Carceri post indulto, è allarme
di Anna Tarquini
Di lui si sa solo che è di nazionalità cinese e che ha una quarantina di anni, uno dei tanti che il due agosto scorso ha beneficiato dell´indulto e si è trovato fuori, senza cibo né un letto. Ha vagato una settimana, ha dormito alla stazione. Poi venerdì pomeriggio è salito sulla scalinata di Santa Maria Novella a Firenze e si è gettato nel vuoto. Ora qualcuno dice che non era un tentativo di suicidio, ma l´ultimo disperato mezzo per farsi ricoverare ed avere così un pasto caldo.
Emanuele Ponturo ha 30 anni, tossicomane da quando ne aveva 15. Anche lui era felice di uscire dal carcere di San Vittore, ma la sua gioia è durata una settimana appena. Pochi giorni fa è entrato in una farmacia con una siringa in mano. Non voleva l´incasso, ma tentare una rapina era l´unica soluzione. Quando i carabinieri chiamati dal farmacista sono arrivati a prenderlo ha detto solo: «Grazie, vi prego mi riportate in carcere? Fuori ho sempre crisi di astinenza, dentro invece mi davano il metadone». Gli ufficiali del comando provinciale di Milano ora spiegano: «Ci siamo subito resi conto che era disperato. Abbiamo chiamato il magistrato, fatto presente la situazione, e lui ha firmato subito l´arresto».
È l´altra faccia dell´indulto. C´è l´emergenza di chi fuori si trova improvvisamente senza un lavoro; quella dei tossicodipendenti che non sono più seguiti e una volta fuori tornano all´eroina e muoiono di overdose perché il fisico non è più abituato; quella dei malati di Aids che dovrebbero passare dal carcere all´ospedale ma non è sempre così; quella degli extracomunitari che magari escono con un decreto di espulsione e devono trovare i soldi per tornare a casa.
Un piano del governo c´è: il ministro del Lavoro Damiano e della Giustizia Mastella hanno stanziato 10 milioni di euro per il reinserimento di duemila detenuti al lavoro. Il ministro della Solidarietà sociale Ferrero ha convocato le comunità e a settembre metterà a punto nuove misure per il reinserimento. Ma in questi giorni, in queste settimane, il peso della gestione dell´indulto, del recupero e il sostegno di chi, improvvisamente, dopo il carcere si trova a non saper dove andare è ricaduto sulle comunità, sui volontari, sui centri di assistenza religiosi, sulla Caritas. Lo racconta bene l´Avvenire che ha dedicato più di un articolo al tema. Parrocchie e volontari si sono autotassati per pagare cibo, vestiti, e biglietti aerei.
A Padova la Caritas ha così potuto garantire la distribuzione di 500 buoni pasto e 100 buoni notte per alcune strutture civiche. A Terni e a Bergamo oltre all'apertura della mensa straordinaria per i poveri e alla distribuzione di cestini alimentari la diocesi ha ampliato il dormitorio e aperto le strutture notturne per i senza dimora che vengono solitamente utilizzate per le emergenze freddo. Poi ci sono le storie degli immigrati.
Racconta sempre l´Avvenire: Fernando, 26 anni, argentino, è uscito dal carcere di Busto con in tasca il foglio di via e 20 centesimi. Il biglietto aereo per Buenos Aires costa 1500 euro e quelli non li danno né il carcere, né la questura. Ha bussato alla porta di «casa Onesimo» centro di accoglienza per ex detenuti gestito dall´associazione Volgiter, legata alla Caritas. Gli hanno dato vestiti, un letto e due pasti al giorno. Ora è in attesa che la raccolta di fondi per pagargli il biglietto aereo vada a buon fine.
C´è chi adesso - Rosy Bindi ad esempio - dice che forse c´è stata troppa fretta. «Forse si poteva prevedere una gradualità maggiore per l´impatto dell´inserimento degli ex detenuti». Certo è che le associazioni, almeno quelle che si occupano di tossicodipendenti, l´allarme lo avevano lanciato da subito. La differenza tra il carcere e la libertà, per chi era dentro per ragioni di droga, è l´assenza di cura, la morte per overdose. Certo nessuno di loro si è mai sognato di dire che no, l´indulto non s´aveva da fare, ma certo si dovevano garantire subito delle reti di salvataggio.
Di morti - post indulto - se ne contano già almeno tre. Il primo, B.S. 32 anni, ha beneficiato della libertà nemmeno cinque ore. È stato trovato steso per terra con una siringa accanto intorno alle 15 del 2 agosto scorso. Era uscito da San Vittore quella stessa mattina. Vincenzo Navarra è invece morto in casa, a Benevento, 5 giorni dopo la scarcerazione. Così un pregiudicato 31enne di Piano di Sorrento(Napoli) scarcerato l'1 agosto dalla casa circondariale di Bellizzi e trovato cadavere a Salerno nell'abitazione il 7 agosto. Villa Maraini, la più importante comunità terapeutica romana, fondata dall´attuale presidente della Croce Rossa Massimo Barra, già il primo agosto aveva lanciato l´allarme: circa il 40% dei tossicodipendenti che seguivano i loro programmi hanno chiesto di restare in comunità come fossero ancora sottoposti a provvedimento restrittivo.
Pubblicato il 13.08.06
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=58847




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