
Originariamente Scritto da
Roberto Mime
Entusiasmo ed euforia son contagiosi, e Massimo D'Alema ha già contagiato Romano Prodi nella voglia di caschi blu anche nella striscia di Gaza, per chiudere l'intero contenzioso arabo-israeliano. O non è la missione Unifil in Libano, «il primo passo per la pace in quella regione», come va ripetendo il nostro ministro degli Esteri? Così il premier, che ieri s'è sentito nuovamente al telefono col segretario generale dell'Onu, già preme in quella direzione. Nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi sul colloquio di Prodi con Kofi Annan, si informa infatti che «entrambi hanno convenuto» di dare rapida attuazione agli impegni presi in Libano, ma «senza dimenticare gli altri nodi politici nella regione mediorientale, a partire dal problema palestinese che resta centrale per pervenire a una pacificazione complessiva dell'area».
Non è ancora partito un lagunare per il sud del Libano, la missione è insidiata da mille incertezze, ma i nostri vedono già la pace in Medio Oriente e s'adoperano affinché le forze internazionali si schierino pure tra israeliani e palestinesi a Gaza. Inutile chiosare che Israele non ne vuol sentire parlare, s'oppone come sempre alla triangolazione del suo rapporto con l'Autorità nazionale palestinese. Così, anche ieri il ministero degli Esteri israeliano, nonostante i buoni rapporti che corrono tra la ministra Tzipi Livni e il collega D'Alema, ha dovuto precisare che «su questo punto non c'è per ora identità di vedute fra Israele ed Italia». Il governo israeliano si rallegra per la decisione europea di inviare settemila militari in Libano, e s'augura che ciò possa garantire «un futuro migliore a quel paese e alla regione....».
Roba da non crederci, ma cosa pensano che sia tutto un gioco? 