Chi pensa che il mondo della criminalita’ sia sinonimo di oltre-tomba ed oscurita’, si sbaglia di grosso. Durante il periodo chiamato “guerra fredda” il crimine organizzato ha acquisito un’immagine sempre piu’ rispettabile. Non solamente ha cominciato a funzionare come un’impresa moderna, ma e’ anche penetrato in profondita’ nel sistema politico ed economico degli Stati-Nazioni. La delinquenza ha cosi’ globalizzato le proprie attivita’ e le organizzazioni criminali dei cinque continenti si sono appropriate dello “spirito di cooperazione mondiale” e, associandosi, hanno dato inizio alla conquista di nuovi mercati.
Investono in attivita’ legali, non solo per riciclare denaro sporco, ma per acquisire nuovi capitali destinati ad incrementare il giro di affari illegale. Queste le attivita’ preferite: il settore immobiliare di lusso, il tempo libero, i media e… le banche.
Ali Baba e i 40 banchieri? Peggio. Le banche commerciali utilizzano denaro sporco per iniettarlo in attivita’ completamente legittime. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, “lo sviluppo dei sindacati del crimine fu facilitato dai programmi di intervento strutturale che i Paesi indebitati sono costretti ad accettare per aver accesso ai prestiti del FMI (Fondo Monetario Internazionale)”.
Il crimine organizzato puo’ contare anche sui cosiddetti paradisi fiscali. Qualcuno di questi 55 luoghi di evasione fiscale, come le isole Caiman, occupano il quinto centro bancario e possiedono piu’ banche e societa’ che abitanti. Oltre al riciclaggio del denaro sporco, i paradisi fiscali servono, naturalmente, ad evadere il fisco. In parole povere, questi rappresentano “le isole preferite” e punti di ritrovo e contatto tra governanti, uomini d’affari e leaders mafiosi.
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Questo testo non è nè di Auriti ne di Di giovanni o Blondet, è di quel personaggio che molti dell'ultra-sinistra amano scimmiottare, è del Sub-comandante Marcos. Colpisce l'estrema lucidità d'analisi, niente da dire...