La cittadinanza italiana non si basa su requisiti censuari. Gli immigrati pagano le tasse perché, vivendo e lavorando in Italia, godono degli stessi servizi dei cittadini italiani. Ma non sono italiani.Originariamente Scritto da wiseman
Se gli Stati nazionali hanno ancora un senso compiuto, allora qualunque immigrato va considerato alla stregua di un ospite. Le normative attuali circa le tempistiche per richiedere la cittadinanza italiana sono già fin troppo favorevoli, blande e lassiste.
Il disegno dell'attuale maggioranza è chiaro: favorire ingressi indiscriminati, senza opporsi agli sbarchi illegali, regalare a chiunque permessi di soggiorno a durata semestrale per cercare un'occupazione (e intanto che fanno, come vivono, chi li mantiene, dove abiteranno?), favorire ricongiungimenti su scala clanica e - dulcis in fundo - regalare una facile naturalizzazione dopo 5 anni appena a decorrere dall'ingresso clandestino.
Tutto questo non ha niente a che vedere né con le reali necessità produttive (è l'economia a doversi adeguare alla società, non il contrario), né tantomeno con i declamati "ideali" di fratellanza e accoglienza. L'unico scopo di tutto questo è avere i voti degli immigrati e conservare il potere favorendone ogni rivendicazione; poco importa se il tessuto sociale autoctono ne uscirà sconvolto.
Dal punto di vista etico, invece di premiare chi vìola i nostri confini (e indirettamente la mafia che gestisce gli sbarchi) sarebbe giusto sostenere politiche di sviluppo nelle aree in difficoltà. Favorendo l'emigrazione continua, riguardante individui giovani e capaci, s'indeboliscono in modo irrimediabile le aree di partenza dei flussi migratori.


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E poi per ora la birra c'è, quindi: "dopo di me, il diluvio"...

