Ieri, sul forum di Terra e Libertà, uno scarno messaggio di Edoardo Spagnuolo annunciava la scomparsa di Carmine Palatucci, artista ecclettico, pittore, musicista, appassionato di escursioni, nato a Losanna in Svizzera e residente a Montella (Av).
Non lo abbiamo conosciuto di persona, ma ogni tanto andavamo a curiosare sul suo sito per vedere cosa stesse combinando.
Vogliamo ricordarlo riportando alcuni articoli.
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Fonte:
"Ottopagine" - Di Lunedì 1 luglio 2002
INTERVISTA A CARMINE PALATUCCI
Di Betty De Feo e Laura Rocco
E' lui, non ci sono dubbi, è Carmine Palatucci. Lo intravediamo da lontano, ma non ci avviciniamo subito. Noi lo conosciamo, ma lui non conosce noi. E' un gioco che ci affascina, l'osserviamo. Arriva puntuale all'appuntamento, si guarda intorno, nessuna traccia. E' imponente, alto, brizzolato. I suoi capelli lunghi sono raccolti alla rinfusa in un codino maldestro, faccia simpatica, occhi azzurri…ci avviciniamo e nel suo sguardo carpiamo quasi subito un orgoglio, una fierezza, quella di essere un montellese. Gli chiediamo.
Allora Carmine, sei veramente un artista "a tutto tondo"?
E' sì! Amo la musica e suono strumenti come il mandolino, la chitarra, e il tamburello. La musica etnica è nel mio cuore e ne sono alla costante ricerca e perfezionamento. Non a caso mi esibisco in piazze o locali, da solo o con il mio gruppo. Faccio spettacoli ed invento musiche.
Che tipo di canti?
Soprattutto canti antichi e rielaborati e ricuciti in chiave moderna.
E' chiaro che l'amore per le proprie radici ti appartiene. Ma tu non fai solo musica?
Sì, amo dipingere, perché proprio attraverso i miei quadri riesco a mettere molto di mio, la passione per Montella, per l'Irpinia tutta e i paesaggi che ci ragalano; organizzo escursioni e scrivo su un giornale indirizzato agli emigranti. Inoltre ho scritto un libro che si intitola "Sulle orme del lupo" che si occupa di itinerari irpini e di tutta una serie di leggende legate al mio paese.
Chi è veramente Carmine Palatucci?
Un povero squattrinato -risponde sorridendo- con tanta voglia di fare. Amo la vita in tutte le sue sfaccettature.
Ebbene sì! Per la prima possiamo affermare con sicurezza di aver incontrato un "lupo"! Che lo fosse davvero lo abbiamo capito dai suoi occhi pieni di orgoglio, l'orgoglio di appartenere ad una terra selvaggia, misteriosa, che ti tradisce e allo stesso tempo ti appaga. Conoscendo lui abbiamo conosciuto Montella!
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Fonte:
http://www.palatucci.it/bisnonni.html
I Nostri Bisnonni Briganti
A loro un pò di dignità
di Palatucci Carmine da un articolo del periodico "ALTIRPINIA" del 15 aprile 2000
Correva l'anno 1861!
Il Piemonte indebitato con Francia e Inghilterra (alla Francia cedette Nizza) decise, sotto la spinta e l'appoggio incondizionato di questi due Stati, di infamare per poi depredare la nostra Terra: il REGNO DELLE DUE SICILIE.
Già da molto tempo, attraverso i mass-media di allora, era partita una campagna diffamatoria contro i Borboni. Essa consisteva nell'accusare i nostri regnanti di essere retrogradi e soprattutto di condannare la parola di Giuseppe Mazzini che inneggiava all'Italia unita.
E dire che anche Mazzini ebbe delle perplessità sui metodi intrapresi dai savoiardi per raggiungere l'unità a causa dei soprusi dell'esercito piemontese.
Massacri, torture, condanne senza processo, bambini trucidati, donne violentate finanche con le baionette. Ed infine un plebiscito pilotato a suon di legnate per gli oppositori. TUTTO SOTTO IL NOME DI UNITÀ D'ITALIA.
Le promesse fatte da Garibaldi di togliere le terre ai signorotti per darle ai contadini, non furono mantenute. La situazione peggiorò sia per l'arroganza degli INVASORI, sia perché furono imposte tasse elevatissime. Fu imposto il servizio militare che nel regno già era facoltativo.
Avevamo infatti al nostro servizio mercenari Svizzeri. Ma la decisione peggiore fu la chiusura delle fabbriche e molte di esse furono trasferite al Nord .
Nella Valle dell'IRNO, dove la popolazione era dedita alla lavorazione della lana, tantissimi operai restarono senza lavoro perché il Piemonte aveva stretto un accordo con l'Inghilterra, danneggiando il MERIDIONE.
La stessa sorte subirono le numerose ferriere Irpine. I Borboni avevano stanziato molto denaro per la rete ferroviaria. Al SUD già esistevano 200 km di strada ferrata, cosa che non aveva il Nord. Furono confiscati i beni della Chiesa per favorire l, agricoltura in Padania.
Si ricorda infatti l'energica protesta del vescovo d'Avellino Mons. GALLO per i soprusi perpetrati ai danni di gente inerme ed innocente. Protesta che valse al Prelato la deportazione in un LAGER sulle Alpi. I signorotti "galantuomini", traditori meridionali, e i generali venduti si accorsero ben presto delle subdole intenzioni dei piemontesi: TROPPO TARDI.
Anche il clero fu perseguitato insieme al disciolto esercito borbonico. Esercito Legittimo di un Stato Legittimo. Per destabilizzare ancor di più il Regno, furono aperte le carceri e fatti uscire tanti delinquenti che imperversarono sulle nostre contrade. Il popolo Meridionale Difese la Propria Terra; l'esercito sbandato cercò di combattere l' invasore. Gente malavitosa fu accomunata dalla stampa a tantissima gente onesta.
Ogni cosa che fu scritta in Europa era contro di noi. I nostri parlamentari che reclamarono per quanto stava succedendo furono ignorati, peggio ancora: derisi. I massacri non si fermarono. Furono emanate leggi repressive nei nostri confronti. Famosa la "Legge Pica".
Per un nonnulla si veniva incriminati e seguivano esecuzioni sommarie contro un POPOLO che con pochissimi mezzi difendeva la propria Patria.
I familiari degli uomini che si davano alla macchia per non arruolarsi nell'esercito invasore, venivano maltrattati, torturati uccisi. Quella che era stata la terra fertile e felice quella terra che tanti viaggiatori attraversandola l’avevano denominata "giardino" tanto era ben coltivata, si impoverì .
I frutteti erano il nostro orgoglio; gli agrumi venivano esportati in tutta Europa. Oggi in alcune zone del Nord, si usa a carnevale, inscenare una battaglia a colpi di arance, solo per gioco, in disprezzo della povertà.
Lo Svizzero Carlo Ulisse De Marschlins, non certo di parte, ha decantato le bellezze del nostro passato, lo si può leggere nei suoi scritti. NAPOLI era la Capitale della cultura. Il teatro S. Carlo era il fiore all'occhiello dell'Italia e uno dei maggiori d' Europa.
Tanti Artisti stranieri dimoravano nella bella e calda città. Gli scavi di Pompei erano già frequentatissimi. Quel Popolo che si ribellò all'invasore fu marchiato con la parola "BRIGANTE" dall' idioma francese brigant che significa delinquente, bandito.
Mi chiedo oggi che viviamo in un'Italia Unita anche se succubi di una certa politica nordista; ora che la nostra bandiera è il tricolore e che facciamo parte dell'Europa UNITA, perché si continua a insegnare nelle scuole, ai nostri figli MERIDIONALI, che Garibaldi fu un eroe ???
È ora di rendere ONORE AI NOSTRI BISNONNI, morti per difendere la NOSTRA TERRA, la NOSTRA CIVILTÀ, la NOSTRA LIBERTÀ… SE BRIGANTI FUMMO CHIAMATI, CHIAMATECI ANCORA "BRIGANTI" !!!
Carmine Palatucci
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Copertina di Due Sicilie di Carmine Palatucci www.eleaml.org