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  1. #1
    Mai l'altra guancia
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    Italia al comando della forza Onu.

    Italia al comando della forza Onu
    ma la Ue non ha capacità operativa


    di ANDREA BONANNI


    Dopo il passo indietro della Francia, si va delineando con sempre maggiore chiarezza l'eventualità di un ruolo guida dell'Italia per la forza Onu destinata a presidiare il confine tra Libano e Israele. A favore di questa ipotesi si è espresso ieri con forza il premier israeliano Olmert e anche Siniora è favorevole. Entrambi hanno avuto lunghi colloqui telefonici con Romano Prodi. La Francia, intanto, ha sollecitato una riunione a Bruxelles per "definire quale sarà il grado di partecipazione dei partner comunitari" lanciando un "appello alla solidarietà" dei Paesi europei. Ma Parigi, dopo essersi esposta in prima fila per far approvare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla forza multinazionale, sembra più che mai decisa a rinunciare alla leadership della missione.

    Da qui l'improvviso dietro-front dell'Eliseo, che oggi cerca di scaricare sull'Europa la responsabilità di organizzare la spedizione.

    Ancora non è chiaro in quale misura la richiesta francese sarà accolta e se mercoledì si riuniranno a Bruxelles i ministri degli Esteri dell'Unione.

    Appare più probabile che l'incontro avverrà solo a livello dei diplomatici ed esperti militari che formano il Comitato politico e di sicurezza (Cops) dell'Unione. Quel che è certo, tuttavia, è che l'Ue ancora non dispone delle capacità operative necessarie per guidare una missione vasta, complessa e ad alto rischio come è quella richiesta dall'Onu in Libano. Per questo motivo sembra evidente che il comando della forza multinazionale dovrà essere assunto dal quartier generale di uno degli stati membri. E, dopo il passo indietro francese, restiamo il Paese che ha dato la più ampia disponibilità alla missione e anche quello che ha le maggiori capacità in termini di comando militare.


    L'Italia dunque potrebbe essere chiamata dalle Nazioni Unite ad assumere la responsabilità operativa della forza di spedizione Onu. E potrebbe farlo mettendosi alla guida di un "nucleo centrale" fornito dai Paesi europei.

    Questo, agli occhi del governo di Romano Prodi, darebbe sicuramente un valore aggiunto all'operazione rilanciando il ruolo dell'Unione sullo scacchiere mediterraneo e mediorientale. I consensi ottenuti dai premier israeliano e libanese tendono a confortare tale ipotesi. E perfino la Francia, secondo indiscrezioni, sarebbe disposta a riconoscere all'Italia la leadership di una missione che è sì ad altissimo rischio, ma che avrebbe anche un altissimo profilo politico.

    Tuttavia le difficoltà per arrivare a realizzare un progetto così ambizioso rimangono notevoli. E in primo luogo investono la scarsa disponibilità finora dimostrata dagli europei ad impegnare uomini e mezzi in una operazione tanto delicata e insidiosa.

    La Germania ha già fatto sapere che offrirà solo supporto logistico ma non intende mandare soldati sul terreno. Anche la Gran Bretagna, che è oggi indiscutibilmente il Paese europeo con le maggiori capacità militari, non può e non vuole mandare truppe.

    I suoi soldati sono già massicciamente impegnati in Iraq e in Afghanistan.

    Inoltre agli occhi dell'opinione pubblica araba l'Union Jack è ormai troppo identificata con la politica americana in Medio Oriente e dunque i soldati britannici finirebbero per costituire il bersaglio ideale di attacchi terroristici. Delle perplessità francesi si è già detto. E pare difficile che Parigi, qualora si rassegnasse a rinunciare alla leadership della forza Onu, sia disponibile a contribuirvi in modo sostanzioso.

    E' comunque significativo che nessuno dei paesi che compongono la "troika" europea incaricata di negoziare con l'Iran la de-escalation nucleare sia in grado oggi di assumere un ruolo di rilievo in una missione che tocca molto da vicino i fortissimi interessi iraniani nella regione rappresentati dal "partito di Dio" degli Hezbollah. Per l'Italia, esclusa dalla troika ai tempi del governo Berlusconi, prendere la leadership della forza Onu avrebbe il sapore di una tardiva rivincita.

    A questo punto, però, se si escludono partecipazioni marginali offerte da finlandesi, svedesi, olandesi, belgi e cechi, solo la Spagna e, in misura minore, la Polonia appaiono disposte ad impegnare contingenti significativi a fianco degli italiani.

    Basteranno queste forze a costituire quel "nocciolo duro" europeo che dovrebbe dare alla missione Onu un carattere di novità segnando il ritorno dell'Europa al tavolo della grande politica internazionale? Se il quadro dei contributi targati Ue non subirà sostanziali modifiche nei prossimi giorni, è lecito dubitarne.

    Quella che per l'Italia potrebbe essere l'opportunità di riconquistare il prestigio perduto, rischia purtroppo di risolversi, per l'Europa, nell'ennesima occasione mancata.

  2. #2
    Mai l'altra guancia
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    L'ITALIA IN LIBANO
    Battersi per la pace è nobile, ma da soli no

    Se l'Italia si troverà da sola nella forza di pace in Libano, sarà bene non partire. Il nostro Paese, con generosità, si è esposto contro la guerra, ma l'ipocrisia, levatrice della risoluzione Onu 1701, si sta palesando crudele. Alle condizioni di oggi, i nostri soldati sarebbero ostaggio dell'impotenza, imbelli come i caschi blu Unifil, o vittime, come francesi e americani a Beirut 1983. Un destino da scongiurare.

    La tregua, appena cominciata, è già finita, stupendo perfino i pessimisti per la rapidità con cui si torna a sparare.

    Era inevitabile: le scintille della guerra dei 33 giorni, l'attivismo di Hezbollah contro Israele e la decisione di Gerusalemme di recidere i legami militari del Partito di Dio con Siria e Iran sono sempre vive. Il governo libanese denuncia l'attacco israeliano nel villaggio di Boudai, al confine con la Siria, come violazione del cessate il fuoco, il segretario dell'Onu Kofi Annan si dice d'accordo. Israele ribatte che a violare la tregua sono gli Hezbollah dello sceicco Yazbek, importando armi da Damasco, e lamenta che nessuno fermi il traffico vietato dalla 1701. Chiunque abbia ragione, i nostri soldati si troveranno tra due fuochi, dialettici e di artiglieria.

    La pressione dell'opinione pubblica internazionale ha indotto l'Onu, in fretta e furia, a firmare una 1701 talmente mal scritta che la diplomazia francese non ha neppure ascoltato le riserve dei militari di Parigi. Così il presidente Chirac, dopo aver detto con sussiego «La Francia è pronta a fare il proprio dovere in Libano!», manda 200 vigili urbani e lasciando a noi italiani, con astuzia da Richelieu, il comando militare nell'impossibile teatro. Quando Chirac parla di «dovere» di solito intende «interesse», e dunque alla riunione dell'Unione europea convocata per mercoledì occorre forzarlo a mantenere la parola o smascherarne le velleità di cartapesta. La cancelliera Merkel, finora bravissima in politica estera, nicchia, dicendo che Berlino non manderà truppe per non puntare i fucili contro Israele (analogo timore — si obietterà — non impedì alle aziende tedesche di vendere a Saddam Hussein armi chimiche e convenzionali, puntate contro Israele).

    Indonesia e Malesia offrono truppe, ma Gerusalemme non vuole nazioni con cui non ha relazioni diplomatiche. I turchi fanno gli indiani, gli indiani hanno altro cui pensare. Restiamo noi. Anche l'opinione pubblica italiana s'è mobilitata su forza di pace e cessate il fuoco con buona volontà e impegno, screziate dalla propaganda di chi invoca caschi blu italiani, per dare una lezione a Israele. L'Italia s'è mossa con energia, qualche tono è stato più aspro con il premier Olmert che con lo sceicco Nasrallah, ma alla fine il sì unanime, condiviso dall'opposizione, ci ha dato autorevolezza. Il presidente Romano Prodi e i suoi ministri, D'Alema agli Esteri e Parisi alla Difesa, non devono però lasciarsi immobilizzare dalle promesse fatte, esponendo i militari italiani alle vendette. Nessun Paese può, da solo, separare Hezbollah e Israele, e una stessa forza multinazionale ce la farebbe a stento. Nessuno, del resto, pensa più a disarmare Hezbollah, la guerra è rinviata. La valle della Bekaa, non dimenticatelo, non è il Transatlantico, le chiacchiere amabili contano poco, i nemici non si riconciliano con un gelato alla crema da Giolitti. Se entro mercoledì non avremo alleati pronti a partecipare al contingente di pace, è onesto, legittimo e serio dire che gli italiani non partiranno. Prodi deve rivendicare da Kofi Annan chiarezza sulle regole, ancora fumose, e pressione sui Paesi islamici perché qualcuno intervenga, dando per una volta prova di fratellanza non verbale. Anche dall'Europa dobbiamo pretendere fatti, soprattutto da Francia e Germania, ma anche il leggendario premier Zapatero, la cui «Z» sembra valere più di quella di Zorro, qualcosina potrebbe fare per la pace. Ieri il premier israeliano Olmert ha ribadito a Prodi che spera in una guida italiana della missione: ragion di più per ricordargli che anche Israele deve agire con grande prudenza. Altrimenti sarà bene dire che non siamo i marmittoni a cui scaricare la «mission impossible».

    La guerra continua, le violazioni alla tregua saranno quotidiane, torti e ragioni, come sempre da quelle parti, avviluppatissimi. Tremilacinquecento italiani sono mobilitati e siamo disposti ad assumere il comando della missione. Dobbiamo perciò richiedere ad Onu, alleati e belligeranti parallela coerenza, perché senza partner, mandato netto e condizioni serie saremo i Tartarino di Tarascona del mondo. Battersi per la pace è nobile, pretendere di farlo mossi da ingenuità ed entusiasmi faziosi, privi di realismo e formidabili mezzi, è ubbia mortale.

    -Gianni Riotta

  3. #3
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    Allora Berlusconi non aveva tutti i torti quando affermava di aver migliorato il prestigio dell'Italia nel mondo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Naitmer
    Allora Berlusconi non aveva tutti i torti quando affermava di aver migliorato il prestigio dell'Italia nel mondo.
    L'Italia non ha mai avuto il prestigio che ha avuto negli ultimi 4-5 anni . ( a parte i tempi di Mussolini, che pure essendo antifascista, devo riconoscere che i coglioni gli aveva).

    -N-

  5. #5
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    Non vi pare che questa disgraziata penisola abbia già tali e tante rogne da grattarsi da non aver bisogno di cercarsene altre?

    Ma chi cacchio ve lo fa fare?!

    Ci fosse al governo Berlusconi, capirei: la sua amicizia con Bush, il suo modo edonistico di intendere la vita, la sua megalomania...

    Ma ora al governo ci sono i compagni che ci hanno stracciato le palle per un lustro con bandiere della pace e manifestazioni che davano i numeri: 10, 100, 1000...
    Avevano promesso un ritiro IMMEDIATO dall'Irak!!!

    Ma che cazz!!!
    Ora ci mettono soli soletti, come dei pirla, tra l'incudine Libano ed il martello Israele?!

    Procuratevi un costume "tafazziano", con tanto di bottiglia di minerale, e non dimenticatevi di recapitarne uno a Prodi e D'Alema.

  6. #6
    Mai l'altra guancia
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista
    L'Italia non ha mai avuto il prestigio che ha avuto negli ultimi 4-5 anni . ( a parte i tempi di Mussolini, che pure essendo antifascista, devo riconoscere che i coglioni gli aveva).

    -N-
    Certp... C'era proprio oggi su Rai Educational con Giovanni Minoli un documentario sui campi di concentramento italiani in Libia.. Davvero prestigiosi..

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Naitmer
    Allora Berlusconi non aveva tutti i torti quando affermava di aver migliorato il prestigio dell'Italia nel mondo.
    Credo tu abbia sbagliato paese...

  9. #9
    Forumista esperto
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista
    L'Italia non ha mai avuto il prestigio che ha avuto negli ultimi 4-5 anni . ( a parte i tempi di Mussolini, che pure essendo antifascista, devo riconoscere che i coglioni gli aveva).

    -N-
    Speriamo che Prodi non ci faccia fare figuracce.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Naitmer
    Speriamo che Prodi non ci faccia fare figuracce.
    Come Mussolini e Berlusconi...

 

 
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