La prima volta che sono atterrato a Sydney e' stato nel luglio 2005. L'Australia ha una storia di immigrazione incomparabilmente piu' lunga, sostanziale ed efficiente rispetto a quella dell'Italia.
Mutatis mutandis, anche piu' che degli Stati Uniti. Non esiste neppure un ceppo Wasp dominante e centrale attorno al quale si sono distribuiti i flussi migratori. Ho conosciuto non piu' di una decina di persone con entrambi i genitori nati qua.
Fatta questa doverosa premessa per stabilire il grado di competenza in materia di questo paese rispetto alla nostra repubblica delle banane, vengo al dunque. Diversamente dall'Italia, dove lo stato di clandestino e' una fase dialettica bonariamente tollerata finita la quale un immigrato viene sanato e diventa regolare, in Australia non e' contemplato che un clandestino venga - per esempio - curato gratis e che - una volta commesso il reato di immigrazione irregolare - questo possa tornare nei confini Australiani a qualsiasi titolo e tantomeno venire regolarizzato. Questo vale per gli zappatori malesiani come per gli imprenditori americani come per gli studenti italiani.
Celebre l'episodio di qualche anno fa di un barcone pieno di indonesiani lasciato fermo per un mese fuori delle acque territoriali e poi fatto girare a 180 e tornare indietro da dove era venuto.
E' patetico, vedendo le cose da questa prospettiva, osservare come l'Italia provi a inventarsi di volta in volta procedure di ingresso ridicole o regolamenti bulgari ("2000 euro di dote per iniziare"), che a proporle siano Bossi e Fini o un pirla di Rifondazione per il quale l'immigrazione e' fumare una canna con un marocchino al Leoncavallo.




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