Questo bollettino contiene: 1. AL SERVIZIO DI CHI? Le truppe italiane in Libano per proseguire la guerra contro la Resistenza; 2. IERI STRAGI NAZISTE, OGGI STRAGI ISRAELIANE – L’inserzione dell’UCOII; 3. DIFESA, I FORTI LEGAMI TRA TEL AVIV E ROMA; 4. A CHE PUNTO SIAMO CON LA CONFERENZA.
IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
Bollettino del 30 agosto 2006
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AL SERVIZIO DI CHI?
Le truppe italiane in Libano per proseguire la guerra contro la Resistenza
I soldati italiani che si apprestano a sbarcare in Libano non sono “Truppe Arcobaleno” in missione di pace, come vorrebbe far credere il “pacifismo” filogovernativo che ha manifestato sabato scorso ad Assisi con in testa l’incredibile striscione “Forza ONU”.
Il clamoroso fallimento di questa manifestazione, nonostante l’impegno istituzionale per la sua riuscita, non sminuisce la gravità di questa scelta di totale rottura con il movimento contro la guerra e di allineamento sulle posizioni del cosiddetto “interventismo democratico ed umanitario” già conosciuto dal Kosovo, come il bombardatore D’Alema ci ricorda di continuo.
Le truppe italiane vanno in Libano, insieme ai francesi e ad altri paesi europei, per continuare la guerra di aggressione scatenata a luglio da Israele con il pieno sostegno USA.
Quello che Israele non è riuscita a fare con i propri aerei ed i propri carri armati, con le bombe ad altissimo potenziale e con quelle a frammentazione, dovrebbero farlo ora i militari col casco blu.
La resistenza del popolo libanese è stata eccezionale. Per la prima volta l’esercito israeliano è stato clamorosamente fermato a terra. Il fallimento dell’offensiva decisa da Olmert è senza precedenti: nessun obiettivo politico militare è stato conseguito con l’azione sul campo.
Si è così deciso di provvedere con la risoluzione 1701 dell’ONU, questa sì una potentissima arma in mano all’aggressore sionista. Una risoluzione, guarda caso, subito accettata da Israele a differenza di tutte quelle che prevedono il ritiro dai territori palestinesi occupati.
Questa risoluzione non condanna l’aggressione israeliana, non spende una parola sul massacro della popolazione a Gaza né sulla detenzione in Israele di 8 membri del governo palestinese, non prevede alcun risarcimento per il Libano, non crea una fascia smilitarizzata tra i due stati ma invia semplicemente i caschi blu al posto delle truppe israeliane. E, soprattutto, la risoluzione persegue (al di là della discussione su chi dovrà attuarlo) il disarmo di Hezbollah, che equivale concretamente al disarmo del Libano (premessa per poi proseguire l’offensiva contro la Siria e l’Iran), mentre non spende ovviamente una parola sull’arsenale atomico israeliano.
Senza dubbio la resistenza libanese che si è raccolta attorno a Hezbollah ha vinto la guerra dei 33 giorni. E questa non è soltanto la percezione del popolo libanese e del mondo arabo nel suo insieme, ma è un dato di fatto che ha spinto il blocco occidentale, con alla testa gli Usa, a correre ai ripari. Alla sconfitta sul campo, Israele ha risposto con le immani devastazioni inflitte a Beirut sud, ai villaggi del sud Libano ed alle infrastrutture di tutto il paese. A queste devastazioni si aggiunge il persistente blocco navale ed aereo.
Come abbiamo potuto verificare direttamente (una nostra delegazione ha visitato il Libano la scorsa settimana, incontrando tutte le forze della Resistenza), la gravità di queste rappresaglie non ha certo spezzato la volontà di resistere del popolo libanese. Se il principale obiettivo politico della guerra scatenata a luglio era quello di isolare Hezbollah, scagliandogli contro le altre componenti politico-confessionali del paese, questo disegno è miseramente fallito. Hezbollah è oggi assai più forte di prima, ha più alleati di prima e certamente ha una popolarità mai raggiunta.
E’ in questo contesto che andranno ad inserirsi le truppe italiane. E’ possibile che il governo italiano provi a barcamenarsi per alzare il vessillo del “ritrovato ruolo internazionale” senza correre troppi rischi. Ma sarà un gioco di poca durata. Ben presto gli USA chiederanno alle truppe europee col casco blu di agire contro Hezbollah, di controllare la frontiera con la Siria: in breve di agire in vece e per conto di Israele e del proprio disegno imperiale di “Grande Medio Oriente”.
Cosa faranno a quel punto i governi europei, Roma in testa, è facile immaginarselo. Che cosa si inventeranno i “pacifisti” di governo non possiamo saperlo ora, ma certo ne vedremo delle belle.
E’ in questo quadro, certo non facile, che occorre rilanciare il movimento contro la guerra, costruire la mobilitazione, realizzare una grande manifestazione nazionale a fine settembre contro la guerra imperialista ed a sostegno delle resistenze, per un movimento autonomo dal pacifismo politicante filogovernativo.
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Contro questa inserzione a pagamento, fatta pubblicare dall’UCOII su alcuni quotidiani nazionali, si è scatenata la canea del partito filosionista. Da destra, dal centro e da sinistra si è levato un unanime coro di condanna. Qualcuno vorrebbe che questa arroganza divenisse legge, che si affermasse che l’unica civiltà degna di esistere è quella occidentale, per soffocare ogni solidarietà con i popoli oppressi con la pazzesca accusa di “antisemitismo”.
A questo coro razzista bipartisan dobbiamo dire BASTA! Intanto, anche in segno di solidarietà con l’UCOII, ripubblichiamo l’inserzione dello “scandalo” per dimostrare che il vero scandalo è il silenzio e il giustificazionismo delle stragi sioniste.
Cari italiani e care italiane,
IERI STRAGI NAZISTE, OGGI STRAGI ISRAELIANE
Dedicate 5 minuti a questa lettura, e pensate che, mentre state leggendo, ci sono innocenti che muoiono.
L’estate del 2006 potrebbe essere ricordata tra le pagine di cronaca nera dell’umanità. Il condizionale è d’obbligo perché persiste una vergognosa e sistematica censura che stravolge le verità storiche e filtra la diffusione delle informazioni.
Ecco perché, noi dell’Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (U.C.O.I.I. – Onlus), abbiamo deciso di comprare questa pagina: adempiamo al dovere di informare e testimoniare.
La sesta guerra sferrata da Israele contro il Libano si sta consumando ormai da un mese, con un bilancio agghiacciante di morti, feriti e sfollati. Oltre 1000 persone hanno trovato la morte in sole 4 settimane: più un quinto della popolazione si trova senza un tetto; decine di migliaia sono i feriti.
Fonti ospedaliere, confermate anche dalla Croce Rossa Libanese hanno parlato dei “feriti mai visti prima”, denunciando l’uso, da parte dell’esercito israeliano, anche di armi al fosforo proibite. Ormai si è perso il conto delle bombe che Caccia di Tel Aviv hanno sganciato sul Libano.
A questa pioggia di morte ha fatto eco ogni giorno la cronaca che giunge dalla Palestina. Il dramma di intere popolazioni vittime della barbarie espansionista, unisce nella sua tragicità, Libano e Palestina. La spiaggia di Jabalya come il massacro di Qana: la cronaca delle violenze israeliane contro i civili inermi, si sta consumando sotto lo sguardo indifferente dell’umanità.
La morte dei bambini, donne e innocenti, sembra essere diventata un fatto ordinario, scontato, che non merita di essere citato, commentato, né tanto meno condannato dai media e dalle sedi della politica internazionale: là dove quest’ultima ha tentato di muoversi è arrivata implacabile la condanna del veto. I morti sono così diventati un effetto prevedibile e non collaterale di quello che si è dimostrato un progetto politico consolidato. Nel triste elenco delle vittime della violenza omicida dell’esercito israeliano ci sono anche giornalisti, caschi blu dell’ONU, pacifisti di ogni zona del mondo, anche americani.
Abbiamo sentito parlare di nuovo Medio Oriente, un’espressione che cela quella più antica del “Grande Israele”.
Gli scopi del nuovo attacco contro il Libano sono sembrati chiari fin dai primi giorni del conflitto: Tel Aviv ha subito chiarito le sue intenzioni di espandersi nel territorio libanese su un’area di oltre 30 chilometri. Questo nuovo territorio andrebbe ad annettersi a quelli precedentemente occupati, come accadde per le alture del Golan siriano e i territorio della Cisgiordania palestinesi.
Ricordiamo alcuni fatti storici della guerra israeliana contro il Libano e la Palestina.
PALESTINA Morti
- 1937: Massacro di Gerusalemme 2
- 1938: Massacro ad Haifa 21
- 1938: Massacro di Gerusalemme 10
- 1938: Massacro di Haifa 39
- 1938: Massacro di Giaffa 24
- 1946: Massacro di Gerusalemme 91
- 1947: Massacro di Tel Aviv 20
- 1947: Massacro di Gerusalemme 80
- 1947: Massacro di Haifa 6
- 1947: Massacro di Haifa 60
- 1947: Massacro di Hawassa 16
- 1948: Massacro a Giaffa 26
- 1948: Massacro a Gerusalemme 26
- 1948: Massacro di Haifa 30
- 1948: Massacro di Tantura 200
- 1948: Massacro di Deir Yassin 254
- 1951: Massacro di Sharafat 12
- 1953: Massacro di Gerusalemme 6
- 1953: Massacro di Qibya 60
- 1956: Massacro di Gaza 58
- 1956: Massacro di Kefar Qasim 49
- 1956: Massacro di Gaza 500
- 1956: Massacro di Qalqilia 70
- 1956: Massacri di Khan Yunis 592
- 1956: Massacro a Rafa 100
- 1966: Massacro di Sammou 18
- 1967: Massacro di Gerusalemme 300
- 1967: Massacro di Rafah 23
- 1983: Massacro di Hebron 3
- 1989: Massacro di Nahalin 3
- 1990: Massacro di Al Aqsa 21
- 1990: Massacro di Ouin Kara 7
- 1994: Massacro di Hebron 50
- 2002: Massacro di Jenin 500
- 2006: Massacro di Gaza 100
LIBANO Morti
- 1948: Massacro di Salha 105
- 1949: Massacro di Hula 90
- 1975: Massacro di Ayturun 9
- 1975: Massacro di Kawnin 16
- 1976: Massacro di Hanin 20
- 1976: Massacro di Bint Jibayl 23
- 1978: Massacro di Khiam 100
- 1978: Massacro di Ausay 26
- 1978: Massacro di Abbasyyah 80
- 1978: Massacro di Adlun 17
- 1981: Massacro di Sidone 20
- 1981: Massacro di Fakhany 150
- 1981: Massacro di Beirut 150
- 1982: Massacro di Sabra e Chatila 3500
- 1984: Massacro di Jibshit 7
- 1984: I Massacro di Suhmur 13
- 1985: Massacro di Syr Al Garbyah 7
- 1985: Massacro di Marakah 15
- 1985: Massacro di Zararyah 22
- 1985: Massacro di Humin Al Tahta 20
- 1985: Massacro di Juba 5
- 1985: Massacro di Yuhmur 10
- 1986: Massacro di Tiro 4
- 1986: Massacro di Bahr El Barad 20
- 1987: Massacro Ain Al Hilwa 64
- 1990: Massacro di Siddiqin 3
- 1990: Massacro di Beqa 8
- 1991: I Massacro di Kafarman 4
- 1992:II Massacro di Kafarman 5
- 1994: Massacro di Dayr Al Zhrany 8
- 1996: II Massacro di Suhmur 8
- 1996: Massacro di Nabatiyyah 9
- 1996: I Massacro di Qana 106
- 1998: Massacro di Janta 7
- 2006: II Massacro di Qana 60
MARZABOTTO = GAZA = FOSSE ARDEATINE = LIBANO
Quello che avete letto non è un elenco di numeri e date che si possono dimenticare: è il racconto di una tragedia che si sta consumando non molto distante da noi.
Ora nessuno potrà dire: “IO NON LO SAPEVO”
http://www.islam-ucoii.it
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DIFESA, I FORTI LEGAMI TRA TEL AVIV E ROMA
dal Manifesto del 22 agosto 2006
Leggete un po' qua! L'accordo e la legge furono opera del precedente governo, ma quello attuale non solo non adombra neanche lontanamente la possibilità di recedere (è possibilissimo in base al diritto internazionale), ma ha provveduto a dargli attuazione con apposite esercitazioni. A questo punto pare chiara tutta la fretta di andare in Libano. Ma la sinistra governativa radicale o pacifista che dir si voglia non ha nulla da dire in proposito?
Una legge di cooperazione militare, esercitazioni, collaborazioni per la ricerca, finanziamenti...
DIFESA, I FORTI LEGAMI TRA TEL AVIV E ROMA
Un anno fa il voto «Cooperazione con Israele nel campo della difesa»: è legge l'intesa stipulata dal governo Berlusconi
Manlio Dinucci
Il governo Berlusconi il 16 giugno 2003 stipulò con quello israeliano un memorandum d'intesa per la cooperazione nel settore militare e della difesa. Dopo essere stato ratificato al senato nel febbraio 2005 (grazie ai voti del gruppo Democratici di sinistra-Ulivo schieratosi col centro-destra) e alla camera in maggio, il memorandum d'intesa è divenuto Legge 17 maggio 2005 n. 94, entrata in vigore l'8 giugno.
Come avevano sottolineato i ministri Frattini e Martino, è «un preciso impegno politico assunto dal governo italiano in materia di cooperazione con lo stato d'Israele nel campo della difesa». La cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate dei due paesi - istituzionalizzata dalla Legge 94 (2005) - riguarda «l'importazione, esportazione e transito di materiali militari», «l'organizzazione delle forze armate», la «formazione/addestramento». Sono previste a tale scopo «riunioni dei ministri della difesa e dei comandanti in capo» dei due paesi, «scambio di esperienze fra gli esperti», «organizzazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni».
In tale quadro, nel marzo 2005, la marina militare italiana ha guidato la flotta che ha svolto nel Mar Rosso la prima esercitazione navale congiunta Nato-Israele. Nell'aprile 2005 il capo di stato maggiore dell'aeronautica militare israeliana ha compiuto una visita in Italia. Nel giugno 2005 la marina israeliana ha partecipato con quella italiana a una esercitazione nel Golfo di Taranto. Nel gennaio 2006 si è svolta la prima visita ufficiale di un capo di stato maggiore dell'aeronautica militare italiana in Israele. Come informa un comunicato ufficiale (13 gennaio 2006), l'incontro è servito a «discutere diverse tematiche di reciproco interesse e continuare il dialogo già avviato tra le due aeronautiche. L'aeronautica israeliana, una delle migliori forze aeree del mondo per motivazione del personale e livello tecnologico dei sistemi d'arma impiegati, ha mostrato interesse a continuare i rapporti di collaborazione nel settore dell'addestramento con la possibilità di effettuare attività esercitative congiunte, sia in Israele sia in Italia, che possano incrementare il livello di interoperabilità». Nel maggio 2006, l'aeronautica israeliana ha partecipato con cacciabombardieri F-15 all'esercitazione dell'aeronautica italiana «Spring Flag 2006», svoltasi in Sardegna dall'8 al 27 maggio. La Svezia si è rifiutata di parteciparvi, in quanto «la partecipazione dell'aeronautica israeliana cambia i prerequisiti dell'esercitazione» (Haaretz, 28 aprile). Un mese e mezzo dopo i cacciabombardieri israeliani attaccavano il Libano.
Oltre a tali attività, la Legge 94 (2005) prevede la cooperazione con Israele nella ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie militari tramite «lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware». Vengono inoltre incoraggiate «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune. E' in tale quadro che, nell'incontro del gennaio 2006, il capo di stato maggiore dell'aeronautica israeliana ha «evidenziato notevole interesse sulle capacità operative di alcuni sistemi d'arma impiegati dall'aeronautica militare italiana, auspicando in futuro una più stretta collaborazione tra le industrie aeronautiche italiana ed israeliana». Tale collaborazione, già in atto, è più ampia di quanto appaia. Il fatto che il disegno di legge fosse stato presentato dai ministri degli esteri e della difesa «di concerto» col ministro dell'università e della ricerca, Letizia Moratti, indica che il governo Berlusconi intendeva coinvolgere nella cooperazione militare con Israele anche centri di ricerca universitari. Così è stato.
Come informa l'Ambasciata italiana a Tel Aviv in «Notizie italiane» (febbraio 2006), il ministro Moratti «ha approvato il finanziamento (10,2 milioni di euro) di 31 progetti di ricerca congiunta con controparti israeliane, attuando così diversi accordi bilaterali firmati dal ministro stesso durante la sua missione in Israele nel 2004». Le controparti italiane sono il Cnr, la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, le università di Milano, Roma, Torino, Bologna e altre. Le controparti israeliane sono soprattutto l'istituto Weizmann e l'istituto tecnologico Technion, ciascuno dei quali partecipa a dieci progetti. Nel campo scientifico e tecnologico, siamo nell'area grigia in cui non c'è una netta linea di demarcazione tra ricerca a fini civili e ricerca a fini militari. Per di più, il memorandum sulla cooperazione militare con Israele stabilisce che «le attività derivanti dal presente accordo saranno soggette all'accordo sulla sicurezza», il quale prevede la massima segretezza. C'è però un dato certo: l'istituto Weizmann è il principale centro di ricerca che ha permesso a Israele di costruire e potenziare il proprio arsenale nucleare. Attualmente, documenta l'organizzazione statunitense Global Security, esso compie avanzate ricerche sugli effetti delle armi nucleari. Il Technion compie invece ricerche sulle armi a energia diretta, soprattutto su quelle a microonde, che Israele ha probabilmente già usato a Gaza e in Libano.
Con perfetto approccio bipartisan, anche la Regione Lazio e la Provincia di Milano, i cui presidenti sono stati eletti dall'Unione, hanno promosso progetti di ricerca comune con controparti israeliane. Il progetto della Regione Lazio, firmato a Roma l'11 luglio 2006 (due giorni prima dell'attacco al Libano), prevede la cooperazione nel settore spaziale ed elettronico (le cui applicazioni militari sono evidenti). Analogo quello della Provincia di Milano, che ha deciso di «investire nell'high-tech israeliano»: durante la sua permanenza in Israele nel maggio-giugno 2006, la delegazione, guidata dal presidente Filippo Penati (Ds), ha visitato l'istituto Weizmann.
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A CHE PUNTO SIAMO CON LA CONFERENZA
La lettera-appello a D’Alema ha avuto moltissime adesioni, che potete leggere integralmente all’indirizzo http://www.iraqiresistance.info/index.php?l=it
In questi mesi le ragioni che ci hanno portato a riconvocare la Conferenza internazionale sono state ulteriormente rafforzate dallo sviluppo dell’aggressione sionista in Palestina ed in Libano.
Per questo motivo stiamo lavorando ad una Conferenza ancora più ampia.
A settembre, partendo dall’ampio consenso raggiunto nella battaglia per l’ottenimento dei visti, rilanceremo l’iniziativa nei confronti del Ministero degli Esteri.
Comitati IRAQ LIBERO - 30 agosto 2006




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