Evita Peron
Poche personalità nel corso della storia sono entrate nell'immaginario collettivo di un intero popolo conquistandone, oltre alla stima ed al rispetto, un amore viscerale, profondo ed eterno. Ciò è sicuramente riuscito ad Eva Maria Duarte od Evita, come il popolo argentino la ricorda tutt'ora con affetto.
La futura moglie del presidente Peron nacque a Los Toldos nel 1919 e durante l'infanzia fu costretta a vivere in condizione di povertà. Essa era figlia illegittima di un ricco proprietario terriero che però cacciò lei e la madre, una donna povera che prestava servizio presso la sua tenuta, non consentendo loro di vivere nella ricca casa. Tuttavia grazie a grandi sacrifici la signora Juana, lavorando come sarta, riuscì a crescere Evita e le sorelle in modo dignitoso e quando questa fu abbastanza grande, ancorchè giovanissima, decise di lasciare il povero paesino della sua infanzia per cercare fortuna a Buenos Aires, città ideale per coltivare il suo sogno di diventare attrice. Ma il primo periodo nella grande metropoli fu, per la nostra Evita, decisamente duro. Prima di raggiungere il successo infatti fu costretta a vivere di stenti e solo una grande ambizione e il fortissimo desiderio di riscattare una vita fino a quel momento priva di gioie le consentirono di resistere e di superare le difficoltà che il destino aveva posto sulla sua strada. Negli anni successivi Eva diventò una stimata attrice radiofonica e raggiunse fama e successo interpretando alcune grandi figure di donne passate alla storia per le loro gesta.
Nel 1943 la sua vità subì una svolta decisiva: mentre stava visitando la città di San Juan, colpita da un grave terremoto pochi giorni prima, incontrò il colonnello Jun Domingo Peron, all'epoca vice-presidente del regime al governo. Tra i due fu subito amore, tanto che l'anno successivo convolarono a nozze. E' in seguito a questa avvenimento che Eva Duarte ha cessato di essere la grande attrice ed è divenuta, nei cuori degli argentini, Evita Peron: la "Madonna dei descamisados", la custode dei deboli, la protettrice dei bambini. Da questo momento in poi ha partecipato in prima persona all'ascesa politica del marito. Nel 1944, quando Peron venne incarcerato per volere delle forze conservatrici, coordinò in prima persona l'imponente manifestazione di operai, contadini e disoccupati - il popolo dei descamisados - scesi in piazza per chiedere la liberazione del loro paladino, liberazione che puntualmente avvenne da lì a poco. Nel 1946 il partito laburista vinse le elezioni politiche e Peron divenne presidente del paese. Da questo momento in poi Evita non smetterà mai di dedicare il suo tempo ai più bisognosi: poveri, malati, bambini. La sua prima battaglia la combattè in favore di tutte le donne: si impegnò in prima persona perchè venisse esteso anche a loro il diritto di voto. Questo sogno si concretizzò nel 1947. L'Argentina ottenne così il suffragio universale appena un anno dopo rispetto all'Italia, e tutto per merito di Evita. Questa da lì a poco creò la "fondazione Eva Peron", organizzazione benefica volta a sanare le sofferenze dei più poveri. Essa traeva parte dei suoi fondi direttamente dalle offerte dei lavoratori, i quali erano ben contenti di rinunciare al denaro di una giornata di stipendio sapendo che sarebbe stato speso per il bene del popolo. L'organizzazione era guidata da Evita che si occupava personalmente di tutto. Essa passava parte del suo tempo ad ascoltare i poveri, a rincuorare i malati ospitati negli ospedali fondati dalla sua associazione, ospedali nei quali non si faceva problemi ad abbracciare bambini lebbrosi o gravemente feriti, dimostrando per i bisognosi di ogni specie un amore profondo e sincero, che sarà sempre assolutamente ricambiato. Nel 1948 venne fondata per sua volontà Evita city, una cittadina nella quale furono messe a disposizione delle famiglie più indigenti oltre 4000 abitazioni. La sua straordinaria attività umanitaria contribuì notevolmente ad aumentare il consenso del popolo per il governo peronista, consenso che in ogni caso trascendeva dall'operato della stessa Evita dal momento che in pochi anni il governo aveva ridato dignità e benessere al paese. Applicando in patria la legislazione sociale fascista, infatti, Peron aveva tra le altre cose nazionalizzato la banca centrale, le risorse energetiche ed i trasporti pubblici, infliggendo ai poteri forti anglo - americani una sonora umiliazione, che gli costerà, alcuni anni dopo, la permanenza al potere. Tuttavia gli anni della prima esperienza peronista coincidono con l'unico periododurante il quale il paese ha resistito e vinto l'imperialismo yankee ed inglese. Così come i più deboli l'hanno considerata alla stregua di una madonna Evita è sempre stata mal vista dai potenti, che provavano per lei invidia e rancore. Durante un viaggio in Europa i reali inglesi, forse ancora indispettiti per lo scatto d'orgoglio nazionale mostrato da Peron nel nazionalizzare le infrastrutture fino a quel momento in loro possesso rifiutarono di incontrarla; gli ambienti bene di Buenos Aires la discriminarono a causa dei suoi umili natali, finoa rifiutare di assegnarle la carica di presidentessa della maggiore associazione umanitaria del paese, privilegio fino a quel momento concesso a tutte le mogli dei presidenti argentini; la ferma opposizione dei vertici militari non le consentì di rivestire la carica di vice-presidente. E' passato alla storia il discorso con cui comunicò la sua forzata rinuncia ad un'enorme folla radunatasi per chiederle di assumere tale carica, discorso che possiamo riassumere in questa frase esemplare: "Compagneros, io non rinuncio al mio posto di lotta, rinuncio agli onori..."
Nel 1952 i peronisti ebbero un nuovo trionfo elettorale, al quale contribuì non poco la grande popolarità di Eva e la capacità che mostrò nel mediare tra il governo e il popolo soprattutto nei momenti più duri, come quando nel 1950 si recò in persona a dialogare con gli operai nelle fabbriche. La sua vita eccezionale, come sappiamo, ebbe purtroppo un triste epilogo. Nel 1951 le fu diagnosticato un tumore all'utero ormai in stato molto avanzato e l'anno dopo morì, lasciando un intero paese nella disperazione. Ancora adesso, a distanza di cinquant' anni dalla sua morte, il mito della bella Eva sopravvive nei cuori degli argentini, e siamo certi, così sarà per sempre.
Tratto da: www.agmassa.org


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