[mgp-padania] I libri di scuola non lo dicono
GIOBERTI
Vincenzo Gioberti, sacerdote cattolico torinese di idee liberali e repubblicane il cui nome e le cui statue sono di casa in tutto il territorio nazionale, vissuto tra il 1801 ed il 1852 fu un precursore del razzismo più radicale. Nell'opera postuma del 1857, la "Protologia", pubblicata dall'amico Giuseppe Massari e indicativa della speculazione matura del Gioberti, si legge infatti che: "il moto è proprio della maschiezza e la quiete della femminezza. Le stesse razze umane sono gerarchicamente ordinate secondo lo stesso principio. Il nero è privazione della luce, mimesi della intelligibilità. La stirpe nera è la più degenere delle tre schiatte umane e la meno intelligibile, la meno atta alla civiltà". Motivi analoghi lo portarono invece ad esaltare la razza bianca e tra essa soprattutto la cosiddetta "stirpe pelasgica", cioè italiana. Adolf Hitler avrebbe forse avuto qualcosa da imparare leggendo il sacerdote cattolico e liberale Gioberti. Incredibile
SANDRO PERTINI
Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini fu personaggio assai popolare ed amato dagli italiani, anche se ben pochi sanno che il giovane socialista trovò parole di piena legittimità per l'assassinio di Mussolini trattandosi -disse- di un "tirannicidio". Peccato che nel caso di Stalin invece, nel discorso ufficiale in occasione della morte del feroce dittatore sovietico in Senato egli invece disse che "Giuseppe Stalin è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto". Sempre Pertini si attorniava di uomini a lui fidati quali, ad esempio, Giuseppe Marozin delinquente comune nonché assassino tanto che, lo stesso quotidiano del P.C.I. "L'Unità" raccontò alcune bestiali azioni del braccio destro di Pertini. Una di queste fu, su preciso ordine di Pertini stesso, la spietata fucilazione degli attori Luisa Ferida e Osvaldo Valenti; sempre Pertini ebbe a dire qualche tempo più tardi, nel Gennaio del 1948 in un discorso in parlamento, che "i fascisti massacrati non erano stati abbastanza". La sua sete di sangue lo spinse addirittura ad ordinare l'eliminazione del maresciallo Graziani e a chiedere pubblicamente la fucilazione di Umberto di Savoia: "Presidente di tutti gli italiani" lo chiamarono qualche anno dopo. Addirittura Nenni, compagno socialista di questo presidente, lo definì "un violento".
GIANGIACOMO FELTRINELLI
Figlio di un miliardario che fu destituito dai suoi poteri da Mussolini per alcune azioni illegali. Rispose per iscritto alla vedova di Boris Pasternak (il quale tra l'altro aveva diffidato lo stesso Giangiacomo Feltrinelli dal pubblicare la sua opera " Il dottor Zivago") che si trovava internata in un campo di lavori forzati sovietico in prigionia e che gli chiedeva un acconto sui diritti d'autore dal momento che - nonostante le vendite- non vide mai il becco di un quattrino: "Ma è mai possibile che tu mi infastidisca per un po' di denaro, tu che hai la fortuna di vivere in una società socialista mentre io sono qui a soffrire sotto il giogo capitalista". Semplicemente allucinante. Inutile ricordare che il miliardario comunista Feltrinelli, famiglia tra le più ricche d'Italia, nel 1970 fu il fondatore dei cosiddetti "Gruppi di Azione Partigiana" e che perse la vita su un traliccio dell'alta tensione a Segrate in provincia di Milano il 15 Marzo 1972 mentre tentava di collocare una carica esplosiva che gli scoppiò tra le mani. I comunisti tentarono in tutti i modi di far credere che qualcuno lo avesse ammazzato tramite un "complotto", ma le numerose perizie seguite poi dalle dichiarazioni del brigatista rosso Curcio di qualche anno dopo dissiparono ogni dubbio: si trattò proprio di un incidente. Feltrinelli pubblicò tra le altre cose anche un poster di Che Guevara che vendette milioni di copie; esso fu realizzato grazie ad una foto di Alberto Corda che non percepì dall'editore nemmeno una lira per i diritti d'autore sulla fotografia. Il comunista Feltrinelli fu azionista delle acciaierie Falck, delle Assicurazioni Generali, proprietario di allevamenti di bestiame in Argentina e in Brasile, di tenute e boschi in Carinzia, di palazzi e terreni in ogni parte d'Italia.
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