
Originariamente Scritto da
MrBojangles
Santoro riparte dall’Anno Zero.
Tra 15 giorni
Il 14 settembre debutto su Rai2. Tra le new entry Travaglio, Jebreal, Vauro, Borromeo
31 Agosto 2006
Sarà un grande cubo fatto di immagini, specchio dell’Italia di oggi, a occupare come un altare laico il centro dello studio di Anno Zero, l’atteso programma del ritorno in Rai di Michele Santoro. Il mistero che ne avvolge il format è prossimo a cadere: il debutto ufficiale, rinviato da aprile a settembre ma anticipato di una settimana rispetto al previsto, è fissato per giovedì 14, in prima serata su Rai Due.
«Fotografare il paese per quello che è»: il compito di sviluppare l’idea-guida di Anno Zero, spiega Enza Gentile, nuovo acquisto della redazione proveniente dalla squadra di Freccero, è stato affidato da Santoro alla sintesi visiva di un altare cubico fatto di schermi. Questo è il perno attorno cui ruotano la scenografia dello studio e la struttura della trasmissione: «Lo specchio di immagini posto al centro della scena è un’idea di Michele, strettamente legata al format. Attorno a questo si creerà la realtà del programma, fatto in buona parte da inchieste, poi da ospiti fissi e dal pubblico in sala».
Se i reportages si svilupperanno secondo i canoni classici delle inchieste, sarà invece la parte in studio a presentare forti caratteri di originalità. Nello studio di via Teulada, infatti, verrà dato molto più spazio alle storie e meno al dibattito di tipo tradizionale. A movimentare la trasmissione ci saranno ben 4 ospiti fissi. Confermata è la presenza della neozia di Leone Elkann, la ventenne Beatrice Borromeo, e della giornalista palestinese de La 7, Rula Jebreal. Rinnova il sodalizio con Santoro anche Vauro che, sfoggiando le sue ormai mitiche marinarette sovietiche, farà interventi disegnati.
A debuttare sarà invece Marco Travaglio, che dovrebbe presentare al pubblico una storia per puntata.
A parlare, infatti, più che gli ospiti dovranno essere i racconti, i fatti: come ha spiegato Santoro, «quello che vorrei fare è riappropriarmi di una capacità di raccontare storie, come quando ho cominciato». Chiuso in cabina di montaggio, concentratissimo e irraggiungibile: così i suoi collaboratori lo descrivono in questi giorni, intento a perfezionare i tantissimi reportages realizzati negli ultimi mesi. Tra cui quello sull’Afghanistan, girato in luglio da Sandro Ruotolo, che da Kabul ha viaggiato verso il sud del paese sino a Lashkar Gah, passando anche per l’ospedale di Emergency da cui Vauro nel 2002 si collegava col satellitare per Sciuscià.
Poi un’inchiesta su mafia «bianca» e appalti, per cui Stefano Bianchi è stato aggredito a Trapani da uno degli indagati.
Ci saranno anche i call center con la vicenda Atesia e il precariato. Undici in tutto le puntate, a regia di Grazia Michelacci e realizzate con un gruppo nuovo di giornalisti: lo «zoccolo duro» santoriano (tra cui Ruotolo, Renna, Argenziano, Nerazzini, Bianchi), «prestiti» da Tg1 e Porta a Porta (Mombelli, Zunini) e tre giovani (Bertazzoni, Rispola, Chinelli).
di Lucia Sali
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