L’ultima iniziativa del signor Adel Smith, Ieri, in visita alla madre malata e ricoverata nel reparto di medicina dell’ospedale di Popoli (Pescara) Smith ha preteso di appendere alla parete con un chiodo, e lo ha fatto, la Sura 112 del Corano che recita “Proclama: Lui, Iddio (Allah) è uno, Iddio l’eterno, non generò nè fu generato, e non c'è nulla che gli sia pari».
Pur nato in Italia, Smith è un provocatore. Lo sappiamo tutti dopo averlo visto svariate volte in azione. Forse si sente realmente spinto ad agire come agisce da una fede profonda, forse lo fa solo per mettersi in mostra, preda di una smania di protagonismo. Forse lo fa perché al soldo di altri. Le sue motivazioni però sono del tutto secondarie.
Il problema concreto e tangibile è che il signor Adel Smith, pur essendo nato e vissuto in Italia, si comporta da avanguardia di un esercito musulmano che non ha alcuna intenzione di integrarsi ma anzi pretende a tutti i costi di rivoluzionare la nostra terra per farne una colonia del grande impero islamico. Cancellando le nostre abitudini, le nostre tradizioni, le nostre leggi, il nostro credo più profondo. A favore del suo.
La prima “provocazione” di Smith era una vera e propria battaglia contro la presenza del crocifisso. Ora siamo arrivati al passo numero due: non c’è spazio per il Cristo, ma è invece sacrosanto, è cosa buona e giusta, affiggere il Corano dovunque. E, tanto per chiarire le proprie posizioni, l’Unione Musulmani d’Italia (di cui Adel Smith è presidente) ha voluto sottolineare, in un comunicato stampa, di ritenersi vittima di questa nostra società e dello stato italiano, sottolineando che «continua la discriminazione religiosa da parte dello Stato nei confronti dei cittadini non cattolici, ma continua anche la lotta a questa discriminazione». Sempre secondo questi poveri seguaci islamici perseguitati, il gesto di Smith, è stato attuato «per protesta contro l’insensibilità della pubblica amministrazione, che presta servizi e assistenza morale e religiosa, a spese dello Stato, ai soli cattolici». Se tutto ciò non bastasse, la conclusione del comunicato dovrebbe illuminarci tutti: «La battaglia continua - scrive l'Unione Musulmani d’Italia - fino alla fine».





