I neoconservatori di Washington fanno loro la causa della Cecenia e si dissolve l'impegno nella guerra contro il terrore.
Un enorme polverone è stato sollevato dall'opinione che il Presidente Putin sia in qualche modo il principale colpevole dei tragici eventi dell'Ossezia del Nord. Citazioni e titoli come "Il cordoglio si trasforma in rabbia", "Prole aspre per il Governo", e "Critiche in crescita contro Putin" sono abbondanti, mentre i corrispondenti da beslan della televisione e della radio hanno insistito nel dire che là le persone biasimano Mosca tanto quanto i terriroristi.
Ci sono stati diversi editoriali che ci hanno incoraggiato a capire - per citare il Sunday Times - le "cause di fondo" del terrorismo ceceno (normalmente l'autoritarismo Russo), mentre l'uso diffuso della parola "ribelli" per descrivere persone che sparano ai bambini dimostra una sorprendente indulgenza nei riguardi dell'estrema brutalità.
A uno squardo più attento, si scopre che queste cosidette "critiche in crescita" sono state in realtà pilotate da un gruppo ben preciso del mondo politico russo e dai suoi sostenitori americani.
I principali detrattori russi della condotta di Putin nella crisi di Beslan sono i politici filoamericani Boris Nemetsov e Vladimir Ryzhkov (uomini associati alle riforme neoliberiste estreme che hanno devastato l'economia russa sotto la guida del tanto amato dall'occidente Boris Eltsin) e il Centro di Finanziamento Carnegie di Mosca.
Fondata dal suo ufficio centrale di New York, questa influente commissione di esperti, che opera in tandem con la struttura politico-militare della Rand Corporation (per esempio nel produure rapporti politici sul ruolo della Russia nell'aiutare la ristrutturazione statunitense del "Grande Medio Oriente"), è stata citata ripetutamente negli ultimi giorni, criticando Putin per le atrocità cecene.
Il Centro è stato inoltre assiduo, negli ultimi mesi, nel polemizzare contro le dichiarazioni del governo di Mosca sull'esistenza di un collegamento tra i ceceni ed Al-Qaeda.
Queste persone essenzialmente spacciano come vera la stessa linea espressa dai leader ceceni, come Ahmed Zakaev, l’esiliato a Londra che ha scritto in queste pagine. Altra figura di spicco che usa la ribellione cecena come un bastone col quale colpire Putin è Boris Berezovsky, l’oligarca russo a cui, come Zakaev, è stato concesso asilo politico in questo Paese, nonostante le autorità russe ne chiedano l’estradizione in base a numerose accuse. Mosca ha spesso accusato Berezovsky di aver finanziato i ribelli Ceceni nel passato.
Per lo stesso motivo la BBC ed altre fonti dei media stanno sostenendo che la televisione russa abbia sminuito la crisi di Beslan, mentre soltanto le reti occidentali hanno riferito in diretta, con la conseguenza che la Russia di Putin rimarrebbe uno stato di polizia altamente controllato.
Ma questa visione dei media russi è precisamente l’opposto dell’impressione che io ho avuto mentre guardavo sia la CNN sia la televisione russa: i canali russi avevano informazioni ed immagini da Beslan nettamente migliori rispetto ai loro concorrenti occidentali.
L’asprezza nei riguardi di Putin è forse spiegata dal fatto che, negli Stati Uniti, il principale gruppo che sostiene la causa cecena è il Comitato Americano per la Pace in Cecenia (ACPC).
La lista dei membri di questa associazione, i quali si ritengono “Americani che si sono distinti”, è un elenco dei più eminenti neoconservatori che sostengono così entusiasticamente la “guerra contro il terrore”.
Tra loro spiccano Richard Perle, il noto consigliere del Pentagono; Elliot Abrams famoso nemico dell’Iran; Kenneth Adelman, l’ex-ambasciatore americano presso l’ONU che incitò all’invasione dell’Iraq, sostenendo che sarebbe stata “una passeggiata”; Midge Decter, biografo di Donald Rumsfeld e direttore della destroide Heritage Foundation; Frank Gaffney del militarista Centro per la Politica di Sicurezza; Bruce Jackson, ex-funzionario dei servizi segreti militari americani e un tempo vice-presidente del Lockheed Martin, ora presidente del Comitato Americano per la NATO; Michael Ledeen dell’American Enterprise Institute, un ex-ammiratore del fascismo italiano ed ora sostenitore di spicco di un cambiamento di regime in Iran; R.James Woosley, ex-direttore della CIA e uno dei principali sostenitori dei piani di George Bush per rimodellare il mondo mussulmano secondo linee favorevoli agli Stati Uniti.
L’ACPC sostiene fortemente l’idea che la ribellione cecena dimostri la natura non democratica della Russia di Putin e cerca di attirare sostegno per la causa cecena enfatizzando la gravità delle violazioni dei diritti umani nella piccola repubblica caucasica. Paragona la crisi Cecena ad altre cause “mussulmane” di moda, come quelle della Bosnia e del Kossovo, lasciando intendere che solo un intervento internazionale nel Caucaso può stabilizzare la situazione.
Ad agosto 2004 l’ACPC salutò con favore la concessione dell’asilo politico negli Stati Uniti e di una sovvenzione americana a Ilyas Akhmadov, Ministro degli Esteri del governo d’opposizione ceceno, descritto da Mosca come un terrorista.
Essendo provenienti da entrambi i partiti politici, i membri dell’ACPC rappresentano la spina dorsale dell’establishment della politica estera americana, ed i loro punti di vista rispecchiano effettivamente quelli del Governo statunitense.
Nonostante la Casa Bianca abbia condannato coloro che detenevano gli ostaggi di Beslan, la sua posizione ufficiale rimane che il conflitto debba essere risolto politicamente. Secondo il membro dell’ACPC Charles Fairbanks della John Hopkins University, gli Stati Uniti aumenteranno la pressione su Mosca per raggiungere una soluzione politica piuttosto che militare; in altre parole, per negoziare con i terroristi, un apolitica che altrove gli Stati Uniti rifiutano risolutamente.
In Russia sono state persino sostenute della accuse secondo cui lo stesso Occidente sarebbe in qualche modo dietro la ribellione cecena, e lo scopo di questo sostegno sarebbe quello di indebolire la Russia e di condurla fuori dal Caucaso. Questo convincimento è rafforzato dal fatto che si ritiene che i Ceceni usino come base la gola del Pankisi nella confinante Georgia, che è un paese che aspira ad unirsi alla NATO, ha in Governo decisamente filoamericano e nel quale gli Stati Uniti ancora oggi hanno una significativa presenza militare. Persino lo stesso Putin è sembrato dare credito a questa idea nell’intervista rilascita ai giornalisti stranieri il 6 settembre 2004.
Sarebbe difficile trovare prove di questo coinvolgimento, ma c’è da meravigliarsi se i Russi si stanno ponendo tali interrogativi, quando a Washington le stesse persone che stanno chiedendo il dispiegamento di un’enorme forza militare contro i cosiddetti nemici terroristi insistono affinché la Russia si arrenda ai suoi nemici?
John Laughland
Membro del British Helsinki Human Rights Group.




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