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Discussione: Torna Mazzini

  1. #801
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    Citazione Originariamente Scritto da Ostilio Visualizza Messaggio
    Non era mica un rimprovero! La mia città è tristemente famosa per la violenza inaudita dei comunisti, qualche volta è bello ricordarla per il contributo dato all'unità della nostra patria.
    La Tua città ha dato tanto alla Patria, basta vedere la Galleria Estense.
    E quest'anno vi ho portato i miei figli piccoli, passavo di lì e mi ci sono fermato ad agosto. E commosso, passando sotto la casa in cui venne arrestato Ciro Menotti, ho spiegato loro il fatto...

  2. #802
    Saloth Sâr
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    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite Visualizza Messaggio
    Sì, debbo ammetterlo, mi hai proprio smascherato! D'altronde era chiaro da subito che eri troppo furbo per farti giocare a lungo da questi miei mezzucci...
    Sapevo che prima o poi una persona intelligente e scaltra come te sarebbe arrivata a scoprire i miei cloni "Satyricon" e "Frumentarius", era solamente una questione di tempo. Ma dovevo aspettarmelo, di fronte a persone della tua statura morale e sagacia - e con te I'm Hate, alfredoibba e gli altri - prima o poi i miei trucchetti sarebbero stati scoperti.

    Quindi ti faccio i miei complimenti, e rendo onore alla tua scaltrezza veramente fuori dal comune. Degna sicuramente di uno Sherlock Holmes. Da ora in avanti potrai dire con fierezza: "Ho scoperto i cloni di Orazio Coclite!"

    Bravo!

    Ciao eh.
    Grazie !

    Ma tanto è inutile che scherzi, t'ho beccato e non lo vuoi ammettere !

    Però ti capisco, pochi nel forum sono preparati come te, quindi avevi bisogno di qualche interlocutore alla tua altezza !

    Saluti.

  3. #803
    Orazio Coclite
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    Mozzarelle «dopate», sequestri nel Casertano

    I Nas scoprono nella provincia campana un giro di sostanze usate illegalmente per aumentare la produzione del latte bufalino. Si tratterebbe di un nuovo business dei clan. Scattati i sigilli per nove allevamenti

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...zzarelle.shtml

    ==============================

    Ovviamente è tutto falso, è una 'bufala' del Corriere, giornale del Nord, per sabotare la sana economia campana.
    E se invece fosse vero? Colpa di Garibaldi, ovviamente: è lui che ha portato la camorra.


  4. #804
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr Visualizza Messaggio
    Dai che c'ho azzeccato Orà !

    E pensare che tu eri tra quei forumisti che pensavo non si clonassero, invece !
    Non so chi siano, ma il record lo detengo sempre io, non te lo scordare.

    Elenco dei miei cloni:

    Neonazionalista
    Andreas
    Legionario
    Giò91
    VecchioMissino
    Teologicus
    Emiliano
    Il Civilizzatore
    D.V.X.
    Ralph
    Costantino
    100%Ita
    Rain Forest
    Enea08
    FN Genova
    Gufo Reale
    Trilex
    -Duca-
    2010:

  5. #805
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    "Cristo ha tradito l'ebraismo, ma, opinava Nietzsche in una pagina meravigliosa di previsioni, per meglio servire l'ebraismo rovesciando la tavole dei valori tradizionali della civiltà elleno-latina." Benito Mussolini, 4 giugno 1919
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys Visualizza Messaggio
    Non so chi siano, ma il record lo detengo sempre io, non te lo scordare.

    Elenco dei miei cloni:

    Neonazionalista
    Andreas
    Legionario
    Giò91
    VecchioMissino
    Teologicus
    Emiliano
    Il Civilizzatore
    D.V.X.
    Ralph
    Costantino
    100%Ita
    Rain Forest
    Enea08
    FN Genova
    Gufo Reale
    Trilex
    -Duca-
    c'ha levato teschio rosso !

    'sto 'nfame !!!

  6. #806
    Orazio Coclite
    Ospite

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    Come promesso ritorno sull'argomento proponendo del materiale atto a fugare ogni dubbio riguardo ad alcune interpretazioni frutto di fervida immaginazione che si ha purtroppo avuto modo di leggere finora, affatto interessate e del tutto slegate da ogni realtà storica.
    Riporto da "Salve o popolo d'eroi..." di Bruno Tobia, Editori Riuniti 2002 (gran bel volume che vi consiglio di acquistare).

    Pagina 147 e seguenti:


    Garibaldinismo e fascismo

    Vi fu un luogo in Italia, prescelto dalla politica encomiastica del fascismo, nel quale il regime volle sperimentare la possibilità di stringere il nesso tra presente politico e passato storico in un modo diverso da quello, per esso piú insistito e peculiare, del reinventato rapporto con la romanità. Questo luogo fu il colle del Gianicolo a Roma, sul quale nel corso di circa un decennio, tra il 1932 e il 1941, vennero realizzate varie imprese monumentali per chiarire, diciamo pure così, visualizzandolo sul terreno, il legame tra la rivoluzione delle camicie nere e la tradizione risorgimentale. Il nesso era naturalmente impegnativo, implicando il giudizio da dare sull'Italia liberale, frutto maturo del Risorgimento, e in filigrana quello sulla monarchia, verso la quale era giocoforza che il fascismo mantenesse un rapporto di difficile equilibrio proprio come si era venuto via via strutturando nella forma «diarchica» di Duce e Re, ambedue posti, con funzioni diverse, al vertice dello Stato.

    La tradizione garibaldina soccorreva opportunamente il movimento fascista nell'esigenza di recuperare i valori nazionali espressi dall'epopea risorgimentale senza il pericolo che esso apparisse appiattito sulla dimensione monarchica, anzi facendo in modo che si dialettizzasse con quella, recuperando il senso di una «rivoluzione» compiutasi dal basso con il tipico slancio del volontarismo che incorpora la dimensione popolare e la lega alla monarchia, la quale da parte sua ne esce casi piú intensamente nobilitata. II fascismo poteva in tal modo guardare al Risorgimento, continuando tranquillamente a deprecare il liberalismo, nel tentativo di distanziare il piú possibile l'uno dall'altro e allo stesso tempo di conclamare il valore della propria rivoluzionaria cesura nella storia dell'Italia contemporanea. Del resto, proprio sul Gianicolo Francesco Crispi in un discorso accesamente anticlericale, inaugurando la statua equestre di Garibaldi il 20 settembre 1895, aveva taciuto del tutto il nome di Cavour, parlando solo di monarchia e di popolo; e Crispi - ricordiamolo - era inserito da tempo dal fascismo nella genealogia dei propri precursori.

    II regime - Mussolini concedendosi personalmente alle cerimonie delle inaugurazioni monumentali sul Gianicolo, cosa
    molto rara e quindi tanto piú notevole - sfruttò tutte le possibilità che la tradizione garibaldina gli offriva. Innanzi tutto inserendo nel 1932 il cinquantenario della morte dell'Eroe dei due Mondi entro il ciclo celebrativo del decennale della Rivoluzione con la Mostra garibaldina aperta nella capitale al Palazzo delle Esposizioni, l'avvia dell'edizione nazionale delle opere, il giorno di ricordo pubblico nelle scuole e nelle università, il pellegrinaggio alla tomba di Caprera, la lotteria garibaldina;


    Roma, Mussolini inaugura la Mostra garibaldina al Palazzo delle Esposizioni, 30 aprile 1932

    ma sopratutto con le quattro giornate dall'1 al 4 giugno, le quali videro il trasporto delle ceneri di Anita da Genova a Roma, per essere inumate nella base del nuovo monumento a lei dedicato appunto sul Gianicolo, opera dello scultore Mario Rutelli, sulla cui scelta era intervenuto Mussolini in persona. Il regime si mostrava casi capace di attuare un progetto che languiva stancamente sin dall'inizio del secolo. Quella slanciata figura di donna, pistola alla mano, il figlioletto Menotti in grembo, realizzava il cliché fascista dell'eroina combattente e della madre esemplare, mentre il capo del fascismo, nel giorno dell'inaugurazione, rivendicava la linea ideale che, partendo dal condottiero delle camicie rosse, giungeva sino al movimento delle camicie nere'.


    Genova, trasporto delle ceneri di Anita Garibaldi dal cimitero di Staglieno alla stazione, 1 giugno 1932

    II secondo momento imprescindibile di questa appropriazione fascista del Risorgimento mediante la celebrazione monumentale da attuarsi sul Gianicolo è rappresentato dal Mausoleo Ossario dei Caduti per Roma, dovuto all'architetto Giovanni Jacobuzzi, pronuba la Società Giuseppe Garibaldi presieduta da Ezio Garibaldi, nipote del generale. Anche in questo caso il gusto funebre delle manifestazioni rituali fasciste ebbe modo di dispiegarsi agevolmente. All'inaugurazione dell'opera - sita nella così detta «Zona sacra gianicolense», il Colle del Pino, dove si era accesa l'ultima battaglia per Roma nella difesa contro i francesi nel 1849 - venne abbinata la traslazione della salma di Goffredo Mameli nell'anniversario della battaglia di Mentana il 3 novembre 1941, già esumata dal Verano nel settembre e provvisoriamente alloggiata al Vittoriano.


    Roma, la traslazione della salma di Goffredo Mameli dal Verano al Vittoriano, 15 settembre 1941

    Durante la solenne cerimonia - una delle ultime alle quali partecipò Mussolini - essa raggiunse tutte le altre dei caduti per Roma negli anni 1849, 1862, 1867, 1870, le quali, a partire dall'ottobre 1879 avevano trovato riposo in un altro ossario, non discosto dal nuovo, ma assai modesto, segnalato da una semplice lapide, e da lungo tempo quasi dimenticato in stato di penoso abbandono. Ora finalmente tutti i caduti per la difesa o la liberazione della città eterna si trovano riuniti in un ampio sacrario sotterraneo, la tomba di Mameli in bella evidenza; sul piano sovraelevato dalla strada si accede invece per mezzo di scalee all'imponente quadriportico sovrastante la cripta: è in travertino e senza copertura, al centro spicca un'ara votiva in marmo rosso'.

    L'Ossario e la manifestazione inaugurale sono il culmine d'una politica celebrativa che ha investito il Gianicolo a partire dal 1884 con le erme dei garibaldini - a cui anche il fascismo dette il proprio contributo realizzativo -, i già ricordati monumenti di Garibaldi e di Anita e varie placche commemorative, in una disseminazione monumentale che connota l'intero colle come un insieme encomiastico dal sapore repubblicano e indipendentista'.


    Roma, Mussolini inaugura il Mausoleo-ossario dei Caduti per Rma, 3 novembre 1941

    Quell'eco, per quanto affievolita e piegata all'esigenza di porre in linea garibaldinismo e fascismo, si era ancora percepita durante l'inaugurazione del monumento ad Anita nel 1932; adesso, nel 1941, la nota che si fa risuonare nel corso della manifestazione ufficiale per l'apertura dell'Ossario ha un tono diverso. Il fascismo, a un anno e mezzo dallo scoppio della guerra, appropriandosi della memoria dei caduti per Roma, e del piú illustre di essi, di Goffredo Mameli, gioca la carta dell'unità della nazione e quella dei valori patriottici: la guerra fascista passa in secondo piano, quella italiana assume il maggior rilievo, almeno nell'impegno celebrativo di quella giornata.

    Certo, corone votive nelle prime ore del giorno erano state collocate anche nel Sacrario della Sede Littoria al Foro Mussolini e all'Ara dei Caduti fascisti e dialogavano con quelle poste dal Governatorato su tutti i monumenti che ricordavano la difesa di Roma del 1849, si connettevano a episodi e personaggi del Risorgimento legati alla capitale, o erano ricolmi di un alto valore patriottico; e tuttavia sembravano come sommerse e spaesate nella folla degli omaggi apposti alla Casa Ajani, alla colonna di Villa Glori, al monumento ai Cairoli, alla colonna di via Flaminia, alla casa di Ciceruacchio, al busto di Mazzini al Pincio, alla tomba di Vittorio Emanuele II, alla Breccia di Porta Pia, all'Altare della Patria e, naturalmente, ai monumenti di Garibaldi e di Anita.

    Nello stesso corteo, che sali al Gianicolo dal Vittoriano per Corso Vittorio, via Arenula e Trastevere, seguendo la salma, pur aperto dalle insegne del partito, l'occhio si sofferma sui reparti delle forze armate; sui gonfaloni di quei comuni italiani che consacrarono il loro nome alla difesa di Roma - ed è un lungo elenco; sulla massa delle camicie rosse della Legione garibaldina, mentre i rappresentanti del Direttorio del partito si affiancano semplicemente a quelli dell'esercito, del Governatorato, della Commissione per il monumento. Per ritrovare avanguardisti e balilla occorre volgere lo sguardo ai bordi dello sfilamento: tra il popolo e le scolaresche che fanno ala alla solenne traslazione, mentre il posto d'onore, su una tribuna riservata accanto all'Ossario, è assegnato alle famiglie dei discendenti dei caduti per Roma'. Nel suo breve discorso lo stesso Mussolini non pronuncierà mai la parola «fascismo», soffermandosi piuttosto a dipingere la schiera dei valorosi combattenti del '49 e del '67 (tacendo del tutto sul 1870), i quali, accorsi allora da tutte le provincie, ritornavano adesso nel clima della Rivoluzione, avvolti dall'amore del popolo italiano. E terminava con oscure minacce antifrancesi, quasi che il martirio garibaldino trovasse il suo riscatto negli esiti della guerra in corso'.

  7. #807
    Orazio Coclite
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    Certo, il tono dell'articolo è quello che è - la Editori Riuniti sappiamo tutti a chi fa capo - anche se poteva andare molto peggio.

    Tornerò nei prossimi giorni con altro materiale d'interesse.

  8. #808
    megaelleno
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    ostrakà_n.1

    «Soprattutto nei riguardi dell’Italia è ben visibile questa tattica: rivestire retoricamente di un carattere nazionale tutto quel che ha avuto nel passato una tendenzialità sovvertitrice e antitradizionale, affinché, costituiti alcuni tabù, si abbia modo di gridare al sacrilegio e di mobilitare una appassionata reazione “patriottica” non appena qualcuno si avanza a far da guastafeste»

  9. #809
    Orazio Coclite
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    Predefinito Mozzarellaro's return

    Bufale fresche per tutti, grandi e piccini, anche di prima mattina:




  10. #810
    megaelleno
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    Certa gente è ormai talmente piena di sé da qualificare bufala anche Evola.

    Che strano come tanti 'figli di Evola' lo 'volgano' alla maniera loro, eh?
    Eppure, senza Evola, dove sarebbero?

    L'ostracismo continua: ad ogni nuovo intervento, nuovi ostrakà (per ora solo quelli) in arrivo.

 

 
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