CAPODOGLIO NOSTRUM
http://www.panorama.it/scienze/anima...-A020001040067


CAPODOGLIO NOSTRUM
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Straordinaria scoperta biologica al largo della Sicilia. Grazie al prototipo di un osservatorio sottomarino dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per lo studio di particelle provenienti dal centro della galassia, è stato possibile scoprire che i capodogli nel Mediterraneo sono molti di più di quanto si pensasse. Un esempio di come la ricerca di base nella fisica può avere ricadute importantissime per le altre scienze.
Sono quindi centinaia, e non solo poche decine come si credeva, i capodogli che vivono nel Mediterraneo. La scoperta è avvenuta durante la prima fase dell’esperimento Nemo (Nemo-Fase1) che l’Infn ha messo a disposizione dei biologi marini nelle profondità del mare di fronte a Catania. L’apparato ha permesso ai biologi del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell’Università di Pavia di ascoltare a oltre duemila metri di profondità le voci – i caratteristici "schiocchi" – dei capodogli e di registrare in questo modo il passaggio di almeno un esemplare ogni due giorni per un periodo di un anno e mezzo. Questo permette di ipotizzare la presenza di centinaia di esemplari nel Mediterraneo.
La registrazione dei suoni attraverso gli idrofoni rappresenta una prima mondiale per la profondità a cui è stata fatta e per la varietà e chiarezza dei suoni registrati. È stato infatti possibile registrare anche le voci dei delfini. Nemo è un progetto dell’Infn – Laboratori Nazionali del Sud, equipaggiato con potenti sensori ottici per la rivelazione delle tenui scie luminose prodotte dai neutrini. Ha iniziato la propria attività nel gennaio del 2005 con la stazione sperimentale Onde (Ocean Noise Detection Experiment), che ha permesso di effettuare il monitoraggio in tempo reale del rumore acustico sottomarino. La stazione è installata a oltre 2.000 metri di profondità circa 20 km al largo di Catania. Nemo-Fase1 è il prototipo del futuro telescopio sottomarino per neutrini di alta energia, provenienti anche dal centro della nostra galassia e in grado di attraversare tutta la Terra da una parte all’altra. Particelle la cui origine è ancora misteriosa ma che potrebbero portare gli scienziati alle fonti delle altrettanto misteriose emissioni di raggi cosmici di altissima energia.Una volta completo, il telescopio sarà costituito da 80 torri ancorate a 3.500 metri di profondità, nel mare al largo di Capo Passero in Sicilia. Le torri saranno alte due volte la Tour Eiffel occuperanno un volume di un chilometro cubo.
"È in corso una forte concorrenza internazionale con i gruppi di ricerca americani che stanno realizzando un apparato simile sotto i ghiacci dell’Antartide – spiega Emilio Migneco, direttore dei Laboratori Nazionali del Sud dell’Infn – In Europa vi è un grande sforzo cofinanziato dalla Comunità Europea per realizzare l’osservatorio sottomarino internazionale nel Mediterraneo nel prossimo futuro". "Dai suoni emessi dai capodogli abbiamo potuto capire che alcuni erano di passaggio, altri invece dialogavano fra loro, probabilmente dopo il risveglio – spiega Gianni Pavan, ricercatore del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell’Università di Pavia –. Abbiamo calcolato una media dai 3 ai 5 individui ogni due giorni. Questi animali viaggiano a mille metri di profondità per catturare soprattutto i calamari giganti e possono inabissarsi alla velocità di 100 metri al minuto". "È una grande, bellissima notizia – commenta il professor Silvio Greco, direttore scientifico dell’Icram, l’istituto per la ricerca sul mare del ministero dell’Ambiente – pensavamo che i capodogli fossero stati sterminati dalle spadare, dalle reti pelagiche, e invece ecco che questa ricerca dimostra che per fortuna la loro presenza nel Mediterraneo segna una ripresa significativa".
fonte: Newton RCS
Nicol Kerner's
The song of the Greys
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STRAGE DI BALENE: UNA AL GIORNO IN 18 ANNI
ROMA - La caccia alle balene, un vero e proprio bollettino di guerra: in 18 anni gli arpioni giapponesi hanno ucciso settemila balene: una al giorno. E dall'Antartide arrivano i racconti di chi ha visto da vicino cosa significa veder morire questi giganti buoni.
"Un'agonia che può arrivare anche a 50 minuti", ha detto Caterina Nitto, la skipper milanese di 33 anni, che in Antartide guida i gommoni di Greenpeace per sfondare la linea di caccia delle baleniere e da poco rientrata in Italia. Per l'ultima campagna di caccia è tempo di bilanci.
Quest' anno, forse per la prima volta, il Giappone ha interrotto in anticipo la stagione per un grave incendio che è scoppiato a bordo della nave officina della flotta baleniera giapponese, Nisshin Maru, che ha causato un morto nell'equipaggio, un macchinista di 26 anni.
La nave è rientrata in porto a Tokyo nelle scorse ore. Il bottino parla di 508 balene (505 balenottere minori e tre balenottere comuni) contro un piano che prevedeva l'uccisione di 860 esemplari (850 balenottere minori e 10 balenottere comuni). In arrivo in Giappone direttamente dall'Antartide c'é la nave Esperanza di Greenpeace che intende lanciare proprio da Tokyo una grande campagna di informazione. Ma non ci sarà Caterina Nitto, tornata in Italia dopo aver trascorso questi ultimi mesi in Antartide per cercare di sfondare la linea di caccia delle baleniere. Caterina è alla sua seconda campagna contro la caccia alle balene e ha visto da vicino gli orrori di questa strage che per Greenpeace resta "incomprensibile" visto che "non ha dato nessuno dei risultati scientifici dietro cui è stata mascherata". "Tutte le balene uccise mi colpiscono", ha detto Caterina Nitto.
"L'arpione è carico di dinamite. Se l' arpione - ha raccontato l'attivista - viene sparato nel cervello la balena muore immediatamente ma è rarissimo che venga colpita esattamente in un punto vitale, spesso viene colpita sulla schiena o sulla coda e allora si sfoderano i fucili. Ma la balena finisce sotto la prua della nave, si ribalta e la testa va sott'acqua. E si va avanti così anche a lungo". "Più di una volta - ha detto ancora Caterina Nitto - ho visto balene completamente squartate resistere anche 40-50 minuti. E' veramente un'agonia".
Per la skipper quest'anno c'é un nuovo fatto decisivo per fermare la flotta baleniera giapponese: "L'incendio sulla Nisshin Maru - ha detto Caterina Nitto - è l'ennesima prova che non deve più andare in Antartide. Non è la prima volta che succede un incidente a bordo della nave dove vengono macellate le balene. Oltre al danno ambientale per la caccia, si è rischiato un altro grande rischio ambientale, quello dello sversamento di idrocarburi". La prossima tappa di Greenpeace la campagna di informazione: "A bordo - ha detto Nitto - avevamo attivisti giapponesi e molti non sapevano nemmeno che il Giappone caccia le balene".
Ma la carne la mangiano? "Non la mangiano più. Si mangiava nei periodi di crisi ma ora la caccia massiva non ha più senso e arricchisce solo poche persone". Ora l'obiettivo è rivolto alla riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc) la cui sessione plenaria si svolgerà a fine maggio ad Ancorage, in Alaska. La battaglia sarà tra l'altro proprio "la validazione del piano giapponese di caccia - ha detto Alessandro Giannì, responsabile mare di Greenpeace - stiamo facendo i conti ma molti paesi amici delle balene si sono messi in regola con i pagamenti Iwc ma l'Italia deve assumere un ruolo più attivo nel senso di fare pressione su questi Paesi amici".
fonte Ansa tutti i diritti riservati
ANTARTIDE, SPECIE MISTERIOSE NEGLI ABISSI
ROMA - Crostacei carnivori, vermi nuotatori, ragni giganti. Non sono i protagonisti di un nuovo film dell'orrore, ma alcune delle oltre 700 nuove specie di animali marini che gli scienziati del progetto Andeep (Antarctic benthic deep-sea biodiversity) hanno trovato nelle profondità dell'Oceano Antartico. Lo studio, pubblicato su Nature, è stato portato avanti da 14 centri di ricerca di tutto il mondo.
"Quello che secondo gli esperti sembrava essere un noioso abisso con poche specie animali si è rivelato un ambiente dinamico e biologicamente ricchissimo - sostiene Katrin Linse, biologa marina del British Antarctic Survey - l'aver trovato questo tesoro straordinario di vita marina è il primo passo per capire la complessa relazione tra l'oceano profondo e la distribuzione della fauna negli oceani".
I ricercatori, a bordo della nave oceanografica tedesca Polarstern, hanno scandagliato le profondità della parte atlantica dell'Antartide fino a 6348 metri. La 'pesca' ha portato alla scoperta di oltre 700 specie catalogate come 'sconosciute', di cui 585 solo di crostacei. Fra queste appunto vermi nuotatori, ragni giganti e una specie di crostaceo carnivoro capace di captare la presenza del cibo a lunghe distanze e di muovere verso di esso, che spesso viene usato come deposito di cibo dai polipi che lo trasportano in giro per mangiarlo 'all'occorrenzà. Tutti i nuovi animali hanno mostrato un grande livello di adattamento alla profondità, anche se qualcuno ha conservato alcune caratteristiche della vita più in alto, come gli occhi incapaci però di vedere nel buio totale. "Il numero di specie che abbiamo trovato - spiega Angelika Brandt, ricercatrice del museo zoologico di Amburgo - è incredibilmente alto e inaspettato".
Secondo lo studio, l'oceano profondo sotto l'Antartide può essere considerato come la 'culla' della vita di tutte le specie marine globali, perché le sue acque per effetto delle correnti sottomarine raggiungono tutto il pianeta. Uno dei quesiti a cui i ricercatori hanno cercato di dare risposta è anche se le specie animali siano arrivate a quella profondità dalle acque soprastanti o viceversa. "I nostri risultati sembrano confermare la prima ipotesi - spiega ancora Brandt - queste specie potrebbero essere arrivate in profondità dopo l'ultima glaciazione, quando cambiamenti nelle correnti sottomarine hanno portato a un rimescolamento delle specie. Oltre a quelle del tutto nuove, abbiamo trovato numerose specie viste prima solo in zone completamente diverse del pianeta, a conferma del fatto che l'antartico è un grande serbatoio per la biodiversità di tutti gli oceani".
fonte Ansa


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