Il benessere piuttosto che il confort
Zentropa
Quando un occidentale, soprattutto se parte di quella categoria medio-borghese attualmente imperativo-dominante, disserta di decrescita o di semplicita’ volontaria, verra’ inequivocabilmente tacciato di falsita’ ed ipocrisia.
E’ facile, infatti, criticare il comsumismo e gli eccessi del confort quando si ha avuto tutto sin dalla piu’ tenera infanzia.
Altrettanto comoda e’ quella critica che confonde concetti fortemente differenti tra loro.
Ma criticare la frenesia consumista, la sostituzione di ogni valore attraverso la deificazione dell’acquisto, la nevrosi del possesso come sostituto identitario e, addirittura, affettivo, non vuol dire “sputare nel piatto dove si mangia”, ne’ rinnegare la civilizzazione e propagandare l’ascetismo monastico oppure il ritorno all’eta’ della pietra.
No. Proclamare la necessita’ di un ritorno alla misura, alla moderazione ed all’auto-limitazione rappresenta semplicemente la volonta’ di ritrovare il senso.
Che significato ha, infatti, vivere in appartamenti ben riscaldati, super-accessoriati e sicuri, passare le vacanze in villaggi turistici dall’altra parte del mondo e dormire sonni sicuri pensando ai vari piani d’investimento per la pensione, se, allo stesso tempo, ci si intossica con medicinali ansiolitici, alcool, droghe, inventandosi ogni giorno nuove vite e nuovi ruoli su internet per non crepare di noia e di angoscia?
Battersi conto la psicotica idea che la crescita sia un rimedio ad ogni male sociale, non vuol dire nemmeno opporre una concezione economica ad un’altra, ma rifiutare il primato economico ed affermare l’impossibilita’ che l’uomo si elevi in un modus unidimensionale e che un’esistenza priva di spiritualita’ e di attaccamento alla propria comunita’ non puo’ che risultare vacua e sordida.
Tutti sanno che un pasto semplice condiviso con degli amici e’ mille volte piu’ gustoso che il cibo piu’ sofisticato ingurgitato nell’egoismo e nelle solitudine.
Tutti sanno che il calore di un fuoco a legna ed il suo fascinoso spettacolo non potra’ mai essere rimpiazzato da qualsivoglia moderno e potente impianto di riscaldamento.
Tutti sanno che tale fuoco e’ tanto piu’ intenso quanto piu’ riesca giovare a creature che ne sono state temporaneamente o per lungo tempo private.
Tutti sanno che il sonno che segue lo sforzo e’ piu’ dolce, profondo e calmo di quello che seuge una giornata vissuta nel confort.
Tutti sanno che offrire il frutto del proprio lavoro e’ di gran lunga piu’ soddisfacente che donare una volgare chincaglieria acquistata in un tempio mercantile…
E sono queste semplici regole che dobbiamo rimettere al centro delle nostre preoccupazioni e delle nostre azioni.
Naturalmente per fare cio’ occorre fare degli sforzi, giacche’ nulla si ottiene senza. Se un impegno non costa nulla, latu sensu, non e’ un impegno ma una vana gesticolazione.
Poco alla volta, per accumulazione di gesti quotidiani (ritorno alla campagna, alimentazione biologica, carita’, altruismo coniugale e familiare, investimento effettivo nella riscoperta e nel rinnovamento di tradizioni, artigianato, produzione artistica, promozione del dono e dello scambio, ecc….) e non nel quadro di un’arrogante e sterile attesa del mitico gran giorno, costruiremo un’alternativa credibile e percorribile a questo mondo vetusto, disperato e falso.




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