Hanno creato una rete di bunker e cunicoli e sono esperti di guerriglia: così un gruppo di miliziani, perfettamente addestrati, sta dando filo da torcere al superesercito israeliano


Eliezer Biton fa capolino dalla cantina della sua casa immersa in un frutteto e corre a salutare i soldati della brigata Golani, che varcano il confine.
Ehud, Arad, Moshe sono diretti verso i villaggi libanesi proprio di fronte ad Avivim, una comunità agricola fondata nel 1963 da immigrati dal Marocco.
Questo borgo spettrale, dove Biton è uno dei pochi a non essere scappato, è come un grand hotel: soldati che partono per il fronte, altri che ritornano. Uno di questi è il maggiore Eli, comandante di battaglione che ha appena sostenuto uno scontro durissimo con i combattenti di Hezbollah alla periferia di Bint Jbeil, «la capitale del terrore».

«Hezbollah non è Hamas: ha miliziani ben addestrati e altamente motivati. Sono un po' come le nostre forze speciali» racconta freddamente il maggiore.

L'ennesima sorpresa di questa strana guerra? Dal punto di vista strategico non proprio, assicurano i vertici militari nel complesso di Kirya, a Tel Aviv. Tutti sanno che Hezbollah non è un'organizzazione terroristica classica, ma un vero esercito guerrigliero.
Meglio, è una brigata di truppe speciali dell'esercito dell'Iran, finanziata con 100 milioni di dollari ogni anno.
I suoi 3 mila miliziani (ai quali vanno aggiunti i 5 mila riservisti effettivi oltre a migliaia di volontari) hanno frequentato per almeno 15 settimane i campi di addestramento dei pasdaran iraniani, sono stati armati con razzi e missili Raad, Fajr e Zelzal, potenziati nelle fabbriche di Teheran e anche di Damasco, e soprattutto hanno una disciplina ferrea, da setta di fanatici.

Dal 2000, da quando Israele ha lasciato il Libano meridionale, si preparano alla guerra con la ben più potente macchina bellica di Gerusalemme facendo affidamento sulla rete di tunnel e trincee scavata nei villaggi sciiti e sulle tattiche mordi e fuggi apprese dai manuali dei vietcong. «Conquistare un borgo libanese, come sta facendo l'esercito israeliano, non significa necessariamente tenerlo per molti giorni» dichiara a Panorama il colonnello Elias Hanna, ufficiale dell'armata libanese che da anni segue l'evoluzione di Hezbollah.
«I guerriglieri non demordono e a volte tornano. Le loro cellule sono nascoste intorno ai villaggi ufficialmente conquistati da Israele e hanno rifugi nella boscaglia e nei cunicoli sotto le case».

La strategia militare decisa dal generale dell'aeronautica Dan Halutz, capo di stato maggiore dell'Idf (forze di difesa israeliane), ha puntato da subito a punire la leadership di Hezbollah e il Libano, che per troppi anni ha tollerato il gruppo armato. Invece di andare a individuare e a neutralizzare le rampe di lancio dei katyusha (quasi 3 mila in grado di lanciare 13 mila razzi), i generali hanno armato i bombardieri: con 4 mila incursioni hanno martellato i centri nevralgici di tutto il Libano fino a creare il disastro umanitario denunciato anche dall'Onu. L'idea guida è stata: eliminare i centri di comando sciiti.

Ma non ha funzionato. In particolare non hanno funzionato le 23 tonnellate di bombe sganciate sul bunker dove l'intelligence militare israeliana riteneva che fossero nascosti lo sceicco Hasan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah, e il suo numero due, il super-terrorista Imad Mughniya.
Hezbollah ha resistito nel blackout completo e ha aspettato il nemico sul terreno più favorevole. «La nostra forza è la guerriglia: i generali israeliani stanno scoprendo che il loro esercito, abituato a muoversi in maniera tradizionale, faticherà a controllarla. Noi combatteremo fino alla fine» proclama a Panorama il deputato libanese Hasan Faldallah, tra gli esponenti politici più in vista di Hezbollah.

In Israele gli analisti militari cominciano a denunciare malumori sulla conduzione della guerra. C'è poca intelligence tattica sulla linea di fortificazione di Hezbollah, sostiene, per esempio Alex Fishman del quotidiano Yedioth Ahronoth. Vale a dire: sono scarse le notizie sui nascondigli dei guerriglieri sciiti che si muovono come «pesci nell'acqua» nei villaggi di frontiera. Ma soprattutto c'è poca voglia nel governo di usare tutto il potenziale bellico di terra per timore di impantanarsi nel Libano come nel 1982.

Lo sa che cosa diceva Henry Kissinger?» chiede un generale del comando nord rispondendo alle critiche.
«Tutto ciò che un esercito guerrigliero deve fare per vincere una guerra è evitare di perderla. Cioè a Nasrallah basta sopravvivere. Tocca a noi vincere».
Puntualmente, ogni domenica, nel corso della riunione del gabinetto di sicurezza, il generale Halutz racconta come procedono le operazioni e ogni volta chiede al primo ministro Ehud Olmert «appoggio politico e tempo».
Sì, ma fino a quando? «Almeno fino a tutta la prima settimana di agosto» prevede uno degli ufficiali dello stato maggiore.

Nessun giornalista straniero è stato ammesso al seguito dei feddayn di Nasrallah. Ma basta andare a spulciare negli archivi della televisione Al Manar, quella del partito di Allah, per trovare alcuni interessanti filmati girati dai cameraman-combattenti e scoprire i mille segreti di questo movimento. Sostanzialmente Hezbollah opera attraverso tre tipi di cellule. Il primo livello è quello incaricato di riprendere le posizioni conquistate dal nemico.

Ogni commando, da un minimo di sette a un massimo di nove guerriglieri, si suddivide fra una pattuglia dotata di armi leggere, assai più veloce e adatta alle azioni diversive, e una di artiglieria mobile, più efficace negli attacchi. Il secondo gruppo d'attacco è formato da cellule che sono specializzate negli agguati contro i carri armati Merkava IV, contro le jeep e in genere contro i veicoli militari.

Gli esperti del genio minano le strade, altri guerriglieri si appostano sul ciglio mentre un terzo nucleo, che in genere sta su un'altura, spara con l'artiglieria pesante contro i carri già indeboliti dalle mine. Le unità nascoste ai bordi della strada si trasformano in spietati cecchini. Il terzo strato di questo complesso apparato è quello dei commando incaricati di lanciare i katyusha da postazioni mobili.

Secondo le informazioni raccolte da Panorama, Hezbollah ha schierato due unità di questo tipo. La prima, che si chiama Nasser, coinvolge circa 500 uomini che hanno preso posizione nei villaggi del centro e della parte orientale del fronte libanese. I miliziani sono dotati di razzi a corto raggio, che vengono sparati contro la Galilea e, in particolare, contro Avivim, Safed e Nazareth. La seconda unità opera nell'area di Tiro ed è equipaggiata con razzi a raggio più lungo, di produzione siriana e iraniana. Sono quelli che colpiscono Haifa.

Certamente l'attuale fase della guerra contro i vietcong sciiti è la più delicata. Israele non può però fermare l'offensiva fin quando la capacità di lanciare testate con centinaia di chili di esplosivo contro la Galilea, Haifa e forse anche Tel Aviv verrà sensibilmente ridotta.
La comunità internazionale, che si è ritrovata a Roma su invito della Farnesina, ha invece altre priorità.
L'obiettivo, da una parte, è di creare una forza d'interposizione multinazionale ben armata, che rassicuri Israele contro la minaccia di Hezbollah.
Dall'altra, l'Unione Europea, gli Stati Uniti e i paesi arabi del fronte sunnita (Arabia Saudita, Egitto e Giordania) vogliono evitare che il governo libanese crolli sotto le bombe a favore dell'asse Iran-Siria.
«Siamo davvero spaventati» confessa Misbah Ahdab, parlamentare libanese indipendente assai vicino al premier Seniora. «Lo stato è distrutto. Povero Libano».