Da molto tempo la difesa dell'ordine ha coperto ogni vigliaccheria.
E rifugiandosi dietro l'ordine che i conservatori spauriti hanno voluto proteggere il loro benessere politico.
Per loro, 1'ordine consiste nel prolungare, costi quel che costi, un regime politico tarlato.
L'ordine, per loro, è il conformismo dei partiti, è il mantenimento della proporzionale delle prebende, è la ripartizione disinvolta e defilata degli utili del potere, è la paura di tutto quanto potrebbe modificare, anche salvando il paese, uno stato di fatto che conviene loro, mentre il nuovo comporterebbe sempre una parte di rischio.
Parlare di ordine riferendosi a queste forme di egoismo è il massimo dell' ipocrisia. Non vi è ordine - ma disordine profondo, essenziale - quando il potere esecutivo è in balia dei clan dell'Alta Finanza, quando non gode di alcuna stabilità e non è tenuto a freno da alcuna responsabilità, quando le leggi sono partorite in fretta da un Parlamento incompetente, imbroglione e parolaio, quando 1'amministrazione è soltanto un'immensa macchina polverosa, senza vita e senza rendimento.
Il regime politico che subiamo da dieci anni non è ordine, ma anarchia: incoerenza dei partiti, contraddizione dei governi, farragine degli ingranaggi amministrativi, incapacità di correggersi, di ringiovanirsi, di modernizzarsi. L'ordine non ha niente a che vedere con queste anticaglie politiche.
Coloro che difendono queste anticaglie in nome dell'ordine, sono dei timidi o dei paurosi che preferiscono la mediocrità o l'ingiustizia alla vita di una nazione e ad ogni sforzo creativo.
Hanno una paura tremenda del cambiamento.
Il regime, con tutti i suoi vicoli ciechi, le sue viuzze oscure e i suoi gineprai, deve piacergli per forza.


L.D.