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    Predefinito Benedetto XVI in Germania

    Il messaggio lanciato a Monaco dal Papa, secondo padre Lombardi
    MONACO, 10 settembre 2006 (ZENIT.org).- Secondo padre Federico Lombardi, Direttore generale della “Radio Vaticana” e Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il messaggio che Benedetto XVI ha lanciato questa domenica da Monaco è chiaro: è necessario tornare ad ascoltare Dio.

    E’ questa la sintesi della giornata che il sacerdote gesuita ha fatto questa domenica ai microfoni dell’emittente pontificia.

    Quale messaggio ha lasciato oggi il Papa?

    Padre Lombardi: Il messaggio di quest’oggi mi sembra molto chiaro: bisogna cioè chiedere a Dio che ci riapra le orecchie per ascoltarlo. E’ naturalmente un messaggio ispirato al Vangelo di oggi, in cui c’è il sordomuto che viene guarito da Gesù, in modo tale da non diventare anche noi, piano piano, sordi rispetto alla sua voce nel mondo di oggi. Questo Dio che siamo chiamati a riascoltare e riconoscere nella società, che sembra si vada secolarizzando, non è un Dio qualunque, ma è il Dio dell’amore. Qui abbiamo i due grandi elementi del Magistero del Papa: la fede e quindi il primato di Dio e l’amore, perché l’identità di Dio è l’amore stesso. Tutto quello che è anche l’impegno cristiano discende naturalmente dalla nostra stessa fede che si manifesta quindi anche nell’affrontare i problemi della nostra società con la solidarietà e con l’attenzione a chi è meno favorito: è qualcosa che ci viene dal fatto che noi crediamo in Dio, in un Dio che per primo ci dà l’esempio dell’amore fino alla morte, con la parola della Croce.

    L’accoglienza del popolo bavarese è stata davvero calorosissima…

    Padre Lombardi: Sì. Direi, infatti, che ieri pomeriggio l’esperienza è stata piuttosto quella dell’incontro con il popolo della Baviera. Un incontro, questo, estremamente caldo, estremamente affettuoso e in particolare al culmine che si è avuto sotto la Colonna di Maria, la Mariensäule, nella Marienplatz al centro di Monaco. Si vedeva il Papa evidentemente commosso per l’affetto che il popolo di Monaco gli manifestava.

    Cosa colpisce di più in questa prima fase del viaggio?

    Padre Lombardi: Io sono colpito da questo fatto. Ripensando anche ai viaggi di Giovanni Paolo II nella sua patria e vedendo adesso questo primo viaggio di Benedetto XVI nella sua patria, vedo che il legame di questi Papi con la loro terra e che noi notiamo in particolare perché sono Papi non italiani e quindi si tratta di una terra che devono andare a cercare, anche lontano da Roma, è qualcosa di molto intenso e prezioso per tutti. Lo sentiamo come un messaggio: ognuno di noi sappia amare, ritrovare, capire le proprie radici, che sono anche la propria formazione nella fede e di qui possa riprendere con slancio ritrovato, con responsabilità rinnovata la sua missione. Questo hanno fatto anche i Papi e mi pare che ci diano un grande esempio che vale per tutti. Poi sono colpito, forse perché anche la mia formazione è pure in parte tedesca, della bellezza di queste celebrazioni e della loro solennità. Abbiamo anche tutta la tradizione corale, una musica meravigliosa di canti a cui tutto il popolo partecipa facilmente. Direi che è quello che noi notiamo anche nel Papa, il suo amore per la Liturgia, per la celebrazione ben fatta, rispettosa, consapevole della sua dignità. Questo lo si respira molto in questi giorni, partecipando a questi momenti che sono stati preparati veramente bene e sono partecipati con grande profondità e dignità.

  2. #2
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    L’ecumenismo, argomento dell’incontro tra il Papa e le autorità tedesche
    La questione emerge nello scambio con il Presidente Köhler e il Cancelliere Merkel
    MONACO, domenica, 10 settembre 2006 (ZENIT.org).- La ricerca dell’unità tra i cristiani è stato un argomento fondamentale della visita compiuta questo sabato da Benedetto XVI al Presidente tedesco Horst Köhler e al cancelliere del Paese, Angela Merkel, nel primo giorno della sua visita pastorale in Baviera.

    Dopo l’incontro privato con la Merkel, che ha avuto luogo nel pomeriggio al Residenz, la residenza reale di Monaco, il Cancelliere ha rivelato ai giornalisti con un ampio sorriso che il Papa si è mostrato “molto aperto” al momento di toccare la questione dell’ecumenismo.

    Il Cancelliere, figlia di un pastore protestante dell’ex Repubblica Democratica Tedesca, ha detto: “Abbiamo parlato dell’ecumenismo in Germania e ho ribadito che, di fronte a tante persone che non sono più legate alla fede cristiana in Germania, è ancor più importante trovare vie nell’ecumenismo, senza tralasciare ciò che rappresenta una differenza tra di noi”.

    Il Presidente Köhler, che poco prima aveva incontrato il Papa sempre al Residenz, aveva affrontato la questione direttamente nel suo discorso di benvenuto a Benedetto XVI all’aeroporto internazionale di Monaco.

    “Le Chiese tedesche hanno forza ed energia che arricchiscono tutto il Paese. So che non si può mettere fine con un tratto di penna a quasi 500 anni di sviluppi teologici e di pratiche religiose differenti e so che proprio negli ultimi 50 anni vi è stato un forte avvicinamento. Come cristiano protestante esprimo la speranza che questa evoluzione ecumenica prosegua”, aveva detto il Presidente Köhler.

    Nel discorso pronunciato alla cerimonia di benvenuto, il Papa ha risposto: “Lei, caro signor Presidente della Repubblica, con le sue parole ha interpretato i pensieri del mio cuore: anche se cinquecento anni non si possono semplicemente rimuovere in modo burocratico o per mezzo di discorsi intelligenti, ci impegneremo col cuore e con la ragione a convergere gli uni verso gli altri”.

    Secondo quanto rivelato dalla Merkel, nel suo incontro privato con il Papa è stata affrontata anche la questione delle radici cristiane del vecchio continente.

    “Abbiamo parlato di Europa e, come per me, la questione dei valori dell’Europa è una cosa molto importante per il Santo Padre”, ha aggiunto.

  3. #3
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    Il Papa confessa ai giornalisti la sua emozione per il ritorno in Baviera
    MONACO, domenica, 10 settembre 2006 (ZENIT.org).- Rispondendo alle domande dei giornalisti a bordo dell’aereo che questo sabato lo ha portato a Monaco, Benedetto XVI ha confessato la propria gioia nel far ritorno nella sua terra natale, la Baviera, ma ha ricordato che arriva nel Paese non solo come bavarese, ma anche come Pastore della Chiesa universale.

    “Sono molto contento di tornare a casa, è bello poter rivedere almeno una volta la mia Patria”, ha riconosciuto sull’Airbus 321 dell’Alitalia decollato dall’aeroporto romano di Ciampino.

    “Il mio cuore batte bavarese”, ha detto.

    Ad un giornalista che gli ha chiesto se tornerà in Germania, e in particolare nella capitale Berlino, Benedetto XVI ha risposto: “In qualche modo, forse sarebbe opportuno che se uno viaggia a Monaco vada anche a Berlino. Ma io sono un uomo anziano e non so quanto tempo mi darà ancora il Signore”.

    “Sono Papa di tutta la Chiesa mondiale e ora penso a Costantinopoli [viaggio che dovrebbe aver luogo nel novembre 2006, ndr.], a Brasilia [viaggio previsto per il maggio 2007, ndr.] e ai prossimi viaggi”.

    “Se potrò rivenire in Germania, andrei anche nelle altre regioni – ha concluso –. Ne sarei felice o lo vedrei come un regalo di Dio”.

  4. #4
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    Omelia di Benedetto XVI durante la Santa Messa nella "Neue Messe" di Monaco
    MONACO, domenica, 10 settembre 2006 (ZENIT.org).- Questa domenica mattina, Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella "Neue Messe" (Nuova Fiera) di Monaco.

    Nel corso della Santa Messa, introdotto dall’indirizzo di omaggio dell’Arcivescovo di Monaco e Frisinga, il Cardinale Friedrich Wetter, il Santo Padre ha pronunciato l’omelia che riportiamo di seguito:

    * * *

    Cari fratelli e sorelle!

    Innanzitutto vorrei salutarvi tutti con affetto: sono lieto di potermi trovare di nuovo tra voi e celebrare insieme con voi la Santa Messa. Sono lieto di poter ancora una volta visitare i luoghi a me familiari, che hanno avuto un influsso determinante sulla mia vita, formando il mio pensiero e i miei sentimenti: i luoghi nei quali ho imparato a credere ed a vivere. È un'occasione per ringraziare tutti coloro – viventi e morti – che mi hanno guidato e che mi hanno accompagnato. Ringrazio Dio per questa bella Patria e per le persone che me l'hanno resa e me la rendono tuttora Patria.

    Abbiamo appena ascoltato le tre letture bibliche che la liturgia della Chiesa ha scelto per questa domenica. Tutte e tre sviluppano un duplice tema, che in fondo rimane un unico tema, accentuandone – a seconda delle circostanze – l'uno o l'altro aspetto. Tutte e tre le letture parlano di Dio come centro della realtà e come centro della nostra vita personale. "Ecco il vostro Dio!" ci grida il profeta Isaia nella prima lettura (35,4). La Lettera di Giacomo e il brano evangelico dicono a loro modo la stessa cosa. Vogliono guidarci verso Dio, portandoci così sulla retta via della vita. Con il tema "Dio", però, è connesso il tema sociale: la nostra responsabilità reciproca, la nostra responsabilità per la supremazia della giustizia e dell'amore nel mondo. Questo viene espresso in modo drammatico nella seconda lettura, in cui Giacomo, un parente stretto di Gesù, ci parla. Egli si rivolge ad una comunità, nella quale si comincia ad essere superbi, perché in essa si trovano anche persone benestanti e distinte, mentre c'è il pericolo che la preoccupazione per il diritto dei poveri venga meno. Giacomo, nelle sue parole, lascia intuire l'immagine di Gesù, di quel Dio che si fece uomo e, pur essendo di origine davidica, cioè regale, diventò un uomo semplice tra uomini semplici, non si sedette su un trono, ma alla fine morì nella povertà estrema della Croce. L'amore del prossimo, che in primo luogo è sollecitudine per la giustizia, è la pietra di paragone per la fede e per l'amore di Dio. Giacomo lo chiama "legge regale" (cfr 2,8) lasciando intravedere la parola preferita di Gesù: la regalità di Dio, il dominio di Dio. Questo non indica un regno qualsiasi che arriverà una volta o l'altra, ma significa che Dio deve diventare ora la forza determinante per la nostra vita e il nostro agire.

    E’ questo che domandiamo, quando preghiamo: "Venga il tuo Regno". Non chiediamo una qualche cosa lontana, che noi stessi forse in realtà non desideriamo neanche di sperimentare. Preghiamo invece perché la volontà di Dio determini ora la nostra volontà e così Dio regni nel mondo; preghiamo dunque perché la giustizia e l'amore diventino forze decisive nell'ordine del mondo. Una tale preghiera si rivolge certamente in primo luogo a Dio, ma scuote anche il nostro stesso cuore. In fondo, lo vogliamo davvero? Stiamo orientando la nostra vita in quella direzione? Giacomo chiama la "legge regale", la legge della regalità di Dio, anche "legge della libertà": se tutti pensano e vivono secondo Dio, allora diventiamo tutti uguali, diventiamo liberi e così nasce la vera fraternità. Quando Isaia, nella prima lettura, parla di Dio, “Dio è qui”, parla al tempo stesso della salvezza per i sofferenti, e Giacomo, parlando dell'ordine sociale come espressione irrinunciabile della nostra fede, parla logicamente anche di Dio, di cui siamo figli.

    Ma ora dobbiamo rivolgere la nostra attenzione al Vangelo che racconta la guarigione di un sordo-muto da parte di Gesù. Anche lì incontriamo di nuovo i due aspetti dell'unico tema. Gesù si dedica ai sofferenti, a coloro che sono spinti ai margini della società. Li guarisce e, aprendo loro così la possibilità di vivere e di decidere insieme, li introduce nell'uguaglianza e nella fraternità. Questo riguarda ovviamente tutti noi: Gesù indica a noi tutti la direzione del nostro agire, la direzione su come dovremmo affrontarlo. Tutta la vicenda presenta però ancora una dimensione più profonda, che i Padri della Chiesa hanno messo in luce con insistenza e che concerne in modo speciale anche noi oggi. I Padri parlano degli uomini e per gli uomini del loro tempo. Ma quello che dicono riguarda in modo nuovo anche noi uomini moderni. Non esiste soltanto la sordità fisica, che taglia l'uomo in gran parte fuori della vita sociale. Esiste una debolezza d'udito nei confronti di Dio di cui soffriamo specialmente in questo nostro tempo. Noi, semplicemente, non riusciamo più a sentirlo – sono troppe le frequenze diverse che occupano i nostri orecchi. Quello che si dice di Lui ci sembra pre-scientifico, non più adatto al nostro tempo. Con la debolezza d'udito o addirittura la sordità nei confronti di Dio si perde naturalmente anche la nostra capacità di parlare con Lui o a Lui. Così, però, viene a mancarci una percezione decisiva. I nostri sensi interiori corrono il pericolo di spegnersi. Con il venir meno di questa percezione viene però circoscritto poi in modo drastico e pericoloso il raggio del nostro rapporto con la realtà. L'orizzonte della nostra vita si riduce in modo preoccupante.

    Il Vangelo ci racconta che Gesù pose le dita negli orecchi del sordomuto, mise un po' della sua saliva sulla lingua del malato e disse: "Effatà" – "Apriti!" L'evangelista ha conservato per noi l'originale parola aramaica che Gesù allora pronunciò, trasferendoci così direttamente in quel momento. Quello che lì viene raccontato è una cosa unica, e tuttavia non appartiene ad un passato lontano: la stessa cosa Gesù la realizza in modo nuovo e ripetutamente anche oggi. Nel nostro Battesimo Egli ha compiuto su di noi questo gesto del toccare e ci ha detto: "Effatà" – Apriti!", per renderci capaci di sentire Dio e per ridonarci così anche la possibilità di parlare con Lui. Ma questo evento, il Sacramento del Battesimo, non possiede niente di magico. Il Battesimo dischiude un cammino. Ci introduce nella comunità di coloro che sono capaci di ascoltare e di parlare; ci introduce nella comunione con Gesù stesso che, unico, ha visto Dio e quindi ha potuto parlare di Lui (cfr Gv 1,18): mediante la fede, Gesù vuole condividere con noi il suo vedere Dio, il suo ascoltare il Padre e parlare con Lui. Il cammino dell'essere battezzati deve diventare un processo di sviluppo progressivo, nel quale noi cresciamo nella vita di comunione con Dio, raggiungendo così anche uno sguardo diverso sull'uomo e sulla creazione.

    Il Vangelo ci invita a renderci conto che in noi esiste un deficit riguardo alla nostra capacità di percezione – una carenza che inizialmente non avvertiamo come tale, perché appunto tutto il resto si raccomanda per la sua urgenza e ragionevolezza; perché apparentemente tutto procede in modo normale, anche se non abbiamo più orecchi ed occhi per Dio e viviamo senza di Lui. Ma è vero che tutto procede semplicemente, quando Dio viene a mancare nella nostra vita e nel nostro mondo? Prima di porre ulteriori domande vorrei raccontare un po' delle mie esperienze negli incontri con i Vescovi di tutto il mondo. La Chiesa cattolica in Germania è grandiosa nelle sue attività sociali, nella sua disponibilità ad aiutare ovunque ciò si riveli necessario. Sempre di nuovo, durante le loro visite "ad limina", i Vescovi, ultimamente quelli dell'Africa, mi raccontano con gratitudine della generosità dei cattolici tedeschi e mi incaricano di rendermi interprete di questa loro gratitudine, cosa che io vorrei fare qui per una volta pubblicamente.

    Anche i Vescovi dei Paesi Baltici, venuti qui prima delle ferie, mi hanno parlato di come i cattolici tedeschi li hanno aiutati in modo grandioso nella ricostruzione delle loro chiese gravemente fatiscenti a causa dei decenni di dominio comunista. Ogni tanto, però, qualche Vescovo africano mi dice: "Se presento in Germania progetti sociali, trovo subito le porte aperte. Ma se vengo con un progetto di evangelizzazione, incontro piuttosto riserve". Ovviamente esiste in alcuni l'idea che i progetti sociali siano da promuovere con massima urgenza, mentre le cose che riguardano Dio o addirittura la fede cattolica siano cose piuttosto particolari e di minor importanza. Tuttavia l'esperienza di quei Vescovi è proprio che l'evangelizzazione deve avere la precedenza, che il Dio di Gesù Cristo deve essere conosciuto, creduto ed amato, deve convertire i cuori, affinché anche le cose sociali possano progredire, affinché s'avvii la riconciliazione, affinché – per esempio – l'AIDS possa essere combattuto affrontando veramente le sue cause profonde e curando i malati con la dovuta attenzione e con amore. Il fatto sociale e il Vangelo non si possono scindere tra loro così facilmente. Dove portiamo agli uomini soltanto conoscenze, abilità, capacità tecniche e strumenti, là portiamo troppo poco. Allora sopravvengono ben presto i meccanismi della violenza, e la capacità di distruggere e di uccidere diventa la capacità prevalente, la capacità per raggiungere il potere – un potere che una volta o l'altra dovrebbe portare il diritto, ma che non ne sarà mai capace. In questo modo ci si allontana sempre di più dalla riconciliazione, dall'impegno comune per la giustizia e l'amore. I criteri, secondo i quali la tecnica entra a servizio del diritto e dell'amore, si smarriscono; ma è proprio da questi criteri, che tutto dipende: criteri che non sono soltanto teorie, ma che illuminano il cuore portando così la ragione e l'agire sulla retta via.

    Le popolazioni dell'Africa e dell'Asia ammirano le prestazioni tecniche dell’Occidente e la nostra scienza, ma al contempo si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell'uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da imporre anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio – il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra. Questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone tuttavia che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio. Questo senso di rispetto può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi ed in noi.

    La nostra fede non la imponiamo a nessuno. Un simile genere di proselitismo è contrario al cristianesimo. La fede può svilupparsi soltanto nella libertà. Facciamo però appello alla libertà degli uomini di aprirsi a Dio, di cercarlo, di prestargli ascolto. Noi qui riuniti chiediamo al Signore con tutto il cuore di pronunciare nuovamente il suo "Effatà!", di guarire la nostra debolezza d'udito per Dio, per il suo operare e per la sua parola, di renderci capaci di vedere e di ascoltare. Gli chiediamo di aiutarci a ritrovare la parola della preghiera, alla quale ci invita nella liturgia e la cui formula essenziale ci ha insegnato nel Padre nostro.

    Il mondo ha bisogno di Dio. Noi abbiamo bisogno di Dio. Di quale Dio? Nella prima lettura, il profeta si rivolge a un popolo oppresso dicendo: "La vendetta di Dio verrà" (vgl 35,4). Noi possiamo facilmente intuire come la gente si immaginava tale vendetta. Ma il profeta stesso rivela poi in che cosa essa consiste: proprio nella bontà risanatrice di Dio. La spiegazione definitiva della parola del profeta, la troviamo in Colui che è morto per noi sulla Croce: in Gesù, il Figlio di Dio incarnato, che qui ci osserva così insistentemente. La sua "vendetta" è la Croce: il "No" alla violenza, "l’amore fino alla fine". È questo il Dio di cui abbiamo bisogno. Non veniamo meno al rispetto di altre religioni e culture, non veniamo meno al profondo rispetto per la loro fede, se confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza oppone la sua sofferenza; che di fronte al male e al suo potere innalza, come limite e superamento, la sua misericordia. A Lui rivolgiamo la nostra supplica, perché Egli sia in mezzo a noi e ci aiuti ad essergli testimoni credibili. Amen!

  5. #5
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    Discorso di Benedetto XVI all’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss
    MONACO, sabato, 9 settembre 2006 (ZENIT.org).- All’arrivo all’aeroporto internazionale di Monaco, Benedetto XVI è stato accolto dal Presidente della Repubblica Federale di Germania, il signor Horst Köhler, dal Cancelliere Federale, la signora Angela Merkel, dal Ministro Presidente della Baviera, il signor Edmund Stoiber, dall’Arcivescovo di Monaco e Frisinga, il Cardinale Friedrich Wetter, dal Presidente della Conferenza Episcopale di Germania e Vescovo di Mainz, il Cardinale Karl Lehmann, e da numerose autorità ecclesiastiche, politiche e civili.

    Dopo il saluto del Presidente Federale, il Papa ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:


    * * *

    Signor Presidente della Repubblica,
    Signora Cancelliere e Signor Ministro Presidente,
    Signori Cardinali, venerati Fratelli nell'Episcopato,
    Illustri Signori, gentili Signore,
    Cari compaesani!

    Con viva emozione metto oggi, per la prima volta dopo la mia elevazione alla Cattedra di Pietro, il piede su Terra tedesca-bavarese. Torno nella mia Patria, tra la mia gente, col programma di visitare alcuni luoghi che hanno avuto un'importanza fondamentale nella mia vita. La ringrazio, Signor Presidente della Repubblica, per le espressioni di cordiale benvenuto che mi ha rivolto. In queste parole ho percepito l'eco fedele dei sentimenti dell'intero nostro popolo. Ringrazio la Signora Cancelliere, Dr. Angela Merkel, e il Signor Ministro Presidente, Dr. Edmund Stoiber, per la gentilezza con cui hanno voluto onorare il mio arrivo in terra tedesca e bavarese. Il mio saluto riconoscente si estende inoltre ai membri del Governo, alle Personalità ecclesiastiche, civili e militari qui convenute, come anche a tutti coloro che hanno voluto essere presenti per accogliermi in questa visita per me tanto importante.

    In questo momento emergono nel mio animo molti ricordi degli anni passati a Monaco e Ratisbona: sono ricordi di persone e di vicende che hanno lasciato in me una traccia profonda. Consapevole di quanto ho ricevuto, sono qui innanzitutto per esprimere il vivo senso di riconoscenza che provo verso tutti coloro che hanno contribuito a formare la mia personalità nei decenni della mia vita. Ma sono qui anche come Successore dell'apostolo Pietro, per riaffermare e confermare i profondi legami che esistono tra la Sede di Roma e la Chiesa nella nostra Patria.

    Sono legami che hanno una storia secolare, alimentata dalla ferma adesione ai valori della fede cristiana, una adesione della quale possono vantarsi in modo particolare proprio le regioni bavaresi. Ne danno testimonianza monumenti famosi, maestose cattedrali, statue e dipinti di grande valore artistico, opere letterarie, iniziative culturali e soprattutto tante vicende di singoli e di comunità nelle quali si rispecchiano le convinzioni cristiane delle generazioni che si sono succedute su questa Terra a me tanto cara. I rapporti della Baviera con la Santa Sede, pur con qualche momento di tensione, sono sempre stati improntati a rispettosa cordialità. Nelle ore decisive della sua storia, poi, il popolo bavarese ha sempre confermato la sua profonda devozione alla Cattedra di Pietro ed il fermo attaccamento alla fede cattolica. La Mariensäule, che s'innalza nella piazza centrale della nostra capitale Monaco, ne è eloquente testimonianza.

    Il contesto sociale odierno è sotto molti aspetti diverso da quello del passato. Penso tuttavia che siamo tutti uniti nella speranza che le nuove generazioni restino fedeli al patrimonio spirituale che, attraverso tutte le crisi della storia, ha resistito. La mia visita alla Terra che mi ha dato i natali vuol essere anche un incoraggiamento in questo senso: la Baviera è una parte della Germania, appartenendo alla storia della Germania nei suoi alti e bassi, e può con buona ragione essere fiera delle tradizioni ereditate dal passato. Il mio augurio è che tutti i miei compatrioti nella Baviera e nell'intera Germania si facciano parte attiva nella trasmissione ai cittadini di domani dei valori fondamentali della fede cristiana, che ci sostiene tutti e che non divide, ma apre e avvicina le persone appartenenti a popoli, culture e religioni diverse. Ben volentieri avrei esteso la mia visita anche ad altre parti della Germania, per toccare tutte le varie Chiese locali, in particolare quelle alle quali mi legano personali ricordi. Molti sono stati i segni di affetto che ho ricevuto da tutte le parti e specialmente dalle Diocesi bavaresi in questo inizio di Pontificato e nel corso di tutti questi anni. Ciò mi rafforza di giorno in giorno. Per questo desidero cogliere questa occasione per esprimere a voi tutti la mia profonda gratitudine. Ho anche potuto leggere e seguire quanto è stato fatto in queste settimane e in questi mesi, quante persone hanno contribuito con tutte le loro forze, affinché questa visita sia bella. E ora rendiamo grazie al Signore che ci dona anche il cielo bavarese, perché questo noi non lo potevamo ordinare. Grazie! Che Dio vi ripaghi per tutto quello che è stato fatto dalle più diverse parti – avrò modo di tornarci ancora anche in altre occasioni – per garantire uno svolgimento sereno di questa visita e di questi giorni.

    Oltre questo saluto a voi, cari compatrioti – vedo qui davanti a me le tappe del mio cammino, da Marktl e Tittmoning ad Aschau, Traunstein, Regensburg, e München – oltre che a voi desidero naturalmente rivolgere il mio saluto con grande affetto a tutti gli abitanti della Baviera e dell'intera Germania: non penso soltanto ai fedeli cattolici, ai quali la mia visita è in primo luogo diretta, ma anche agli aderenti alle altre Chiese e Comunità ecclesiali, in modo particolare ai cristiani evangelici e ortodossi. Lei, caro signor Presidente della Repubblica, con le sue parole ha interpretato i pensieri del mio cuore: anche se cinquecento anni non si possono semplicemente rimuovere in modo burocratico o per mezzo di discorsi intelligenti, ci impegneremo col cuore e con la ragione a convergere gli uni verso gli altri.

    Saluto infine i seguaci di altre religioni e tutte le persone di buona volontà che hanno a cuore la pace e la serenità del Paese e del mondo. Voglia il Signore benedire gli sforzi di tutti in vista dell'edificazione di un futuro di autentico benessere e basato su quella giustizia che crea la pace. Affido questi voti alla Vergine Maria, venerata in questa nostra Terra col titolo di Patrona Bavariae. Lo faccio con le parole classiche di Jakob Balde, iscritte qui ai piedi della Mariensäule: Rem regem regimen regionem religionem conserva Bavaris, Virgo Patrona, tuis! - Conserva ai tuoi Bavaresi, o Vergine Patrona, i beni, o come si dice in dialetto "la roba", l'autorità politica, il Paese, la religione!

    A tutti i presenti un cordiale "Grüß Gott!"

  6. #6
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    Il viaggio in Baviera del papa bavarese è stato un fallimento. Il giornale cattolico korazym ci ricorda che quando nel 1980 Woytjla celebrò messa a Monaco accorsero 600.000 perssone.

    Ieri solo 250.000 persone.

    http://www.korazym.org/news1.asp?Id=19084

  7. #7
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    Io penso in particolare come cristiano che non siano le piazze piene che fanno il Regno di Dio. Gesù stesso che di "piazze" piene ne aveva visto, nei momenti più importanti si ritrovò sempre con non più di tre persone. E poi chi l'ha detto che le piazze piene sono un buon indice? A me pare di ricordare uno calvo con la mascella pronunciata che aveva sempre le piazze piene. Mi pare non gli sia finita benissimo. Mi pare.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Lepanto Visualizza Messaggio
    Io penso in particolare come cristiano che non siano le piazze piene che fanno il Regno di Dio. Gesù stesso che di "piazze" piene ne aveva visto, nei momenti più importanti si ritrovò sempre con non più di tre persone. E poi chi l'ha detto che le piazze piene sono un buon indice? A me pare di ricordare uno calvo con la mascella pronunciata che aveva sempre le piazze piene. Mi pare non gli sia finita benissimo. Mi pare.
    Parallelismo non pertinente. Woytjla non finì appeso a un distributore come Mussolini.

    La realtà è che in Germania c'è una vastissima crisi di vocazioni. Si chiudono i seminari e si accorpano le parrocchia.

    La Germania è ampiamente secolarizzata, come tutta l'Europa centro-occidentale:

    Sacerdoti in Germania (sacerdoti diocesani + religiosi)
    1992: 19.266 (16.808 + 2.458)
    1993: 19.194 (16.669 + 2.525)
    1994: 18.895 (16.416 + 2.479)
    1995: 18.663 (16.172 + 2.491)
    1996: 18.222 (15.842 + 2.380)
    1997: 17.911 (15.577 + 2.354)
    1998: 17.733 (15.462 + 2.271)
    1999: 17.370 (15.115 + 2.255)
    2000: 17.129 (14.889 + 2.240)
    2001: 16.988 (14.722 + 2.266)
    2002: 16.777 (14.479 + 2.298)
    2003: 16.523 (14.244 + 2.279)
    2004: 16.326 (14.006 + 2.320)
    2005: 15.897 (13.631 + 2.266)

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Parallelismo non pertinente. Woytjla non finì appeso a un distributore come Mussolini.

    La realtà è che in Germania c'è una vastissima crisi di vocazioni. Si chiudono i seminari e si accorpano le parrocchia.

    La Germania è ampiamente secolarizzata, come tutta l'Europa centro-occidentale:

    Sacerdoti in Germania (sacerdoti diocesani + religiosi)
    1992: 19.266 (16.808 + 2.458)
    1993: 19.194 (16.669 + 2.525)
    1994: 18.895 (16.416 + 2.479)
    1995: 18.663 (16.172 + 2.491)
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    1997: 17.911 (15.577 + 2.354)
    1998: 17.733 (15.462 + 2.271)
    1999: 17.370 (15.115 + 2.255)
    2000: 17.129 (14.889 + 2.240)
    2001: 16.988 (14.722 + 2.266)
    2002: 16.777 (14.479 + 2.298)
    2003: 16.523 (14.244 + 2.279)
    2004: 16.326 (14.006 + 2.320)
    2005: 15.897 (13.631 + 2.266)

    Queste noiosissime statistiche ci furono ammannite in precedenza da un certo Aguas, poi bannato, dobbiamo pensare che sei il suo clone?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Parallelismo non pertinente. Woytjla non finì appeso a un distributore come Mussolini.

    La realtà è che in Germania c'è una vastissima crisi di vocazioni. Si chiudono i seminari e si accorpano le parrocchia.

    La Germania è ampiamente secolarizzata, come tutta l'Europa centro-occidentale:

    Sacerdoti in Germania (sacerdoti diocesani + religiosi)
    1992: 19.266 (16.808 + 2.458)
    1993: 19.194 (16.669 + 2.525)
    1994: 18.895 (16.416 + 2.479)
    1995: 18.663 (16.172 + 2.491)
    1996: 18.222 (15.842 + 2.380)
    1997: 17.911 (15.577 + 2.354)
    1998: 17.733 (15.462 + 2.271)
    1999: 17.370 (15.115 + 2.255)
    2000: 17.129 (14.889 + 2.240)
    2001: 16.988 (14.722 + 2.266)
    2002: 16.777 (14.479 + 2.298)
    2003: 16.523 (14.244 + 2.279)
    2004: 16.326 (14.006 + 2.320)
    2005: 15.897 (13.631 + 2.266)

    per chi, come me, crede che la secolarizzazione sia un fatto più che positivo, questi numeri sono decisamente confortanti.
    non sarà di certo la visita di un papa (contestato anche in maniera viscida come nel caso della vernice gettata sulla facciata della sua vecchia casa) a mettere un freno alla secolarizzazione in germania. il proselitismo fa sempre meno presa sugli europei.

 

 
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