeum che ieri ha presentato l'annuale "Rapporto sulla città. Milano 2006".

    "La contrazione della natalità a Milano - ha spiegato il sociologo Clemente Lanzetti - assume una dimensione più grave se si osserva la fascia di giovani milanesi tra i 18 ed i 24 anni, nell'ultimo decennio dimezzatasi con meno di 69 mila giovani nel 2005 dai quasi 126 mila del 1995. In leggera crescita, invece, la fascia tra i 30 ed i 34 anni passata da 101 mila a 113 mila persone grazie al contributo degli immigrati".
    "Sono infatti gli immigrati - ha spiegato il sociologo - gli unici in grado di contrastare una crescita vertiginosa del carico sociale sulle spalle delle nuove generazioni: nel 2005 ogni 100 persone in età lavorativa (dai 21 ai 60 anni) ve ne erano 80 in età non lavorativa".
    "Se i giovani - scrive Eugenio Zucchetti nel suo contributo al rapporto - diventano la metà rispetto ad un passato recente, quando dovranno sostituire la popolazione che va in pensione, avranno, per molti anni, un carico sociale rilevante da sopportare".

    Il problema giovanile per don Gino Rigoldi, cappellano dell'Istituto penale per minorenni, affonda le sue radici nelle difficoltà delle famiglie milanesi. "Vorrebbero avere dei figli - dice il sacerdote - ma c'è un problema di tempi, risorse e casa. Oltretutto a Milano ci sono periferie poco accoglienti che costringono i giovani a spostarsi in centro per poter trascorrere il loro tempo libero". Ma per il cappellano la questione giovanile, con la crecita del numero degli immigrati, pone anche un'altro problema: quello dell'integrazione e dell'educazione della società civile all'accoglienza.
    "Occorre un investimento da parte delll'ente pubblico, Comune e Regione, ma anche della Chiesa e della società civile, che è molto indietro".

    (5 luglio 2006)

  8. #8
    Massimiliano71
    Ospite

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    AVREI TANTO DA DIRE MA E' MEGLIO CHE STIA ZITTO.

  9. #9
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    cazzo che mazzata che mi hai dato in 5 minuti di lettura....

  10. #10
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    Predefinito autocensura

    mi autocensuro anticipatamente... meglio che non commenti niente.

 

 
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