....sventano gli attentati
Ieri mattina gli americani sono andati al lavoro con la notizia di un nuovo e impressionante complotto terroristico contro le compagnie aeree americane; soltanto che questa volta la notizia è stata accolta con un sentimento di riconoscente sollievo. Le autorità britanniche, infatti, avevano scoperto in anticipo questo “sofisticatissimo” piano “per commettere un omicidio di massa” e avevano arrestato più di venti sospetti inglesi-pachistani. Mentre si avvicina il quinto anniversario dell’11 settembre senza che si siano finora verificati altri attacchi contro gli Stati Uniti, sembra giunto il momento di riflettere sulle politiche che ci hanno protetto e su coloro che si sono costantemente opposti a queste politiche.
Non che i “fascisti islamici” – per riprendere l’espressione usata dal presidente Bush - non abbiano cercato di colpirci. Lo scorso anno, il 7 luglio, hanno ucciso più di 50 persone con gli attentati nella metropolitana di Londra. L’anno prima c’era stato lo spaventoso attentato di Madrid, con quasi 200 morti. Ma abbiamo anche riportato successi. Alcuni sono stati pubblicizzati, di molti altri, ovviamente, non si è avuta notizia. (…).
Il capo dell’antiterrorismo inglese Peter Clarke ha detto che il complotto a Londra è stato sventato perché “un elevato numero di persone” era stato tenuto sotto controllo da parte della polizia, che ne ha seguito “le spese, gli spostamenti e le comunicazioni”. Ribadiamo: il complotto è stato sventato perché un elevato numero di persone è stato sorvegliato tenendone sotto controllo le spese, gli spostamenti e le comunicazioni.
Scotland Yard avrebbe ottenuto lo stesso successo se l’Aclu o il New York Times fossero venuti a conoscenza in anticipo dei dettagli di questi programmi di sorveglianza?
Ieri i membri democratici del Congresso hanno fatto quasi la fila per usare quest’occasione per sostenere che gli Stati Uniti, sono oggi ancora più vulnerabili.
Harry Reid, candidato come leader di maggioranza al Senato, ha insistito sul fatto che “la guerra irachena ha distratto la nostra attenzione, e oltre 300 miliardi di dollari, dalla guerra contro il terrorismo e ha creato un motivo di unione per i terroristi internazionali”.
Ted Kennedy ha dichiarato che “appare chiaro che le nostre politiche sbagliate stanno rendendo l’America odiosa a tutto il mondo e fanno diventare sempre più difficile vincere la guerra contro il terrorismo”. Kennedy si è dimenticato che l’attentato appena sventato era praticamente identico a quello di “Bojinka”, architettato nel 1995. Erano forse state le “sbagliate politiche” dell’amministrazione Clinton a ispirare quel complotto? E se la guerra irachena è una distrazione e una provocazione, su quali politiche i senatori Reid e Kennedy hanno intenzione di farci “concentrare”? La sorveglianza?
Hmmm. I democratici e i loro alleati nel mondo dei media si sono messi a urlare allo scandalo quando, l’anno scorso, è trapelato che il governo stava controllando comunicazioni non previste dal Foreign Intelligence Surveillance Act. Questa legge non contempla, ma neppure proibisce, lo sfruttamento tempestivo di quelli che spesso risultano numeri di telefono anonimi; per di più le chiamate controllate avevano una connessione oltreoceano. Ma il senatore Reid ha definito questo tipo di sorveglianza “illegale”, bollandola come un “programma di spionaggio interno alla Nsa”. Altri democratici ribadiscono che si opporrano a questa legge, contemplando un impeachment contro Bush.
Quest’anno il tentativo di dipingere le politiche dell’Amministrazione Bush come una minaccia per le libertà civili è proseguito quando Usa Today ha pubblicato la notizia che alcune compagnie telefoniche conservavano i registri delle chiamate. C’è stato poi il putiferio scatenato dal New York Times, quando ha deciso che la notizia di un programma segreto, fruttuoso e del tutto legale per controllare i trasferimenti bancari tra persone sospette, doveva essere rivelata nel nome dell’“interesse pubblico”. Non ricordiamo nessun sostenitore di una guerra più strettamente “concentrata” sul terrorismo che abbia avuto parole gentili per il Patriot Act (…). Che dire poi del fatto di interrogare i sospetti terroristi quando li arrestiamo? (…) I democratici che affermano di volersi “concentrare” sulla guerra al terrorismo hanno voluto che fosse combattuta senza ricorrere agli strumenti di intelligence, di detenzione e di interrogatorio necessari per vincerla. E se parlano della “collaborazione” con i nostri alleati nei termini di una specie di risposta magica, bisognerebbe ricordargli che la legislazione inglese e quella di altri paesi europei consentono forme di sorverglianza e detenzione molto più capillari e rigide di quelle contemplate dall’Amministrazione Bush.
Un’altra questione di importanza cruciale è quella dell’identità etnica. Saremmo davvero stupefatti se questa non fosse stata un fattore nella scelta degli obiettivi da sorvegliare che ha portato agli arresti di ieri. Qui negli Stati Uniti, questi arresti ci avrebbero fatto ricordare quali siano i pericoli cui ci espone un sistema politically correct che impone di perquisire un passeggero di ottant’anni con la stessa accuratezza con cui si perquisisce un giovane di origine musulmana. Non esiste alcun diritto civile che consente di salire a bordo di un aereo senza subire qualche seccatura in più.
La vera lezione è che la minaccia rimane potente, e che il governo statunitense deve usare tutti gli strumenti legali a sua disposizione per sconfiggerla. In patria, questo significa condurre operazioni di intelligence, di sorveglianza e di raccolta dei dati; all’estero, a tutto questo si aggiunge un risoluto piano militare per distruggere e uccidere i terroristi nei luoghi in cui si nascondono, in modo da tenerli sempre sulla difensiva e impedirgli di progettare piani per far saltare in aria gli aerei di linea diretti verso l’America.
Ora che è già passato parecchio tempo dagli attentati dell’11 settembre, una buona parte delle élite americane ha iniziato a dipingere le politiche del governo come una minaccia ancora più grave di quella dei terroristi.
George Soros e altri lo hanno affermato esplicitamente; i loro alleati politici nel Congresso e fra i media hanno montato un’implacabile campagna contro le iniziative che questa settimana hanno permesso di salvare la vita di molte persone. Dubitiamo che qualsiasi americano che salirà nei prossimi giorni su un aereo sarà d’accordo con loro.
© The Wall Street Journal
per gentile concessione di Milano Finanza (traduzione di Aldo Piccato)
saluti




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