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Discussione: ...Premi Nobel......

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    Predefinito ...Premi Nobel......

    dal quotidiano LIBERO di oggi.......

    "Dario Fo censura il suo passato fascista

    di ALESSANDRO GNOCCHI


    MANTOVA "Autobiografia", l'incontro con Dario Fo in programma ieri al Festival di Mantova, inizia alle 17 e 20 circa. Alle 18 e 15 la gente comincia a guardarsi intorno. Alle 18 e 20 i primi coraggiosi si alzano e se ne vanno timidi, con la testa china. È come se avessero lanciato un segnale. All'improvviso scatta un fuggi fuggi generale verso l'uscita. Alle 18 e 30 il Premio Nobel chiude in fretta e furia lo show per non correre il rischio di rimanere in compagnia di pochi amici. Sdrammatizza: «A teatro, quando la gente lascia il suo posto, vuol dire che è tempo di finire. Tra l'altro minaccia pioggia e c'è da mettere su il brodo». Altro che brodo. In realtà nella piazza attigua sta per salire sul palco Alessandro Baricco, il quale ha promesso di rispondere ai suoi critici (cosa che farà, senza esagerare). Chi abbandona Fo non va a casa a preparare il luccio alla mantovana, si mette incodaper vedere l'autore di "Questa storia". E pensare che il pomeriggio si presentava perfetto per una auto-celebrazione in piena regola. Il Nobel e Franca Rame sono accolti nel migliore dei modi, con un applauso che diventa una doppiastanding ovation.A pocoa poco però la noia si impadronisce dei presenti. Il mio vicino di sedia consulta l'orologio ogni due minuti. A un certo punto scatta come una molla, mi saluta e s'incammina. Lo rivedo da Baricco venti minuti dopo. In effetti, Fo divaga. Attacca il microfono e giù ricordi sui vetrai di Porto Valtravaglia, digressioni sull'idioma locale, considerazioni sui contrabbandieri, aneddoti sui pescatori. Trova anche il tempo di infilare una lezione di storia della lingua italiana. Forse spossato dall'eccezionale afa mantovana cita due volte il "De vulgari eloquentia" di Dante Alighieri. Per lui però si chiama "De vulgaris (sic) eloquentia". Licenze da Premio Nobel. Poi passa alla famiglia. Il nonno, contadino e scienziato, raccontava alla gente favole in cui inseriva fatti di nuda cronaca. Passò qualche guaio perché lasciava filtrare informazioni e opinioni in contrasto col fascismo. La madre, dolce e generosa, leggeva i giornali e li commentava in casa. Il piccolo Dario poi ripeteva quei discorsi a scuola. Anche la madre passò qualche guaio perché spesso erano giudizi in contrasto col fascismo. Il padre ferroviere approfittava del suo lavoro per facilitare la fuga di ebrei, partigiani e perseguitati politici. Anch'egli ebbe qualche guaio perché erano attività in contrasto col fascismo. Tra i Fo, quindi, l'unico in camicia nerafu l'adolescente Dario, volontario nell'esercito della Repubblica di Salò. Di questo, però, solo un accennopoco chiaro: «Ero prigioniero di fatto nei carri tedeschi. Di fatto, anche se ero arruolato nell'artiglieria». E questo è tutto. In compenso, verso la fine, c'è una bella citazione da «un uomo che non va più di moda, Mao Tse Tung». Il Grande Timoniere amava ripetere una massimache ha ispirato la carriera del nostro Nobel: «Ricordati che la storia la fa il popolo, la gente semplice. Ma poi sono i padroni che la scrivono». La Storia con la maiuscola è un cumulo di falsità. La verità è sempre capovolta a vantaggio di chi detiene il potere. Ecco, Fo ha pensato che nella sua autobiografia «ci fossero esempi, episodi che aiutavano a capire, inclusi gli errori». Però di questi ultimi non parla. Peccato, una doppia occasione sprecata. Mi spiego. Non si tratta soltanto di riaprire la discussione sul passato fascista di Fo e di buona parte dell'intellighenzia rossa italiana. Questo capitolo è ormai noto. (La versione auto- assolutoria dello scrittore è consegnata al "Paese dei mezaràt", Feltrinelli, 2002). Ingenuamente, mi aspettavo dal Nobel un impossibile atto di coraggio. Il titolo dell'incontro autorizzava qualche speranza. Dario Fo ha attraversato il comunismo in lungo e in largo. Ha cantato le lodi della rivoluzione culturale. Ha sottoscritto appelli discutibili (uso un eufemismo). Ha sposato cause improponibili, come abbiamo mostrato in questi giorni sul nostro giornale. Se volesse davvero scrivere un'autobiografia seria, senza limitarsi a dipingere il santino di se stesso, Dario Fo dovrebbe parlare della sua militanza comunista. Lui, sacerdote della nostra cultura, potrebbe dire chiaro e forte che il comunismo è una ideologia assassina. E non la solita solfa: il socialismo è buono, gli uomini sono cattivi e lo hanno applicato male. Ci vorrebbe un intellettuale ascoltato a sinistra, un Dario Fo, che dicesse: il socialismo è cattivo, proprio come gli uomini. A parte questo, il Nobel ha letteralmente monopolizzato il Festival. Ma la Lunga marcia è stata un fallimento. Solo il recital di giovedì (molto divertente) ha avuto un buon riscontro. Per il resto solo delusioni. La prima serata in cartellone è stata annullata. La "Autobiografia" ha messo il pubblico in fuga. La sua mostra su Andrea Mantegna, aperta in questi giorni, è stata un flop quasi totale. (Il Mantegna di Fo è un ribelle anti-conformista, in rivolta contro i suoi stessi signori e mecenati. Insomma, per usare le parole del Nobel, è un «Mantegna che non insegnano nelle scuole e nelle università». I critici d'arte nascondono la verità: anche i pittori del Rinascimento erano un po' di sinistra). Non è finita qui. Domenica, a Verona, vanno in scena Dario Fo e Franca Rame. Il primo reciterà il Mistero Buffo, la seconda una nuova commedia ispirata a Cindy Sheehan, la mamma anti-Bush. (Ci sarà anche lei, ospite d'onore). Lo annuncia Fo stesso in conclusione.Aquel punto però la platea è già mezza vuota. *** Caso Baricco. Le prime parole dell'autore di "Questa storia" rispondono con eleganza ai suoi critici (Citati e Ferroni in prima linea). «Cosa significa la definizione "scrittore alla moda"? - diceBaricco -Èuna comodascorciatoia. Il gesto di scrivere e pubblicare è diventato molto più complesso e articolato rispetto a un tempo. C'è un pubblico più ampio, ci sono i media, ci sono ambiti espressivi nuovi. C'è chi non coglie il cambiamento e lo scambia per un trionfo del mercato sulla vocazione letteraria». La palla passa agli avversari. "



    Saluti liberali

    •   Alt 

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  2. #2
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    NO, io sono Pioppo. Mossad. Prego.

    Shalom

 

 

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