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Caro Fiore mi traduci quello che Gronk voleva dire, per favore ,
Il rapporto che c'è fra Gronk e la cultura scolastica risorgimentale si può sintetizzare nella frase "studia studia se no farai il prof universitario tutta la vita"
Della serie: Più sei conformisticamente ignorante più sarai accademicamente insegnate.
Sei daccordo Fiore?
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Nando mi è venuto il dubbio che questo qui è un emigrante o figlio di emigranti, speriamo che non sia così, perchè questi sono quelli che hanno subito il peggiore danno, stranieri all'estero orzowej in Italia.
Se è così Grankio ti chiedo scusa per tutto il male che ti hanno fatto e vai da un psichiatra a farti curare la Sindrome di Stoccolma sai quella che il sodomizzato si innamora del violentatore.
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Vuagliù, è mgl non infierire... un vero cavaliere si "batte" con uno del suo rango !
Ettore è riconosciuto come un eroe al pari di Achille, eppure la sua Troia fu rasa al suolo.
Cmq chi fa la guerra attaccando alle spalle, può anche vincere il conflitto, ma resterà sempre un VILE, un INFAME, uno squallido figuro senza ONORE !!!
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Ringraziamento
Ringrazio i miei fratelli per aver giustamente ricordato degli eroi dimenticati dai libri di storia scritti con le penne dei vincitori. Triste che nessuno ricordi quei martiri che con onore servirono fino in fondo il giuramento prestato al Re e alla patria.Quante falsità ci sono state propinate dalla scuola savoiarda! Onorato di essere figlio della fiera terra dell'abruzzo citeriore, regno delle due sicilie.
Deus Vult!
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Francesco Saverio Luvarà
Augusta 10/2/1827 - Vallo della Lucania 4/12/1909
Capitano
Era figlio di Carmine Luvarà, colonnello di artiglieria.
Appartenente ad una famiglia nobile calabrese, fu ammesso nel 1843 nelle guardie del corpo a cavallo, entrato nell'esercito fu addetto allo stato maggiore, tenente nel 1853 ebbe la promozione a capitano nel 1859.
Nell'aprile del 1860 si trovava a Palermo nello stato maggiore del comando in capo assegnato alla colonna Von Mechel, fu tra quelli che intuirono la manovra del nizzardo, mettendosi all'inseguimento della colonna Orsini conquistandone salmerie ed armamenti.
L'11 settembre 1860 fu promosso maggiore.
Militare di coraggio ed onore,ufficiale profondamente legato alla dinastia fu assegnato al generale Ritucci e quando l'esercito si ritirò dietro al Garigliano, propose ed ottenne di capitanare un corpo di volontari che agisse dietro le spalle del nemico sardo, in azioni di disturbo, precorrendo la nascente guerriglia leggittimista.
Dopo avere organizzato il corpo di volontari, aiutato dall'alsaziano Emile Theodule deChristen, entrò negli Abruzzi conquistando il 10 gennaio 1861 Carsoli, il 26 febbraio occupò Tagliacozzo sconfiggendo 400 piemontesi, umiliò le truppe invasori riprendendo il comando di Avezzano, rientrato a Roma per reclutare altri volontari lasciò il comando momentaneo all'avvocato Giacomo Giorgi che contravvenendo agli ordini di Luvarà volle occupare Sgurgola, dove i piemontesi messi sull'avviso avevano circondato il paese, catturando e fucilando 117 uomini.
Rientrato negli abruzzi al comando di 800 uomini coadiuvato sempre dal de Christen, conquistò Otricoli, avanzando fino a Sora, ma caduta Gaeta Francesco II dette l'ordine di rientrare nello stato pontificio.
Rimase a Roma per poco tempo e rientrato a Napoli sempre in collaborazione di de Christen tentò una sollevazione che fu soffocata sul nascere dalla delazione di un tale Novi.
Dovette più volte subire vessazioni ed arresti da parte delle autorità piemontesi, senza mai però piegarsi, l'abnegazione e l'amor patrio del Luvarà è una bella pagina di storia duosiciliana, che sia di esempio per tutti noi.
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Domenico Nicoletti
Napoli 5/8/1808 - Napoli 27/10/1884
Maggiore
Questo soldato, degno di stima, rispetto e considerazione era stato promosso alfiere dopo 13 anni di carriera da sottoufficiale nella fanteria di linea.
Orfano di militare era stato ammesso al battaglione allievi a solo 8 anni. Militò sempre nel 6° farnese e da 1° tenente nel 1848 si distinse nella campagna di Sicilia per coraggio, forza e valore, ottenendo la croce di diritto di S.Giorgio e la medaglia d'oro della compagnia. Dal 1849 era capitano e,dopo i fatti di Palermo del maggio 1860, nei quali era stato adibito ad ufficilae di stato maggiore, il 1° agosto, fu trasferito al 10° Abruzzo ed essendo esuberante fu collocato in aspettativa di destino.
Il 10 settembre raggiunse Capua con il suo reggimento e dopo poco venne nominato comandante del 6° Farnese che guidò il 1 ottobre nella marcia verso Caserta nella colonna Ruiz.
Portò all'assalto i suoi uomini con grande coraggio contro i garibaldesi guidati da Pilade Bronzetti sulla cima di Castelmorrone. Annientò la colonna nemica riportando la completa vittoria riabilitando l'onore dell'esercito borbonico fino ad allora umiliato dall'atteggiamento vergognoso di ufficiali vigliacchi e corrotti.
Accampatosi a Casertavecchia in avamposto al mattino seguente iniziò come concordato con il colonnello Ruiz Ballestreros, il movimento verso la pianura, il suo reggimento entrò presto in contatto con i garibaldesi, in quel momento giunse l'ordine del vile Ruiz di ritirata,ma Nicoletti impossibilitato a fermare l'ardore e l'entusiasmo dei suoi soldati cercò a più riprese di far giungere al comando messaggi di soccorso, ma Ruiz fu irremovibile, preferì salvare se stesso abbandonando al loro destino più di 10.000 uomini che, accerchiati dagli invasori dopo una intensa resistenza, dovettero cedere.
Il Re il 7 ottobre acconsentì a liberare il colonnello sardo Cattabene preso prigioniero il 19 settembre in cambio del maggiore Nicoletti.
Il sovrano con questo scambio parve volere sentire la versione del nostro Eroe su quanto accaduto a Caserta il 2 ottobre.
In un dettagliato rapporto al Re ed al generale Casella, Nicoletti dopo avere descritto le operazioni militari su Castelmorrone, censurò apertamente e senza mezzi termini il comportamento indegno del Ruiz, ricordando quanti ufficiali vili come questi avessero nuociuto alla causa del Re e dell'onore dell'esercito borbonico.
Li qualificò "Misteriosi condottieri, luogotenenti del Piemonte, dei quali ho già fatto trista conoscienza in Sicilia, uomini da salotto, vessatori e burbanzosi in pace, conigli e traditori il guerra".
Nicoletti li aveva conosciuti bene perchè Landi e Letizia erano stati suoi comandanti di reggimento.
Dopo la capitolazione di Capua, chiese il ritiro, morendo in circostanze strane la notte del 27 ottobre. Onore al maggiore Nicoletti
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Giuseppe Campanelli
Potenza 6/1/1811 - Napoli 8/2/1884
Tenente colonnello
Felice Campanelli (1767-1820) capitano di fanteria aveva avuto dal matrimonio con Maria Tosti di Valminuta 5 figli maschi; rimasti orfani in tenera età furono tutti avviati, per volere del Re, ad una onorevole carriera militare.
Giuseppe Campanelli fu ammesso gratuitamente al collegio militare nel 1823 e ne' uscì alfiere di artiglieria nel 1832.
Sei anni dopo era primo tenente al reggimento Regina.
Nel 1843 iniziò ad operare lo stabilimento di Pietrarsa, Giuseppe Campanelli fu uno degli artefici della crescita dell'opificio, collaborando attivamente per ben 12 anni.
Nel 1847 era capitano di I classe, nel 1856 fu trasferito a Capua come direttore dei lavori del pirotecnico militare, promosso maggiore nel 1859 gli fu affidata la settima direzione di capua.
Nel luglio del 1860 fu promosso tenente colonnello e l'11 di quell'anno ispettore del materiale dell'arma.
Dopo la battaglia del 1° ottobre fu decorato con la Croce di Francesco I per il lavoro svolto e per la tenacia e l'incoraggiamento dato ai soldati .
Ritiratosi l'esercito dietro al Garigliano, Campanelli rimase, in collaborazione con il colonnello Ferrante, a difendere la piazza di Capua assediata dai piemontesi.
Interrogato dal governatore generale De Cornè su quanto la difesa avrebbe potuto fare fronte agli assedianti rispose con franchezza che lo spoglio matematico di materiale e di munizioni avvenuto durante la gestione di Pianell, la difesa si riduceva a ben poco, ma che avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per prolungare la resistenza il più a lungo possibile.
Infatti pose in batteria una quantità impressionante di cannoni riattando vecchi affusti con il ferro ricavato anche dai letti delle caserme, con una macchina a vapore dell'opificio militare e con le mole di un vecchio mulino di sua invenzione potè approviggionare la piazza che era oramai allo stremo per la mancanza di viveri.
Si battè da vero soldato fino al giorno della capitolazione dando lustro all'esercito borbonico, dimostrando che i veri soldati napoletani erano quelli come lui, quando Capua capitolò il 2 novembre, nel consiglio di guerra che si riunì per deliberare se accettare la resa Giuseppe Campanelli votò contro.
Rientrato a Napoli si ritirò a vita privata, rifiutando ripetutamente l'invito per l'integrazione nell'esercito sardo.
Un grande uomo un grande soldato.
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Raffaele D'Agostino
Augusta 1/1/1836 - Napoli 13/11/1883
Capitano di II Classe
Francesco D'Agostino, maggiore del 3°reggimento Principe, morì combattendo alla testa del suo battaglione davanti Palermo l'8 maggio 1849.
Dal suo matrimonio con Maria Marra era nato Raffaele, che alla morte del padre aveva 13 anni.
Un anno prima era stato ammesso al collegio militare di Pizzofalcone a pagamento, il Re gli fece continuare gli studi gratuitamente e nel 1857 fu promosso alfiere.
Nel 1859 fu trasferito alla batteria nr 10 comandata dal capitano Sanvisente.
Nelle giornate del maggio del 1860 a Palermo, con una sezione di batteria, si segnalò talmente per coraggio e perizia militare da essere decorato con la Croce di diritto di S.giorgio ed i 4 luglio promosso I tenente per merito.
Il 1° agosto il conte di Caserta lo prescelse come suo aiutante di campo, e in quel giorno fu promosso capitano di II classe, il 1° settembre ebbe il grado successivo e, a Caiazzo e sul Volturno seguì sempre il principe, ottenendo la Croce di Francesco I perchè: "Pur non essendo chiamato al combattimento chiese di parteciparvi con grande coraggio e senso dell'onore".
Alla resa di Gaeta, rientrò a Napoli, subì col fratello, ex capitano dei cacciatori, più volte l'arresto e la prigione per presunta cospirazione.
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Luigi Capecelatro
Napoli 2/5/1802 - Napoli 9/6/1892
Tenente Colonnello
Appartenente ad una famiglia storica del regno, fu ammesso nelle guardie del corpo a cavallo a 19 anni.
Durante la campagnia di Sicilia del 1848-49 si distinse per coraggio e valore ottenendo la croce di diritto di S.Giorgio e la medaglia d'oro.
Il I maggio 1860 fu promosso tenente colonnello.
L'11 settembre condusse il proprio corpo a Capua.
Il 1° ottobre fu ferito gravemente nell'assalto alle barricate a S.Angelo e fu il primo quel giorno a gridare "Viva 'o Rre".
Nel diario inedito del 14° Cacciatori che era di riserva e si apprestava a raggiungere la prima linea, l'anonimo autore racconta che il colonnello adagiato su di una barella, per non creare sconforto nei soldati che si recavano al fuoco nemico e per esortarli al combattimento, con uno sforzo si alzò dalla barella e più volte gridò "viva 'o Rre", incitando quei bravi e gloriosi militari.
Il Re volle visitarlo e gli consegnò personalmente la croce di cavaliere di S. Ferdinando del Merito.
Nonostante le gravissime ferite riportate, la forte fibra del colonnello ebbe la meglio e dopo una lunga convalescenza rientrò in famiglia, non aderendo nell'esercito italiano, morì a Napoli alla bella età di novant'anni.
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Francesco Antonelli
Napoli 6/4/1803 - S.Giovanni a Teduccio 4/3/1877
Colonnello
Figlio del capitano Gaetano Antonelli, entrò alla Nunziatella nel 1817 e ne uscì sottotenente di artiglieria pesante, nel 1839 fu promosso capitano di I, fu addetto al dettaglio dell'officio topografico e delle scuole militari.
Il suo primo incarico fu quello di aiutante di campo del generale Carlo Filangieri, nella spedizione siciliana del 1948-49. Per la sua dedizione e la sua bravura ebbe la croce di diritto di San Giorgio e la medaglia d'oro della compagnia. Il primo agosto 1860 fu promosso a colonnello e fu nominato sottocapo di Stato Maggiore dell'esercito.
Partito il sovrano per Gaeta, Antonelli rimase a Napoli per il disbrigo delle ultime pratiche del comando generale e per organizzare il trasferimento della cancelleria a Capua.
Fu avvicinato da Mariano D'Ajala che cercò in tutti i modi di convincerlo a passare dalla parte del granmassone Garibaldi, ma Antonelli non sentì ragioni e il 12 settembre raggiunse Gaeta. Il governo garibaldese occupante a Napoli, con un gesto indegno, mise in mezzo alla strada la famiglia del colonnello che occupava un appartamento della Caserma di Pizzofalcone.
L'8 ottobre fu promosso generale di brigata. Iniziato l'assedio di Gaeta fu nominato capo di stato maggiore della piazza, ma il 26 novembre per motivi di salute chiese al re di accettare le sue dimissioni, ma non ebbe mai il coraggio di metterle in pratica rimanendo accanto ai suoi bravi soldati. Nella sua qualità di capo di stato maggiore ebbe l'ingrato incarico di apporre la firma sotto il documento della capitolazione.
Dopo la resa si ritirò in volontario esilio a Marsiglia, dove fu l'animatore di alcuni comitati legittimisti di esuli napoletani.
Rientrato a Napoli fu arrestato nel settembre del 1863, con l'accusa di cospirazione anti unitaria subendo le vessazioni di un lungo periodo di carcere.