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Discussione: a kini crei?

  1. #11
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    "ci scrivono anche molte persone di certe zone della Toscana e della Liguria, dove si parla un dialetto abbastanza simile al Corso, daltronde è anche normale, dato che il Corso è derivato dalla colonizzazione Pisana e Genovese"

    Questo intervento mi suggerisce due osservazioni:
    1) La Gallura (ma non solo la Gallura) è stata anch'essa colonizzata da Pisani e Genovesi.
    2) Il gallurese, dopo tanti e tanti anni, si può considerare una lingua ormai "sardizzata", cioé assimilata ed elaborata dalle popolazioni sarde?
    Saluti.
    Med.

  2. #12
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    Come la Sardegna anche la Corsica ha subito la colonizzazione Pisana e Genovese, prima quella Pisana nel XI° XII° secolo, e poi fece parte della repubblica di Genova fino al XVIII° secolo finchè dopo un breve periodo di indipendenza fu occupata dai francesi, per quanto riguarda la Sardegna invece la colonizzazione Pisana e Genovese fu molto forte nelle zone tra Sassari, Porto Torres e Castelsardo, mentre di meno in Gallura dove già dal medioevo iniziava a stabilirsi gente dalla Corsica che in Gallura trovava condizioni di vita più facili rispetto a quelle delle montagne della Corsica, come detto negli altri post la migrazione più consistente avvenne nel 700' con l'intervento dei Savoia.
    Per il discorso della lingua il Gallurese non ha nulla a che vedere col Logudorese, a parte qualche termine che può avere acquisito rimangono due lingue completamente diverse, il Gallurese anzi è rimasto simile al Corso che si parlava tre secoli fa, mentre in Corsica la lingua ha continuato ad evolversi.
    Magister Militum

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da medicinaechirur
    [B]
    2) Il gallurese, dopo tanti e tanti anni, si può considerare una lingua ormai "sardizzata", cioé assimilata ed elaborata dalle popolazioni sarde?
    Saluti.
    Med.
    Purtroppo , così come nel campidanese e nel logudorese is fueddus spagnoli o catalani vengono sostituiti da quelli italiani, allo stesso modo, nel gallurese, quelli sardi e spagnoli vengono sostituiti dai corrispondenti italiani. L'imputato numero uno è la lingua dominante. Sono solo gli anziani ormai a parlarsi (e a comprendersi) nella rispettiva lingua. Un anziano di Olbia, ancora adesso, quando incontra un gallurese, chistionat su sardu e l'altro gli risponde in gadduresu. E si cumprendint a pari. Questo avviene soprattutto ai “confini” e nel “corridoio logudorese” che taglia in due la Gallura e che la cartina, molto ben fatta, evidenzia. Il corridoio, è formato da Golfaranci, le frazioni olbiensi di Suiles, Bados, Pittulongu e Olbia città che, con la frazione di Su Canale va ad unirsi a Monti e, quindi, agli altri comuni dove si parla il logudorese. Nelle seguenti frazioni di Olbia: San Pantaleo, Murta Maria e Berchiddeddu (ad eccezione delle sub frazioni di Sa Castanza e Mamusi) di parla il gallurese. Nelle località attorno a Porto Rotondo, Rudalza e Marinella si usano entrambi i linguaggi. Le varietà di gallurese che si parlano lungo “i confini” sono più ricche di fueddus sardi, tanto che sono perfettamente comprensibili ad un sardo (a parte forse l'aggiese, per la sua particolare pronuncia). Per non parlare della varietà gallurese che si parla a Bortigiadas, ultimo comune logudorese, a “passare” nel 1800 al gallurese. E' da supporre pertanto che, nel giro di pochi decenni, il gallurese avrà ben pochi fueddus sardi e tenderà ad assomigliare sempre di più ad alcuni dialetti dell'Italia meridionale.

    Per quanto riguarda le altre varietà galluresi (tralascerei il maddalenino, in quanto varietà a se stante) concordo con quanto detto da Praetorianus.

  4. #14
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    Grazie.
    Siete proprio due esperti.
    Med.

  5. #15
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    [QUOTE]
    Citazione Originariamente Scritto da PERANTONI
    Purtroppo , così come nel campidanese e nel logudorese is fueddus spagnoli o catalani vengono sostituiti da quelli italiani, allo stesso modo, nel gallurese, quelli sardi e spagnoli vengono sostituiti dai corrispondenti italiani. L'imputato numero uno è la lingua dominante. Sono solo gli anziani ormai a parlarsi (e a comprendersi) nella rispettiva lingua. Un anziano di Olbia, ancora adesso, quando incontra un gallurese, chistionat su sardu e l'altro gli risponde in gadduresu. E si cumprendint a pari. Questo avviene soprattutto ai “confini” e nel “corridoio logudorese” che taglia in due la Gallura e che la cartina, molto ben fatta, evidenzia. Il corridoio, è formato da Golfaranci, le frazioni olbiensi di Suiles, Bados, Pittulongu e Olbia città che, con la frazione di Su Canale va ad unirsi a Monti e, quindi, agli altri comuni dove si parla il logudorese. Nelle seguenti frazioni di Olbia: San Pantaleo, Murta Maria e Berchiddeddu (ad eccezione delle sub frazioni di Sa Castanza e Mamusi) di parla il gallurese. Nelle località attorno a Porto Rotondo, Rudalza e Marinella si usano entrambi i linguaggi. Le varietà di gallurese che si parlano lungo “i confini” sono più ricche di fueddus sardi, tanto che sono perfettamente comprensibili ad un sardo (a parte forse l'aggiese, per la sua particolare pronuncia). Per non parlare della varietà gallurese che si parla a Bortigiadas, ultimo comune logudorese, a “passare” nel 1800 al gallurese. E' da supporre pertanto che, nel giro di pochi decenni, il gallurese avrà ben pochi fueddus sardi e tenderà ad assomigliare sempre di più ad alcuni dialetti dell'Italia meridionale.
    beh... SE POSSO INTERVENIRE, A SOLO TITOLO PERSONALE e da semplice, ed incolto, appassionato dell'argomento, vorrei rimarcare alcune parentisi, anche se personalmente credo che, il discorso, fili quanto basta per poter accondiscendere.
    Ciò che non assecondo in sostanziale condivisione, è la localizzazione del sardo fra olbia e golfo aranci.
    Ad olbia si parlava (e si parla ancora) il logudorese centrale. (Nei limiti delle poche famiglie olbiesi doc-g)
    A Su Canale e ad Enas, gli abitanti sono galluresi, ma perfettamente bilingui, con un Gallurese fortissimamente sardizzato nei non anziani.
    A Monti prevale il logudorese centrale.
    A Berchiddeddu, sono perfetamente bilingui. Anzi il loro gallurese è articolato alla maniera barbaricina (a bucca prena).
    Sa Castanza il logudorese ma comunque “sostanzialmente” bilingui.
    Pretu Gaias, il logudorese.
    Li Coddi, il gallurese.
    Monte Littu, il gallurese.
    A Loiri prevale il sardo. Sulla costa, solamente, il gallurese (Vaccileddi, Santa Giusta etc).
    A Padru si parla il Buddusuino (i padresi sono buddusuini),e un gallurese sardizzato (per quanto riguarda le famiglie galluresi)
    Tralascio del tutto S. Teodoro, e Budoni, con relative frazioni.


    Per quanto riguarda “Rudaldza”... sia chiaro che essa è sempre stata una vera roccaforte del sardo. Si ritenevano un mondo a se. Superare il “limes” del Riu Marondzu (Riu Marongiu da ovest) equivaleva, per i galluresi in particolare, a morte sicura (ripeto... morte nel senso letterale del termine), fino ad almeno gli anni '30, con esigui strascichi ai primi anni '50. No si poteva acquistare terreno, affittare terreno, sposare rudalzine. Ancor oggi nominare “li rudaldzini” è, implicitamente, sinonimo di ladri, assassini, killer etc. (similmente a li saldi, saldareddi, muntagnini etc. ... “gjustizia li ghinduli” oppure “mali chi no ni campia unu”... ...fra gli anziani!!!)
    Il rudalzino, è assai più conservativo dell'olbiese. Anzi, alcune declinazioni ricordano il logudorese meridionale.


    Golfo Aranci, invece, è fondato da pescatori ponzesi. Il sardo e il gallurese, sono lingue di importazione.


    Da Cugnana, su donnicheddu, moddizza piana, Monte Plebi, siamo decisamente in gallura. Dico Gallurese vero.
    San Pantaleo è gallura, molto più di quanto non lo sia Arzachena (causa la forte immigrazione di sardofoni negli anni '70 e primi '80), più a nord.





    Nel sentir parlare gli anziani e i propri figli, di Olbia e zone limitrofe, ci si accorge quanto il logudorese meridionale e “il nuorese settentrionale”, abbiano influenzato la parlata dei sardofoni locali. In particolare il buddusuino, il bittese, “l'elaese”, il lodeino e in misura minore del Lurisinco (dialetto del sardo, “graniticamente” conservativo, tanto da ricordare il dialetto di Nule), per via della transumanza dei pastori dalle montagne verso le miti pianure di Fundemonte.
    Un identico particolare, lo si può notare nei dialetti nuoresi,più specificatamente nei suddetti, per quanto riguarda la velocità di articolazione. I giovani tendono a parlare in maniera assai più cadenzata (e lenta) dei propri nonni e spesso, persino dei genitori. Un particolare questo che ho notato ripetersi anche al di fuori dei paesi di origine (anche se in maniera, un po', meno sfrontata) in nipoti e figli di immigrati.


    I Galluresi, invece, danno l'impressione di italianizzare sempre più la propria parlata, sul modello toscano, ma con forti velarizzazioni, in particolare del nesso g+J > ĝ+J (il solo particolare che fa pensare al siciliano e al calabrese meridionale) . Ripeto dipende molto dalle zone, ma la bassa gallura tende molto a corrompersi con il sardo e l'italiano, mentre l'alta gallura mostra maggior resistenza alle influenze (grazie ad una autocoscienza identitaria più sviluppata), anche se l'italiano fa sempre più sfracelli nelle giovani generazioni!!!. Il gallurese ha bisogno di aiuto, affinché non si disperda nel prossimo futuro, rendendo il nord-est ciò che non è... italia.


    Culturalmente, l'Alta Gallura, è distintamente diversa dalla Bassa Gallura. Il doppio Capoluogo, infatti, non rimarca il semplice e sterile campanellismo Olbia-Tempio, ma una più profonda diversità, che anziché lenire, molto probabilmente, seguiterà a dividere.


    Quanto detto rimane una mia umile e personale osservazione, che spero aiuti ad amare di più la Gallura, per ciò che merita... la sua gente.


    Salutos at tottu!








    Caro pedrixeddu sono costernato... cercherò di evitare con maggior impegno, nel futuro.

  6. #16
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    Mi correggo. Siete proprio tre esperti.
    Grazie.
    Med.
    ps. Ho la mania dei libri. Potete indicarmi qualche specifica e attendibile fonte bibliografia?

  7. #17
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    [QUOTE=Torchitoriu]

    beh... SE POSSO INTERVENIRE, A SOLO TITOLO PERSONALE e da semplice, ed incolto, appassionato dell'argomento, vorrei rimarcare alcune parentisi, anche se personalmente credo che, il discorso, fili quanto basta per poter accondiscendere.
    Ciò che non assecondo in sostanziale condivisione, è la localizzazione del sardo fra olbia e golfo aranci.
    Ad olbia si parlava (e si parla ancora) il logudorese centrale. (Nei limiti delle poche famiglie olbiesi doc-g)
    A Su Canale e ad Enas, gli abitanti sono galluresi, ma perfettamente bilingui, con un Gallurese fortissimamente sardizzato nei non anziani.
    A Monti prevale il logudorese centrale.
    A Berchiddeddu, sono perfetamente bilingui. Anzi il loro gallurese è articolato alla maniera barbaricina (a bucca prena).
    Sa Castanza il logudorese ma comunque “sostanzialmente” bilingui.
    Pretu Gaias, il logudorese.
    Li Coddi, il gallurese.
    Monte Littu, il gallurese.
    A Loiri prevale il sardo. Sulla costa, solamente, il gallurese (Vaccileddi, Santa Giusta etc).
    A Padru si parla il Buddusuino (i padresi sono buddusuini),e un gallurese sardizzato (per quanto riguarda le famiglie galluresi)
    Tralascio del tutto S. Teodoro, e Budoni, con relative frazioni.


    Per quanto riguarda “Rudaldza”... sia chiaro che essa è sempre stata una vera roccaforte del sardo. Si ritenevano un mondo a se. Superare il “limes” del Riu Marondzu (Riu Marongiu da ovest) equivaleva, per i galluresi in particolare, a morte sicura (ripeto... morte nel senso letterale del termine), fino ad almeno gli anni '30, con esigui strascichi ai primi anni '50. No si poteva acquistare terreno, affittare terreno, sposare rudalzine. Ancor oggi nominare “li rudaldzini” è, implicitamente, sinonimo di ladri, assassini, killer etc. (similmente a li saldi, saldareddi, muntagnini etc. ... “gjustizia li ghinduli” oppure “mali chi no ni campia unu”... ...fra gli anziani!!!)
    Il rudalzino, è assai più conservativo dell'olbiese. Anzi, alcune declinazioni ricordano il logudorese meridionale.


    Golfo Aranci, invece, è fondato da pescatori ponzesi. Il sardo e il gallurese, sono lingue di importazione.


    Da Cugnana, su donnicheddu, moddizza piana, Monte Plebi, siamo decisamente in gallura. Dico Gallurese vero.
    San Pantaleo è gallura, molto più di quanto non lo sia Arzachena (causa la forte immigrazione di sardofoni negli anni '70 e primi '80), più a nord.





    Nel sentir parlare gli anziani e i propri figli, di Olbia e zone limitrofe, ci si accorge quanto il logudorese meridionale e “il nuorese settentrionale”, abbiano influenzato la parlata dei sardofoni locali. In particolare il buddusuino, il bittese, “l'elaese”, il lodeino e in misura minore del Lurisinco (dialetto del sardo, “graniticamente” conservativo, tanto da ricordare il dialetto di Nule), per via della transumanza dei pastori dalle montagne verso le miti pianure di Fundemonte.
    Un identico particolare, lo si può notare nei dialetti nuoresi,più specificatamente nei suddetti, per quanto riguarda la velocità di articolazione. I giovani tendono a parlare in maniera assai più cadenzata (e lenta) dei propri nonni e spesso, persino dei genitori. Un particolare questo che ho notato ripetersi anche al di fuori dei paesi di origine (anche se in maniera, un po', meno sfrontata) in nipoti e figli di immigrati.


    I Galluresi, invece, danno l'impressione di italianizzare sempre più la propria parlata, sul modello toscano, ma con forti velarizzazioni, in particolare del nesso g+J > ĝ+J (il solo particolare che fa pensare al siciliano e al calabrese meridionale) . Ripeto dipende molto dalle zone, ma la bassa gallura tende molto a corrompersi con il sardo e l'italiano, mentre l'alta gallura mostra maggior resistenza alle influenze (grazie ad una autocoscienza identitaria più sviluppata), anche se l'italiano fa sempre più sfracelli nelle giovani generazioni!!!. Il gallurese ha bisogno di aiuto, affinché non si disperda nel prossimo futuro, rendendo il nord-est ciò che non è... italia.


    Culturalmente, l'Alta Gallura, è distintamente diversa dalla Bassa Gallura. Il doppio Capoluogo, infatti, non rimarca il semplice e sterile campanellismo Olbia-Tempio, ma una più profonda diversità, che anziché lenire, molto probabilmente, seguiterà a dividere.


    Quanto detto rimane una mia umile e personale osservazione, che spero aiuti ad amare di più la Gallura, per ciò che merita... la sua gente.


    Salutos at tottu!








    Caro pedrixeddu sono costernato... cercherò di evitare con maggior impegno, nel futuro.

    Ti torru gratzias o Trogodori, molte delle preziose informazioni che hai fornito non le conoscevo. Interessanti le notizie a proposito dei rudalzini (ma non solo queste). Per quanto riguarda Berchiddeddu (ci vado a comperare l'ottimo miele che vi si produce), fino a poco tempo fa sostenevo anch'io la tua tesi ma degli amici di Telti, mi avevano assicurato che in paese si parla unicamente il gallurese. Finora sei stato il più attendibile in questo in quanto vedo che le informazioni fornite sul posto variano a seconda che l'interlocutore parli gallurese o sardo. E' vero anche che, negli ultimi decenni, in Gallura c'è stata una forte immigrazione, con conseguente mescolanza di linguaggi diversi e, pertanto, una ricerca sul campo risulta difficile. Ad Arzachena, ad esempio, considerato l'alto afflusso di immigrati che c'è stato, la seconda generazione lo parla il gallurese?

  8. #18
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    Beh, istintivamente sarei tentato di risponderti affermativamente, e senza dubbi, per giunta.
    La verità però, è obiettivamente un'altra. Ossia l'immigrazione ha generato una innata capacità di comprensione reciproca fra galluresi e sardofoni. Fattore questo non sempre indiscusso nell'alta gallura. Per fare un esempio banale, che con la sua non superficiale conoscenza della gallura potrà certamente confutare, le posso citare il caso di Priatu. L'anziano gallurese di codesto paese, non comprenderà mai un sardofono parlare affabilmente, e anche qualora si tentasse una reciproca comprensione, si scadrebbe ben presto in due soluzioni... interloquire in italiano, oppure in gallurese.
    Questo non accadrebbe mai ad Arzachena, la quale non ostante mantenga un variante molto austera (del gallurese), in realtà ha piena comprensione del sardo, tanto da esserne influenzata in alcuni specifici settori, quale l'allevamento.
    Anche qui si ripete il solito discorso... quanto influenza pratica dalle ondate migratorie?.
    Per quanto si può facilmente notare, la seconda generazione dei migranti tende a parlare la lingua madre in casa (in famiglie dalle forti tradizioni e/o di ambiente pastorale), e l'italiano in società (anche se ormai anche in casa le nuove generazioni parlano esclusivamente la lingua del sì, siano esse logudoresi che galluresi). Ad eccezione dei Bar frequentati da lavoratori. Lì si può sentire davvero di tutto. Dal gallurese che intercala in sardo, ai sardofoni che “sputincani” in gallurese. Non siamo assolutamente, neanche vicini, al bilinguismo, ma sicuramente ad una compenetrazione culturale molto evidente, questo sì. Non ostante questo Arzachena rimane, assieme a “Logusantu”, uno dei centri di maggior attivismo, per la valorizzazione del idioma gallurese, mentre i sardofoni tendono ad esserne indubbiamente assimilati. Tutte cose di cui sono certo siate assai consumato (at parte custu, no' pesso chi siatzes de palas de galera!!!).
    Un inaspettato fattore di coesione fra logudoresi e galluresi, mi pare di capire sia data dalla ostilità sempre più crescente verso una nuova immigrazione, assai più intrusiva di quella rigettata per anni dalle vecchie generazioni autoctone. Quella degli extracomunitari.
    Ma questo è un altro discorso, caro in altro forum.


    Di certo, per concludere, sono finiti i tempi in cui, ad Olbia, si raccontava di quanto fosse interessante ascoltare, all'interno della stessa famiglia, le donne accusare i fratelli in gallurese (lingua materna, appresa in casa) e questi, ribattere in sardo (lingua paterna, appresa al lavoro).


    ps: su mele... se intendiamo la stessa persona, di certo non corrette il rischio di rimanere senza, per mancanza di produzione!!!.


    Adiosu.

  9. #19
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    Po Trogodori: gratzias meda.


    Po Medicinaechirur: calincunu liburu ddu podit agatai me' in custu logu web:

    http://digilander.libero.it/mauromaxia/

    Saludus a totus, fadeisì biatzus.

  10. #20
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    ps: su mele... se intendiamo la stessa persona, di certo non corrette il rischio di rimanere senza, per mancanza di produzione!!!.


    Chi è questo grande produttore di miele? Quale miele produce?
    Avete letto le notizie sulla azione curativa e preventiva del miele, in particolare (ma non solo) quello di corbezzolo?
    Med.

 

 
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