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    Predefinito Gli errori ideologici (della Nouvelle Droite, ma non solo)

    Questo brano di Guillaume Faye è tratto da "Archeofuturismo", disponibile nella traduzione italiana su "L'uomo libero"
    Il "ma non solo" tra parentesi, è un'aggiunta mia, perchè credo che molte delle considerazioni possano estendersi ben oltre la stessa Nouvelle Droite, forse anche perchè quel pensiero ha volente o nolente influenzato tutta la nostra area in qualche modo.
    Il passaggio iniziale sul paganesimo va riferito specificatamente all'ambiente francese, perchè ad esempio come è noto la Nuova Destra italiana ha avuto differente impostazione. Fornisce tuttavia alcuni spunti interessanti (non necessariamente da condividere tutti) anche per noi.
    La seconda parte, sul terzomondismo, lo scontro Nord-Sud, e il multiculturalismo la trovo lucidissima e per questo ve la propongo.




    L'ambigua linea ideologica della Nouvelle droite, accentuata durante gli anni ottanta, costituisce la causa principale del suo cedimento. A ciò bisogna aggiungere, nonostante testi analitici di alta scuola - penso per esempio all'opera Homo Consumans di Champetier o all'articolo di Alain de Benoist sui "colori" nel n. 50 di Nouvelle Ecole - un riflusso di inventività dottrinale e un certo "barocchismo" intellettuale.

    Facciamo ora una diagnosi di questi errori.

    1 - Fin dai suoi inizi, la Nouvelle droite e il GRECE hanno praticato, me compreso, la goffaggine semantica e il lapsus permanente. Il duplice discorso di numerosi articoli, delle riviste e dei libri oscillava tra riferimenti obliqui a temi, autori o iconografie classiche dell'ultradestra - in particolare germanica - e filippiche antirazziste, filo-islamiche, pseudo-gosciste o terzomondiste che non traevano in inganno l'avversario, ma riuscivano a disorientare il nostro pubblico. Non ho problemi a sottolineare questi difetti di cui sono stato anch'io responsabile, prima di rendermi conto della loro nocività. Oggi la Nouvelle droite non li ha corretti, ma semmai aggravati.

    2 - Secondo pesante errore: la strumentalizzazione e la politicizzazione del paganesimo. Partendo da una giusta constatazione di natura nietzschiana - la nocività egualitaria, omogeneizzante ed etnomasochista dell'evangelismo cristiano - la Nouvelle droite ha costruito un corpus neo-pagano marchiato da numerosi handicap. Paradossalmente questo neo-paganesimo partiva da un inconscio punto di vista cristiano: opporre a un dogma una contro-dottrina. "Il" paganesimo non esiste, ci sono "dei" paganesimi potenzialmente innumerevoli. La Nouvelle droite si è presentata come una "Chiesa pagana", per di più senza divinità. La natura stessa della concezione pagana impedisce che la si possa innalzare come bandiera metapolitica, cosa che può avvenire per il Cristianesimo, l'Islam o il Giudaismo.

    Secondo handicap: un anti-cattolicesimo virulento (laddove sarebbe convenuta l'indifferenza) che sfiorava talvolta l'anticlericalismo, unito ad un'aperta simpatia verso l'Islam, atteggiamento rischioso quando esiste una reale minaccia islamica che grava sull'Europa, e posizione ideologicamente tanto più assurda in quanto l'Islam è un monoteismo teocratico rigido, una "religione del deserto" allo stato grezzo, molto più di quanto non lo sia 1'enoteismo cattolico classico, fortemente incrociato con il politeismo pagano. Inoltre l'essenza della posizione pagana non è quella di definirsi "contro", ma "dopo" o "a fianco", il che mi sembra molto più creativo e innovatore. Anch'io ho assunto questo atteggiamento sbagliato che purtroppo la Nouvelle droite non ha corretto.

    Terzo handicap: questo paganesimo era, e sembra essere ancora, connotato da un folklorismo che non trova spazio nella cultura concreta degli europei (diversamente da quanto accade negli Stati Uniti!) e contro il quale mi sono sempre vanamente battuto in modo amichevole.

    Risultato: un pubblico potenziale non si e mai orientato verso la Nouvelle droite, un altro l'ha fuggita. In primo luogo perché molte persone non capivano questa preferenza assegnata al paganesimo, un privilegio ideologico, che faceva aggio su questioni molto più importanti, di carattere concreto e politico, come la distruzione dell'etnosfera europea, o il masochismo anti-natalità dei governi. Un'altra conseguenza: la valorizzazione del paganesimo come immagine di marca ha provocato, soprattutto in Francia, un effetto mediatico di repulsione. Richiamarsi esplicitamente al paganesimo "fa un po' setta" come mi disse un giorno una grande attrice francese, che peraltro in privato era vicina alle idee della Nouvelle droite, ma restia, come molti altri, a mescolare l'ideologia politica con il para-religioso. Si può deplorare un tale atteggiamento, ma è così, esistono regole della propaganda che non si possono eludere.

    Quanto agli attacchi contro la Chiesa cattolica essi sarebbero stati e sarebbero più mirati se rivolti contro il para-trotzkismo, l'immigrazionismo e l'auto-etnofobia dell'alto clero, fautore del ritorno alle fonti monoteistiche evangeliche dure, quelle del "bolscevismo dell'Antichità". Un alto clero masochista e stupido che incoraggia in modo compunto la costruzione di moschee sul suolo europeo.

    Due libri mi hanno segnato per sempre. L'Anticristo [alias] di Nietzsche e Gli Dèi della Grecia di Walter Otto. Così come l'iniziatico "giuramento di Delfi" di Pierre Vial dei primi anni Ottanta. Presso il santuario di Apollo, al sorgere del sole, adepti di Grecia e di Borgogna, di Toscana e di Baviera, di Bretagna e di Wallonia, delle Fiandre e di Catalogna hanno giurato di mantenere in vita l'anima pagana. Molto bene, ma tutti questi atti pagani devono restare nell'ordine della mobilitazione interna. L'anima pagana è una forza interiore che deve permeare ogni espressione ideologica e culturale. È come il cuore di un reattore nucleare, non viene manifestato in modo esplicito sotto forma di slogan strumentali. Non si va dicendo in giro «io sono pagano». Lo si è.

    Più prosaicamente credo che l'insistenza sul paganesimo assunto come bandiera para-politica ha creato confusione nel pubblico naturale della Nouvelle droite, quasi si volesse deviare l'attenzione su questioni secondarie, innescando per di più un conflitto artificioso con i "cattolici tradizionalisti", poi non così cristiani... La strumentalizzazione del paganesimo è stato un gigantesco errore di comunicazione e di propaganda, che ha allontanato dalla Nouvelle droite molti ambienti cattolici che la guardavano con favore, condividevano le sue idee, ma erano affettivamente legati alla tradizioni del campanile. Fin dall'inizio abbiamo commesso questo grave sbaglio che attende ancora di essere corretto.

    3 - Terzo errore: il folklorismo troppo marcato e il culto eccessivo del radicamento. L'anima della cultura artistica europea non sono i piccoli oggettini piramidali in terra cotta, né i mobili dipinti dello Schleswig-Holstein, né le cuffie bretoni o le ingenue sculture contadine in legno della Scandinavia, ma piuttosto la cattedrale di Reims, la scala italiana a duplice rotazione del castello di Chambord, i disegni di Leonardo da Vinci, i fumetti di Liberatore e della scuola di Bruxelles, il design delle Ferrari o i reattori germano-franco-svedesi di Ariane. Folklorizzando la cultura europea la si svaluta, riducendola al livello del’”arte primitiva” cara a Jacques Chirac. Si doveva invece affermare, in una logica anti-egualitaria nietzschiana e di "buon senso" cartesiano la superiorità - si, proprio la superiorità - delle forme artistico-culturali europee su tutte le altre. Ma il dogma etnopluralista - contraddittorio con l’anti-egualitarismo - lo ha impedito. Avendo creduto troppo al relativismo etno-culturale, intrisi dal diffuso masochismo colpevolizzante, non osavamo affermare la superiorità della nostra civiltà. Se lo avessimo fatto con accortezza avremmo attirato un grande pubblico sorpreso di tanta audacia.

    Troppi scritti dedicati alle "tradizioni" europee, spesso legati a manifestazioni folkloriche scomparse o mitiche, hanno fatto dimenticare l'oggetto principale del dibattito: l'auto-affermazione della cultura europea contemporanea e in prospettiva le minacce geo-demografiche che la insidiano e la necessità di una reconquista. Il folklorismo, agendo come un meccanismo egualitario, ha collocato la cultura europea allo stesso livello delle altre, mentre si doveva affermare - implicitamente e con abilità - il suo primato creativo. D'altra parte questo tradizionalismo, spesso folklorizzante, serve lo spirito di conquista dei "prodotti culturali" americani: museifica, neutralizza la cultura europea. Il folklorismo non ha funzionato come cemento identitario per una battagliera cultura contemporanea, ma ha provocato un effetto disarmante.

    In molti campi l'odierna cultura europea resiste con creatività: nella musica, in architettura, nel design e nelle tecnologie di punta, nelle arti plastiche... La Nouvelle droite non vi ha prestato la dovuta attenzione.

    4 - Il quarto errore deriva dallo scarso spazio dedicato ai problemi concreti. La Nouvelle droite, oggi più di ieri, è troppo attenta a quello che potremmo chiamare il culturalismo e lo storicismo. Mentre alla fine degli anni settanta la sua mediatizzazione e la sua influenza si erano affermate grazie alle incursioni ideologiche e ai nuovi dibattiti aperti sull'eugenismo, la rivoluzione biologica, la diseguaglianza dei Q.I. nelle diverse popolazioni, l'etologia, le nuove prospettive economiche, il posto della sessualità nella società dello spettacolo, ecc. Secondo me la Nouvelle droite e le sue pubblicazioni tendono troppo alla commemorazione, alla cultura letteraria, all'intellettualismo; passatista e nostalgico. È un vero peccato, perché le rarissime trattazioni di cruciali tematiche attuali sono di alto livello come si può rilevare dalle pagine di Krisis.

    Non vorrei essere frainteso: critico la Nouvelle droite non tanto per quello che fa, ma per quello che non fa o non fa più, o meglio, per essere obiettivi, non fa abbastanza.

    Bisogna parlare della crisi finanziaria asiatica, della rivoluzione delle biotecnologie, lanciare forum e dibattiti che affrontino temi come il federalismo europeo (pro o contro gli Stati Uniti d'Europa?), gli effetti di Internet, la politica spaziale europea, lo star-system, il degrado ambientale, le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione sui fondi pensione, il boom delle musiche latinoamericane, l'esplosione dell'omosessualità femminile, il pianeta della pornografia, lo sport, la colonizzazione di popolamento dell'Europa, le politiche energetiche e il nucleare, i trasporti, la criminalità, ecc.

    La Nouvelle droite ritornerà ad essere creativa e credibile se affermerà delle dottrine disorientanti su tutte le grandi questioni di attualità, se forgerà un corpus ideologico rinnovato - presentato sotto la forma di "dibattito" e non di dogma - nelle materie economiche, scientifiche, geopolitiche e sociologiche.

    5 - Quinto errore ideologico: il terzomondismo. Vi ho contribuito in pieno e faccio autocritica. Il saggio di Alain de Benoist, Europe-Tiers-monde, même combat, testo fondamentale sull'argomento e gli articoli che ho scritto su questo tema negli anni ottanta, motivati da un anti-americanismo mal posizionato, sono state impasse ideologiche e strategiche che da allora mi hanno tormentato. Nella Storia nessun popolo conduce una "stessa battaglia" con altri popoli, ogni alleanza è provvisoria. Peraltro lo stesso concetto di "terzo mondo" si è sfaldato. Ci sono la Cina, l'India, il pre-impero musulmano, ecc. Il "terzo mondo" non esiste. Inoltre questo terzomondismo (che nella nostra area assolveva la funzione di un goffo certificato di antirazzismo) ignora la storia concreta: la pressione migratoria e geopolitica del Sud contro il Nord. Questo terzomondismo fuori luogo si è accompagnato, circostanza aggravante, ad un filo-islamismo sconcertante e ingenuo cui abbiamo noi tutti ceduto, proprio mentre si profilava una minaccia oggettiva, offensiva - revanscista e comprensibile - del mondo arabo-musulmano contro l'Europa, vista come "terra di conquista". È proprio vero che i dogmi accecano, in questo caso sono anche pericolosi: è chiaro che in maggioranza il pubblico della Nouvelle droite, e non solo esso, era sconcertato da queste posizioni.

    6 - Sesto errore ideologico: un anti-americanismo da colonizzato. Agli inizi degli anni settanta, il GRECE, in linea con l'anticomunismo dominante nella destra, era filo-americano e partigiano dell’”Occidente”. In un vecchio numero di Nouvelle Ecole si può leggere, sotto una foto del Rockefeller Center di New York, la seguente didascalia: "L’energia nel cuore della potenza". Ma nel 1975, grazie al buon Giorgio Locchi, cambiammo spalla al nostro fucile, quando apparve un numero eccezionale di Nouvelle Ecole, realizzato da Alain de Benoist e Locchi, che spezzava l'unità di civiltà tra gli Stati Uniti e l'Europa matriciale. Più tardi sullo slancio sviluppai l'asse ideologico complementare di una dissociazione Europa-Occidente, concetto rivoluzionario in un ambiente dove l’”Occidente” era la bandiera. Si trattava di far capire che la nozione di "civiltà occidentale", l’”ideologia occidentale” non erano necessariamente compatibili con il destino dell'Europa pensato come spazio di popoli-fratelli. Occidente vuole dire "Ovest", astratto concetto geografico, mentre la vera rottura è quella Nord-Sud, perché lo spazio vitale geopolitico europeo si estende fino all'Estremo Oriente russo. Questo era l'asse ideologico che però venne falsato dal postulato erroneo di una solidarietà strutturale tra i popoli europei, quelli d'Africa, d'Asia e d'America latina contro gli yankee. Infatti, come vedremo più, avanti, gli Stati Uniti andrebbero definiti come competitori e avversari ("inimicus") piuttosto che come nemici ("hostis").

    7 - Settimo errore, il peggiore: l'ambiguità della parola d'ordine dell'etnopluralismo, oggi aggravata dal predicato di multiculturalismo e di comunitarismo interetnico rivendicati dalla Nouvelle droite e che ritengo delle assolute impasse ideologiche.

    L’etnopluralismo aveva un primo significato implicito "esterno": tutti i popoli sono differenti e rispettabili, ma ciascuno è fatto per vivere a casa propria in uno spazio etno-culturale definito, pur cooperando con gli altri. Significava la condanna dei flussi migratori verso l'Europa e il rifiuto di un pastone etnoculturale planetario (in realtà solo l'Europa è la meta di queste migrazioni). Fin qui nulla da ridire: è coerente. Ma la Nouvelle droite - vedi al riguardo l'istruttivo n. 91 di Eléments del marzo 1998 che pubblica in prima pagina la "sfida multiculturale" - ha cercato di dare ai concetti di etnopluralismo e di culturalismo un significato "interno" che è in contraddizione con il primo, per esempio difendendo accanitamente l'uso del foulard islamico a scuola. Ammettendo l'esistenza di comunità etniche separate in terra europea, essa trasforma 1'etnopluralismo nel vettore di una visione tribale e ghettizzata della nostra società - perfettamente americanomorfa - in contrasto con il significato stesso del concetto "ogni popolo nella sua terra". L'etnopluralismo è stato quindi stravolto a vantaggio di una negazione del concetto di popolo europeo e di "popolo" toutcort. Anche in questo caso il pubblico non si ritrova più, queste posizioni disorientano i nostri lettori naturali, senza riuscire a convincere l'avversario che siamo politicamente corretti.

    Le mie critiche verso 1'etnopluralismo e il multiculturalismo della Nouvelle droite [alias] si possono così riassumere. In primo luogo viene minimizzata, per angelismo o per ignoranza delle vicende etniche e socio-economiche, la catastrofe costituita dall'immigrazione di popolamento in Europa, terra che, diversamente dagli Stati Uniti, era abituata solo ai flussi intra-europei. La catastrofe ha tre aspetti: rapida alterazione etno-antropologica; destrutturazione delle radici culturali europee (l'americanismo ha minori responsabilità); potente freno economico-sociale, fonte di pauperismo e criminalità endemica. L'attuale discorso comunitarista e multi culturalista della Nouvelle droite si può interpretare come una sorta di fatalismo: il caleidoscopio etnico dell'Europa, la società multirazziale, l'immigrazione sarebbero eventi ineluttabili che dovremmo accettare, cui piegarci cercando di gestirli al meglio, convivendoci. Questa è una posizione smobilitante, incompatibile con un pensiero che si vuole rivoluzionario, e in fondo si rivela "politicamente corretta".

    Le giustificazioni del multiculturalismo con la globalizzazione del pianeta e il declino dello Stato-nazione - fatti evidenti - sono manifestazioni di debolezza. Solo l'Europa e gli Stati Uniti sono vittime di una colonizzazione di popolamento proveniente dal Sud, ma gli Stati Uniti possono sopportarla, l'Europa no. Dovunque nel mondo cresce 1'autoaffermazione di grandi blocchi etnici omogenei, non certo il "comunitarismo" multirazziale. La visione proiettiva di un pianeta "multiculturale" e un sogno da Disneyland, un errore irenico. Il futuro appartiene ai popoli, non alle tribù. Il XXI secolo vedrà uno scontro etnico globale e le legioni immigrate in Europa potranno diventare le "quinte colonne" di un Sud aggressivo. Non si tratta di paranoia, ma di geopolitica. Seguire le orme, anche trascinando i piedi, dell'accecamento e del pacifismo immigrofilo degli intellettuali di sinistra europei è un gravissimo equivoco che rischia, tra breve, di portare alla-rovina la Nouvelle droite.

    Ritenere che siano afflitti da "retorica paranoica" coloro che temono l'invasione" migratoria, 1’"islamizzazione", il pericolo integralista e la "guerra etnica", credere che le ripetute rivolte nelle banlieue siano opera solo di giovani déracinés emarginati e americanizzati (e in fondo perfettamente assimilabili se ci si dimostra gentili nei loro confronti) deriva da un pericolosissimo errore di valutazione, risultato di un pensiero astratto che ignora gli eventi sociali. La guerra etnica in Francia è già iniziata. L'imbarbarimento della società, l'aggressività rancorosa e latente di una grossa fetta di giovani provenienti dall'immigrazione verso la cultura europea costituiscono una minaccia a medio termine, attestata dall'occhio imparziale di molti sociologi americani. Perché non ammetterlo?

    D'altra parte la Nouvelle droite costruisce un modello di armonia sociale in seno a una società multiculturale pacificata, il che è utopico. Ogni società multirazziale - e multiculturale - e multirazzista e "infra-xenofoba", dal Brasile alla ex-Jugoslavia, passando per l'Algeria, l'Africa nera, il Caucaso. Il pluri-etnismo in Francia sarà esplosivo e non avrà nulla a che vedere con il pacioso tribalismo delineato dai miei amici Alain de Benoist e Charles Champetier (vedi il n. 50 di Eléments) in un discorso che si potrebbe qualificare di "sociologia onirica". Nessun tribalismo è pacifico. Sono pronto ad accettare la sfida che entro dieci anni la Storia avrà, per esperienza dolorosa, reso inoperante ogni tesi multiculturalista anche a sinistra. L'auspicio di Alain de Benoist: «facilitare una comunicazione dialogica e dunque feconda tra gruppi chiaramente collocati, gli uni in rapporto agli altri» (Eléments, cit., p. 3) e questo in terra europea, mi sembra irrealizzabile e deriva dalla stessa illusione ideologica che muoveva i fautori dell’”armonia etnica” americana degli anni cinquanta, ostili al "melting-pot" assimilatore. In realtà credo che sbaglino sia gli assimilatori - giacobini e fautori del melting-pot riuscito - che i comunitaristi. Una società di coesistenza etno-territoriale fu, è e sarà impossibile. La natura umana lo esige: una terra, un popolo.

    Io condivido completamente l’antigiacobinismo, l'organicismo e la visione sociale policentrica degli amici che ho ricordato, ma a loro rimprovero di non ammettere che questa armoniosa diversità socioculturale si può realizzare soltanto tra popolazioni europee, diverse, ma parenti. Essi tuttavia sono europeisti convinti, perché allora credono o fingono di credere che potrà nascere in Francia una società armoniosa grazie alla coabitazione "multiculturale" con comunità di origine asiatica, africana e arabo-musulmana, estremamente lontane dalle strutture mentali europee? Se fossero coerenti fino in fondo difenderebbero la visione repubblicana dura e astratta dell'integrazione forzata, cara a Madame Badinter. Su questo punto 1’”armonicismo” della Nouvelle droite è contraddittorio. Si intestardiscono a proporre un paradigma fisicamente impossibile da realizzare, abbandonandosi alla credenza nei miracoli delle ideologie egualitarie.

    Gli amici della Nouvelle droite hanno la visione di un Islam immaginario, pensando che sia integrabile in un modello di armonia laica europea e di generale tolleranza, non tengono conto che questa religione iper-monoteista è per essenza conquistatrice, teocratica, antidemocratica e si propone in Francia, come aveva previsto il generale De Gaulle, di sostituire ogni chiesa con una moschea. L'Islam è per natura intollerante, unicista, anti-organico. Gli attuali pensatori della Nouvelle droite si lasciano sedurre dai discorsi insensati su un "Islam alla francese", e non si accorgono che devono misurarsi con la strategia della volpe ben descritta dal Machiavelli, pur essendo adepti di Carl Schmitt non traducono nella pratica, né il concetto di "caso d'eccezione" (Ernstfall), né quello di nemico oggettivo, colui che ti individua come nemico in quanto esisti, qualunque cosa tu faccia.

    Il multiculturalismo e il filo-islamismo della Nouvelle droite sono oggettivamente vicini alle posizioni incaute dell'episcopato cattolico francese che crede, anch'esso, per angelismo, in una futura armoniosa società etno-pluralista in terra europea. Ma ancora più strano è come la Nouvelle droite non sembra accorgersi che un "pagano" agli occhi dell'Islam è un nemico assoluto, il demonio, diversamente da un ebreo o da un cristiano che vengono tollerati pur considerandoli a un livello inferiore. Quando recentemente mi sono recato in Arabia Saudita, per poter scendere dall'aereo ho dovuto scrivere "cattolico" sulla scheda segnaletica distribuita a bordo: se avessi scritto "pagano" o seguace di un'altra religione non monoteista, avrei avuto dei problemi. Prevedere un'intesa tra il paganesimo e l'Islam equivale a credere all'unione tra il diavolo e l'acquasanta.

    Nel dossier dedicato alla società multiculturale Eléments non affronta il problema della impossibilità di espellere i clandestini (per l'agitazione delle reti associative para-trotzkiste e dei cristiani di sinistra), né quello del costo sociale ed economico dell'immigrazione, né quello dell’arrivo costante in Europa di migranti dal Sud: bisogna chiudere la falla e, se si, come? Questi interrogativi cruciali non vengono posti: eppure la gente aspetta. C'è un altro problema: mentre la Francia assiste ogni anno all'esodo verso gli Stati Uniti di decine di migliaia di giovani laureati, accoglie - cosa avendone in cambio? - decine di migliaia di migranti privi di ogni qualifica provenienti dal Sud. Perché non parlarne? Si tratta certamente di un tabù.

    Rimprovero alla Nouvelle droite di aderire a una visione del mondo minata da un concetto devastatore: il "realismo", ma il realismo spesso è un fatalismo scoraggiato. Io sono nietzscheano e non amo il termine "realistico". La Storia non è realistica. Il comunismo è crollato nel giro di tre anni. Chi mai realisticamente avrebbe potuto prevederlo? Nel n. 5 della rivista Terre et Peuple di Pierre Vial, lo storico Philippe Conrad spiega la reconquista spagnola contro gli invasori afro-musulmani, sottolineando che nella Storia non ci sono "fatti compiuti". La reconquista fu un'impresa irrealistica ma molto concreta ed ebbe successo. L’essenza della storia è reale e irrealistica, perché il suo motore è composto da un carburante, la volontà di potenza, e da un comburente, la potenza della volontà. A coloro che per stanchezza accettano di piegarsi agli eventi storici spiacevoli e coattivi, bisogna rispondere con le parole di Guglielmo d'Orange: «Là dove c’è una volontà, c’è anche una vita».

    La missione della Nouvelle droite avrebbe dovuto essere quella di prevedere questo cammino, di tracciarlo. Bisogna che corregga i suoi errori, alleandosi in Europa con altri gruppi che condividono queste analisi.

    La linea ideologica più efficace sarebbe quella di rifiutare ad un tempo la società multiculturale e multirazziale e il nazionalismo repubblicano giacobino francese che la incoraggia. Per la grande Europa federale, sì. Per la Francia e l'Europa multiculturali (in realtà multirazziali) aperte a comunità afro-asiatiche e musulmane sempre più numerose, no.

    8 - Ottava e ultima lacuna ideologica: l’assenza di una dottrina economica. Una volta avevo iniziato a proporre alla Nouvelle droite tale dottrina, centrata sui concetti di "economia organica" e di "autarchia dei grandi spazi" e su una concezione "politica", non più economica e fiscaie, dell'autorità pubblica. Questa dottrina auspicava per i grandi blocchi mondiali, tra cui l'Europa e poi 1'Eurosiberia, la nozione di autosufficienza nel quadro di una economia di libero scambio interno. Si doveva e si deve proseguire questo genere di riflessione attualmente compatibile con la costruzione europea. Perché una corrente di pensiero, come aveva afferrato Henning Eichberg - durante una conversazione che ebbi con lui a Nizza (nel 1973!) - per mordere l'opinione pubblica, per influire sul treno della Storia, bisogna che "parli di cose" che coinvolgono le persone e non solo di "idee astratte". Lo spiritualismo è necessario per dare un'anima, ma è insufficiente. Bisogna misurarsi con l'eterno materialismo degli uomini. Penso, come Marx, che la cucina economica fa parte dell'infrastruttura delle preoccupazioni umane. Per ricostituire un corpus ideologico efficace è indispensabile avere una dottrina economica alternativa. Questo significa ritornare ai problemi concreti, alle questioni sociali che toccano la vita delle persone: urbanesimo, trasporti, fiscalità, ecologia, politica energetica, sanità, natalità, immigrazione, criminalità, tecnologia, televisione ecc.

    Per riacquistare credito con una certa facilità la Nouvelle droite dovrebbe aprire dei dibattiti. Il numero di Elements sul multiculturalismo - problema centrale - avrebbe avuto maggior peso se fosse stato aperto a opinioni contrastanti. Le riviste e le manifestazioni della Nouvelle droite se vogliono riprendere forza dovrebbero porre i problemi centrali e scorretti, suscitando un dibattito a più voci.

    A mio parere la Nouvelle droite ha visto ridursi la sua influenza con la costruzione di assi ideologici ambigui e difficilmente comprensibili. Troppo para-accademici, troppo sofisticati, troppo sedotti dalle problematiche semi-gosciste, irenistiche, utopiche, armoniciste. Bisogna, senza esitazioni, rompere con il sistema ed elaborare tranquillamente un pensiero radicale e rivoluzionario. Diffidare delle false saggezze e dei falsi amici, dei falsi riconoscimenti, dei falsi successi e soprattutto delle false buone idee. Le idee sbagliate hanno la seducente eleganza della decadenza, non certo "la modesta e semplice asprezza della verità" (Nietzsche). Un pensiero vittorioso può prevalere solo ponendosi in opposizione a un ordine già declinante. La Nouvelle droite - la esorto con grande amicizia - deve attingere nuove energie nella "filosofia del martello" di Nietzsche. Essa o coloro che le succederanno nella tavolozza. ideologica europea, avranno successo solo con la virtù del coraggio, se sapranno teorizzare senza dogmi, con l'arte della discussione, un pensiero radicale e scorretto, anche usando le attuali forme di espressione e di comunicazione.

    La Nouvelle droite non è stata "vittima del sistema" o della "censura", ma di se stessa. Nulla è perduto per chi sa risorgere. Perché oggi, come presentiva l'amico Giorgio Locchi, stiamo entrando nella età oscura delle tempeste, nell'interregnum, in un secolo di ferro e di fuoco, decisivo per il futuro dei popoli europei e della loro discendenza: l'epoca esige un pensiero tragico e combattivo.

    Bisogna riformulare all'interno di organizzazioni efficienti e dinamiche idee-forza, innovatrici, audaci, adeguate, come tante armi, alle minacce che si profilano. La nostra corrente di pensiero europeo deve federarsi e adottare un ottimismo del pessimismo: offrire una volontà, un asse, a questa grande patria che si va edificando nelle brume e nel dolore. Come spinto dalla certezza di un sonnambulo, semi-cosciente delle minacce che lo insidiano, in un freddo tumulto, sorge un impero che non osa ancora pronunciare il proprio nome. Questa realtà tempestosa epocale che nasce nelle doglie del parto: la Grande Europa. La nostra sola possibilità di sopravvivenza.

    Una idea è ben fondata solo se aderisce a una prospettiva storica concreta, se è l’espressione di una speranza sincera.

  2. #2
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    fantastico...

  3. #3
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  4. #4
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    Quando lo lessi la prima mi sorprese piacevolmente. Ma come allora, ho ritrovato un punto su cui ci sarebbe da discutere, anche se non è di primaria importanza:"la nocività egualitaria, omogeneizzante ed etnomasochista dell'evangelismo cristiano". Se parliamo della chiesa di oggi, posso essere d'accordo. Ma in linea di principio, la tradizione cattolica ha sempre ripudiato l'egualitarismo, figlio diretto del giacobinismo e delle sue storture.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Léon Degrelle
    Quando lo lessi la prima mi sorprese piacevolmente. Ma come allora, ho ritrovato un punto su cui ci sarebbe da discutere, anche se non è di primaria importanza:"la nocività egualitaria, omogeneizzante ed etnomasochista dell'evangelismo cristiano". Se parliamo della chiesa di oggi, posso essere d'accordo. Ma in linea di principio, la tradizione cattolica ha sempre ripudiato l'egualitarismo, figlio diretto del giacobinismo e delle sue storture.
    Credo vi sia di fondo un'impostazione pagano/nietzschiana, temperata comunque in Faye da una (giusta) dose di pragmatismo, che vede il cristianesimo in nuce nel modo descritto, anche se poi estrinsecatosi in modi diversi nel corso della storia.
    Certamente "omogeneizzante", "egualitaria", ed "etnomasochista" non sono sinonimi e su ognuno dei termini si dovrebbe discutere. L'ultimo a me sembra non molto opinabile, il che non toglie che nelle sue manifestazioni concrete il cristianesimo non sia sempre stato questo (basterebbe pensare alle vicende della reconquista spagnola...).
    Certo è che tutte e 3 le definizioni si attagliano al cattolicesimo attuale, su questo credo concorderemo.

    In ogni caso per dirla sempre con Faye
    "In tale prospettiva (quella del cambiamento radicale) le dispute tra "pagani" e "cristiani tradizionalisti" sono questioni secondarie, come lo erano le querelle tra romantici di Francia e romantici d'Europa. Essenziale è il primo livello, quello della concezione del mondo globale, quando si ha un'ambizione rivoluzionaria. Gli altri problemi si regoleranno dopo."

  6. #6
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    Infatti, sono questioni di secondaria importanza. Per dirla con Evola:

    Certo, se il cattolicesimo fosse capace di far propria una tenuta di alta ascesi ed appunto su questa base, quasi come in una ripresa dello spirito del migliore Medioevo crociato, far della fede l'anima di un blocco armato di forze, quasi di un nuovo Ordine Templare compatto ed inesorabile contro le correnti del caos, del cedimento, della sovversione e del materialismo pratico del mondo moderno - certo, in tal caso, ed anche nel caso che come minimo esso si fosse tenuto fermo alla posizione del Sillabo, per la nostra scelta non potrebbe esservi un solo istante di dubbio. Ma così come stanno le cose, dato cioè il livello mediocre e, in fondo, borghese e parrocchiano, a cui oggi è sceso praticamente tutto ciò che è religione confessionale e dati il cedimento modernista e la crescente apertura a sinistra della Chiesa post-conciliare dell'«aggiornamento», per i nostri uomini potrà bastare il puro riferimento allo spirito, appunto come l'evidenza di una realtà trascendente, da invocare per innestare alla nostra forza un'altra forza, per attirare una invisibile consacrazione su di un nuovo mondo di uomini e di capi di uomini.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da ardimentoso
    fantastico...
    cosa,a trasmissione di pippo baudo?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    Questo brano di Guillaume Faye è tratto da "Archeofuturismo", disponibile nella traduzione italiana su "L'uomo libero"
    Il "ma non solo" tra parentesi, è un'aggiunta mia, perchè credo che molte delle considerazioni possano estendersi ben oltre la stessa Nouvelle Droite, forse anche perchè quel pensiero ha volente o nolente influenzato tutta la nostra area in qualche modo.
    Il passaggio iniziale sul paganesimo va riferito specificatamente all'ambiente francese, perchè ad esempio come è noto la Nuova Destra italiana ha avuto differente impostazione. Fornisce tuttavia alcuni spunti interessanti (non necessariamente da condividere tutti) anche per noi.
    La seconda parte, sul terzomondismo, lo scontro Nord-Sud, e il multiculturalismo la trovo lucidissima e per questo ve la propongo.



    .


    Dal manifesto del 2000, a quanto mi e' parso di capire si e' consumata una leggera frattura tra la nd francese e quella Italiana,poi ne possiamo parlare sulle cause.
    L'ND dal principio e confermo quanto hai scritto ,era divisa sostanzialmente in 2 anime: quella neo-pagana e quella cristiana.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Depero
    Dal manifesto del 2000, a quanto mi e' parso di capire si e' consumata una leggera frattura tra la nd francese e quella Italiana,poi ne possiamo parlare sulle cause.
    L'ND dal principio e confermo quanto hai scritto ,era divisa sostanzialmente in 2 anime: quella neo-pagana e quella cristiana.
    ND cristiana? Cioè?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Léon Degrelle
    ND cristiana? Cioè?
    Più che di 2 anime io parlerei di una diversa impostazione tra Nouvelle Droite e il suo corrispondente italiano, del resto basterebbe fare il nome di Cardini...

 

 
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