Trentadue anni fa la strage dell’Italicus
Quell’attentato segnava il momento clou della strategia della tensione, la spallata decisiva del colpo di stato che liquidava del tutto la libertà e la vitalità in Italia rispondendo così alle recenti direttive della Trilateral.
Il ruolo di alcuni vecchi partigiani.
Il 4 agosto 1974, in una galleria tra Firenze e Bologna, un ordigno esplodeva facendo scempio di una dozzina di passeggeri. Il treno delle vacanze si trasformava in un inferno. Perché avveniva tutto questo ? Quale sinistra e cinica mente poteva averlo ideato ?
Andiamo con ordine.
Nel 1973 la Commissione Trilateral (tra i cui ideologi c’era Gorge Ball, uno di quelli che avevano deciso il bombardamento al fosforo su Dresda) aveva varato una nuova strategia internazionale, di collaborazione tra intelligentsia finanziaria e nomenklature comuniste. Durante l’estate, come per incanto, il maggior numero delle testate italiane cambiavano di proprietà e, insidiosamente, spostavano l’opinione pubblica “moderata” a considerare il Pci con occhio più benevolo.
In ottobre la “guerra del kippur” faceva levitare il prezzo del petrolio e dei petroderivati, tanto che il Pci si trovava con i conti in rosso, specie nella voce “stampa”.
Nella primavera del ’74 si svolgeva il referendum sul divorzio. Solo il Msi del divorziato Almirante si batteva contro il divorzio insieme ad una Dc assai molle che affidava quella battaglia all’uomo delle liquidazioni, Amintore Fanfani, mentre tutti i big si defilavano avendo già chiari i risultati della competizione elettorale e preparandosi per il dopo.
Il fronte “progressista” era capeggiato dal Pci ma faceva il suo clamoroso ingresso sulla scena italiana l’uomo delle massonerie e di Israele, Pannella.
A sinistra in molti premevano per una scelta insurrezionale o rivoluzionaria ed il partito di Berlinguer, preso tra due fuochi, continuava a mostrarsi ambiguo benché anelasse chiaramente ad una svolta socialdemocratica.
I registi della strategia della tensione compirono allora diverse mosse. Innanzitutto costituirono delle bande paramilitari anticomuniste, i Mar, affidate a vecchi partigiani. Poi commisero la strage di Brescia (maggio) e prepararono il terreno per le trattative decisive.
Un incontro tra Giulio Andreotti, Gianni Agnelli ed Enrico Berlinguer in estate portava ai seguenti risultati. Il patronato s’impegnava a sanare i deficit dei comunisti e questi ultimi lanciavano la linea del “compromesso storico”.
Le conseguenze che tanto sapevano di compensazioni furono quattro. Lo scioglimento dei Mar, lo scompaginamento (seguito dall’incriminazione) dello stato maggiore democratico anticomunista (Gui, Tanassi, Rumor, Leone), la repressione dei neofascisti e la main mise, da parte del Pci, sui rinnovandi servizi segreti.
Questi ultimi erano stati recentemente decapitati. Il dirigente dei servizi militari, Vito Miceli, aveva infatti accusato gli israeliani per l’abbattimento del nostro aereo militare “argo 16” ma in meno di un mese era stato sollevato dall’incarico. Al suo posto sarebbero andati dei pidduisti filoisraeliani. A sceglierli, a difenderli e a cercare, in seguito, di rimetterli in sella contro il parere di Craxi, il “ministro degli interni ombra” del Pci, il partigiano Ugo Pecchioli.
Per far passare in modo indolore questo sconvolgimento degli equilibri, questa coabitazione tra comunisti, massoni e cattolici, serviva un “mostro” che garantisse l’ “unità nazionale”.
Questo mostro fu lo “stragismo” cui venne frettolosamente appiccicata l’etichetta – tuttora vigente pur in mancanza di qualsiasi elemento probatorio – di “fascista”.
Ciò fu particolarmente agevole, all’epoca, perché ministro degli interni di recente nomina era un altro partigiano, Taviani.
In quel lasso di tempo che intercorre tra maggio e agosto del 1974 lo stragismo, insomma, riusciva pienamente il suo colpo di stato. Non solamente cambiando radicalmente la politica italiana nel mediterraneo, ma avviando il paese ad una dittatura tecnocratica e preparando la rapida, drammatica, cinica, violenta liquidazione di tutte le aree che nutrivano ideali politici. I neofascisti in primo luogo, ma anche i libertari e l’ultrasinistra.


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