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Malik
Bnl-Unipol, Consorte chiama Bersani, D’Alema e mezzo Pd. Come testimoni - Italia - Panorama.it
Bnl-Unipol, Consorte chiama Bersani, D’Alema e mezzo Pd. Come testimoni
Tutto lo stato maggiore del centrosinistra, una spruzzata di centrodestra, i vertici della Banca d’Italia, delle Generali, funzionari delle maggiori banche d’affari nazionali sfileranno al palazzo di Giustizia. O almeno è quello che ha chiesto Giovanni Consorte, ex amministratore delegato dell’Unipol, al tribunale di Milano che il primo febbraio inizierà a celebrare il processo di primo grado contro lo stesso Consorte e Ivano Sacchetti per la vicenda della mancata scalata della compagnia assicurativa bolognese alla Bnl.
Consorte e Sacchetti, quest’ultimo ex presidente della compagnia, sono accusati di aggiotaggio e aggiotaggio informativo cioè di avere iniziato una “scalata occulta” alla Bnl senza prima avere informato gli organi di vigilanza.
Nel dettaglio, buona parte della vicenda ruota intorno alla diffusione di un comunicato stampa in data precedente il 18 luglio 2005 (data della comunicazione al mercato dell’Opa), nel quale non si dichiarava la volontà di scalare la Bnl.
Per difendersi dall’accusa Consorte e Sacchetti hanno chiesto al tribunale di chiamare a deporre la bellezza di 180 testimoni in grado, secondo gli avvocati dei due imputati, di chiarire una vicenda che è ancora avvolta da una fitta nebbia. Soprattutto nei suoi lati più “politici”.
Ed ecco i nomi. Oltre ai componenti dei consigli d’amministrazione e del collegio sindacale sia dell’Unipol che della controllante Finsoe e della finanziaria Holmo, c’è il presidente della Consob, Lamberto Cardia e i vertici delle Assicurazioni Generali: il direttore generale Raffaele Agrusti, il presidente Antoine Bernheim, gli ex amministratori delegati Fabio Cerchiai e Gianfranco Gutty, Aldo Minucci e l’attuale amministratore delegato Giovanni Perissinotto.
Per quanto riguarda la Banca d’Italia Consorte e Sacchetti chiedono che vengano ascoltati, tra gli altri, Bruno Bianchi, Giovanni Castaldi e Claudio Clemente.
Per l’Isvap il presidente Giancarlo Giannini e Flavia Mazzarella. Chiamati in causa anche Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo oltre al banchiere d’affari Arnaldo Borghesi. Nutritissima la pattuglia di banchieri: Francesco Antonio Caputo Nassetti, Vincenzo De Bustis e Pier Stephane Bernard Brugiere (Deutsche Bank), Andrea Bottaro (Banca Profilo), Giacomo Burro (Carige), Michele Calzolari (Centrosim), Giorgio Cirla (Interbanca), Giulio Codacci Pisanelli (Bnp), Pietro D’Aguì (Bim) Luigi De Vecchi (Credit Suisse), Edward Giuseppe Duval e Francesco Perilli (Euromobiliare), Giampiero Fiorani (ex Popolare Lodi), Fabio Genovese (Nomura), Mario Girotti (Bnl), Fabio Innocenzi (Popolare Verona e Novara), Giampietro Nattino (Finnat).
Oltre a sei giornalisti economici, notevole è anche il peso della pattuglia dei politici.
Oltre a Gavino Angius, Consorte e Sacchetti chiedono che sfilino davanti al giudice tutta la nomenklatura del Pd: Massimo D’Alema, Ugo Sposetti, Nicola La Torre e Piero Fassino con una motivazione decisamente imbarazzante: “Potranno riferire sul ruolo di sostegno all’operazione Bnl di Unipol svolto nei confronti di referenti politici ed organizzazioni economico-finanziarie di interesse nazionale contrarie all’operazione”.
Chiamati in causa anche Pierferdinando Casini e Gianni Alemanno i quali potranno “riferire in ordine alle ragioni tecniche delle dichiarazioni relative all’opportunità che Unipol lanciasse l’Opa obbligatoria su Bnl”.
Motivazione ben diversa, e in qualche modo ben più compromettente, quella che porta a chiedere la testimonianza di Pier Luigi Bersani. L’attuale leader del Pd “potrà riferire circa i rapporti intrattenuti con i membri del patto Bnl e le organizzazioni economico-finanziarie di interesse nazionale“. E poi ancora: Fausto Bertinotti, Francesco Rutelli, Walter Veltroni, Vincenzo Visco fino al produttore cinematografico Tarak Ben Ammar, il banchiere d’affari Guido Roberto Vitale e l’economista Marco Onado.
Chiesto anche l’intervento dell’attuale presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà e dell’avvocato Emanuele Gamna. Lo stesso che, lavorando per Margherita Agnelli nella causa contro i tre presunti gestori del patrimonio del padre (Siegfried Maron, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens) ha incassato una parcella di 15 milioni di euro. Sconosciuti al fisco.
Infine chiamati a testimoniare anche cinque giornalisti: Maria Teresa Meli, Alessandro Plateroti, Riccardo Sabatini, Laura Serafini e Giorgio Mulè, direttore di Panorama e, all’epoca, alla guida di Economy.
marco.cobianchi
Lunedì 25 Gennaio 2010