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  1. #1
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    Concerto Kenze Neke - sabato 19 agosto 2006 - iRS Aristanis sarà presente

    iRS sarà presente sabato 19 agosto 2006 a Solarussa per il concerto dei Kenze Neke.
    Si invitano tutti gli attivisti e simpatizzanti a partecipare a questo grande evento.

    Bonu cuntzertu e Fintzas a s'Indipendentzia!

    per contatti: info@irsaristanis.org

  2. #2
    MEDITERRANEO
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    Citazione Originariamente Scritto da iRS Aristanis
    iRS sarà presente sabato 19 agosto 2006 a Solarussa per il concerto dei Kenze Neke.
    Si invitano tutti gli attivisti e simpatizzanti a partecipare a questo grande evento.

    Bonu cuntzertu e Fintzas a s'Indipendentzia!

    per contatti: info@irsaristanis.org
    Mi sono noti ma non li ho mai sentiti (rock, rock duro, credo).
    In che occasione si terrà il concerto?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da iRS Aristanis
    iRS sarà presente sabato 19 agosto 2006 a Solarussa per il concerto dei Kenze Neke.
    Si invitano tutti gli attivisti e simpatizzanti a partecipare a questo grande evento.

    Bonu cuntzertu e Fintzas a s'Indipendentzia!

    per contatti: info@irsaristanis.org
    ...ma de comunicadu non ne ponites?

  4. #4
    Sua Eccellenza
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    Citazione Originariamente Scritto da iRS Aristanis
    iRS sarà presente sabato 19 agosto 2006 a Solarussa per il concerto dei Kenze Neke.
    Si invitano tutti gli attivisti e simpatizzanti a partecipare a questo grande evento.

    Bonu cuntzertu e Fintzas a s'Indipendentzia!

    per contatti: info@irsaristanis.org
    Ita bolit nai in italianu Chenze neche? Chenze=senza; neche=?

  5. #5
    MEDITERRANEO
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    Citazione Originariamente Scritto da Gherradori
    Ita bolit nai in italianu Chenze neche? Chenze=senza; neche=?
    SENZA COLPA, tradotto 'al volo'.
    Traducendo 'neghi' simile a 'crupa'.

    Notizie di Solarussa?

  6. #6
    Repùbrica de Sardigna
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    Citazione Originariamente Scritto da festina lente
    SENZA COLPA, tradotto 'al volo'.
    Traducendo 'neghi' simile a 'crupa'.

    Notizie di Solarussa?
    Di che notizie hai bisogno?

    Il concerto si terrà accanto alla chiesetta di San Gregorio. Non vi è alcuna ricorrenza particolare... è semplicemente l'ultimo concerto che i kenze Neke terranno.
    Il gruppo si è sciolto circa 5 anni fa e da allora non ha più suonato in pubblico.

    Il nome del gruppo tradotto in italiano è appunto "senza colpa" e si rifà ad una canzone del gruppo dedicata a Michele Schirru, anarchico sardo emigrato negli stati uniti che rientrò in sardegna per cercare di uccidere mussolini. Fu fucilato... kenze neghe!

    a si biere sanos
    itz


    p.s. forse ho capito chi sei, ci siamo visti a sa festa manna?

  7. #7
    Jùliu Kerki
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    Il regime fascista, nell’arco del ventennio che rimase al potere, condannò all’esilio circa 700.000 oppositori politici, mandò al confino 13.316 persone, fece processare dal Tribunale Speciale 5.619 individui (con condanne complessive che ammontarono a tre ergastoli e 27.735 anni di carcere), e fece sottoporre a vigilanza speciale circa 160.000 dissidenti.
    Per quanto riguarda gli internati antifascisti presenti nelle patrie galere, il loro numero raggiunse i 2.711, tra i quali almeno 150 erano rappresentanti dei vari movimenti anarchici presenti nella penisola.
    Durante il periodo fascista gli anarchici subirono una repressione sistematica: le principali organizzazioni libertarie quali l’Unione Anarchica Italiana e l’Unione Sindacale Italiana vennero sciolte d’autorità e dichiarate fuorilegge in quanto “associazione sovversive”, le sedi anarchiche e i giornali furono chiusi, i militanti incarcerati, inviati al confine, perseguitati, sottoposti ad una stretta vigilanza e a volte fatti sparire in silenzio.
    Nonostante le enormi difficoltà operative l’opposizione anarchica al regime sopravvisse, e diede vita ad una sotterranea opera di propaganda del dissenso contro il regime attraverso giornali, scritte murali, volantini, ma anche portando a termine azioni dirette contro gli uomini e le strutture fasciste.
    Negli anni venti e trenta del novecento numerosi anarchici italiani in esilio, individualmente o collettivamente, concepirono piani per attentare alla vita di Benito Mussolini, nella convinzione che la sua uccisione avrebbe prodotto una crisi irreversibile del regime, dato lo stretto legame esistente tra il fascismo e la personalità carismatica del suo capo.
    Si trattava di azioni che implicavano una dose di estremo coraggio da parte di chi si accollava l’onere di uccidere il Duce, dal momento che tali missioni erano estremamente rischiose; senza contare che si trattava di azioni molto pericolose anche sotto il profilo politico: mancare il bersaglio poteva significare (come poi effettivamente avvenne in alcuni casi) di contribuire indirettamente ad accrescere il consenso nei confronti del regime ed a giustificare azioni repressive sempre più dure.
    Dei vari tentativi di sopprimere Mussolini effettuati da esponenti anarchici solamente uno fu portato materialmente a termine, quello di Gino Lucetti, sebbene la bomba che il libertario originario di Massa Carrara scagliò contro la macchina del duce l’11 settembre 1926 nei pressi di Porta Pia a Roma scivolò sul tetto della vettura ed esplose quando l’auto si era già portata a distanza di sicurezza, provocando a Mussolini solo un semplice spavento.
    In altri due casi gli attentatori, Angelo Pellegrino Sbardellotto e Michele Schirru, furono arrestati prima di compiere l’attentato.
    Michele Schirru era un anarchico sardo proveniente dagli Stati Uniti; nel febbraio del 1931 venne fermato dalla polizia che lo condusse al commissariato per accertamenti.
    Mentre un funzionario si accingeva a perquisirlo, Schirru impugnò una rivoltella e saprò un colpo.
    Ne seguì una colluttazione violenta che portò al ferimento dell’anarchico e di tre agenti.
    In seguito la polizia perquisì la stanza di Schirru all’Hotel Royal di Roma, dove alloggiava, e vi rinvenne due bombe.

    Al processo (nel quale venne accusato di aver voluto attentare alla vita del Duce), Schirru si difese dicendo di aver progettato l’attentato per le sue idee anarchiche, per vendicare i compagni confinati nelle isole e nella speranza che se fosse riuscito ad eliminare fisicamente Mussolini il fascismo si sarebbe dissolto entro un breve lasso di tempo.
    L’anarchico dichiarò al processo che era comunque da parecchio tempo che aveva desistito dall’effettuare materialmente il progetto.
    La domanda di grazia però venne rifiutata.
    In questi casi il Tribunale Speciale (composto da giudici militari designati personalmente da Mussolini), servendosi delle leggi eccezionali introdotte nello stato fascista nel novembre 1926 dopo “l’attentato Zamboni”, che reintroducevano in Italia la pena di morte abrogata nel 1888, estendendola agli attentatori contro il Capo del Governo, e che equiparavano l’intenzione di commettere il reato al reato compiuto, condannò a morte Schirru mediante fucilazione.
    L’esecuzione venne affidata ad un plotone di camicie nere sarde, spontaneamente offertesi per riscattare l’onta che Michele Schirru, con il suo atteggiamento, aveva gettato sulla patria sarda.Spinta dalle autorità fasciste, la sorella di Schirru chiese la radiazione di quest’ultimo dalla famiglia, e il permesso di poter riprendere l’antico cognome Esquirro.
    L’Osservatore Romano, il 1 giugno del 1931 (in sottintesa polemica con il regime), comunicò in breve la notizia, scrivendo che Schirru era stato giustiziato perchè ritenuto colpevole di aver avuto “l’intenzione di uccidere il Capo del Governo”.
    Kenze Neghe

  8. #8
    Fintzas a s'Indipendentzia
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    Citazione Originariamente Scritto da amsicora
    Il regime fascista, nell’arco del ventennio che rimase al potere, condannò all’esilio circa 700.000 oppositori politici, mandò al confino 13.316 persone, fece processare dal Tribunale Speciale 5.619 individui (con condanne complessive che ammontarono a tre ergastoli e 27.735 anni di carcere), e fece sottoporre a vigilanza speciale circa 160.000 dissidenti.
    Per quanto riguarda gli internati antifascisti presenti nelle patrie galere, il loro numero raggiunse i 2.711, tra i quali almeno 150 erano rappresentanti dei vari movimenti anarchici presenti nella penisola.
    Durante il periodo fascista gli anarchici subirono una repressione sistematica: le principali organizzazioni libertarie quali l’Unione Anarchica Italiana e l’Unione Sindacale Italiana vennero sciolte d’autorità e dichiarate fuorilegge in quanto “associazione sovversive”, le sedi anarchiche e i giornali furono chiusi, i militanti incarcerati, inviati al confine, perseguitati, sottoposti ad una stretta vigilanza e a volte fatti sparire in silenzio.
    Nonostante le enormi difficoltà operative l’opposizione anarchica al regime sopravvisse, e diede vita ad una sotterranea opera di propaganda del dissenso contro il regime attraverso giornali, scritte murali, volantini, ma anche portando a termine azioni dirette contro gli uomini e le strutture fasciste.
    Negli anni venti e trenta del novecento numerosi anarchici italiani in esilio, individualmente o collettivamente, concepirono piani per attentare alla vita di Benito Mussolini, nella convinzione che la sua uccisione avrebbe prodotto una crisi irreversibile del regime, dato lo stretto legame esistente tra il fascismo e la personalità carismatica del suo capo.
    Si trattava di azioni che implicavano una dose di estremo coraggio da parte di chi si accollava l’onere di uccidere il Duce, dal momento che tali missioni erano estremamente rischiose; senza contare che si trattava di azioni molto pericolose anche sotto il profilo politico: mancare il bersaglio poteva significare (come poi effettivamente avvenne in alcuni casi) di contribuire indirettamente ad accrescere il consenso nei confronti del regime ed a giustificare azioni repressive sempre più dure.
    Dei vari tentativi di sopprimere Mussolini effettuati da esponenti anarchici solamente uno fu portato materialmente a termine, quello di Gino Lucetti, sebbene la bomba che il libertario originario di Massa Carrara scagliò contro la macchina del duce l’11 settembre 1926 nei pressi di Porta Pia a Roma scivolò sul tetto della vettura ed esplose quando l’auto si era già portata a distanza di sicurezza, provocando a Mussolini solo un semplice spavento.
    In altri due casi gli attentatori, Angelo Pellegrino Sbardellotto e Michele Schirru, furono arrestati prima di compiere l’attentato.
    Michele Schirru era un anarchico sardo proveniente dagli Stati Uniti; nel febbraio del 1931 venne fermato dalla polizia che lo condusse al commissariato per accertamenti.
    Mentre un funzionario si accingeva a perquisirlo, Schirru impugnò una rivoltella e saprò un colpo.
    Ne seguì una colluttazione violenta che portò al ferimento dell’anarchico e di tre agenti.
    In seguito la polizia perquisì la stanza di Schirru all’Hotel Royal di Roma, dove alloggiava, e vi rinvenne due bombe.

    Al processo (nel quale venne accusato di aver voluto attentare alla vita del Duce), Schirru si difese dicendo di aver progettato l’attentato per le sue idee anarchiche, per vendicare i compagni confinati nelle isole e nella speranza che se fosse riuscito ad eliminare fisicamente Mussolini il fascismo si sarebbe dissolto entro un breve lasso di tempo.
    L’anarchico dichiarò al processo che era comunque da parecchio tempo che aveva desistito dall’effettuare materialmente il progetto.
    La domanda di grazia però venne rifiutata.
    In questi casi il Tribunale Speciale (composto da giudici militari designati personalmente da Mussolini), servendosi delle leggi eccezionali introdotte nello stato fascista nel novembre 1926 dopo “l’attentato Zamboni”, che reintroducevano in Italia la pena di morte abrogata nel 1888, estendendola agli attentatori contro il Capo del Governo, e che equiparavano l’intenzione di commettere il reato al reato compiuto, condannò a morte Schirru mediante fucilazione.
    L’esecuzione venne affidata ad un plotone di camicie nere sarde, spontaneamente offertesi per riscattare l’onta che Michele Schirru, con il suo atteggiamento, aveva gettato sulla patria sarda.Spinta dalle autorità fasciste, la sorella di Schirru chiese la radiazione di quest’ultimo dalla famiglia, e il permesso di poter riprendere l’antico cognome Esquirro.
    L’Osservatore Romano, il 1 giugno del 1931 (in sottintesa polemica con il regime), comunicò in breve la notizia, scrivendo che Schirru era stato giustiziato perchè ritenuto colpevole di aver avuto “l’intenzione di uccidere il Capo del Governo”.
    Kenze Neghe
    J. permettimi di inserire a margine l'"ultima annotazione" presente nel libro fi G. Fiori: vita e morte di Michele schirru... che mi sembra abbastanza importante e che dice:

    nessuna targa ricorda a Padria Pozzomaggiore o in altri luoghi della Sardegna l'anarchico assassinato per un'intenzione di tirannicidio. a Borore nel nuorese, una via è intitolata al console della milizia volontaria sicurezza nazionale Lussorio Cau, "giudice" del tribunale speciale che condannò a morte Schirru.

    che ne dite di proporre al sindaco di Borore di sostituire la targa di quella via con Via Michele Schirru ?

  9. #9
    Jùliu Kerki
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    Citazione Originariamente Scritto da nur@ki
    J. permettimi di inserire a margine l'"ultima annotazione" presente nel libro fi G. Fiori: vita e morte di Michele schirru... che mi sembra abbastanza importante e che dice:

    nessuna targa ricorda a Padria Pozzomaggiore o in altri luoghi della Sardegna l'anarchico assassinato per un'intenzione di tirannicidio. a Borore nel nuorese, una via è intitolata al console della milizia volontaria sicurezza nazionale Lussorio Cau, "giudice" del tribunale speciale che condannò a morte Schirru.

    che ne dite di proporre al sindaco di Borore di sostituire la targa di quella via con Via Michele Schirru ?
    prepara una petizione che potremmo presentare ai kenze neghe al concerto?
    J

  10. #10
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    ..ma sos Kene Neke sono una band musicale o unu parlamento?

 

 
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