Statua, documentari e seminari per celebrare le gesta di un calabrese convertito all’islam
Crotone onora il persecutore dei cristiani
Succede che a Le Castella, nel Comune calabrese di Isola Capo Rizzuto, la calura estiva e il fondamentalismo rosso - abbinamento pazzesco - giochino brutti scherzi. Come, per esempio, commissionare allo scultore Giuseppe Rito un busto bronzeo in onore di un certo Giovanni Dionigi Galeni. O batter cassa alla Regione per un finanziamento da oltre un milione e mezzo di euro per realizzare, lungometraggi, documentari, opuscoletti, santini e via dicendo alla memoria del cinquecentesco eroe turco-calabrese. Lo scopo: far conoscere il personaggio storico le cui gesta non sono riportate nei libri di storia.
Per avere un’idea del don Giovanni calabrese bisogna fare un salto indietro nel lontano 1519, quando nel Meridione italiano dominavano gli spagnoli e nel Mediterraneo le navi corsare turche. Le vicende del don Giovanni nostrano si intrecciano, sin dall’infanzia, con il sacro verbo islamico, quando Dionigi Galeni fu catturato e messo a remo dal pirata algerino Ariadeno Barbarossa. Da qui la storia si complica: la propaganda musulmana lo vorrebbe folgorato dalle verità coraniche, mentre Miguel de Cervantes racconta, nel Don Chisciotte, che l’abiura della fede cattolica sarebbe stata causata dalla necessità (tutt’altro nobile) di poter uccidere - da pari - un turco che lo aveva pubblicamente schiaffeggiato. Sta di fatto che il nostro affezionatissimo si converte all’islam, si fa cambiare nome (Euldj Alì Pascià, per gli amici Ulugh Alì, cioè Alì il Rinnegato), sposa la figlia di un altro calabrese convertito (un certo Giafer Pascià) e inizia la propria carriera di corsaro. È un grande successo. Massacri, torture e uccisioni per una Santa Lotta che non conosce regole: a lui si devono le catture, nei pressi di Favignana, della galera di Pietro Mendoza e, a Marettimo, di Vincenzo Cicala e Luigi Osorio. Non solo. Secondo alcuni storici, il suo nome potrebbe essere legato anche a numerose incursioni sulle coste italiane e alle trame, con vari cospiratori calabresi, per sottrarre la Calabria ai regni spagnoli e donarla ai domini turchi. Dalle incursioni alla battaglia di Lepanto contro Gianandrea Doria: Alì si salva e fa ritorno a Istanbul con lo stendardo dei Cavalieri di Malta come trofeo. Il sultano ottomano Selim II lo ricompensa conferendogli il titolo di ammiragliato della flotta turca e l’appellativo di Kiliç Alì, cioè Alì la Spada. Forte della nuova carica ricostruisce, in un solo anno, la flotta distrutta a Lepanto e riconquista Tunisi che era stata espugnata, nel 1573, dalla flotta cristiana.
Per i calabresi Il Rinnegato è un eroe. Non importa se nella fedina penale del “turco” (chissà dopo quanti anni Selim II gli ha conferito la cittadinanza ottomana...) figuri un piccolo diverbio con la madre che, nel tentativo di riconvertire il figliolo a Cristo, si era vista la gola tagliata. Colpo secco, nessun diritto di replica. D’altra parte era solo una donna. Nulla da obiettare. E nemmeno la Provincia di Crotone presieduta dal diessino Sergio Iritale ha nulla da obiettare dal momento che, lo scorso 25 luglio, ha pensato bene di presentare una delibera «per incentivare lo sviluppo della ricerca e della produzione culturale e artistica, anche in vista del superamento degli squilibri socio-culturali presenti nel territorio regionale». Diverse le proposte. Tra queste le iniziative volte «all’approfondimento e alla diffusione della conoscenza del personaggio storico Giovanni Dionigi Galeni». Nella fattispecie, un lungometraggio, Uccialì - Viaggio nella storia di Le Castella, e un docu-film, Uccialì - Il Rinnegato. I costi che la Regione dovrà coprire sono da capogiro: la giunta provinciale avrebbe, infatti, chiesto 55 mila euro per la realizzazione del film e un milione e mezzo di euro per il documentario. Cifre esorbitanti destinate alla “beatificazione” di un vero e proprio rinnegato che, per quasi un secolo, ha seminato terrore e morte sulle coste del Sud Italia perseguitando i propri compatrioti perché cristiani. Il progetto, però, non si ferma qui. La Provincia punta, infatti, al coinvolgimento delle scuole «attraverso incontri di approfondimento, laboratori didattici, incontri tematici, laboratori teatrali e rievocazioni storiche». In breve: musica etnica, presentazione di libri e rassegna cinematografica.
Dopo le moschee e le scuole coraniche, il centrosinistra si spinge oltre: cancella le nostre radici per glorificare un assassino. Sarebbe stato troppo chiedere un finanziamento per promuovere ricette tradizionali come i patati e pipi friuti e la cocuzza nataligna friuta o favorire la conoscenza della Madonna Greca, protettrice di Isola di Capo Rizzuto? O, qualora il centrosinistra fosse tanto avverso alle nostre radici, il milione e mezzo di euro (tondo tondo) non potrebbe essere utilizzato per migliorare le infrastrutture o investito nel turismo? Tanto i danè piovono sempre dall’alto...
di Andrea Indini




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