E' il vento della rivoluzione
(e il peggio deve ancora venire)
di Mario Sconcerti
Al primo giorno di Tar, Moggi e Giraudo scuotono di nuovo il calcio con il vento della rivoluzione, stavolta senza nemmeno telefonare a un designatore. I loro ricorsi non sono stati né bocciati né ritenuti inammissibili. Il Tar ha semplicemente rimandato la decisione sui loro casi, non essendoci nel breve il pericolo di danno per i querelanti, ma ha detto due cose di grande importanza.
Prima di tutto che è competente, che non possono cioè essere lasciate alla sola giustizia sportiva decisioni che vanno oltre il merito sportivo. La non competenza del Tar è invece sempre stato il caposaldo di Federazione e Coni in qualunque precedente battaglia, una vera certezza d'indipendenza. Ora un tribunale dello Stato dice che il calcio può gestire il calcio, può fare sentenze e comminare pene ma solo all'interno del fenomeno sportivo. Quando la sanzione va oltre il merito calcistico, il Tar ha il diritto e il dovere d'intervenire.
La seconda cosa importante che emerge è che non solo il Tar è competente, ma lo è da subito. La differenza è fondamentale. Si era praticamente certi che i giudici avrebbero oggi respinto le istanze di Moggi e Giraudo come inammissibili, non avendo né Moggi né Giraudo chiuso l'iter della giustizia sportiva. Non si erano presentati infatti alla Camera di conciliazione del Coni. Fino a oggi la regola è sempre stata che al Tar si poteva arrivare solo dopo aver salito tutti i gradini della giustizia sportiva. Nessuno escluso, proprio a tutela della giustizia sportiva. Oggi il Tar nelle sue motivazioni non fa cenno a questa procedura. Il che significa che quella procedura diventa ininfluente, almeno non decisiva. Se una squadra, un dirigente, un giocatore, qualunque tesserato pur legato alla clausola compromissoria, vuole andare al Tar anche da subito, lo può fare. Il Tar lo ascolterà.
Questo può anche rimanere un semplice problema di principio, alla fine i tribunali ordinari possono trovare che il calcio ha scelto per il meglio e confermare qualunque sentenza. Ma per la prima volta è ufficiale che non dipende più dal calcio. È chiaro che siamo all'alba del primo giorno, lo scontro vero deve ancora cominciare. Il calcio darà le proprie interpretazioni e muoverà la propria lobby e le proprie seduzioni. Ma, nel breve, le decisioni del Tar significano conseguenze estremamente importanti. Quando la Juventus il 6 settembre, cioè tre giorni prima dell'inizio dei campionati, motiverà davanti al Tar un danno patrimoniale di un centinaio di milioni e aggiungerà che se i campionati inziano le sarà impossibile recuperare, cosa decideranno i giudici? Quanto è probabile, perfino auspicabile da cittadini, che cerchino di garantire chi sta perdendo, chi si dice danneggiato? In quel caso la conseguenza sarà sospendere l'inizio dei campionati in attesa di entrare profondamente nel merito. Sospendere per quanto? E chi lo sa. Il tempo che serve per capire davvero. Una settimana, un mese. forse più. Per poi magari prendere decisioni che possono riportare tutto all'inizio e dover ricominciare. Per questo sostengo da sempre che un processo fra parti private fatto da una giustizia privata e debole andava gestito, discusso, forse perfino mediato, non mandato allo sbaraglio nazional popolare.
Non c'era bisogno di eroi ma di buon senso. Si è avuto tanto paura del colpo di spugna, lo si è evocato così tante volte da non accorgerci che lo stavamo costruendo proprio con la nostra intransigenza. Ora siamo nelle mani degli «altri» speriamo solo facciano buon uso del piccolo calcio che ci è rimasto.
Mario Sconcerti
23 agosto 2006




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