
Originariamente Scritto da
titanic92
Il Professore attacca lo Stato ebraico reo di pregiudicare la creazione di una forza multinazionale. E si propone come arbitro tra le parti
Alessandro M. Caprettini
da Roma
Attacca Israele, facendo capire che con la sua condotta pregiudica la creazione della forza d'interposizione multinazionale, si propone come possibile mediatore della crisi mediorientale e soprattutto rileva che senza l'Iran di Ahmadinejad - che ancora due giorni fa sosteneva che la soluzione era la distruzione dello stato ebraico - non si va da nessuna parte. Era rimasto in silenzio nei giorni scorsi Romano Prodi nel capitolo di politica estera, forse perché troppo preso dalle fiducie a ripetizione che ha deciso di provare a incassare in Parlamento.
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Ieri si è ripagato, andando ben oltre l'equidistante Massimo D'Alema, con un'intervista a un quotidiano egiziano - Akhbar Elyom - che a Gerusalemme, ma non solo lì, saranno davvero in pochi a poter dire di avere gradito. È il riferimento a Teheran che farà indiscutibilmente discutere più delle altre sue sortite. Prodi definisce infatti l'Iran «un paese chiave» nella politica del Medio Oriente, anzi già gli affida il ruolo di «cardine» nell'area mediorientale. «E io - precisa, invocando gesti di concreta disponibilità da parte del governo iraniano alla soluzione dei problemi - penso che senza un colloquio diretto con l'Iran,
diventa molto difficile risolvere questi problemi proprio perché l'Iran ha un'importanza indiscutibile».
Non è la sola frase che avrà provocato sobbalzi nelle cancellerie di mezzo mondo: anche l'opinione del presidente del consiglio ulivista sull'Onu, farà probabilmente discutere parecchio: «paghiamo per la debolezza dell'Onu un prezzo altissimo», rivela. Spiegando a questo punto che a S. Pietroburgo prima e a Roma poi, decollò il discorso della forza multinazionale di interposizione proprio confidando in un rapido mandato del Palazzo di