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Discussione: I nostri eroi!

  1. #1
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    Predefinito I nostri eroi!

    Nato a Milazzzo, Siciliano Doc e grande EROE ITALIANO!

    Luigi RIZZO
    Capitano di Corvetta

    2 Medaglie d'oro al Valor Militare


    Per la grande serenità ed abilità professionale e pel mirabile eroismo dimostrato nella brillante, ardita ed efficace operazione da lui guidata, di attacco e di distruzione di una nave nemica entro la munita rada di Trieste.
    Rada di Trieste, notte 9 - 10 dicembre 1917
    Comandante di una sezione di piccole siluranti in perlustrazione nelle acque di Dalmazia, avvistava una poderosa forza navale nemica composta di due corazzate e numerosi cacciatorpediniere e, senza esitare, noncurante del grande rischi, dirigeva immediatamente con le sezioni all'attacco.
    Attraversava con incredibile audacia e somma perizia militare e marinaresca la linea fortissima delle scorte, e lanciava due siluri contro una delle corazzate nemiche, colpendola ripetutamente in modo da affondarla.
    Liberavasi con grande abilità dal cerchio di cacciatorpediniere che da ogni lato gli sbarravano il cammino e, inseguito e cannoneggiato da uno di essi, con il lancio di una bomba di profondità, lo faceva desistere dall'inseguimento danneggiandolo gravemente.


    Costa Dalmata, notte sul 10 giugno 1918

  2. #2
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    Domenico Bozzelli

    Castel di Sangro 5/8/1814 - Ponte sul Garigliano 2/11/1860

    Capitano

    Sul vecchio ponte in ferro che unisce le due rive del Garigliano, e che un tempo non lontano, fu un vanto dell'ingegneria borbonica ed ora giace abbandonato al vandalismo più spietato, non c'è neanche una piccola lapide che ricordi il sacrificio di Matteo Negri e del capitano Domenico Bozzelli.

    Eppure costoro morirono onoratamente difendendo una patria ed un giuramento, uomini d'onore, lasciati nel limbo del anonimato, ma che Italia hanno fatto?



    Domenico Bozzelli era nato in una famiglia di umili origini, sembrava destinato a vestire l'abito talare, ma a ventanni cambiò idea e si arruolò volontario nell'esercito di Sua Maestà il re Ferdinando II, fu assegnato al 5° cacciatori.

    Dop 14 anni di carriera subalterna giunse ad essere promosso alfiere al 13° Lucania, il 10 marzo 1849.

    Dopo la campagna di Sicilia, dove aveva meritato la medaglia d'oro di I classe, fu promosso I tenente al 6° Cacciatori.

    Il 2 novembre l'esercito borbonico incalzato dal bombardamento della flotta sarda iniziò il ripiegamento verso Gaeta.I piemontesi attaccarono in forze i soldati napoletani, presso il ponte sul Garigliano,per poterli prendere alle spalle, oltre il mare, ma sulla riva destra del fiume era rimasto, nonostante l'ordine di ritirarsi, Domenico Bozzelli, con due compagnie, esse impedirono il passaggio del fiume per un'intera giornata, e non avendo ottenuto l'onore delle armi da un nemico che non sapeva riconoscere l'eroismo e l'onore se non quando la cosa interessava le sue truppe, preferirono soccombere tutti seguendo l'esempio di coraggio dato dal capitano Bozzelli.

    Onore ai nostri eroi

  3. #3
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    Achille Cosenza

    Napoli 17-10-1814 Capodistria 12-5-1889

    Maggiore

    Figlio del barone GiovanCarlo Cosenza,fu ammesso alle guardie del corpo nel 1836.Nel 1840 inizio' la carriera militare come alfiere di gendarmeria,20 anni dopo era maggiore e comandava due squadroni del reggimento carabinieri a cavallo,facenti parte della brigata comandata dal generale Bonanno,di stanza in Puglia.La brigata si sbando' dopo la capitolazione di Ariano Irpino .

    Il 10 settembre 1860 Cosenza insieme al capitano Bidognetti ed alcuni soldati raggiunse il Volturno.

    Alla battaglia del Volturno si distinse per le ripetute cariche al comando del suo squadrone,riportando numerosi successi.

    Subito dopo la resa di Capua rientro' a Napoli rifiutando di aderire nel esercito sardo e anzi iniziando una matematica cospirazione contro i piemontesi.Riusci' con pazienza a coinvolgere molti ufficiali del disciolto esercito napoletano ed a preparare un insurrezione per la fine dell'aprile del 1862.Ma il 26 di quel mese venne arrestato dalla polizia,che grazie ad una delazione,aveva scoperto i fili della congiura.Dopo un anno di duro regime carcerario e di continue vessazioni fu processato e condannato a 10 anni di reclusione,ma durante il trasferimento dalla prigione a Castelcapuano,dove si recava per firmare il ricorso in cassazione, riusci' aiutato da alcuni suoi soldati ad evadere e a rifugiarsi a Roma.Qui pote' riannodare le fila della cospirazione preparando una nuova sommossa ancora piu' temibile della precedente.

    Tra il dicembre 1863 e il marzo 1864 su suo ordine,furono eseguiti a Napoli diversi attentati dimostrativi,per sondare la risposta dei napoletani ed in preparazione del giorno decisivo,ma ancora una volta,il questore di Napoli,Nicola Amore,con la complicita' di prezzolati agenti pontifici,riusci' a sventare l'azione,facendo trafugare dall'abitazione romana del Cosenza,tutte le carte compromettenti.

    Una lunga serie di ufficiali e militari dell'esercito napoletano varcarono le soglie delle carceri italiane.

    Cosenza fu nuovamente e pesantamente condannato,ma grazie all'esilio pontificio,riusci' ad evitare la prigione,fino al 1870.

    Dopo Porta Pia venne arrestato e recluso nelle carceri napoletane,dove grazie al patrocinio di uno dei migliori avvocati del tempo,Leopoldo Tarantini,fu compreso nell'amnistia generale.

    Lascio' poi la sua amata capitale per rifugiarsi a Trieste,lontano dalla sua patria mori' nel 1889 a Capodistria

  4. #4
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    S.A.R. Alfonso di Borbone

    Caserta 28/3/1841 - Cannes 26/5/1934

    Conte di Caserta



    Una delle figure più emblematiche e cavalleresche, per coraggio e valore, di casa Borbone fu senza dubbio alcuno il Conte di Caserta, terzogenito di Ferdinando II.

    Fin da piccolo venne educato da ottimi istruttori, come il generale Niola. A 13 anni, come voleva la tradizione, fu nominato 2° tenente del 3° reggimento Principe.

    Il 29 settembre 1858 inizia la sua vera carriera militare con la promozione a capitano di II classe di arma d'artiglieria, arma che gli fu la più congeniale; fu affidato alla compagnia di Ferdinando Ussani, fu il periodo in cui si legò con i fratelli Ussani, in particolare con Gabriele Ussani che gli rimase fedele fino alla fine, ed ebbe un forte legame di stima ed amicizia anche con con i fratelli Matteo e Girolamo Negri.

    L' 11 agosto 1860 fu promosso maggiore, partecipando ai consigli della corona pronunciandosi sempre per la resistenza e per affrontare Garibaldi in campo aperto a Salerno, ma il Re aveva deciso diversamente ed il conte di Caserta, con la sua divisione ubbidì all'ordine di trasferimento a Capua.

    Da quel momento cercò sempre di essere in mezzo ai suoi soldati ed il 21 settembre, con la sua presenza, l'incitò nel vittorioso combattimento di Caiazzo ed essi vollero distendere ai suoi piedi le bandiere conquistate.

    Durante tutta la giornata del Volturno del 1° ottobre fu infaticabile nel portarsi da un angolo all'altro dei combattimenti esponendosi ai maggiori rischi con esemplare disprezzo del pericolo, animando, esaltando ed incoraggiando con tutto il suo coraggio ed ardore i nostri soldati. L'8 ottobre veniva promosso a grado di colonnello.

    Alfonso di Borbone fu un giovane semplice, che come il suo amato padre, preferiva la vita militare in tutti i suoi aspetti, dormendo anche per terra in mezzo ai suoi compagni d'arme nel bivacco del campo sul Garigliano e che divideva con i suoi il poco cibo a disposizione, incurante dell'incessante bombardamento della flotta piemontese.

    A Gaeta, nonostante la sua giovane età, gli fu affidato il comando della terza divisione di batteria del fronte di mare, situata in uno dei punti più battuti dai tiri nemici, durante l'assedio mise sempre a repentaglio la sua giovane vita senza mai abbandonare i suoi dipendenti.

    Il 17 gennaio 1861, in un ordine del giorno, il generale Casella volle "Rendere palese all'universale i nomi di coloro cui tocca fortuna di maggiormente distinguersi a capo dei quali è bello per il vostro vecchio e veterano ministro segnalare il nome dell'intrepido Principe S.A.R. il conte di Caserta, colonnello di artiglieria, che con l'esempio e le indefesse cure sa infondere l'emulazione nella sua nobile arma".

    Il 13 febbraio 1861 lasciò la piazza di Gaeta insieme ai sovrani; durante l'esilio romano si creò un attrito fra Francesco II ed il fratello Alfonso, che si aveva costituito una piccola corte personale con a capo Gabriele Ussani, ma questa frattura non fu mai aperta ribellione alle decisioni ed all'autorità del capo famiglia, ma soltanto diversità di vedute sul come affrontare la situazione politica.

    L'affetto e la lealtà verso il fratello maggiore furono sempre totali e sincere. Con il permesso del Re, il conte di Caserta si mise agli ordini del generale Kanzler ed a Mentana nel 1867 si segnalò ancora per valore e coraggio al punto che il generale francese de Polhès lo mise al primo posto per la concessione della Croce della Legion d'Onore, ma il piccolo Napoleone III rifiutò di concederla per ragioni politiche.

    Il 18 settembre 1870, fedele ai suoi principi, indossò ancora la divisa militare, per difendere Roma dall'ultimo assalto piemontese. Il 21 lasciò la capitale papalina e si trasferì in Francia.

    Parteggiando apertamente per la causa carlista in Spagna, chiese al predendente Don Carlos di potersi arruolare nel suo esercito e nel 1874 fu nominato colonnello di artiglieria. Durante la campagna, Alfonso di Borbone Due Sicilie, dimostrò quanto fosse un coraggioso e valoroso militare, comandò le batterie di Guipuzcoa e l'attacco vincente alla piazzaforte di Gactaria, dopo questa vittoria fu promosso generale di brigata e destinato alla divisione Castiglia nella provincia di Burgos, ma nel frattempo le fanterie lealiste avevano circondato Guipozcoa e l'avrebbero espugnata se il nostro Alfonso non fosse rientrato prendendo il comando e battendo il nemico definitivamente nella battaglia di S.Marco.

    Terminata la campagna rientrò in Francia e si stabilì a Cannes, circondato dai suoi numerosi figli.

    Alla morte del Re, il conte di Caserta proclamò i suoi inalterati diritti sulla corona delle Due Sicilie e non venne mai a patti con l'usurpatore sardo sulla questione dei beni personali incamerati e mai restituiti.

    Ultimo militare ufficiale dell'esercito borbonico, morì a Cannes, rimanendo sempre vivo nei nostri cuori.

  5. #5
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    Paolo De Sangro

    Napoli 30/6/1820 - Gaeta 5/2/1861

    Maggiore

    Il conte di Trani accorso al suo capezzale, poté ascoltare le sue ultime parole, indirizzate alla madre: "Muoio per la difesa della mia patria e della religione e non chiedo che la vostra benedizione". Moriva così Paolo De Sangro, soldato onorato e degno di stima e di rispetto.

    Era figlio di Francesco De Sangro dei principi di S.Severo.

    Entrò alla Nunziatella il 2 novembre 1832. Il 7 ottobre 1839 entrava nell'esercito borbonico con il grado di alfiere di artiglieria. Nel marzo del 1840 venne assegnato all' "Officio toponografico".

    Il 2 ottobre 1847 fu promosso I tenente e l'anno successivo fece parte della spedizione Filangieri in Sicilia, dopo la conclusione della campagna rimase a Palermo per occuparsi del restauro del forte di Castellammare.

    Il I aprile 1860 ebbe l'avanzamento a capitano di I.

    A settembre sparsasi la voce della partenza del Re per Gaeta, insieme al collega Anfora si presentò dal sovrano chidendo di poterlo seguire, Francesco II preferì che rimanessero al loro posto.

    Entrato Garibaldi ed avendo avuto la richiesta di adesione al nuovo regime, De Sangro ritenne meglio dimettersi.

    Devoto ai Borbone, De Sangro si imbarcò su una barca di fortuna e dopo un tormentano viaggio sempre in compagnia di Anfora, raggiunse Gaeta.

    In un fagotto aveva nascosto l'uniforme ed una preziosa carta topografica di Gaeta che fu di grande aiuto durante l'assedio.

    Lasciò a Napoli l'adorata madre e un fratello che non lo avrebbero più visto.

    Il 22 ottobre fu inviato a Cascano presso Sessa per dirigere i lavori di fortificazione dei luoghi dove sarebbe passato l'esercito borbonico e il 28 sovrintese ai lavori di trinceramento delle posizioni di Mola di Gaeta..

    Iniziatosi l'assedio De Sangro venne destinato a comandare tutte le sezioni di fronte di terra e fu nominato membro della commissione di difesa della piazza.



    Infaticabile, fu sempre in mezzo ai soldati, collaborando anche manualmente ai lavori di fortificazione e riparazione. Il 4 febbraio apertosi una breccia per lo scoppio del deposito di munizioni della batteria Cappelletti, diresse lo sgombero delle macerie per tutto il giorno e la notte fino alla sera seguente, senza un attimo di sosta; mentre era intento a questo compito, per l'esplosione dell'altro magazzino di munizioni della batteria Denti di Sega di S.Antonio, fu colpito in pieno da una spranga di ferro che gli troncò una gamba e che lo ferì gravemente alla testa.

    Prima che spirasse volle che il poco denaro a disposizione che possedeva fosse utilizzato per i bisogni della guerra.

    Per ordine del Re fu sepolto nel Duomo di Gaeta accanto al suo comandante generale Traversa.

  6. #6
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    Carlo Corsi


    Napoli 24/5/1830 - Napoli 19/2/1905


    Capitano di I Classe


    A sostituire il traditore Nicola Di Somma che aveva abbandonato la sua batteria, fu chiamato il capitano Carlo Corsi, figlio del colonnello Luigi Corsi, direttore dell’officina di Pietrarsa.


    Carlo Corsi era entrato alla Nunziatella a nove anni e ne era uscito alfiere d’artiglieria il 9 ottobre 1849.


    Dopo undici anni di carriera otteneva il suo primo comando di batteria e al Volturno trovandosi in riserva nella piazza di Capua fu chiamato dal Re in persona a coadiuvare l’attacco sul paese di S.Tammaro fortificato dai garibaldesi. Al comando del generale Sergardi appoggiò la cavalleria “con molta intelligenza e coraggio altissimo distruggendo più barricate fino ad occupare il paese”, con questa motivazione fu decorato con la Croce di diritto di S.Giorgio.


    Il 29 ottobre la sua batteria fu la prima ad aprire il fuoco contro gli invasori che furono respinti con grandi perdite. Il 17 gennaio 1861 fu promosso maggiore per il valore ed il coraggio dimostrato per la difesa del regno. Irriducibile legittimista non volle entrare nell’esercito piemontese ed occupò il resto della sua vita a difendere la causa duosiciliana.


    Sul quotidiano borbonico “La discussione” pubblicò a puntate “Le memorie di un veterano”. Nel 1861 scrisse un opuscolo dal titolo “Cenno biografico di Giuseppe Salvatore Pianell” destinato a fare passare delle spiacevoli giornate al generale prezzolato grande traditore del regno.


    Il Corsi inviò una copia dell’opuscolo al Pianell accompagnato da una nota a termine che diceva: “Và che la maledizione della Patria ti perseguiti fin nelle viscere dell’inferno con tutti i Traditori tuoi compagni”.


    Nel 1903 oramai settantaduenne, riprese la penna per dare alle stampe un libretto che ebbe addirittura due edizioni, intitolato: “Confutazione alle lettere del generale Pianell”, nel quale rispondeva alla sua maniera, alle affermazioni contenute nelle memorie del generale voltagabbana da poco pubblicate.


    Amava firmarsi , Carlo Corsi, maggiore delle artiglierie borboniche, capitolato di Gaeta.

  7. #7
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    Carlo Zattara

    Novi 14/11/1804 - Napoli 29/6/1883
    Tenente colonnello

    Era nato a Novi, piccolo paese del distretto di Vallo, feudo della sua famiglia fin dal 1600, fu ammesso a 18 anni nelle guardie del corpo a cavallo. Nel 1829 fu nominato alfiere di fanteria.
    Proveniente dal decimo di linea, raggiunse il reggimento ai primi di agosto del 1860, nel quadro enigmistico degli spostamenti a raffica effettuati dal ministro, amico degli invasori sardi, Pianell.

    Nonostante non conoscesse i suoi uomini e non avesse mai partecipato ad azioni di guerra, seppe mantenere il giusto sangue freddo e prendere le redini del combattimento quando il suo colonnello fu messo fuori gioco.
    Nel pieno della lotta si avventò contro a un ufficiale garibaldese che aveva conquistato la bandiere del reggimento, Zattara con un fendente gli mozzò il capo recuperando il vessillo.

    L'11 settembre 1860 fu promosso colonnello e guidò il reggimento sul Volturno e sul Garigliano onorando la divisa Borbonica. Sconfinato nello Stato Pontificio riconsegnò la bandiera al re.

  8. #8
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    Thèodule Emile de Christen

    Colmar 6/9/1835 - Ronno 20/11/1870

    Colonnello

    Autore di un diario che ripercorre le tappe della sua prigionia nelle carceri piemontesi, ci lascia un documento importante del periodo risorgimentale, una visione storica vista dalla parte di chi si opponeva all’egemonia dei liberalmassoni, annientatori della tradizione e del cattolicesimo.

    Scrive: “Come soldato condussi alla pugna e qualche volta alla vittoria dei bravi contadini degli Abruzzi; come prigioniero passai lunghe ore nelle segrete. Ciò che mi fu dato di operare, ciò che mi è stato giocoforza soffrire, non era mio compito di ripetere, ma alcuni miei amici hanno domandato queste confidenze, e per corrispondere alle loro preghiere le feci di pubblica ragione.



    Vinto oggi, non avrò pè miei vincitori amare parole, ma, un giorno noi ci ritroveremo faccia a faccia; poiché conservando in fondo all’anima tutte le mie convinzioni, attendo con fede l’ora della giustizia”.



    Cattolico, legittimista, antimassone, nell’aprile 1860 si recò a Roma per schierarsi a difesa del Papa. Pochi mesi dopo,decise di raggiungere Francesco II di Borbone, che era costretto a lasciare Napoli ed organizzare l’ultima difesa del regno a Gaeta, per offrirsi volontario.


    Condusse un'eroica campagna negli Abruzzi e nel territorio confinante lo Stato Pontificio. A Bauco con 400 uomini sconfisse l’esercito piemontese, comandato da DeSonnaz, dieci volte più numeroso.



    Nel settembre del 1861 fu arrestato a Napoli, dove si era recato per appoggiare la resistenza borbonica. Arrestato, scontò più di due anni di carcere e di lavori forzati, trascorrendo la sua prigionia nelle carceri di S. Maria Apparente, il bagno penale di Nisida, il forte di S. Elmo e la prigione di Gavi in Piemonte. Liberato nel dicembre del 1863 appena un mese dopo era a Roma per riprendere la lotta.



    Ma il governo di Torino riuscì ad espellerlo.



    La figura romantica del colonnello alsaziano si colloca tra le molte dei legittimisti stranieri che si posero al servizio di Francesco II, durante e dopo l’eroica resistenza di Gaeta. Costoro rappresentano una pagina inedita ed ancora tutta da scoprire della nostra storia.



    de Christen è il combattente disinteressato e fedele che snuda la spada al solo scopo di difendere e servire la causa in cui crede. Giovane ed entusiasta, è sempre in prima linea e non si da mai per vinto.



    Ma de Christen non vedrà mai il suo mondo definitivamente sconfitto, perché il 20 novembre del 1870 a soli trentacinque anni muore.



    Scrive di lui l’amico Henri de valori: “La prova fu lunga e dolorosa,una amicizia devota e cristiana ha addolcito le sue sofferenze e la sua ultima ora. Se il cristiano si rassegnava, il soldato si ribellava alla malattia, all’eco del cannone che risuonava laddove egli non poteva essere presente.



    Alcune migliaia di volontari non attendevano altro che un suo comando, un segno del vincitore di Bauco per accorrere sotto la sua bandiera”.



    Emile de Christen, un uomo, un soldato una spada al servizio delle Due Sicilie.

  9. #9
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    Federico Fiore

    Salerno 17/9/1816

    Capitano

    Entrò a 27 anni nell'esercito come volontario e fu assegnato al 1° Cacciatori.

    dopo solo 5 anni, per merito, fu promosso alfiere al 3° cacciatori. Partecipò alla campagna di Sicilia distinguendosi in tutte le azioni militari assegnategli ed ebbe la medaglia d'oro.

    Nel 1850 si distinse in Basilicata in azioni contro la delinquenza comune e fu decorato con la medaglia di Francesco I. Entrò nelle grazie di Alessandro Nunziante, ne divenne inseparabile uomo di fiducia e confidente.

    Fece parte del collegio giudicante al processo contro Agesilao Milano, attentatore del Re ferdinando II.



    Nell'aprile del 1860 fu inviato in Calabria presso il maresciallo Ritucci, comandante territoriale e per solerzia nell'esercizio delle sue funzioni, ebbe la croce di Grazia di S.Giorgio. Lo stesso Ritucci ricorda di averlo trattato con circospezione proprio perchè amico del Nunziante. Ma questa amicizia si spezzò quando Nunziante tradì, nel diario dell'ammiraglio Persano si trovano tracce della richiesta del vile traditore Nunziante di poter avere Fiore come collaboratore ma il capitano borbonico, rifiutò sdegnosamente e chiuse definitivamente ogni rapporto.

    Passato il Volturno con il battaglione del 14° cacciatori, il 19 settembre, a Triflisco,difese valorosamente la posizione assegnatagli, rimanendo anche ferito, nonostante ciò continuò nello scontro fino a che il nemico non si ritirò.

    Dieci giorni dopo ancora dolorante guidò la sua compagnia all'assalto di una casina fortificata a S.angelo che fu presa a viva forza dopo ore di combattimento, infine nell'azione del 12 novembre fu tra i piu' valorosi.

    Alla resa di Gaeta non volle entrare nell'esercito sardo ma anzi iniziò a cospirare incessantemente fino all'arresto avvenuto nel 1861, per avere scritto opuscoli contro i Piemontesi invasori e contro i traditori del regno a partire dal vile Nunziante.

    L'anno successivo fu di nuovo incarcerato per avere affisso cartelli leggittimisti.

    Nel 1863 fu arrestato con il fratello Eduardo ex ufficiale dell'11° cacciatori, con l'accusa di avere effetuato arruolamenti per la resistenza armata e per avere favorito diserzioni di soldati napoletani dall'esercito italiano.

    Nicola Amore scrisse di lui nei rapporti alla magistratura "Federico Fiore non ha mai cessato di vantarsi nei suoi discorsi e nei suoi scritti di avere sostenuto il vessillo borbonico come insegna di onore. Cospira con tutta la rabbia del leggittimista e rispetta nell'attuale governo solo la forza che lo obbliga a stare tranquillo"

    Nicola Amore non volendo ha trasmesso a noi borbonici le gesta di un degno figlio duosiciliano.

    Fu collaboratore di Achille Cosenza, subendo le vessazioni nel carcere savoiardo, amnistiato nel 1870 si ritiro' in famiglia .

    Le gesta di questo eroe duosiciliano sia di monito ancora oggi, amico fidato del suo superiore ma nemico acerrimo del suddetto nel momento del tradimento.

    Di questo degno soldato borbonico si sono perse le tracce dal momento dell'amnistia.

  10. #10
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    Per il momento mi fermo quì, per il momento!!
    forza e onore
    dechristen

 

 
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