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    Predefinito olp e strage di bologna

    /// la strage di Bologna fu fatta dai palestinesi dell'OLP ///
    Da L'OPINIONE del 25 agosto 2006:

    Ogni 2 agosto i familiari delle povere vittime della strage della stazione di Bologna del 1980 ripetono, chissà con quanta convinzione, il solito mantra: “il governo tolga il segreto di stato”. In particolare è il loro rappresentante Paolo Bolognesi a farsi interprete di questa apparentemente legittima richiesta. Solo che il mantra in questione si scontra con la realtà e con la logica: nessun segreto infatti è mai stato posto per coprire i mandanti di quelli che, ad avviso di tutti assai ingiustamente, sono stati sinora condannati per questo tragico episodio che spezzò 85 vite innocenti, cioè Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. L’unico segreto che invece permane ostinato difende caso mai i depistaggi e le deviazioni che indirizzarono da subito l’inchiesta sull’ipotesi di una strage fascista. Mambro e Fioravanti avrebbero ben più interesse dei familiari delle vittime, anche quelli più politicizzati, a che questo segreto venisse levato finalmente. Perché copre i depistaggi a loro danno e a danno di tutta la galassia eversiva neo fascista che, essendo composta da fior di assassini e delinquenti, fu ritenuta un ottimo parafulmine per evitare allo stato italiano con criminali e terroristi di ben altro spessore: i palestinesi del Fplp di George Habbash e il gruppo Separat di Iliz Ramirez Sanchez, al secolo il comandante Carlos, attualmente detenuto in Francia dopo essere stato venduto a quel governo dai suoi ex complici. Le prove dei depistaggi e le circostanze coperte da segreto di stato sono state minuziosamente elencate dal lavoro di due consulenti della Commissione Mitrokhin, Giampaolo Pelizzaro e Lorenzo Matassa, rispettivamente giornalista di “Area” e magistrato, in un’opera imponente e semi sconosciuta intitolata molto semplicemente “Relazione sul gruppo Separat (una serie di terroristi internazionali, tra cui i Br Valerio Morucci e Antonio Savasta, al soldo del Patto di Varsavia) e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980. In quelle circa 200 pagine sono elencati per filo e per segno i depistaggi e le agevolazioni che i governi italiani dal 2 agosto 1980 in poi furono costretti ad avallare per evitare che altre azioni ritorsive come quella di Bologna avessero luogo in Italia. E questo perché la stessa strage era stata un amichevole avvertimento di quei signori che, per la prima volta, con l’arresto di un loro complice che aveva introdotto dei missili Strela in Italia aiutato da Daniele Pifano e altri autonomi dell’epoca, avevano visto violato il patto Moro-Giovannone del 1974 che garantiva a tutti i terroristi palestinesi di passaggio in Italia l’impunità in caso di arresto. E ciò in cambio della non belligeranza sul suolo patrio. Nelle considerazioni conclusive della loro consulenza, che rimarrà alla storia come l’unica cosa interessante prodotta dalla Commissione Mitrokhin, Pelizzaro e Matassa sostengono che “Vi fu un accordo tra governo italiano e organizzazioni terroristiche palestinesi finalizzato alla prevenzione e alla deterrenza di possibili atti terroristici nel nostro Paese in un periodo che va almeno dal 1974 al 1979. Il contenuto di questo accordo è – a tutt’oggi – coperto dal segreto di Stato in quanto, se reso pubblico, recherebbe pregiudizio ai rapporti internazionali dello Stato. Il sequestro dei missili Sam-7 Strela ad Ortona e il successivo arresto di Abu Anzeh SALEH, nel novembre 1979, furono considerati un atto ostile del governo italiano nei confronti dell’FPLP. Parimenti ostile fu ritenuto, dalla stessa organizzazione terroristica, il disconoscimento formale dell’accordo da parte del governo italiano, con nota ufficiale della presidenza del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 1980. Il mancato rilascio di SALEH e la mancata restituzione delle armi furono interpretati dal Fronte popolare di HABBASH come una violazione dei patti. L’autorità italiana (compresa la magistratura che ebbe ad occuparsi del caso) venne fatta oggetto di ricatto e minaccia da parte dell’FPLP nei mesi che seguirono la condanna di SALEH e dei tre autonomi romani coinvolti nel trasporto dei missili. L’irremovibile orientamento e la fermezza della pubblica accusa al processo per i missili di Ortona non fecero altro che aggravare gli attriti tra la dirigenza dell’FPLP e l’Italia e ciò proprio nei mesi precedenti l’inizio del processo di appello. La nostra intelligence ebbe a registrare, dal marzo del 1980 a Bologna, queste minacce di ritorsione, fino a che – l’11 luglio 1980 – pervenne al SISDE un allarme su possibili azioni ritorsive legate alla mancata liberazione di SALEH. Costui non era solo il rappresentante dell’FPLP in Italia, ma anche il contatto del gruppo Carlos a Bologna. Il 2 luglio 1980 (giorno in cui iniziò il processo d’appello all’Aquila) scattò, di fatto, l’ultimatum al governo italiano. Il 1° agosto 1980, fa il suo ingresso a Bologna il terrorista tedesco Thomas KRAM, membro operativo del gruppo Carlos. KRAM era a Perugia, il 7 novembre 1979, quando Abu Anzeh SAMIR chiamò il fratello a Bologna per avere ragguagli sullo scarico dei missili Strela al porto di Ortona. Il 2 agosto 1980, come sanzione, viene compiuto l’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna (85 morti e 200 feriti).” Sebbene tutto ciò sia indegno di un paese democratico aderente al Patto atlantico, come non mancano di rilevare i due consulenti, quello che accadde dopo fu anche peggio. Perché la bomba aveva sortito il proprio effetto e il governo italiano dimostrò di avere imparato la lezione. Scarcerando il terrorista palestinese detenuto nell’agosto del 1981, coprendo con il segreto di stato nel giugno 1988 le forniture di armi Olp alle Br e vanificando così l’inchiesta del giudice di Venezia Carlo Mastelloni e apponendo lo stesso segreto nel 1984, sempre di agosto, anche per l’indagine dei due giornalisti, icone della sinistra, Italo Toni e Graziella De Palo (fatti morire di lupara bianca sempre dai palestinesi di Habbash e Arafat a Beirut) allorchè gli stessi si erano recati in loco proprio seguendo un’indagine giornalistica che aveva ad oggetto il traffico di armi tra Olp e Brigate rosse. E mandando persino un magistrato molto famoso all’epoca, il pm romano Domenico Sica, chiamato Nembo Sic perché si prendeva tutte le inchieste sul terrorismo di sinistra nella capitale, a mediare con Arafat a Beirut. Tutto questo per proteggerci dal terrorismo dell’Olp che, non essendo mai stato un’entità statuale con cui il nostro governo poteva avere rapporti destinati a rimanere segreti, non poteva essere oggetto di apposizione di tale segreto a meno che non ci fossero esigenze di sicurezza interna relativi ad attentati terroristici. Che in effetti già erano avvenuti nei primi anni ’70 prima del patto Moro-Giovannone-Arafat. La stessa scuola di pensiero che la sinistra ha ancora oggi se si pensa che la foto del ministro degli Esteri Massimo D’Alema a braccetto con il deputato Hassan Haji degli Hezbollah a spasso tra le macerie di Beirut viene giustificata con la medesima logica: evitare che i terroristi sciiti libanesi sparino sui nostri soldati. Ma se le cose stanno così in Italia, perché qualcuno non prende il coraggio a due mani e dice ai parenti delle vittime della strage di Bologna, a cominciare dal loro presidente Paolo Bolognesi, di mettersi l’anima in pace e di non cercare ogni 2 agosto che Dio manda in terra chissà quali mandanti di stato dietro Mambro e Fioravanti che invece furono sacrificati come colpevoli di repertorio sull’altare della ragion di stato? E di smetterla di chiedere di togliere un segreto che, se tolto, potrebbe invece loro riservare amare sorprese? Segreto posto seguendo il cinico calcolo che i due ex neo fascisti condannati per la strage mai e poi mai avrebbero protestato (circostanza poi smentita dai fatti) per un ergastolo in più o uno in meno, visto che gliene avevano appioppati come minimo altri sei a testa all’epoca.


    a quando la verità?

  2. #2
    denty
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    quando toglieranno il segreto di stato...

  3. #3
    Obama for president
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    Lorenzo Matassa, rispettivamente giornalista di “Area


    imparzialissimo il tipo vicino ai due incarcerati

  4. #4
    Super Troll
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    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
    Basileus ton Romaion
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    Certo... Scava scava e scoprirai che Aldo Moro l'ha ucciso Bin Laden...

  6. #6
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    Dunque, in conclusione, musumeci e belmonte (servizi deviati) e come loro molti altri eroici membri dei nostri servizi, si diedero da fare per depistare, insabbiare, mentire, solo e soltanto per far un piacere ad Arafat. Elementare Watson!

  7. #7
    a.k.a. tolomeo
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    Contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, le parole dinnanzi richiamate non appartengono ad un esponente politico di destra. A pronunciarle, infatti, fu l’Onorevole Luigi Cipriani, deputato di Democrazia Proletaria, nel 1990, in occasione del decimo anniversario della Strage di Bologna.
    Le affermazioni dell’autorevole esponente di DP, un partito a suo tempo collocato a sinistra dello stesso partito comunista, non lasciano spazio ad equivoci: lastoriadella strage fascista e delle responsabilità di Mambro, Fioravanti e Ciavardini rientra a pieno titolo nei depistaggi che hanno impedito di trovare la Verità in ordine alla vicenda più drammatica della storia italiana del dopoguerra.
    La difesa accanita dell’innocenza dei “neri”, da parte di un deputato demoproletario non può certo spiegarsi in termini ideologici.
    Pertanto, tale presa di posizione rende alla perfezione il senso assolutamente trasversale di questa battaglia di Giustizia: la Verità appartiene a tutti i cittadini e non bastano i colori politici per accettare colpevoli di comodo.
    Lo dimostra la lunga schiera di parlamentari di sinistra che non fa mistero delle proprie perplessità circa il teorema giudiziario relativo alla Strage di Bologna.
    Ad esempio, Ersilia Salvato di Rifondazione Comunista e Luigi Manconi dei Verdi aderirono al celebre comitato “e se fossero innocenti?”, composto in maggioranza - non a caso – da persone non solo lontane dalla destra ma, addirittura, contrapposte radicalmente a questa.
    Detto comitato, non a caso, riscosse forti consensi anche in ambito giornalistico.
    Si pensi, tra i tanti, a Sandro Curzi, direttore di “liberazione”, quotidiano di Rifondazione Comunista o ad Andrea Colombo, penna prestigiosa del “manifesto”, il quale in occasione del 25° anniversario della Strage, dopo aver esposto correttamente e con grande determinazione le ragioni dell’innocenza di Ciavardini e degli altri, ha polemizzato con una fazione della sinistra bolognese: “c'è da chiedersi se, prima di indignarsi, il Prc emiliano si sia preso la briga di consultare gli atti processuali che hanno portato alle condanne dei Nar”.
    Del resto, la sensibilità per questa battaglia di Giustizia è particolarmente evidente negli ambienti del “manifesto”.
    Rossanda Rossanda, nome storico del quotidiano comunista, non ha mai perso occasione per ribadire le proprie convinzioni innocentiste mentre Alessandro Mantovani, giornalista emergente del “manifesto”, ha più volte bollato il processo per la Strage di Bologna come viziato da un assai discutibile teorema giudiziario.
    Tale spontaneo “fronte” dell’innocenza trova ovviamente molti consensi anche a destra.
    Tra i tanti giornalisti vicini all’area del polo della libertà, che reclamano a gran voce il riconoscimento dell’innocenza di Ciavardini e degli altri, si devono ricordare Marcello De Angelis, direttore del mensile Area vicino alla destra sociale, il quale da anni si batte con accanimento per la ricerca della Verità e Gian Marco Chiocci, redattore del “giornale”, anch’egli impegnato da tempo nell’approfondimento della pista internazionale, sino a pochi anni fa’ completamente ignorata dalle autorità.
    Con toni inequivocabili, anche importanti ex direttori di quotidiani di massima diffusione come il “corriere della sera” o “l’unità”, quali Paolo Mieli e Furio Colombo,hanno espresso osservazioni critiche in ordine alle sentenze di condanna di Fioravanti ed altri.
    Il primo, ad esempio, scrisse parole molto forti che non si prestano a troppe interpretazioni: “non ho dubbi: quel processo è da rifare e se contro i due terroristi dei Nar non verranno fuori le prove convincenti che fin qui non sono emerse dovremmo avere, tutti, l'onestà intellettuale di chiedere a gran voce che il marchio dell'infamia (limitatamente a quel che riguarda Bologna) venga tolto dalla fronte di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. Ripeto: tutti” .
    Prese di posizione concrete e particolarmente significative provengono anche dal giornalismo televisivo.
    Ennio Remondino, figura storica della RAI, notoriamente schierato a sinistra, condusse la famosa inchiesta relativa al falso tumore che nel 1981 garantì la scarcerazione del teste chiave Sparti, dovendo constatare che la cartella clinica di quest’ultimo era andata distrutta in uno strano incendio divampato, proprio poco tempo prima, all’interno dell’Ospedale San Camillo di Roma.
    Di tale episodio, il giornalista ha riferito addirittura alla Commissione Stragi.
    Altro contributo fondamentale a questa battaglia di Verità è stato fornito da Gianluca Semprini, giornalista di sky di manifeste simpatie per “l’ulivo”, che è l’autore di “La Strage di Bologna. Luigi Ciavardini: un caso giudiziario”.
    Il libro, che può essere considerato a tutta ragione il manifesto stesso dell’innocenza di Ciavardini, viene diffuso dal nostro comitato nell’intero territorio nazionale e sta riscuotendo un successo enorme anche tra i giovanissimi.
    Non da ultimo, merita di essere ricordata la posizione assunta da tempo da Sandro Provvisionato, giornalista di punta di Canale 5 proveniente ancora una volta da sinistra, che non si è limitato a manifestare l’innocenza degli imputati ma ha posto anche l’accento sul reale significato dei numerosi depistaggi operati dai servizi segreti deviati a danno di Ciavardini e degli altri: “è fragile il movente come sono evanescenti le prove: in pratica solo la “testimonianza” di un falsificatore di documenti, certo Massimiliano Sparti, legato alla banda della Magliana, smentito perfino dalla stessa moglie. Nel caso dei processi per la strage di Bologna in quattro casi su cinque ha però retto il teorema costruito dalla procura di Bologna, cieca perfino di fronte ai depistagli del Sismi, il servizio segreto militare che arriva a mettere una valigia di armi ed esplosivo sul treno Taranto – Bologna e a inventare una fantomatica operazione “terrore sui treni” da attribuire proprio ai neofascisti che saranno incriminati. Insomma un depistaggio che finisce col mettere gli inquirenti sulla pista che sarà poi alla base del teorema bolognese”.
    Anche un opinionista di assoluto valore come Massimo Fini, difficilmente collocabile nelle tradizionali categorie politiche, è un convinto e vivace assertore dell’innocenza di Ciavardini e degli altri.
    Le sentenze per la Strage di Bologna hanno suscitato forti perplessità anche negli ambienti artistici.
    Vale la pena ricordare, a mero titolo esemplificativo, che al suddetto comitato “e se fossero innocenti?” aderirono sia il noto fotografo Oliviero Toscani che la celebre regista cinematografica Liliana Cavani, due persone notoriamente non schierate a destra.
    Tornando al mondo della politica, merita un’attenzione particolare l’ambiente radicale, storicamente uno dei più sensibili per le questioni di Giustizia.
    Uno dei rappresentanti storici dei radicali italiani, Marco Taradash, fu addirittura tra i primi in assoluto a riconoscere l’innocenza di Ciavardini, Fioravanti e Mambro.
    Notevole è poi la battaglia intrapresa dal nuovo leader radicale, Daniele Capezzone, il quale non ha esitato, in occasione del venticinquesimo anniversario della Strage, di invocare persino la riapertura del processo contro i maggiorenni, Fioravanti e Mambro, reso definitivo come noto con una sentenza di condanna passata in giudicato.
    Anche gli ex leader storici della sinistra e della destra radicale, pur nella loro siderale lontananza politica ed antropologica, sono accomunati da una chiara e netta posizione innocentista.
    L’ex leader di “lotta continua”, Adriano Sofri, detenuto nel carcere di Pisa ha addirittura denunciato pubblicamente la questione sbalorditiva del falso tumore del teste chiave Sparti mentre Gabriele Adinolfi, ex laeder di “Terza Posizione”, è uno dei più determinati assertori dell’innocenzadi Fioravanti, Mambro e Ciavardini.
    E’ ovvio, dunque, che l’elevato numero di parlamentari di AN che si batte per il riconoscimento dell’innocenza di Ciavardini e degli altri costituisce solo una parte di questo “fronte” spontaneo dell’innocenza.
    Significativa, in tal senso, è l’adesione al nostro comitato dell’onorevole Giulio Maceratini, già membro del precedente comitato “e se fossero innocenti?”, uno dei primi parlamentari italiani a manifestare pubblicamente in favore dell’innocenza di Ciavardini e degli altri.
    E’ poi nota la battaglia per l’individuazione dei reali responsabili della Strage, condotta dall’onorevole Enzo Raisi e dall’onorevole Enzo Fragalà nell’ambito della commissione parlamentare Mitrokhin.
    Una menzione del tutto particolare la merita l’onorevole Alberto Arrighi il quale non sì è limitato ad aderire al nostro comitato ma partecipa attivamente alle nostre iniziative nelle varie città italiane.
    Notevole è poi la presa di posizione di autorevoli esponenti del Governo.
    Il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini proprio di recenteha dichiarato pubblicamente la propria convinzione dell’innocenza di Fioravanti, Mambro e Ciavardini mentre il Ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno è impegnato attivamente in questa battaglia di Verità sin dai tempi in cui apparteneva alle organizzazioni giovanili del vecchio MSI.
    In definitiva, l’innocenza di Ciavardini e degli altri trova consensi praticamente in tutti i partiti politici italiani.
    A titolo di esempio, così da rendere un’idea compiuta della vastità di tale “fronte”, si può ricordare l’adesione ufficiale al nostro comitato dell’onorevole Massimo Polledri della Lega Nord, dell’onorevole Salvatore Marano di Forza Italia, dell’onorevole Francesco Crinò dei Nuovi Socialisti, dell’onorevole Emerenzio Barbieri dell’UDC.
    Di straordinaria importanza risultano essere le prese di posizioni dei due ultimi presidenti della Commissione Stragi e della Commissione Mitrokhin, appartenenti uno all’area dell’ulivo e l’altro a quello del polo delle libertà,
    L’onorevole Giovanni Pellegrino, esponente di primo piano dei DS nonché ex Presidente della Commissione Stragi, per principio non ha mai voluto esprimere giudizi in ordine al libero convincimento dei Giudici di Bologna.
    Ha fatto molto di più.
    Pellegrino ha espresso giudizi politici molto severi in ordine alla ricostruzione dei fatti offerta: “è una sentenza appesa nel vuoto”.
    Le ragioni della critica serrata formulata da Pellegrino sono note. Il teorema giudiziario dei Giudici di Bologna ha perso di credibilità smarrendo per strada movente, mandanti e un discreto numero di imputati.
    Pellegrino ha più volte sostenuto che è inconcepibile ed improponibile l’aver riproposto anche in tale processo lo schema interpretativo usato nel 1969 per piazza Fontana, dovendosi collocare la Strage di Bologna in oscuri e ben più complessi scenari internazionali.
    Pellegrino ha espresso il suo rammarico in quanto la Commissione Strage non ha avuto il tempo per affrontare la vicenda relativa alla Strage di Bologna, consapevole del fatto che un’inchiesta parlamentare avrebbe potuto condurre all’individuazione di colpevoli differenti da quelli supposti dai magistrati.
    A sua volta, l’onorevole Paolo Guzzanti, parlamentare di Forza Italia e Presidente della Commissione Mitrokhin, pur muovendo da punti di vista diametralmente opposti a quelli del collega Pellegrino, è un convinto sostenitore dell’innocenza di Ciavardini, Fioravanti e Mambro.
    Il “fronte” dell’innocenza di Ciavardini vede poi spiccare, per autorevolezza e determinazione, addirittura l’onorevole Francesco Cossiga.
    Lo storico esponente della DC era ministro dell’interno all’epoca della Strage di Bologna.
    Fu proprio lui, riferendo alle Camere, ad indirizzare le indagini solamente nella direzione della destra.
    Cossiga si è pentito amaramente dell’errore macroscopico che segnò l’inizio di questa vicenda giudiziaria.
    Già da Capo dello, Stato chiese scusa alla destra per le ingiuste ed infamanti accuse ricevute, dichiarando pubblicamente che, per ripristinare la Verità, andava rimossa dalla lapide commemorativa la frase della strage fascista.
    Ancora oggi, l’ex Presidente della Repubblica prosegue la sua tenace battaglia di Giustizia battendosi per l’innocenza di Ciavardini, Fioravanti e Mambro.
    Cossiga, rimproverando la natura palesemente politica dell’accanimento giudiziario subito dai tre imputati, è arrivato a definire la sentenza di condanna “giacobina e leninista”.
    Il cerchio dell’innocenza viene chiuso, infine, dalle posizioni diffuse persino nell’ambiente della magistratura.
    A titolo esemplificativo, si vogliono menzionare le dichiarazioni formulate da Otello Lupacchini che nel corso della sua lunga carriera di magistrato è stato Giudice proprio a Bologna.
    Detto magistrato, nel suo libro sulla famigerata banda della magliana – che sta ottenendo proprio questi giorni un evidente successo -, ha manifestato in modo ampio e diffuso le ragioni dela propria convinzione circa l’innocenza di Ciavardini, Mambro e Fioravanti.
    Non è passato inosservato, del resto, il giudizio espresso con inusuale sincerità, nella medesima opera, proprio sulla Procura di Bologna a cui viene rimproverato un assai discutibile rapporto con gli strumenti indispensabili della logica.
    E’ giunto, dunque, il momento di tirare le somme.
    Politici di tutti i partiti, da destra a sinistra, si sono schierati in favore dell’innocenza di Ciavardini, Mambro e Fioravanti.
    Giornalisti di tutte le aree politiche, da sinistra a destra, hanno scritto fiumi di inchiostro per spiegare le ragioni di questa innocenza.
    Uomini di Governo sono arrivati ad esporsi pubblicamente per tentare di impedire un’ingiustizia colossale.
    Un ex Capo di Stato si sta battendo disperatamente per difendere tre persone innocenti.
    Anche nell’ambiente della magistratura qualcuno si è sentito in dovere di porre all’attenzione pubblica una seria questione di coscienza.
    Tra la gente comune, questi sentimenti sono espressi con vigore e con sincerità ancora maggiore.
    E’ unanime il timore che si possa ripetere il dramma umano e giudiziario di Sacco e Vanzetti.
    La società italiana ha riconosciuto da tempo l’innocenza di Luigi Ciavardini, Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.
    E’ arrivata finalmente l’ora della Verità.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  8. #8
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    Commissione Mitrokhin, Presidente Kossiga nomi altisonanti di depistaggi ... manca Igor Marini e la commissione Telekom e siamo al completo.


    Sono stati 5 anni al governo, hanno amici stretti con i servizi segreti .. se minimo ci fossero state delle prove di depistaggio non le avrebbero derubricate per salvare i loro amici?

    Lou Delfin

  9. #9
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    Mi autoquoto dal forum destra radicale.

    Buon Dio quante idiozie in un solo articolo..
    Anzitutto Buffa confonde le date, se è vero infatti che il gruppo di carlos ha collaborato con l'FLP di Habbas (dissidenti dell'OLP con basi in Siria) nell' agosto 1980 questa storia era finita da un pezzo e il gruppo faceva esclusivamente rapine per finanziare la latitanza internazionale dei suoi componenti. Lo stesso FLP era rientrato nell'OLP pur continuando a tenere le basi in Siria.
    In secondo luogo l' arresto di Pifano e c. che trasportavano armi del FPLP non è stata un idea dell'Italia ma il risultato di una spiata dei servizi israeliani. Lo scopo era quello di mettere in difficolta' il patto tra OLP ed Andreotti, visto che proprio in seguito a quel' accordo quelle armi venivano portate via dall' Italia, difficile che i servizi segreti nostrani non fossero al corrente e non avalassero un tale trasloco se non altro perchè parliamo di lanciamissili e non di tostapane.
    Per amore di verità c'è anche da aggiungere che nell' agosto 80 Pifano e il rappresentante del FPLP in Italia erano gia' stati scarcerati ed espariati, quindi la questione in qualche modo era stata risolta senza troppi danni. Difficile che volessero fare rappresaglie verso un paese che, nel bene e nel male, è sempre stato filoarabo.
    Il discorso che due tedeschi del gruppo di Carlos abbiano dormito a Bologna, poi è un ingenuità quasi disarmante. Trovo parecchio improbabile che un attenatore si registri in un albergo e, per giunta, con il suo vero nome. La circostanza poi non dimostra praticamente nulla ed è persino ed è persino Giusva Fioravanti ad ammetterlo sui giornali.
    Del resto se stiamo a vedre non prova nulla nemmeno il fatto che uno del gruppo di Fioravanti, Sergio Picciafuoco, sia rimasto leggermente ferito nell' attentato di Bologna.
    Senza dubbio Fioravanti e c. sono stati condannati in seguito a prove assai labili se non inesistenti ed in base a testimonianze (Izzo, Sparti, Fioravanti Cristiano) dubbie, contraddittorie anche tra di loro e quasi inattendili.
    Pero', non e' possibile, applicando la stessa logica, attribuire a Carlos alcunche', tanto piu' che il venezuelano le cose che ha fatto le ha tutte rivendicate e confessate. Idem i palestinesi, di cui Buffa cita un fantomatico ultimatum ma dimentica che, di solito, se c'è un ultimatum ad azione compiuta c'è pure una rivendicazione. Parecchio strano considerando che i palestinesi le loro azione esterele hanno sempre rivendicate.

  10. #10
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da loudelfin
    Commissione Mitrokhin, Presidente Kossiga nomi altisonanti di depistaggi ... manca Igor Marini e la commissione Telekom e siamo al completo.


    Sono stati 5 anni al governo, hanno amici stretti con i servizi segreti .. se minimo ci fossero state delle prove di depistaggio non le avrebbero derubricate per salvare i loro amici?

    Lou Delfin
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 
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